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Fiorentina-Viktoria Plzeň (2-0) - Considerazioni Sparse


Continua il viaggio dei viola verso la finale di Atene: tra pali e sfortuna, i cechi crollano solo ai supplementari.

Dopo il pari contro il Genoa, Vincenzo Italiano tra il serio e il faceto aveva parlato di macumbe per gli attaccanti della Fiorentina. E gli dèi del calcio sembrano aver voluto confermare apertamente che non aveva tutti i torti: il primo tempo della gara contro il Viktoria Plzeň è un monologo viola dagli alti ritmi, ma anche ricco di acuti strozzati. Due pali (Belotti e Koaume, un terzo lo colpirà Quarta nei supplementari), due interventi dal sapore miracoloso del portiere Jedlička (sempre su Belotti e Kouame), una chiusura a porta vuota su Nico Gonzalez. All'intervallo, le stats avanzate di Sofascore diranno 1.56 xG per i viola nei primi 45 minuti, con ben cinque (sic!) big chanches mancate (saranno 7 al triplice fischio).

Se la gara d'andata era stata palcoscenico di una Fiorentina sterile, lenta e fin troppo compassata contro un avversario in piena emergenza, al Franchi i viola si dimostrano capaci di accelerare e di avere le risorse per scardinare la serratissima organizzazione difensiva del Viktoria, squadra che in questa Conference aveva subito un solo gol (nella vittoria contro l'Astana, a ottobre). Ma la frustrazione di un primo tempo tanto dominante quanto povero di frutti pesano sulla ripresa della squadra di Italiano, dove sembra venire a mancare quella flebile fiducia mostrata fino a quel momento, risorsa di cui la Fiorentina sembra terribilmente a corto da troppo tempo.

Il Viktoria Plzeň, se possibile, ha ancora meno pretese dell'andata. L'undici del tecnico Koubek non sembra aver le risorse per uscire dal costante assedio, vuoi per i meriti della Fiorentina, vuoi per l'inferiorità numerica sopraggiunta al minuto 67 (brutta entrata di Cadu su Dodô, rosso diretto). Il tabellino dei tiri in questo senso è fin troppo emblematico: 2 tiri fuori, 0 in porta. Ma ai cechi va riconosciuta una prestazione difensiva eccezionale e perfino in crescendo. Se nella prima metà di gara sarà Jedlička a tenere i suoi a galla, nella ripresa l'attenzione e l'agonismo del blocco basso del Viktoria sembrerà a tratti persino insuperabile. Ma sarebbe stata davvero titanica l'impresa di reggere così a lungo per portarla ai rigori, con l'uomo in meno e senza uscire mai dai propri 20 metri.

Nico Gonzalez, e chi se non lui. Subito all'avvio dei supplementari, il suo tiro al volo sulla seconda palla raccolta dagli sviluppi di un corner è la giocata che scaccia le paure, e che di fatto spalanca la strada per la semifinale. L'argentino non segnava da febbraio, da quel Fiorentina-Frosinone 5-1 che per i viola sembrava esser la vittoria scacciacrisi e che invece sarà la prima delle due sole affermazioni gigliate nel 2024 della Serie A. Perché va bene tutto, ma la Fiorentina ha bisogno delle risposte dei suoi uomini migliori, alcuni da troppo tempo assenti non troppo giustificati. Stavolta le ha trovate, e valgono un altro passo verso Atene.

Questa partita è stata, forse, anche la sublimazione del trienno di Italiano a Firenze. Una gara preparata bene soprattutto sul piano dell'approccio, della testa, dove la Fiorentina riesce per larghi tratti a esprimere il calcio che idealmente è nella mente del tecnico. Buona circolazione di palla supportata da tanti movimenti tra le linee, combinazioni veloci, ricerca della giocata a due tocchi o perfino di prima. E poi era troppo tempo che i viola non davano la sensazione di voler vincere, qualcosa che forse più di altri ha incarnato un Beltran acciaccato dalla mezz'ora ma rimasto in campo nascondendo smorfie e dolori da storta. Ma tante, troppe occasioni sbagliate. Una mancanza quasi fatale. La squadra c'era, poi si è scoraggiata, ha balbettato, infine si è ripresa. Il 2-0 finale di Biraghi è la ciliegina sulla torta di un fronte coppe che continua a sorridere per i viola. A margine, giusta - seppur quasi tardiva - la mossa di passare a tre dietro nei supplementari, inserendo Quarta per avere un altro incursore centrale e sganciare in avanti i terzini: quest'ultima correzione tattica alla fine non servirà, ma c'è lo zampino del difensore argentino sull'1-0. La lucidità e le giocate decisive, sia dal campo che dalla panchina.

  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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