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Conegliano-Scandicci
, 18 Aprile 2024

Conegliano-Scandicci (2-3) - Considerazioni sparse


La Savino del Bene espugna a sorpresa il Palaverde con Antropova deluxe (31 punti). Sabato sera Gara 2.

La serie delle Finali Scudetto comincia con una sorpresa: Conegliano-Scandicci 2-3. Al Palaverde la tavola sembrava apparecchiata per l’ennesima marcia trionfale dell’Imoco Conegliano, e invece la Savino del Bene Scandicci compie l’impresa di sconfiggere le campionesse in carica a domicilio, dimostrando di essere una degna rivale per la conquista del tricolore. Siamo solo a Gara 1, e Conegliano ha dimostrato più volte di avere le proverbiali sette vite, ma la serie ha preso una strada più tortuosa per le venete, che ora dovranno andare a Firenze a provare a riequilibrare le cose. MVP del match Ekaterina Antropova: l’opposta ha letteralmente trascinato le compagne alla vittoria, siglando 31 punti da protagonista assoluta. Per quanto Julio Velasco abbia affermato la titolarità di Egonu, la ventenne italo-russa sta facendo di tutto per instillare più di un dubbio nella mente del CT.

La gara comincia con l’emozione della leggenda Jenny Lang Ping che introduce la Coppa sul Taraflex, e con Scandicci che da subito mette in chiaro la sua posizione: il primo set di Conegliano-Scandicci delle toscane è eccellente, così come il terzo ed anche il quarto, dove però l’Imoco riesce a riprendersi e ribaltare la situazione portando la gara al tie break. Sembrava tornata la solita Imoco in versione cannibalesca, capace di ribaltare una gara scritta e portarsi addirittura 13-8 al tie break: qui è successo l’imponderabile, con le pantere che hanno probabilmente pensato di aver già chiuso la partita e, pronte ad andare sotto la doccia, hanno lasciato rientrare in gara Zhu Ting e compagne, che hanno riaperto la contesa dalla linea dei 9 metri, prima tanto per cambiare con Antropova e poi con l’ingresso fondamentale di Diop. La rimonta si chiude sul 15-17, lasciando a bocca aperta il pubblico del Palaverde che già assaporava la consueta passerella vincente e rendendo più avvincente tutta la serie.

La vittoria di Scandicci ha tanti volti: già detto della prova monstre di Antropova, sarebbe ingeneroso ridurre i meriti delle compagne, che durante la partita alternatamente si sono fatte carico del peso della gara. Maja Ognjenović ha mostrato che a 40 anni sa benissimo come si giocano certe gare, mettendo sul piatto tutta la sua grande esperienza e dirigendo l’orchestra con lucidità e classe: quando era il momento pescava i centimetri di Zhu Ting (16), ed è stata bravissima a portare in partita Britt Herbots (14) che aveva cominciato sottotono ma è poi diventata importantissima nell’economia tattica del match con le sue pipes. Un merito enorme, infine, va a Massimo Barbolini, che quando conta dimostra sempre che il suo palmares da tecnico non è casuale: provvidenziali i cambi di fine set, sia quello di Diop in battuta, sia quello di Washington in attacco, che nel momento decisivo ha scombinato gli equilibri di muro avversari con la sua fast, che resta una delle migliori al mondo (non per nulla la centrale statunitense è campionessa olimpica). Se ce ne fosse stato bisogno, il tecnico della Savino del Bene ha mostrato ancora una volta come nella gestione dei suoi atleti e nella lettura della gara abbia pochissimi avversari.

L’Imoco ha mostrato la sua forza dirompente solo a tratti: quando lo ha fatto è stata la solita macchina da guerra che toglie il respiro a chi le capita di fronte, soprattutto in un secondo set giocato al limite della perfezione. Si sono viste tracce della consueta voracità sia nella rimonta del IV set (agevolata dal provvidenziale doppio cambio del tecnico Santarelli con Bugg e Lanier) sia nell’inizio del V, dove sorprendentemente è mancato il cinismo finale, che tante volte era stato una delle caratteristiche dell’Imoco. La sensazione è che la gara di Conegliano sia molto dipesa dalle percentuali di servizio: quando questo entrava con regolarità, soprattutto con Lubian e Haak, il match cambiava volto, ma non è sempre stato così. La centrale azzurra è stata probabilmente la migliore delle pantere, ma le laterali sono state più discontinue: Robinson Cook, Plummer e Bella Haak hanno alternato colpi meravigliosi degni di una classe superiore a fasi calanti ed inaspettate, come quella di fine tie break, pagata carissima dall’Imoco. Sempre impeccabile Moky De Gennaro, che ha tenuto in piedi la retroguardia gialloblù salvando numerosissime situazioni, ma stavolta non è bastato: a Conegliano stavolta sono mancati quei millimetri finali che tante volte le avevano consegnato la vittoria, ed è per questo che la sconfitta fa rumore, ma potrebbe trattarsi del più classico degli inciampi in un percorso pluridecorato.

Conegliano, che belva si sente? Quando sentono l’odore del sangue, le pantere si trasformano in squali e di solito non lasciano scampo alla preda: ieri si sono mostrate stranamente meno ciniche, ma ciò non deve trarre in inganno, basti pensare che nella scorsa stagione hanno ribaltato la serie scudetto da un doppio svantaggio e in questi anni ci ha abituato a rimonte leggendarie. L’Imoco è una squadra che non ha bisogno di presentazioni, dopo aver dominato in campo italiano, europeo e mondiale vincendo letteralmente tutto ciò che era possibile negli ultimi anni: ha qualità suprema della rosa e fiducia nei propri mezzi, ha il tecnico più vincente dell’ultimo lustro, ha delle caratteristiche di qualità e voracità che la rendono ancora nettamente la squadra da battere, senza se e senza ma. Detto questo, la Savino del Bene ha mostrato di non esser in finale per caso: la crescita delle fiorentine si è manifestata prima centrando il secondo posto in Regular Season, e poi eliminando Milano in semifinale addirittura con un doppio 3-0. Scandicci ha trovato la quadra tattica, può contare su una varietà di soluzioni invidiabile, su un tecnico che la usa con maestria e sulla grande esperienza internazionale nelle gare importanti delle sue atlete: per questo Conegliano-Scandicci gara 2, nel sabato sera fiorentino (20,30), sarà davvero avvincente, divisa tra il sogno di allungare la serie delle padrone di casa e una regina che non ha nessuna voglia di abdicare, e vorrà rimetterlo subito in chiaro.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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