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NBA Play-In
, 16 Aprile 2024

NBA Play-In, le porte del Paradiso


Previsioni, pronostici e spunti di riflessione sulle prime quattro sfide di Play-In, antipasto della postseason NBA.

Siamo oramai a un passo. Qualche giorno e sarà il momento più bello dell’anno: no, non è Natale. Meglio: gli NBA PlayOffs. Come nelle festività natalizie, però, è la vigilia il giorno di maggior attesa, fermento. Il Play-In è il 24 dicembre, quando si posizionano i regali sotto l’albero. Al posto di pacchi e fiocchi ci sono le squadre NBA: ne mancano quattro all'appello della postseason.

Se vi state chiedendo come funziona il Play-In, è molto semplice.

La 7° e l'8° classificata di ogni Conference si affrontano, così come la 9° e la 10°. La vincente della prima partita si qualifica ed entra come #7 dei PlayOffs, mentre la perdente affronterà in un altro incontro la vincente della seconda sfida. Chi vincerà quest’ultima partita si classificherà #8 nella griglia di partenza. Ora che la struttura è delineata, vediamo quali sono le squadre che concorreranno per questi piazzamenti, analizzando il primo round del Play-In.

Western Conference, #7 vs #8: New Orleans Pelicans - Los Angeles Lakers

Fino a domenica sera, la settima piazza della Western Conference era occupata dai Phoenix Suns, con i New Orleans Pelicans sesti che avevano una partita di vantaggio sulla squadra dell’Arizona. Tuttavia, l’82esima partita di Regular Season ha portato la vittoria della squadra allenata da Frank Vogel e la sconfitta di quella guidata da Willie Green, per mano proprio dei Los Angeles Lakers, prossimi avversari dei Pelicans.

La sconfitta di Zion e compagni non solo li ha costretti a dover passare per il Play-In, ma ha nuovamente esposto problemi di roster che potrebbero costare ancora più caro tra qualche giorno.

I Lakers, trascinati da un enorme LeBron James, hanno letteralmente dominato la partita in area, chiudendo con 68 punti segnati contro solo i 42 subiti. Questo solleva più di un dubbio sulla capacità di New Orleans di contenere la straripanza di Los Angeles in area. Giocatori come Murphy, Nance, Valanciunas e lo stesso Williamson faticheranno molto nel contrastare la stazza di James, Davis e Hachimura.

I precedenti stagionali sono dalla parte dei Lakers: 3-1 i precedenti in favore dei gialloviola in Regular Season, incluso un devastante 133-89 nella semifinale dell’In-Season Tournament a Las Vegas.

I Pelicans hanno comunque chiuso la stagione regolare con un record superiore a quello del gruppo guidato da Darvin Ham. Hanno recuperato solo nell’ultima partita Ingram, dopo l’iperestensione del ginocchio sinistro che lo teneva fuori dal 21 marzo, e questo permette almeno in parte di ampliare la rosa di scelte dei set offensivi.

La differenza, per New Orleans, la farà l’abilità di Zion Williamson nel leggere le scelte prese dalla difesa Lakers: uno scarico sul perimetro dopo il raddoppio subito in post basso o il pick&roll giocato con il lungo di turno (Valanciunas o Nance), impostato più vicino al ferro e attentando sempre più ai canestri dello Smoothie King Center, potrebbero riequilibrare un'inerzia apparentemente in favore dei loasngelini.

Se i Lakers riusciranno a tenere botta in difesa, scortati da Anthony Davis, e a continuare a generare punti in transizione, la serata potrebbe farsi complicata per i Pelicans: a parere di chi scrive, NOLA ha bisogno per vincere di una prestazione corale in attacco e di una soluzione per tenere i Lakers al di fuori del pitturato.

Western Conference, #9 vs #10: Sacramento Kings - Golden State Warriors

Sacramento è andata in calando nell’ultima parte dell’annata: le cause sono da attribuire principalmente alle perdite per infortunio di Kevin Heurter e di Malik Monk. Quello dell’ex Lakers, soprattutto, ha portato alla diminuzione dell’apporto della panchina e alla mancanza di playmaking alternativo a quello di De’Aaron Fox. L’attacco dei Kings è diminuito in efficienza rispetto a quello dell’anno scorso - il migliore nella storia della NBA, standard francamente difficile da mantenere - e nei finali punto a punto tende a stagnarsi.

La stagione fantastica di Domantas Sabonis, da non ridurre solo ai meri numeri, non è ancora bastata a trascinare SacTo ai PlayOffs: i padroni di casa del Golden 1 Center avranno bisogno di una prestazione maiuscola di Fox per poter battere Golden State.

Questi Warriors non sono tanto dissimili da quelli della passata stagione: ancora più vecchi, ancora trainati da Steph Curry. Se l’anno scorso, contro la squadra di Mike Brown, il nativo di Akron ha sfoderato l’asso nella manica in gara 7, con i 50 punti che hanno deciso la serie, questa volta la magia deve avvenire prima.

Con Thompson e Wiggins non più affidabili sera dopo sera come un tempo, l’unica certezza rimane la connessione tra lo stesso Curry e Draymond Green: quando i due sono stati insieme in campo, Golden State ha un plus/minus di +4.8 punti su 100 possessi, nonché 26 vittorie sulle 38 partite che li hanno visti entrambi a disposizione del coaching staff.

Steve Kerr è, assieme a Spoelstra, uno dei migliori allenatori della lega nel mantenersi costantemente ad alti livelli e Steph Curry tende a rispondere più che presente nei momenti decisivi. Scommettere contro Golden State è complicato a prescindere, e il nucleo dei Kings che si presenterà al Play-in tra qualche giorno potrebbe non bastare per far cambiare idea.

Eastern Conference, #7 vs #8: Philadelphia 76ers - Miami Heat

Una serie che sarebbe benissimo potuta capitare come semifinale di Conference e nessuno si sarebbe sorpreso è invece la prima sfida del Play-In della Eastern Conference. Entrambe le squadre hanno sofferto di infortuni, i padroni di casa per un giocatore in particolare mentre gli ospiti per innumerevoli acciacchi in diversi elementi di rotazione del roster.

Philadelphia ha da poco recuperato Joel Embiid, MVP in carica, e la Città dell'Amore Fraterno ha visto un capovolgimento di 180° nei risultati e nell'emotività attorno ai 76ers rispetto a quello compiuto quando il centro camerunense è stato costretto ai box.

Nonostante sia il giocatore più talentuoso, però, il passato nei PlayOffs di JoJo non lascia ben sperare coach Nick Nurse: Philly necessita che il principale candidato al titolo di Most Improved Player, Tyrese Maxey, continui a timbrare il cartellino offensivamente.

Quando i due hanno condiviso il parquet, i 76ers sono 30-7: erano secondi prima che il ginocchio sinistro di Joel causasse il panico generale in Pennsylvania. Con l’aggiunta di Oubre in estate e di Hield appena prima della trade deadline, coadiuvata da un'infermeria vuota Philadelphia può contare su uno dei migliori roster di tutta la NBA.

Per Miami il discorso è leggermente diverso: a differenza dei Sixers, gli Heat non hanno mai dato l’impressione di essere la squadra che l’anno scorso ha scioccato l'America intera, sconfiggendo in successione Milwaukee, New York e Boston, prima di capitolare contro Denver nelle NBA Finals. A turno si sono infortunati praticamente tutti, da Herro a Butler, da Robinson ad Adebayo. Come l’anno scorso, però, gli Heat non hanno fatto lo switch prima dei PlayOffs e il giocatore chiamato a farlo, ancora una volta, è ovviamente Jimmy Butler.

Sulla carta questo roster è meglio assortito rispetto a quella della passata stagione, con un Tyler Herro in salute e con l’aggiunta di Terry Rozier dagli Charlotte Hornets. Come la Heat Culture insegna, Spoelstra ha plasmato un sistema basato sulla solidità difensiva in primis, ma avrà l’esigenza che tutti facciano un passo in avanti in attacco, qualcuno anche due o tre.

La chiave della partita – come suggerisce anche l’ultimo confronto stagionale del 4 aprile, vinto da Philadelphia – rimane la capacità di Miami di marcare Embiid e la conseguente abilità del MVP in carica di fare le scelte corrette al momento opportuno. Nella serie PlayOffs di due stagioni fa, con Miami uscita vincitrice in 6 gare, l'applicazione difensiva di Bam Adebayo è stata decisiva nel limitare i viaggi in lunetta del futuro membro di Team USA alle Olimpiadi di Parigi 2024: come con Kerr, è difficile puntare contro Spoelstra in questo tipo di partite ma, a differenza di Sacramento, questa Philadelphia offre ben più sicurezze.

Eastern Conference, #9 vs #10: Chicago Bulls - Atlanta Hawks

È chiaramente la meno allettante tra le quattro partite di questo turno di Play-in, tuttavia non è da scartare a priori. Molto più delle squadre finora descritte, Chicago e Atlanta sono state martoriate dagli infortuni: Zach Lavine, Patrick Williams e il lungodegente Lonzo Ball per i primi; Trae Young (recuperato in tempo per la fase finale), Jalen Johnson, Saddiq Bey e Onyeka Okongwu per i secondi.

Queste assenze hanno dato però più spazio ai vari Coby White - candidato anch'egli al titolo di MIP - Ayo Dosunmu e Alex Caruso, che verrà inserito probabilmente in uno dei quintetti difensivi della Nba.

Chicago fatica enormemente in difesa, ma quando le partite si ritrovano nel momento clutch - squadre separate da 5 o meno punti negli ultimi 5' di partita - si trasformano nella migliore squadra della lega a mani basse, su un campione di partite peraltro considerevole. In queste situazioni ad esaltarsi è ancora DeMar DeRozan, cultore del midrange e giocatore più clutch della lega, numeri alla mano.

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Dall’altra parte Atlanta si presenta alla partita di Play-in contro i Bulls dopo aver subito 157 punti e aver perso di 42 nell’ultima partita di Regular Season contro gli Indiana Pacers. Non un buon biglietto da visita, ancor meno per la produttività della loro star, Trae Young, nei finali di partita, specialmente rapportati all’efficienza della squadra che dovranno affrontare tra qualche giorno. Gli Hawks vanno dove li porta il tiro da 3: gli Hawks tentano 40 triple a partita e quindi gioco-forza sono vincolati ad esso. Hanno dei buoni penetratori e molti giocatori in grado di creare dal palleggio, Dejounte Murray e Bogdan Bogdanovic oltre al già citato Young, ma poche altre risorse nel pitturato.

Ho la sensazione più che fondata che non vedremo nessuna delle due squadre ai PlayOffs, ma se devo optare per una delle due scelgo Atlanta: ha più giocatori in grado di decidere una partita secca del genere, mentre Chicago deve sperare in una super prestazione di DeRozan. E potrebbe non bastare.

  • Classe '96, cresciuto con la Mamba Mentality e molte aspettative, troppe. Scandisce la giornata tra una partita di NBA e una di NFL.

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