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, 15 Aprile 2024

L'Athletic Bilbao sta tornando grande


La vittoria della Copa del Rey è il simbolo della rinascita degli Zurigorri.

Anche sforzandosi, si fa fatica a non trovarsi d'accordo con lo slogan che l'Athletic Club di Bilbao ha scelto per celebrare la finale di Copa del Rey 2023/2024: unique in the world. Senza correre il rischio di cadere nella retorica o nel sentimentalismo, il fatto che nel 2024 una squadra di calcio di uno dei cinque migliori campionati al mondo continui imperterrita a tesserare solo soltanto giocatori locali, raggiungendo comunque risultati di altissimo livello, non può che essere considerato unico.

L'unicità, però, non è caratteristica sufficiente ad appagare gli appetiti dei tifosi. La città di Bilbao, fino a pochi giorni fa, aveva comunque una grande fame di trofei, di cui era digiuna (escludendo le due Supercoppe del 2015 e 2021) dai tempi del doblete Liga e Coppa del Re 1983/84, vittorie passate agli annali per la rissa in finale tra i giocatori dell'Athletic e del Barcellona, culminata nella vendetta di Maradona - nella sua ultima partita in blaugrana - nei confronti del portiere basco Goikoetxea. Le occasioni per tornare a vincere c'erano state, eccome: la finale di Europa League nel 2012, in cui i baschi guidati da Bielsa persero 3-0 contro l'Atletico Madrid regalando il primo titolo da allenatore a Diego Simeone. Soprattutto, tornano alla mente le sei finali di Coppa del Re che gli Zurigorri hanno perso dal 1985 a ogg, su tutte quella del 2020 (giocatasi in realtà nel 2021) persa per 0-1 nel derby con la Real Sociedad.

In generale, non si può dire che l'Atheltic Bilbao venisse da un periodo positivo: dal 2017/18 al 2022/23 non è mai riuscito qualificazione per le coppa, toccando nel 2018 il punto più basso della propria storia, un misero sedicesimo posto in campionato. Negli ultimi due anni, tuttavia, l'Athletic Club aveva comunque dato dei segnali di ripresa, ottenendo due ottavi posti consecutivi. L'anno scorso la squadra allenata da Ernesto Valverde ha perso il settimo posto e la qualificazione in Conference League solo per via di una clamorosa sconfitta in casa alla penultima giornata contro un Elche già retrocesso, lasciando il posto a un'altra squadra basca, il sorprendente Osasuna di Pamplona/Iruña. La grande delusione della scorsa stagione, però, si è rivelata essere soltanto la premessa di una grande annata che vede l'Athletic piena lotta per un posto in Champions League e, soprattutto, che ha visto i biancorossi tornare ad alzare un trofeo - la ventiquattresima o venticinquesima (dipende dalle versioni) Coppa del Re della sua storia - dopo quarant'anni di attesa.

Il percorso e la finale

Al primo turno, l'Athletic ha sconfitto per 1-2 il Rubí (squadra catalana di sesta divisione) per poi battere 0-3 il Cayón (quarta divisione) e sempre 0-3 i conterranei dell'Eibar (Segunda División). Agli ottavi hanno vinto un altro derby basco battendo 2-0 il Deportivo Alavés; ai quarti è arrivata la rivincita della finale 2021, sconfiggendo il Barcellona 4-2 nella bolgia del San Mamés e in semifinale - unico turno giocato andata e ritorno - la squadra di Valverde ha staccato il pass per la finale battendo l'Atletico Madrid per 1-0 al Cívitas Metropolitano e con uno schiacciante 3-0 nella gara di ritorno. In finale, in programma il 6 aprile all'Estadio de La Cartuja di Siviglia, l'avversario dei baschi era il Mallorca, capace di eliminare il Girona ai quarti e la Real Sociedad in semifinale, spazzando via i fantasmi di una riedizione del dramma del 2021.

La fan-zone biancorossa a Siviglia

Siviglia è stata invasa da oltre 80'000 tifosi dell'Athletic Bilbao, di cui soltanto 23'000 avevano il biglietto, tutti gli altri hanno guardato la finale sui maxischermi sparsi per le strade della capitale andalusa trasformando l'area intorno al centro commerciale Torre Sevilla in un mare biancorosso. Inoltre, circa 50'000 tifosi, hanno assistito alla vittoria dell'Athletic dal San Mamés. Considerando anche le almeno 30'000 persone che hanno visto la partita in altri schermi posizionati tra le strade e i bar di Bilbao, possiamo affermare senza temere di esagerare che l'intera città si è fermata per le due ore di partita. Prima della finale non sono neanche mancati i classici fischi dei tifosi baschi all'inno spagnolo, anche se dalla TV non si sono notati: la regia internazionale, infatti, ha abbassato al minimo l'audio ambientale durante l'esecuzione dell'inno facendo sembrare che non ci fossero state contestazioni.

La partita è iniziata come peggio non si poteva immaginare: il Mallorca è passato in vantaggio alla prima occasione, dopo ventuno minuti, e i tifosi dell'Athletic si stavano già preparando al settimo psicodramma consecutivo. Subito dopo l'inizio del secondo tempo, però, i biancorossi hanno trovato il pareggio con Sancet e, nonostante il palo colpito dal "pirata" Muriqi un paio di minuti dopo, l'1-1 ha tenuto senza grossi pericoli fino al triplice fischio. I supplementari sono stati ampiamente dominati dai baschi, al punto che al fischio finale i tifosi maiorchini hanno esultato quasi come avessero già vinto.

Ai rigori i giocatori dell'Athletic si dimostrano perfetti, glaciali, mentre gli avversari ne sbagliano due su cinque (il secondo mancato dall'ex Torino Radonjic) davanti agli occhi attoniti del loro tifoso più famoso: Rafael Nadal. È un'altra vecchia conoscenza granata, Alex Berenguer, a segnare il rigore della storia, mandando in delirio decine di migliaia di Zurigorri. Considerando l'andamento della partita, si può affermare senza timore di smentita che l'Athletic Bilbao abbia vinto più che meritatamente: 30 tiri totali, 69% di possesso palla e 2.55 xG creati di fronte ai soli 1.31 xG con 11 tiri del Mallorca (fonte: FootyStats), a cui va comunque dato il merito di aver giocato una grandissima partita difensiva, resistendo contro una squadra tecnicamente molto superiore.

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Uno dei festeggiamenti più simpatici è stato quello del centravanti Asier Villalibre, risultato tra l'altro capocannoniere della Copa del Rey con sei gol, che, come fece per la vittoria della Supercopa nel 2021, ha celebrato la vittoria della finale suonando una trombetta con tutta la squadra radunata in cerchio. I festeggiamenti più importanti, però, sono stati quelli che si sono svolti nel pomeriggio di giovedì 11 aprile: l'Athletic Club ha sfilato con la coppa sulla Ría Nervión, il fiume che attraversa Bilbao, a bordo della Gabarra, imbarcazione in antichità utilizzata per il trasporto e lo scarico delle merci che è diventata un simbolo dell'identità basca.

Sulla Gabarra sono saliti anche i vincitori della Copa del Rey del 1984, a indicare la continuità della squadra di oggi con la storia dell'Atheltic Club. Sempre per preservare una certa continuità storica, i giocatori dell'Athletic hanno indossato una camicia a righe bianche e rosse uguale a quella indossata dai colleghi di quarant'anni fa nei festeggiamenti per la loro Copa del Rey. Ovviamente sulle rive del fiume si sono accalcati migliaia e migliaia di tifosi, che hanno festeggiato questa vittoria in maniera indimenticabile.

Che squadra è questo Athletic

L'Athletic Club gode di alcuni giocatori di assoluto valore come il portiere della nazionale spagnola Unai Simón (che però non ha giocato in Coppa, dove viene fatto spazio al portiere di coppa Julen Agirrezabala), e il classe 2000 Oihan Sancet, giocatore dalla grandissima intelligenza tattica dotato anche di fiuto del gol. Nel 4-2-3-1 di Valverde ricopre il ruolo di trequartista, ma la stagione scorsa ha spesso giocato anche da interno di centrocampo. Il vero simbolo dell'Athletic Club però è composto dalla coppia di esterni dei fratelli Williams, Iñaki e Nico, di cui il primo gioca a Bilbao ormai dal 2014 - e dal 2022 anche nella nazionale del Ghana, paese di cui è originario - e il secondo, MVP della finale, si sta affermando come uno dei talenti più interessanti del calcio europeo. Il capitano è il trequartista trentunenne Iker Muniain, che milita nell'Athletic dal 2009 e di cui è il secondo giocatore con più presenze nella storia.

Merita un discorso a parte l'allenatore, Ernesto Valverde. Nato in Extremadura ma cresciuto a Vitoria-Gasteiz, dopo una carriera da attaccante che lo ha visto giocare sei stagioni - dal 1990 al 1996 - per l'Athletic Club, ha iniziato la sua carriera in panchina nel 1997, allenando proprio le giovanili dei Zurigorri. Nel 2003 viene promosso in prima squadra nel 2003, dove rimane fino al 2005, per poi passare all'Espanyol (che ha portato alla storica finale della Coppa UEFA del 2006/07), all'Olympiacos (con cui ha vinto tre campionati e tre Coppe di Grecia), al Villarreal e al Valencia, prima di tornare al Bilbao nel 2013.

Qui, nel 2015, vince la Supercoppa di Spagna con un clamoroso 5-1 complessivo contro il Barcellona della MSN fresco vincitore del triplete, ma due stagioni più tardi lascia Bilbao per approdare proprio al Camp Nou, dove porta a casa due campionati consecutivi, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna, rimanendo tuttavia ricordato per le clamorose rimonte europee subite dalla Roma nel 2018 e dal Liverpool nel 2019. Esonerato nel gennaio 2020, Valverde resta fermo un paio di stagioni e, nel 2022 sceglie di tornare a casa e di compiere quello che forse rimane il suo più grande capolavoro. Non soltanto una gioia immensa, attesa per quattro decenni, regalata a un'intera città, ma anche una grande rivincita personale per "Txingurri" ("formica" in lingua basca), che si è meritatamente guadagnato un posto nella lista dei migliori allenatori spagnoli contemporanei dopo anni di critiche e incomprensioni.

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Ernesto Valverde ha creato una squadra fondata su principi ben precisi: costruzione da dietro, ricerca della verticalità e grande intensità nel pressing. Già dalla stagione 2022/23 la squadra si era disposta con il 4-2-3-1, un modulo che è stato confermato anche durante questa stagione. La formazione tipo vede Unai Simón in porta (alternato con Julen Agirrezabala in Coppa), uno tra Óscar de Marcos e Iñigo Lekue nel ruolo di terzino destro, Dani Vivian e Aitor Paredes come centrali di difesa, Yuri Berchiche da terzino sinistro, due tra Mikel Vesga, Iñigo Ruiz de Galarraeta e Beñat Prados nel ruolo di interni di centrocampo, Oihan Sancet sulla trequarti, i fratelli Iñaki e Nico Williams come esterno destro e sinistro e Gorka Guruzeta da centravanti. Tra gli altri giocatori più utilizzati figurano l'interno di centrocampo Ander Herrera, i trequartisti Unai Gómez e Iker Muniain, l'esterno sinistro Alex Berenguer e il centravanti Raúl García.

L'assetto tattico

In fase di costruzione l'Athletic Club fa ampio uso dell'uscita dal basso, forse prendendosi dei rischi ma non rinunciando mai a far partire l'azione da dietro. In genere fanno uso di una costruzione 2+3, con i difensori centrali posizionati dietro i due terzini, molto larghi e avanzati in una posizione che possa favorire un loro successivo passaggio in verticale, e un interno di centrocampo, di solito Vesga o de Galarraeta, che si abbassa per prendere parte all'impostazione.

Athletic Bilbao costruzione
La costruzione 2+3 dell'Athetic

In fase di sviluppo in genere si tenta una verticalizzazione verso i due esterni Iñaki e Nico Williams o verso il trequartista Sancet, che non è raro che si allarghi per fornire ai costruttori di gioco un'ulteriore linea di passaggio. In particolare Nico Williams viene servito il più possibile, affinché si possano sfruttare al meglio le sue eccezionali capacità di dribbling per far arrivare l'Athletic Club nei pressi dell'area di rigore avversaria. Talvolta si può ricorrere anche al lancio in avanti verso il talento classe 2002, che non è raro che vada a posizionarsi anche sulla fascia opposta alla sua per ricevere il pallone.

Lo sviluppo dell'azione in verticale per i tagli di Nico Williams

La fase di riaggressione si basa su un pressing intenso che parte subito dopo la perdita del pallone, a cui prendono parte molti uomini affinché si possa recuperare al più presto il possesso e si possa così creare una certa densità in zona palla. Qualora la riaggressione immediata non vada a buon fine, però, non è raro vedere la squadra ripiegare per difendere con più uomini possibile.

Quando l'Athletic perde palla, riaggredisce immediatamente con molti uomini

Quando l'avversario costruisce il gioco i giocatori dell'Athletic Club difendono con un blocco compatto e un baricentro medio-alto, sempre mantenendo distanze tra i giocatori relativamente ristrette per poter immediatamente cominciare una nuova azione d'attacco al momento del recupero del possesso. La costruzione dal basso avversaria in genere viene pressata da tre uomini: il trequartista Sancet, il centravanti Guruzeta e l'esterno d'attacco Iñaki Williams. Non prende parte a questa fase del gioco Nico Williams, che viene esentato da certi compiti affinché possa avere tutte le energie possibili per contribuire alla fase di possesso.

Athletic Bilbao pressione
La compattezza del blocco biancorosso in pressione sulla costruzione avversaria

Emblematico dei principi di gioco dell'Athletic Club di Ernesto Valverde è il gol dell'1-0 segnato nella gara di ritorno della semifinale di Copa del Rey contro l'Atletico Madrid, poi finita 3-0: i Zurigorri costruiscono dal basso con il solito 2+3 che vede i terzini in posizione piuttosto larga e avanzata. La palla arriva al terzino destro de Marcos che prova la verticalizzazione per Iñaki Williams, ma la palla viene recuperata dall'Atletico Madrid. Scatta subito la riaggressione, quindi la palla viene riconquistata e smistata sul lato sinistro del campo, dove il terzino sinistro Leque verticalizza per Sancet, allargatosi sul lato sinistro del campo, che a sua volta va da Nico Williams che avanza fino alla linea di fondo campo per poi crossare per il fratello Iñaki che insacca con un gran tiro al volo di destro.

L'Athletic Bilbao, insomma, è una squadra con idee ben definite, frutto di un rodaggio che va avanti ormai dalla scorsa stagione e che sta iniziando a dare ottimi risultati. Ora che è stata conquistata la Copa del Rey l'obiettivo della squadra di Valverde deve essere il quarto posto: è a -4 dall'Atletico Madrid, e per quanto sia sfavorito in questa corsa, ha l'obbligo di provarci per rendere ancor più storica questa stagione. In caso contrario ci sarà comunque l'Europa League, che l'anno prossimo avrà un valore particolare, dal momento che la finale si giocherà il 21 maggio del 2025 proprio al San Mamés. Chissà che l'Athletic, durante la prossima stagione, non possa giocarsi una coppa europea nel proprio stadio. Il futuro, per quanto promettente, è ancora tutto da scrivere e solo il tempo potrà dirci fino a che punto potrà spingersi la rinascita dell'Athletic Club.


  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

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