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, 15 Aprile 2024

Fiorentina-Genoa (1-1) - Considerazioni Sparse


La Fiorentina non vince più. Quarto risultato utile consecutivo per il Genoa.

Primo tempo combattuto tra due squadre poco precise davanti, con il Genoa più pericoloso e alla fine giustamente in vantaggio grazie al rigore di Guðmundsson, tra le altre grande colpo mancato del gennaio viola. Ripresa dove la Fiorentina cambia passo, trova il pari ma manca la vittoria per l'ennesima volta: tolte le coppe, restano solo due le gare da tre punti dei gigliati nel 2024.

Si parla tanto e spesso della linea difensiva alta, troppo alta della Fiorentina. E allora fa un po' sorridere come le sofferenze della Fiorentina, concentrate quasi esclusivamente del primo tempo, siano passate soprattutto da situazioni di difesa posizionale, con Ekuban che a tratti si è rivelato ingestibile con i rifornimenti da cross del Grifone. In realtà non è una novità: i viola hanno sofferto le letture su palla laterale per tutto l'anno, più per limiti tecnici/fisici che organizzativi (la prima volta successe già alla 2a giornata, contro il Lecce) Allo stesso tempo, quasi stupisce che il vantaggio del Genoa nasca da un brutto pasticcio in costruzione bassa dei centrali: quello che sarebbe un po' il marchio di fabbrica di questi anni della Fiorentina, stavolta è fonte di guai. Emblematico di quanto la Viola sia decisamente poco in salute.

Ikoné, l'inaspettato. Aveva regalato una fiammata interessante in avvio partita, conclusa però con un tiro non all'altezza. Poi si era eclissato, per riapparire sulla deliziosa rifinitura di Bonaventura per incornare il gol dell'1-1. Alla fine è quasi sparito di nuovo, con pochi sprazzi di un talento che rimane inespresso e indecifrabile. Ma c'è un episodio dopo il gol che potrebbe dire molto sul progressivo sgretolamento della fiducia reciproca che sembra regnare in casa Viola: subito dopo il gol, Ikoné va verso la panchina e Italiano pare dargli indicazioni tattiche sui movimenti in campo. L'espressione del francese ha richiamato alla memoria la mitica uscita di Ciccio Graziani al Cervia, quel "ora tu hai fatto gol, ma hai fatto la giocata contraria" rivolto al povero Patanè.

Il Genoa fa la sua buona gara, molto propositiva nella prima metà, decisamente meno proattiva nella ripresa, dove comunque i rossoblù riescono a difendersi con ordine con un blocco basso (quasi) sempre ordinato e preciso. Hanno fatto poco, pochissimo per vincerla gli uomini di Gilardino - zero tiri nella ripresa - ma nonostante la sofferenza la pericolosità e le occasioni sprecate nel primo tempo avrebbero reso davvero troppo severa una sconfitta. Resta la sensazione che il Grifone dipenda quasi integralmente da Guðmundsson, soprattutto come soluzione in uscita: l'islandese al netto del rigore non è stato brillante, e una volta ingabbiato lui il Genoa non è parso avere altre opzioni del chiudersi nelle proprie trincee.

Resta sempre lì il grande irrisolto della Fiorentina, almeno a livello tecnico-tattico: non riesce mai a scardinare i blocchi bassi. Finché il Genoa accettava di veder dilatati i suoi spazi, Bonaventura e Beltran (oggi praticamente a fare da mezzala) hanno trovato più di una soluzione tra le linee, anche se la Fiorentina poi si è rivelata carente per tempi e modi di esecuzione. Ma una volta compattatosi, specialmente dopo il pari, il Genoa non ha davvero più concesso nulla a una Viola che sembra impotente in questa specifica situazione di gioco, tanto per mancanza di qualità quanto oramai anche di idee.

  • Scribacchino schierato sull'ala sinistra. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzia le complessità di un gioco molto semplice.

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