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, 14 Aprile 2024

Napoli-Frosinone (2-2) - Considerazioni Sparse


Il solito Napoli intermittente e discontinuo si ferma ancora una volta.

Fino al Frosinone tutto bene: potrebbe essere questo un riassunto della stagione partenopea. Col Frosinone c'è stata la prima partita di questa sciagurata stagione, prima della quale l'ambiente Napoli viveva ancora sospeso nell'etere dello scudetto conquistato appena tre mesi prima. Col Frosinone la gara in cui il mondo ha iniziato a precipitare: era la Coppa Italia, e fu lo 0-4 casalingo subito a dicembre a mandare in mille pezzi Mazzarri e il Napoli, che da lì ha visto sbriciolarsi le convinzioni e le speranze di una stagione ancora recuperabile. Ancora una volta, prima del Frosinone va abbastanza bene, con una vittoria soddisfacente col Monza arrivata sette giorni fa capace di far abbozzare un sorriso: gli ingredienti per un nuovo capitolo del romanzo degli orrori che è stata la stagione 2023-2024 degli azzurri sono prontissimi;

È una giornara estiva quella che accoglie le due squadre, con parecchi partenopei che hanno deciso di approfittarne per il primo bagno stagionale. Voglia di estate e di mare che fa capolino saltuariamente anche a Fuorigrotta tra i calciatori impegnati nel gioco del pallone: ritmi che si alzano ad intermittenza, con lunghe fasi di pausa e rallentamenti. Quando la velocità sale, il contributo preponderante è di marca partenopea: rinvigoriti dalla bella reazione mostrata in quel di Monza, il Napoli cerca quantomeno di ripagare i tanti fedelissimi che hanno resistito al richiamo di Poseidone per affollare i bollenti spalti del Maradona. Il risultato sono 20 minuti di buonissimo calcio per i padroni di casa, culminati con la seconda magia consecutiva di Politano, ma che ha consentito al Napoli di creare numerose occasioni, sprecate dalle polveri bagnate di Osimhen;

Polveri bagnate, ma soprattutto un Turati che oggi sembra Yashin: il classe 2001, dopo una serie di giri a vuoto, si è lasciato alle spalle le incertezze che lo avevano condizionato e addirittura gli avevano fatto preferire Cerofolini, trovando autostima, concentrazione e continuità di rendimento. Le grandi parate, di fatto, vengono di conseguenza;

A proposito di autostima, concentrazione e continuità di rendimento, è impossibile non far notare come queste siano le grandi assenti nel Napoli non solo oggi, ma per tutta la stagione: il Napoli è una squadra intermittente, a cui basta davvero pochissimo per perdere il filo di un discorso tattico anche ben avviato. Oggi addirittura sono bastati due cooling breaks, necessari vista la temperatura, per far sì che il Napoli uscisse mentalmente dalla partita: proprio dopo le soste arrivano due clamorose mancanze della difesa, che portano a un calcio di rigore nel primo tempo (calciato malissimo da Soulé) e a una serie di errori da matita blu in fase di posizionamento che hanno permesso a Cheddira di saltare indisturbato per il 2-2 nel secondo tempo. Nel mezzo, un Meret versione Harvey Dent, capace di passare da grandi interventi a giocate sciagurate nel tempo di un bicchiere d'acqua;

Al Frosinone va il merito di non essersi mai snaturato: come richiesto da Di Francesco, i ciociari non si sono scomposti di fronte alle difficoltà che il Napoli ha pure creato durante la partita, giocando a viso aperto e aspettando il momento propizio. Il premio, sotto forma della doppietta del salvatore Cheddira e del provvidenziale Turati, è un punto prezioso e quasi insperato, visto l'andazzo delle ultime gare, in ottica salvezza. Un pari che, dopo il gol del 2-2, non è mai stato in discussione: gli azzurri infatti, all'ennesimo schiaffo subito, hanno dato una reazione più di pancia e di disperazione con l'ingresso di quattro attaccanti contemporaneamente, che frutto di ragionamento. Una sfuriata che i ciociari, abituati alle sabbie mobili della lotta retrocessione, controllano senza particolari affanni, visto che il peggio era già passato.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie.
    Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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