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Torino-Juventus
, 13 Aprile 2024

Torino-Juventus (0-0) - Considerazioni Sparse


Un derby scorbutico e noioso termina con l'unico risultato possibile. E non fa felice nessuno.

Se un derby rappresenta sempre inevitabilmente una partita attesa, almeno dai tifosi delle squadre coinvolte, il Derby della Mole ci aveva quasi fatto credere di poterci intrattenere, con un Toro in sempre in cerca di invertire una tradizione un po' sciagurata e una Juve convalescente alla ricerca di conferme. A Torino la giornata è splendida, quasi estiva, c'è il pienone, ci sono le mezze maniche, le coreografie, c'è Toro-Juve. Ma Torino-Juventus è brutta. Inutile nasconderlo dietro alle più classiche perifrasi da giornalisti consumati: non è "maschia", non è "tattica", non è "equilibrata". È solo una partita brutta, in cui la Juventus si esaurisce dopo due occasioni nel primo tempo e il Torino mette a segno il primo tiro in porta dopo un'ora di gioco. Lo 0-0 è quasi un corollario;

A uscire con l'amaro in bocca, forse più per un fatto cronologico, è probabilmente il Torino, che ha sulla testa di Lazaro (perso colpevolmente da un impalpabile Iling Jr) l'occasione per una vittoria all'ultimo respiro. Tra le due, ovviamente, la squadra di Juric è la meno deludente di questo noioso tardo pomeriggio sabaudo, almeno per le aspettative che rivestono le due squadre prima del fischio d'inizio. Eppure ai granata, soprattutto nei derby, sembra sempre che manchi il proverbiale centesimo per fare la lira. La vittoria nel derby, che per il popolo Granata significherebbe ben più che tre punti sulla strada per l'Europa, manca ormai da tempi immemori e l'impressione è che questo porti il Toro ad approcciare quasi con sudditanza psicologica una Juventus che è ormai tutt'altro che imbattibile. Ci vuole quasi un'ora per convincere i padroni di casa che hanno le armi per impensierire i bianconeri, per fare il colpo grosso. Forse però cominciano a crederci tardi;

La Juventus è praticamente la solita, ma sembra sempre un po' più logora. In avvio la squadra di Allegri accetta serafica i ritmi blandi di un match che ricorda l'ultimo film di Polanski per quanto non porti assolutamente mai da nessuna parte. Sono i duelli antipodali Bremer-Zapata e Buongiorno-Vlahovic a racchiudere quasi tutta la carica energetica del match, oltre a una specie di lotta di cortile tra le coppie Ricci-Linetty e Locatelli-Rabiot nel traffico di metà campo. Il caos porta due occasioni piuttosto limpide alla Juventus, che sembra sicura di emergere in qualche modo dalle zuffe con qualcosa in mano. Ma ancora una volta nella ripresa i bianconeri calano sinistramente, per ragioni che cominciano a sembrare più fisiche che tattiche.

Ancora una volta tornano sul banco degli imputati le polveri bagnate di Dusan Vlahovic, al quale spesso il destino offre i palloni per incidere i match più sentiti, ma un po' sciaguratamente questi non finiscono mai in fondo al sacco. A conti fatti, la stagione del serbo è complessivamente buona, ma se è vero che i gol si pesano e non si contano, sui punti persi nelle trasferte più calde pesano come un macigno le occasioni fallite dal 9 bianconero. Oggi ne ha due, per indirizzare questo sporco derby, ma prima il palo e poi Milinkovic-Savic lo separano ancora dalla gloria. Nella mimica Vlahovic sembra sempre il più coinvolto: sbuffa, richiama i compagni, aizza il pubblico: per fare il salto che tutti si attendevano da lui quando è arrivato a Torino, forse Vlahovic dovrebbe cominciare a trascinare più con le reti che con i gesti. Soprattutto in queste partite;

Un altro mistero è Federico Chiesa, un giocatore sul quale, a voler fare dietrologia, si potrebbe far venir fuori un'intera letteratura. Stiamo però a quanto racconta il campo. L'attaccante azzurro sembra aver perso quella dirompenza fisica che lo rendeva speciale, pur non essendo il più raffinato di tutti dal punto di vista tecnico. Banalmente, al di là della sua posizione di partenza in campo (che è lui stesso a scegliere, il più delle volte), Chiesa fatica proprio a saltare l'uomo, ma anche a portare quelle progressioni nelle quali, in altri momenti della sua carriera, ha dato l'impressione di essere incontenibile. Se il problema sia fisico o piuttosto psicologico è difficile da dire, ed emettere sentenze in questo stato di informazione sarebbe presuntuoso. Quello che è certo è che Yildiz diventerà sempre più incisivo, e allora servirà ritrovare la miglior versione di se stesso a Chiesa per conservare i galloni da titolare. E alla Juventus per tornare una squadra temibile, perché senza i suoi attaccanti è proprio come l'abbiamo vista in Torino-Juventus: innocua.

  • Nato a Biella il 30/07/93, laureato in Matematica per motivi che non riesco a ricordare. Juventino di nascita, vivo malissimo anche guardando le partite dell’Arsenal, di Roger Federer e di qualunque squadra io scelga a Football Manager (unico sport che ho realmente praticato). Fanciullescamente infatuato di Thierry Henry, sedotto in età consapevole da Massimiliano Allegri, sempiternamente devoto a Noel Gallagher.

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