
Passi avanti e passi indietro dell'Italia femminile
Come sono andate le prime gare delle qualificazioni a Euro 2025.
La scorsa settimana sono iniziate le qualificazioni ai prossimi Europei femminili di calcio, nuovo terreno di sfida per la Nazionale guidata da Andrea Soncin dopo i buoni risultati della Nations League, dove l'Italia femminile ha chiuso il girone al secondo posto mantenendo il posto nella Lega A.
Le prime due gare delle azzurre sulla via per Svizzera '25 sono state all'insegna del dolceamaro: se la vittoria per 2-0 dell'esordio contro i Paesi Bassi apriva alle più rosee prospettive in ottica accesso diretto all'Europeo, la deludente sconfitta a Helsinki contro la Finlandia ha subito rimescolato le carte, e ricordato che l'Italia non è nelle condizioni di poter sottovalutare nessun avversario.
Le qualificazioni
Volendo usare un eufemismo, il nuovo sistema di qualificazioni varato dall'UEFA e introdotto insieme alla Nations League è alquanto macchinoso. Come per la suddetta competizione, c'è una divisione in tre leghe, la cui composizione è stabilita dai risultati nella Nations League precedente. Le leghe sono a loro volta divise in gironi (quattro per la Lega A e B, cinque per la Lega C), al termine dei quali le posizioni delle nazionali determineranno non solo l'ammissione diretta o ai playoff per l'Europeo, ma anche le promozioni/retrocessioni della Nations League '25-'26. Per la Lega A dove concorre l'Italia, le prime due di ogni girone staccheranno da subito il biglietto per la Svizzera, mentre la terza e la quarta andranno agli spareggi, con quest'ultima che sarà anche retrocessa in Lega B.
Se da un lato le azzurre sono quindi già certe di almeno esser ammesse agli spareggi, dall'altro questi (con un primo turno diviso in due path e un secondo turno dove si sfideranno le quattordici vincenti) potrebbero essere terreno di insidie e spiacevoli sorprese per Giugliano e compagne. Esattamente come la trasferta in Finlandia.
Le avversarie
Il girone di qualificazione per gli Europei dell’Italia femminile – che vede, oltre alle azzurre, Finlandia, Olanda e Norvegia – è molto complesso ma non impossibile, e la squadra di Soncin deve stare attenta a non sottovalutare le revali. Questo è un girone in cui tutte e quattro le squadre possono giocarsi le loro chance per la qualificazione diretta, e queste prime due partite lo hanno confermato: la Norvegia batte 4-0 la Finlandia ma perde 1-0 contro l’Olanda, l’Italia vince 2-0 contro l’Olanda ma cade con la Finlandia, facendosi rimontare il vantaggio acquisito nel primo tempo e perdendo 2-1.
La vittoria contro l’Olanda – ottava nel ranking FIFA – è stata molto importante, perché arriva contro una squadra con giocatrici molto forti dei migliori club europei: Pelova, talento cristallino dell’Arsenal, in un paio di occasioni ha dimostrato le sue qualità e la sua visione di gioco, in particolare in una giocata al 61’: un filtrante geniale con il quale apre in due la difesa azzurra come se fosse un coltello che taglia il burro. Leuchter, che in Italia abbiamo visto di striscio negli scontri Champions contro la Roma, è una giocatrice classe 2001, che in campionato con la maglia dell'Ajax ha realizzato 18 reti e 5 assist in 16 partite giocate, attirando l’attenzione dei maggiori club europei, tra cui la Juventus. Juve che già conta sul talento cristallino di Beerensteyn, le cui fiammate quando ha campo lasciano pochi superstiti ma deludente nella gara contro le azzurre.
Questo senza citare van de Donk, Martens, Wienke, Roord, l’infortunata Miedema o la giovanissima Kaptein: la nazionale Oranje ha un importante bacino di giocatrici forti da cui può attingere, specie dalla metà campo in su, e un tale risultato contro una nazionale ricca di talento non si può dare per scontata: è una vittoria che, per blasone, è seconda solo a quella contro la Spagna dello scorso dicembre.
L’altra grande squadra del girone è senz’altro la Norvegia, reduce da troppe spedizioni fallimentari ai grandi tornei ma che ancora vanta due tra le giocatrici più forti al mondo: Hegerberg, prima giocatrice a vincere il pallone d’oro nel 2018, e Graham Hansen. Quest’ultima al Barcelona sta disputando una stagione i cui numeri sono insufficienti per spiegare quanto sia devastante quando scende in campo: ha realizzato in campionato 17 gol e 16 assist in 20 partite, e 5 gol e 5 assist in 7 partite di Champions. Hansen non è la giocatrice che vuoi trovarti nel percorso di qualificazione per gli europei, perché è sempre in grado di creare un pericolo indipendentemente da chi si trova di fronte. Oltre a loro, il talento norvegese è abbondante: lo si trova anche nelle conoscenze attuali e passate del calcio italiano come Haug, attualmente al Liverpool, e Haavi, giocatrice della Roma che finalmente ha ritrovato una meritata convocazione in nazionale. Inoltre, ci sono calciatrici come Guro Reiten, del Chelsea, che quest’anno si è messa in luce specialmente in Champions con 2 gol e 3 assist in 6 partite.
In mezzo a tutto questo talento, la Finlandia sarebbe dovuta essere l’avversaria più abbordabile per l’Italia. Ma, ad oggi, mai sottovalutare nel calcio femminile le risorse delle selezioni scandinave. Pur non presentando nomi riconoscibili come quelli citati sopra, la Finlandia ha delle ottime giocatrici e molte giocano – o hanno giocato – nei più importanti campionati europei. La capitana e portiera della nazionale, Korpela, attualmente riserva di Ceasar alla Roma, nella sua carriera ha giocato in Inghilterra per Everton e Tottenham e in Germania nel Bayern Monaco, presentando un curriculum internazionale di tutto rispetto. Tra le principali osservate ci sono anche Rantala (a segno contro l'Italia) attaccante del Leicester e in doppia cifra gol+assist nella SuperLeague inglese, come pure la centrocampista classe ‘98 del Tottenham, Summanen. E per onor di cronaca, si tenga presente come prima della sconfitta contro la Norvegia la Finlandia venisse da una striscia positiva importante di sette vittorie e due pareggi, in gran parte maturata proprio in quella Nations League (nella classifica generale di Lega B è giunta seconda) che le è valsa l'accesso alla Lega A per queste qualificazioni.
Le partite: un'Italia a due facce
Due risultati divergenti e sorprendenti quelli delle azzurre, in positivo e in negativo. Risultati hanno mostrato pregi e difetti del gruppo azzurro, tanto a livello tattico quanto, se non soprattutto, in termini di atteggiamento. Dalla partita di Cosenza contro i Paesi Bassi alla sfida contro la Finlandia l'approccio dell'Italia è giocoforza cambiato, influenzato dai più diversi fattori: se il colpo a freddo di Giacinti al quarto minuto ha sconvolto i piani delle tulipane ed è valso un'iniezione di fiducia enorme per le azzurre, contro la Finlandia l'obbligo quasi morale si doversi assumere responsabilità nella conduzione del gioco ha restituito una Nazionale molto meno spavalda e sicura.

In queste sfide il CT Soncin, più che a correttivi tattici su misura dell'avversario, ha - di nuovo - badato soprattutto a mettere le sue giocatrici chiave in zona-comfort e a trovare continuità. Lo ha fatto schierando un 4-3-3 sulla carta, dove Giugliano in posizione di mezzala era libera di galleggiare tra le linee andando a formare l'effettivo tridente, mentre alla sua ala di parte (Bonfantini contro i Paesi Bassi, Cantore contro la Finlandia) venivano affidati soprattutto incarichi difensivi, quasi da "quinto" di centrocampo. Da un lato Soncin ha cercato di riprodurre, in maniera più semplice e immediata possibile, gli automatismi consolidati di casa Roma con l'asse Giugliano-Giacinti, dall'altro - in maniera ben lontana dall'aggressività e dalla propensione al dominio del gioco della capolista di Serie A - ha cercato di mantenere la squadra sempre coperta e disponibile ai raddoppi.
Il problema è che lo spartito, funzionato alla perfezione con le olandesi, è stato riproposto identico contro la Finlandia dove forse sarebbe servito qualcosa di diverso. Qualcosa oltre al (giustificato) cambio nel "tridente", dove anche Bonansea a Helsinki lasciava il posto a una positiva Cambiaghi. Nella vittoria di Cosenza la chiave era stata non solo una fase di non possesso fatta di grande densità e linee strette, ma soprattutto da una difesa molto proattiva, caratterizzata sì da una prima pressione blanda, ma anche dalle centrali difensive (Linari in particolare, con il persistere dell'adattamento in mezzo di Lenzini) spedite a contendere il pallone fino alla linea di centrocampo, con l'idea se possibile di cercare verticalizzazioni rapide. L'applicazione delle azzurre senza palla era stata lucida e brillante nell'arco dei novanta minuti contro l'Olanda, tuttavia contro le scandinave l'Italia avrebbe dovuto affrontare problemi differenti e lavorare di più nell'ottica di "fare gioco", prendendosi responsabilità di palleggio più rapido.
La sensazione è che un problema dell'Italia femminile possa essere ancora quello di avere difficoltà nel prendere il controllo della gara. Non tanto per limiti tecnici in "cabina di regia" (anche se manca un vero e proprio metronomo davanti alla difesa), quanto per una perfino eccessiva tendenza alla giocata conservativa. Anche perché gli sviluppi offensivi delle azzurre passano principalmente per due vie al momento: il già citato asse verticale Giugliano-Giacinti, e la fisicità di Michela Cambiaghi, in Nazionale utilizzata più che da prima punta (troppa concorrenza nel ruolo) come ala "muscolare", chiamata a giocare su duelli e seconde palle e a offrire un'ulteriore opzione di attacco della profondità. A Soncin sembra mancare, per osare di più in fase di possesso, una vera esterna capace di creare superiorità numerica puntando l'avversario in 1vs1. Ma al di là di questo, gli effetti della cura rassicurante del CT in atto dal post-Mondiale potrebbe aver oramai esaurito il suo effetto. Potrebbe ora dover esser necessario uscire dalla zona-comfort della solidità difensiva.
Soncin e il rapporto con il gruppo
Dopo la cocente uscita dal girone ai mondiali e l'addio di Milena Bertolini, la Nazionale si è trovata senza una guida. Sono circolati molti nomi, anche di spicco come Stramaccioni, Donadoni e perfino Evani. Tutti nomi, però, esterni al calcio femminile. Alla fine, oltre un mese dopo la fine del mondiale, è stato nominato commissario tecnico Andrea Soncin, un uomo che in carriera al massimo aveva fatto il traghettatore al Venezia – maschile – nel 2022. Questi si è presentato ai microfoni dicendo: “quando chiama la nazionale non c’è tempo per pensare. Si accetta e basta”. L’interrogativo che un profilo come quello di Soncin si portava dietro era se un allenatore con poca esperienza e, apparentemente, zero conoscenza del calcio femminile potesse prendere la guida della nazionale in un periodo così delicato. Soncin, insieme alla sua vice Viviana Schiavi, è ripartito dalla difficoltà di fare le cose semplici, ricostruire le basi di un gruppo usurato e consumato dall’ultima fase dell’esperienza con Bertolini, diventata ormai una guerra intestina in cui nessuna poteva uscirne vincitrice: non era un compito facile.

L’Italia di Soncin è stata ricostruita seguendo il principio della semplicità e ogni scelta fatta è stata il più lineare e scontata possibile ma, contestualmente, la più difficile da prendere: bisognava fare ordine nella stanza di un adolescente in cui nessuno, per anni, aveva messo mano e tutto sembra lasciato all'incuria del tempo che passa. Da qui, chiamare le giocatrici che erano state escluse come Piemonte, Galli, Bergamaschi e accompagnare alla fine del ciclo in azzurro – degnamente – una leggenda come Sara Gama, sono state mosse molto intuitive ma altrettanto efficaci, ridando così una forma definita al gruppo delle calciatrici del giro della nazionale. Le convocazioni e le formazioni schierate da Soncin sono sempre state molto bilanciate e prudenti, togliendo all'opera di svecchiamento del gruppo quell'aura da "rivoluzione dello spogliatoio".
Soncin ha dovuto affrontare fin da subito partite complicate, mettendo in campo la “sua” nazionale già nel girone di Nations League che andava assolutamente mantenuto. Ed ecco qui che inizia a ridare solidità e fiducia alla difesa con semplici ed equilibrati principi tattici che permettono all’Italia di superare la Svizzera prima e di perdere poi “soltanto” 1-0 contro la Svezia, la stessa che ci diede 5 gol al mondiale, e contro la Spagna, fresca vincitrice del Mondiale. Fino agli exploit in chiusura di Nations League.
Il CT ha gestito bene anche momenti delicati all’interno di un gruppo che piano piano cambia pelle: le giocatrici più esperte stanno uscendo di scena e non è facile affrontare questa transizione. L’ultima partita di Sara Gama è stata una festa, in cui è emersa la coesione del gruppo, formato da amiche prima ancora che da compagne di squadra. Girelli viene impiegata in maniera intelligente da Soncin, da super-sostituzione, carta da giocarsi per gli imprevisti, e la centravanti della Juventus sembra aver accettato il ruolo dopo tanti mal di pancia. Infatti, solo due volte è partita titolare nella gestione Soncin: contro la Spagna nella sconfitta per 1-0, dove ha svolto tutto il lavoro sporco nel cercare di aiutare l’Italia ad ammortizzare i colpi delle spagnole e non soccombere alla terza partita della nuova gestione, e contro l’Irlanda, un’amichevole, in occasione dell’ultima partita di Gama in azzurro.
Forse talvolta la prudenza "gestionale" di Soncin è andata oltremisura. Ad esempio, se da un lato l’impiego di una senatrice come Bonansea è stato molto ridotto - l’attaccante della Juventus ha giocato titolare solo nella sconfitta per 1-0 contro la Spagna e nella gara contro l’Olanda - dall'altro sembra difficile pensare alla bianconera in grado di ritagliarsi uno spazio in vista degli Europei, visto anche un rendimento in calando anche in campionato. Di nuovo, l'impressione è che l'Italia sia a un bivio e debba ancora davvero decidere che strada prendere, cercando di trovare la via che porta a Euro '25.
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