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Atalanta
, 12 Aprile 2024

Il sogno puro dell'Atalanta


L'ennesima serata da impazzire.

A Bergamo si dirà che l'Atalanta, ad Anfield, ha tirato fuori un giovedì.

Il dialetto bergamasco non è riconosciuto in nessuna classifica di musicalità né tantomeno di fascino alle orecchie straniere. Non lo è perché masticato, rinchiuso burberamente nelle proprie timidezze che si trasformano in scontrosità. Non lo è perché è un apparente mugugno, una stanca e monotona cantilena. Sarà, ma forse un'unica eccezione a confermare la regola esiste. Fino al 13 maggio 1978, l'entrata in vigore della Legge Basaglia, quello di libera uscita del manicomio era il quarto dei sette giorni. E allora, in un territorio severo prima di tutto con sé stesso come è stato storicamente Bergamo, il giovedì è sinonimo di strappo alla regola, follia, perdita di controllo.

Le case della provincia di Bergamo hanno così tramandato fino al 2024 una quantità spropositata di espressioni legate a un semplice giorno della settimana. A chèl lé al ‘ga manca quàc gioedé - a quello lì manca qualche giovedì, affermazione che si riferisce ad una persona poco assennata o che non possiede le normali facoltà intellettive; Tira mia fò di gioedé o Cönta mia sö di gioedé - non tirar fuori un giovedì, non inventare storie; Dà inténd noma di gioedé - fa finta di capire solo di giovedì, colui che conta balle, che mena il can per l’aia senza arrivare mai al sodo.

La Dea ha tirato fuori un giovedì adeguandosi alle caratteristiche della capolista di Premier League, affrontando il Liverpool con meno variabili tattiche e strategiche rispetto a quelle attese da Klopp ma con la stessa intensità e aggressività in non possesso che i Reds sono abituati affrontare di weekend in weekend in Inghilterra. Forse la riproposizione degli stessi pattern e la mancanza di un approccio differente a una qualsiasi delle Big Six è stato il gioedé per il Liverpool. Più che una squadra organizzata o una squadra che gioca un calcio d'attacco, l'Atalanta di Anfield è stato un gruppo che ha accolto a braccia aperte il rischio. L'infortunio di Kolasinac nella rifinitura della mattina ha paradossalmente consentito a Gasperini di osare ancor di più: senza Scalvini infortunato e Palomino per scelta tecnica, lo convocazione di uno dei miglior prospetti dell'Under 23 Bonfanti era già stata valutata come un tampone numerico più che un fattore effettivo nell'economia del pacchetto difensivo.

Due le soluzioni estreme: Tolói terzo di destra sarebbe la più consona, se non fosse che il capitano atalantino ha mostrato non meno di una settimana fa di aver ormai imboccato il viale del tramonto atletico, e Gakpo non sarebbe esattamente la panacea di ogni male.

A malissimi estremi, allora, estremissimi rimedi: De Roon arretrato in ultima linea, come si era già tentato a inizio stagione durante l'esperimento rapidamente abortito di Scalvini perno centrale del terzetto. L'olandese non era nuovo, quindi, a questi compiti? No. Lo era, perché la struttura con Djimsiti terzo di destra e Hien centrale non si è voluta modificare, per mantenere lo svedese in marcatura fissa sui movimenti in qualsiasi direzione di Núñez e l'albanese in costruzione sul piede forte. De Roon nominalmente terzo centrale di sinistra, primo gioedé tirato fuori da Gasperini e principale generatore di entropia nell'attacco in transizione del Liverpool.

Per tutta la gara, De Roon e Pasalic si sono invertiti nei compiti di pressatore sull'elemento in appoggio in seconda linea e quello deputato ad attaccare lo spazio creato dal movimento a venire incontro, accorciando in diagonale sulla prima ricezione verso l'interno del campo. Una gara di rischi tra l'aggressività atalantina e il passing game sul lungo del Liverpool, vinta - in questo, con il filtrante di Gakpo terminato quasi in fallo laterale e non nei pressi della lunetta dell'area di rigore, e diversi altri casi - dall'audacia di De Roon e Pasalic.

Non è stata un'impresa storica dipinta dai contorni magici ed esoterici di uno stratega illuminato da intuizioni ultraterrene, ma l'Atalanta di Gian Piero Gasperini ha vinto per la seconda volta ad Anfield - prima squadra italiana di sempre a riuscirci - come aveva vinto la prima, ossia sovrastando atleticamente e intenzionalmente il Liverpool. Non l'ha fatto con fini contromisure in possesso palla - 65%-35% in favore dei Reds - ma con l'accettazione coerente dei duelli a tutto campo. 16 falli commessi a 7 parlano di un atteggiamento e di una predisposizione mentale agli antipodi, tra una squadra che ha eretto nell'ultima settimana una facciata da avere-nulla-da-perdere e dei padroni di casa quasi seccati di dover ospitare ad Anfield Road non un Crystal Palace ma un'Atalanta. Tra una squadra apocalittica, col vuoto creato sotto i piedi dalle ultime inconsistenti gare, e una squadra infastidita, con la Kop spogliata da striscioni in segno di protesta contro il rincaro previsto attorno al 2% di abbonamenti e biglietti per la prossima stagione.

Atalanta
L'Atalanta è una dentista, ma la prima istantanea della serata di Anfield è il numero dell'oculista inserito nell'agenda di Caoimhín Kelleher dopo il miracolo su Pašalić.

Una recondita voce nel sistema limbico - la sezione del cervello che si prende in carico di gestire i flussi ormonali e regolare le emozioni - aveva avvertito nel prepartita. Se c'è un modo Atalanta di approcciare la serata dal valore più grande della propria storia è quello di farla apparire meno foriera di sogni e illusioni possibili. È mostrare le due partite dalla maggior fragilità mentale in rapida successione, prima a Firenze in Coppa Italia e poi a Cagliari in campionato, per radere al suolo qualsiasi aspettativa. È rallentare la corsa sia alla terza finale di Coppa Italia che alla quarta qualificazione in Champions League nell'era Gasperini dopo aver controllato per 90' i ritmi della trasferta al Maradona, il tutto in 8 giorni. È essersi autogenerata la condizioni per potersi godere ancor di più una serata del genere, sopportando le porzioni di partita in cui le onde rosse si ingrossavano - parte centrale di primo tempo, a cavallo del traversa-palo di Elliott, e inizio secondo tempo, culminata con la doppia parata di Musso su Salah e Van Dijk - e sfruttando le risacche di un Liverpool mentalmente meno preparato a correre i pericoli che una sfida a eliminazione diretta europea portano con sé.

Simbolo dell'andata dei quarti di Europa League ad Anfield: 7 accoppiamenti difensivi spinti sino alla trequarti avversaria. Possesso contestato 5 volte. Scarico concesso lungo l'unica traccia battezzata da inizio azione e dopo la massima profusione di sforzo possibile. Concretizzazione del vantaggio posizionale resa il più complicata e, soprattutto, meno varia possibile - nessun'altra scelta per Elliott se non il filtrante per Jones. Lucidità nel gestire il primo appoggio a palla recuperata.

Perché passare dal rinvigorimento degli stereotipi del De Ketelaere milanista al Te l'avevo detto io in serate dove si mostra come il miglior pressatore di prima linea all'alba del 7 d.G. (dopo Gasperini, ndr) è troppo agevole. Perché sarebbe ancor più facile salire ora sul carro di Scamacca dopo esserci scesi e risaliti di continuo. La prestazione di Anfield, fisica e dura nel duello con Konaté ed esiziale in fase di rifinitura e finalizzazione, è il compendio delle qualità nascoste che Gasperini ha sempre colto in Scamacca. Quelle che Gianluca stesso si accorge di avere così come ce ne accorgiamo noi, qualche partita in ogni secondo in cui è sul terreno di gioco e qualche partita mai, qualche gara possedute sin da bambino e qualche altra appena atterrate da un pianeta esterno al Sistema Solare. Alcune notti in cui vorrebbe essere ovunque ma non con il numero 90 sulla schiena e altre in cui pare nato con gli scarpini addosso.

"Mi hai visto o no?" "Certo, l'ho visto correre. Ho pensato che fosse giusto provare il passaggio perché la difesa si sarebbe aspettata qualcosa di diverso. Non l'ho sentito, ma l'ho visto."

Perché anche quelli manovrati da Gian Piero Gasperini sono vagoni che accolgono quantità di passeggeri alterne. L'overbooking, quando le vittorie ce lo fanno vedere come un genio calcistico, o le file vuote, se le non vittorie lo rendono il perfetto capro espiatorio per tutte le frustrazioni che ammantano il mondo del pallone italiano. Gasperini primo ad abbracciare ed elogiare i suoi giocatori dopo una prestazione altisonante e Gasperini lesto nello scaricare sugli stessi le responsabilità di un errore nel primo contatto con la gara, come se dalla preparazione psicologica e mentale dipendesse la messa in atto degli insegnamenti ma che la stessa non sia affar suo, come se non possa farci nulla. Gian Piero dei piedi di Carnesecchi in ammollo nell'ammorbidente e Gian Piero di Musso "confinato" ai giovedì sera, professionista esemplare secondo tutti quelli che vivono Zingonia e alla serata più sicura e solida della carriera atalantina.

Il Gasperini che ritiene da inizio stagione la Coppa Italia come unico trofeo raggiungibile ma che da gennaio ha indicato la qualificazione alla Champions League come obiettivo principale dell'annata. A chi richiede un premio dorato per legittimare un passaggio storico in nerazzurro, il mister di Grugliasco ha sempre risposto che non è di coppe o di titoli che Bergamo e l'Atalanta vogliono nutrirsi per sentirsi sazi e appagati. Saranno anche solo serate, emozioni e istantanee come quelle di Liverpool a riempire le bacheche di Zingonia, e anche chissenefrega di quello che ci finisce da altre parti. L'allenatore dell'Atalanta che inserisce Bakker a Cagliari dopo l'intervallo per toglierlo a sua volta poco prima del 90° e il tecnico della Dea che a Liverpool opera la prima e unica sostituzione al minuto 89, perché che senso avrebbe aggiustare qualcosa che non è rotto?

De Ketelaere-Van Dijk, Scamacca-Konaté, Koopmeiners-Endo, Pasalic-Mc Allister ed Éderson-Tsimikas le coppie di partenza. Endo sovraccarica il lato destro del campo, cercando di provocare lo scambio tra i centrocampisti dell'Atalanta. Tsimikas indica lo scarico sulla laterale sinistra.
Anche Gakpo si abbassa, seguito pedissequamente da Ruggeri. Nessun vantaggio a destra, nessun vantaggio ai lati - Scamacca e De Ketelaere schermano le linee di passaggio verso i centrali. Unica valvola di sfogo?
Atalanta
Laterale a sinistra, come indicato da Tsimikas all'inizio. Peccato che l'applicazione in aggressione dell'Atalanta non ha portato a nessuno scambio di marcatura superficiale in mezzo e una ricezione a muro di Jones, con linea del fallo laterale e Zappacosta a consigliare come soluzione la conduzione in arretramento per l'appoggio al portiere.

E in fondo è giusto così. Giusto che lo 0-3 di Anfield non paia avere alcun tratto oggettivo di ripetibilità. Germogliato dal nulla possa rimanere lì, cristallizzato nell'etere dei ricordi, la prestazione di Pasalic che meriterebbe capitoli a parte. Esemplare unico nel suo genere e non esempio da citare come metro di paragone. Anfield Atto II è stato lo strappo alla regola, la rottura delle convenzioni, la sospensione del patto narrativo. Una di quelle Atalanta da matti e di matti, una di quelle che cönta sö di gioedé.


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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