
Il Cosenza ha qualche problema
Il cambio di allenatore non sta portando i risultati sperati.
Nel calcio, quando i risultati scarseggiano, gli animi si immalinconiscono e i problemi sembrano davvero allargarsi a macchia d’olio. Si sa, in questi casi la panacea di tutti i mali pare sempre essere la stessa: cambiare allenatore e affidare le sorti della squadra in questione ad un successore, il quale dovrà poi trovare in fretta le chiavi tecniche, tattiche e motivazionali affinché venga intrapresa la retta via per raggiungere gli obiettivi prefissati.
In Serie B, l’ultima panchina ad essere saltata - in concomitanza con quanto accaduto a Castori ad Ascoli - è quella di Fabio Caserta, silurato dal Cosenza lo scorso 11 marzo a seguito del mesto 0-0 casalingo contro il Cittadella. Un esonero avvenuto come un fulmine a ciel sereno, considerando che i Lupi in quel momento si trovavano all’incirca a metà del guado: a 4 punti di distanza dalla zona playout e attardati di sole 3 lunghezze da quella playoff. Insomma, un percorso assolutamente dignitoso, soprattutto se rapportato alle ultime tribolatissime annate vissute dalla compagine rossoblù. E se da un lato non si può negare che quest’anno il Cosenza disponga di un organico sicuramente più completo e competitivo rispetto al più recente passato, d’altra parte occorre pure considerare che, a partire dal suo ritorno in cadetteria avvenuto nel 2018, per la stessa squadra calabrese quella attualmente in corso è addirittura l’unica stagione in cui le ultime cinque posizioni in classifica sono sempre state osservate dall’alto per l’intero arco del campionato. E, per 29 giornate sulle 31 trascorse finora, a guidare Tutino e compagni c’era proprio mister Caserta.
Nonostante l'esonero, vale comunque la pena ripercorrere i suoi principi tattici per capire come il Cosenza è cambiato e se, come diremo, è valsa veramente la pena esonerare il tecnico ex Benevento, tra le altre, per riportare William Viali sulla panchina del Cosenza. Il tecnico, che dal luglio al novembre 2023 sedeva sulla panchina dell'Ascoli, fin'ora ha totalizzato solo 1 punto in 3 partite. Non proprio il massimo per uno che doveva risollevare le sorti della squadra calabrese.
La fase di possesso
Sin dal suo arrivo in terra silana, Caserta ha impostato una squadra dalle idee chiare e nitide in ogni fase di gioco. Il suo Cosenza difatti ha sempre puntato con decisione su un calcio molto verticale, attuato tramite costanti combinazioni sulle fasce e basato sulla veloce ricerca degli uomini avanzati.
I rossoblù sono stati schierati nella maggior parte delle volte con un 4-4-2 a trazione anteriore, visto che i due esterni alti erano puntualmente giocatori molto offensivi e votati all’attacco, fossero essi Marras, Mazzocchi, Florenzi o Canotto. L’avvio della manovra, invece, era affidato soprattutto a cinque elementi, vale a dire il portiere Micai, la coppia di centrali ed i due interni di centrocampo, uno dei quali si abbassava spesso sulla linea dei difensori per adottare il tipico meccanismo della salida lavolpiana.

Inoltre, nelle ultime gare prima dell’esonero, Caserta aveva deciso di impiegare la formula 3+2 in fase di impostazione, con il terzino destro Gyamfi ancorato sulla prima linea di costruzione e con l’opposto Frabotta alto ad occupare l’ampiezza sul binario mancino, a sua volta lasciato libero dal movimento a venire dentro al campo dell’esterno sinistro.

In fase di sviluppo invece il Cosenza si affidava spesso ai sincronismi attivati dalle catene laterali, in modo da arrivare al cross oppure perseguendo lo scopo di isolare per l’uno contro uno frecce agili e sguscianti come Marras e Florenzi. Ovviamente, un ruolo di vitale importanza era - ed è tuttora- ricoperto da Gennaro Tutino, seconda punta abilissima sia ad attaccare la profondità che a sfruttare la sua tecnica d’avanguardia per dialogare con i compagni nello stretto: tutte caratteristiche estremamente preziose da aggiungere ai suoi 13 gol, che hanno rappresentato un salvagente fondamentale per tenere a galla i compagni nei momenti più complicati della stagione.
Tanto coraggio
Passando alla fase difensiva, Caserta spingeva i suoi uomini ad un pressing alto e aggressivo orientato sull'uomo. Effettivamente in gran parte delle sfide era facile osservare un baricentro alto da parte dei Lupi, i quali cercavano di ostacolare la costruzione e di recuperare il pallone vicino alla porta avversaria. Il tecnico rossoblù infatti chiedeva soprattutto alla punta, Forte o chi per lui, di schermare il vertice basso avversario. Gli attaccanti esterni, invece, uscivano sui terzini e almeno uno dei due mediani saliva a prendere il proprio uomo di riferimento. Proprio per questo atteggiamento sfrontato, la linea difensiva si muoveva ben lontano dalla propria porta allo scopo di accorciare la distanza tra i reparti.

Quando, invece, doveva difendersi in porzioni più basse del campo, il Cosenza di Caserta si schierava con un 4-4-1-1 molto compatto e racchiuso in pochi metri. In tali situazioni, i due esterni d’attacco si abbassavano sulla linea dei centrocampisti, mentre Tutino era l’unico a rimanere slegato da particolari vincoli difensivi per andare poi a sfruttare eventuali ripartenze.

Cosa non ha funzionato?
Le problematiche che hanno attanagliato la gestione di mister Caserta sono state soprattutto offensive, in primis riguardanti la prevedibilità mostrata in tante occasioni e il rendimento al di sotto delle aspettative di alcuni elementi del reparto avanzato.
Il primo punto si lega facilmente alle modalità di attacco del Cosenza, incapace di sfruttare con incisività gli innumerevoli cross provenienti dalla trequarti campo, traversoni non sempre così precisi. A questo, si deve aggiungere che l'area di rigore poteva essere ben presidiata dalle difese schierate, considerato che raramente il Cosenza assaltava l’area con più di tre uomini.

D’altro canto però non si può sorvolare sul mancato apporto di calciatori del calibro di Forte e Canotto, giunti all’ombra del “San Vito-Marulla” con lo scettro di possibili nuovi re del popolo cosentino ma autori entrambi di una stagione notevolmente al di sotto delle aspettative, seppur per motivi differenti. Le attenuanti magari non mancherebbero nemmeno, ma quel che appare incontestabile è che l’appannamento sotto porta del bomber romano e gli acciacchi fisici dell’ex Frosinone non hanno aiutato di certo il loro tecnico, che peraltro li conosceva perfettamente per via dei comuni trascorsi a Castellammare di Stabia.
Una decisione corretta?
Ma, in soldoni, l’esonero di Caserta è una scelta giusta da parte della società? Solamente il tempo potrà dire se mister Viali è l’uomo destinato a salvare (ancora) il club silano, magari riuscendoci prima della palpitante “giostra” dei playout. Il tecnico lombardo, come dicevamo, ha già guidato i rossoblù nelle ultime tre uscite: il bottino di 1 punto in 3 gare non è certo rincuorante, visto che al termine della 32a giornata la squadra si è improvvisamente ritrovata in piena zona calda. Il calendario, per giunta, non aiuta nemmeno. Da qui alla 38a giornata, il Cosenza si troverà ad affrontare tutte squadre coinvolte nella lotta per conquistarsi un posto zona play-off (Palermo, Como) o comunque altre pretendenti a tenersi lontane dalla zona calda della classifica (Bari, Ascoli, Spezia, Reggiana).
Dal punto di vista tattico, nelle ultime partite - ad esempio in quella contro il Brescia - si è assistito a qualche cambiamento rispetto alla gestione precedente, in primis per quanto concerne la fase offensiva. Il Cosenza infatti si è presentato con una specie di 4-3-2-1 che vedeva Marras e Antonucci a supporto di Crespi, centravanti classe ‘04 in prestito dalla Lazio. Lo stesso attaccante romano potrebbe essere uno dei volti dal quale provare a ripartire, con l’auspicio che possa ripercorrere le orme di un altro babybomber come Marco Nasti, vero e proprio uomo della provvidenza nella scorsa annata per via di alcune reti pesantissime (l’ultima delle quali siglata nel match di andata degli scorsi playout). Che sia proprio Crespi la spalla di Tutino in questo drammatico finale di stagione?
Ad ogni modo, al di là dei singoli calciatori, torniamo per un attimo a quell’11 marzo, quando, nel turbinio di pensieri seguito al comunicato ufficiale del sodalizio capeggiato dal patron Eugenio Guarascio, un dato di fatto è emerso prepotentemente: lì, nella dolce e insieme ruvida terra bagnata dal Crati e dal Busento, il mestiere dell’allenatore è molto più complesso che da altre parti…
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