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Sarr razzismo calcio
, 9 Aprile 2024

Dalla parte di Cheikh Sarr


L'ennesima vicenda di una vittima di razzismo punita per avere reagito.

Sestao River Club - Rayo Majadahonda, match del gruppo 1 della Primera Federación, il corrispettivo della nostra Lega Pro, è una di quelle partite che difficilmente potrebbe attirare l'attenzione della stampa mainstream: troppo poco interessante per il grande pubblico, troppo poco “spendibile” per i meccanismi della carta stampata. Prassi vuole che una partita di terza serie trovi difficilmente spazio, se non per qualche microscopico trafiletto in pagine sperdute a conclusione di un qualsiasi giornale sportivo o nelle pagine dedicate alle notizie locali. Specialmente se a sfidarsi sono rispettivamente la terzultima e l'ultima del campionato. Soprattutto se in quello stesso girone giocano squadre con un appeal decisamente maggiore come può essere la squadra B del Barcellona o una nobile decaduta del calcio spagnolo come il Real Club Deportivo La Coruña.

Se, quindi, ne stiamo parlando, è perché su quel campo - una delle tante periferie del calcio europeo - è accaduto qualcosa di notevole e di imprevisto. Effettivamente, quello che è successo al Campo Comunal de las LLanas di Sestao, Paesi Baschi, è qualcosa che ha dell’incredibile e di cui probabilmente, chi segue e si interessa di calcio, avrà già letto qualcosa sulle testate sportive, sui blog, sulle pagine social che si interessano di calcio e di temi politici e sociali quali il razzismo.

Sono le 18:00 del 30 marzo 2024, che quest'anno significava sabato santo, almeno per chi è credente e di professione cristiano cattolica. Allo stadio Las Llanas, le due squadre sul rettangolo verde non stanno tirando mai indietro la gamba, lottando con la proverbiale ruvidezza di chi deve salvarsi, anche con interventi ai limiti dell'accettabile. Sono, soprattutto, i padroni di casa del Sestao a dover approfittare dello scontro diretto per provare a tirarsi fuori dalle sabbie mobili di una zona retrocessione che, al momento, dista solo due punti. Gli ospiti, invece, sono ultimi e a ben dodici punti di distanza dal quindicesimo posto, ultimo slot disponibile per restare in terza divisione.

Inaspettatamente, il Rayo Majadahonda passa in vantaggio al cinquantottesimo minuto di gioco con gol del terzino sinistro Rodrigo Abajas Martín. Il Sestao non si scompone, a differenza di una fetta della propria tifoseria, e acciuffa prima il pareggio su rigore al settantunesimo, sfruttando la superiorità numerica dovuta all'espulsione per doppio giallo del difensore Kike Hermoso, e poi mette la freccia per il sorpasso al minuto ottantatré grazie alla rete di Alex Carbonell. È esattamente nell'attimo in cui la palla supera la linea bianca della porta che la partita si trasforma dall'essere una delle tante partite di calcio locale del weekend ad essere un evento mediatico e politico di cui si parla ben al di fuori della penisola iberica.

Da un gruppetto della tifoseria di casa, assiepato proprio dietro la porta difesa dal portiere senegalese del Rayo Majadahonda, Cheikh Sarr, piovono insulti e ululati razzisti che spingono l'estremo difensore a reagire scavalcando i cartelloni pubblicitari e avvicinandosi minacciosamente ad uno dei tifosi. Fermato a fatica, Sarr rimedia un cartellino rosso mentre i suoi compagni di squadra decidono che è stato superato il limite e che quella partita non ha più motivo di andare avanti. Partita finita anzitempo e giocatori negli spogliatoi. Questo è il secondo momento di svolta della giornata, che la trasformerà in caso di interesse nazionale (e internazionale) nei giorni successivi. Per spiegare ciò che è accaduto abbiamo preso in prestito le parole - tristemente attuali - di un mostro sacro della letteratura ispanofona, nonché straordinario amante e cantore del calcio, Eduardo Galeano:

“Il mondo alla rovescia premia alla rovescia: disprezza l’onestà, castiga il lavoro, ricompensa la mancanza di scrupoli e promuove il cannibalismo. I suoi maestri calunniano la natura: l’ingiustizia, dicono, è legge naturale".

A vedere quanto successo a Cheikh Sarr e alla sua squadra nei giorni successivi ai fatti di Sestao, l'autore montevideano aveva tremendamente ragione: in questi casi, ci sembra di vivere in un mondo alla rovescia. Solo così, d'altronde, possiamo spiegarci la decisione del giudice sportivo che ha squalificato per due giornate il portiere senegalese e penalizzato di tre punti il suo club - che inoltre ha ricevuto una multa di 3000€ nonché la sconfitta per 3 a 0 a tavolino - per la decisione presa dai compagni di squadra di Sarr di abbandonare il campo in seguito agli insulti ricevuti dal proprio compagno. Una sentenza pesante e assurda, resa ancor più paradossale dalla sanzione comminata alla squadra avversaria che, ricordiamo, è ritenuta responsabile secondo la giustizia sportiva della condotta della propria tifoseria: due partite a porte chiuse ed una multa. Questo è il prezzo da pagare, secondo il giudice, se i propri tifosi insultano un calciatore avversario per il colore della propria pelle. Questo è il prezzo da pagare se si indirizzano versi scimmieschi verso un essere umano colpevole di avere il colore della pelle “sbagliato”.

L’ingiustizia, del resto, come diceva Galeano, è legge naturale che il giudice sportivo - probabilmente giusnaturalista - deve aver applicato alla lettera perché a nulla è valsa la mobilitazione che ha coinvolto società civile, mondo dell'informazione e mondo del calcio anche oltre i confini spagnoli. Cheikh Sarr dovrà pagare per aver reagito ai cori razzisti. Non si poteva in alcun modo trasgredire alla legge naturale. Non si poteva in alcun modo premiare l’onestà e punire l'ingiustizia. Se così fosse stato, del resto, ci saremmo trovati, improvvisamente, catapultati in un mondo parallelo regolato dalla giustizia, il rispetto e la solidarietà, cardini di una società proiettata verso una nuova e migliore umanità.

Nel mondo alla rovescia in cui siamo intrappolati, invece, a nulla serve che Marca, il quotidiano sportivo più importante di Spagna, abbia lanciato una campagna in favore del calciatore senegalese pubblicando un bel manifesto il cui slogan è “se realmente vogliamo chiudere con il razzismo allora Cheikh non deve essere sanzionato”; così come sono parole gettate al vento quelle messe per iscritto dalla stella del Real Madrid e della nazionale brasiliana, Vinicius Jr - molto attivo sul fronte della lotta al razzismo - che sui suoi social aveva lanciato un messaggio di vicinanza e solidarietà a Quique Sanchez, allenatore del Siviglia finito - lo stesso giorno - nel mirino dei razzisti per le sue origini gitane; a Marcos Acuña, calciatore di proprietà del Siviglia, nato in Argentina con cui si è laureato campione del mondo nel 2022, chiamato ripetutamente “scimmia scimmia” da una parte della tifoseria del Getafe; a Cheikh Sarr e a tutto il Rayo Majadahonda augurandosi che “il loro coraggio possa ispirare gli altri. I razzisti devono essere smascherati e le partite non possono continuare con loro sugli spalti”.

È proprio riguardo a quest’ultimo aspetto che emerge tutta l'ipocrisia del sistema-calcio, che in Spagna come in Italia non sembra avere reale intenzione di eradicare efficacemente un fenomeno che, giorno dopo giorno, continua a martoriare lo sport che amiamo. Vanno bene le campagne mediatiche, spesso e volentieri lanciate da quegli stessi sponsor che per produrre i propri prodotti sfruttano manodopera straniera; vanno bene le giornate dedicate al contrasto di questo o quel fenomeno, così come vanno bene le prese di posizione e le condanne del razzismo da chi vive, quotidianamente e da vicino, il mondo del calcio. Sono tutti ingranaggi necessari a mandare avanti un macchinario che sembra quasi perfetto; che pubblicamente e in apparenza combatte il razzismo ma che nel profondo, ancora troppe volte lo alimenta e lo sdogana proprio grazie a decisioni come quella che ha visto protagonista, suo malgrado, Cheikh Sarr. “The show must go on” e la lotta al razzismo, così come al sessismo, resta troppo spesso ferma alla sua rappresentazione, utile a chi muove i fili del baraccone ma non di certo a chi vive sulla propria pelle la violenza di questi fenomeni.


  • Attivista da più di dieci anni nelle lotte di Napoli e provincia. Per lui i fenomeni sociali sono strettamente connessi alla politica, calcio incluso.

  • Attivista sociale, frequentatore di stadi e collezionista di t-shirt da gioco, è appassionato di sport e politica. Ha unito queste passioni nel progetto di "Calcio&Rivoluzione" di cui è tra i co-fondatori.

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