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Serie A
, 8 Aprile 2024

Anche Cose Buone - Vlasic Cuore Toro


Giocate dalle ultime settimane di Serie A che la generazione highlights si è fatta sfuggire.

Requisiti per far parte di questa carrellata: essere una giocata di una squadra non compresa tra le prime 8 della classifica di Serie A; non essere inserita nei riassunti da 3.05' di DAZN o quasi 4' di Serie A perché vanificata da errori altrui o perché di una bellezza più difficile da cogliere rispetto a tutto ciò che circonda un'espulsione, un'occasione da gol o una chiamata del VAR.

Una carrellata necessaria, però. Perché la Serie A è piena- checché se ne dica - di chi fa Anche Cose Buone.

Enzo Barrenechea (Frosinone, @Genoa) - Fútbol de potrero

"Il talento individuale, come per un pianista o un violinista, porta gli europei a dire che gli argentini “tocan el futbol” e legittimano l’idea del “toque” come il simbolo dello stile nazionale. La definizione per indicare la predisposizione calcistica albiceleste è tratta dalla tesi di Hernan Crespo al termine del Corso UEFA Master Pro di Coverciano, e niente potrebbe descrivere meglio la superflua ricerca di questo dribbling di Enzo Barrenechea. Una gambeta per passare tra le gambe, tra l'altro, di uno che ha reciso parte del cordone ombelicale che lo lega al Sudamerica, un Mateo Retegui eroe dei due mondi - speriamo.

Audace. Mordace. Arguto. Criollo.

Federico Baschirotto (Lecce, vs Roma) - Rags to Riches

La trasposizione anglosassone del nostro dalle stalle alle stelle - perché tutto sommato mister Gotti lo vedremmo bene nel ruolo di comparsa nel film che concluderà Peaky Blinders - dipinge la sferzata che il cambio sulla panchina giallorossa ha dato anche alle prestazioni di Baschirotto. Da guidato da Umtiti a guida di Pongracic, il salto non è stato banale o scontato, ma mai come nelle due gare contro Salernitana e Roma il 27enne di Isola delle Scala è parso a suo agio nei nuovi panni.

Lucido nell'attendere il movimento ad accorciare di Oudin. Paziente nel non scaricare immediatamente su Gallo, rischiando l'intercetto di Baldanzi e agevolando la formazione della superiorità numerica. Preciso nel filtrante che, con un solo tocco del 10 a seguire, permette di saltare due linee di pressione in un amen.

Federico Bonazzoli (Hellas Verona, @Cagliari) - x1.5

Yerry Mina, Gabriele Zappa, Alessandro Deiola e Nahitan Nandez si ritrovano per una maratona di Venti Ventisei, stretti sotto le coperte nel lettone ad ascoltare la voce di Simone Tommasi e Gabriele Moretti. Sono indietro di diversi episodi, domani c'è lo scontro salvezza in casa col Verona di Baroni, bisogna recuperare tutto più veloce che si può per non sballare i ritmi circadiani.

Si è ritornati a vivere in sincrono col resto del mondo. Voci, suoni, movimenti. A parte Federico Bonazzoli, che viaggia a velocità x1.5. Stop di esterno sinistro, tocco di interno con lo stesso piede, doppio passo e scarico all'indietro per Cabal. Come se andasse al ritmo di tutti i cambi di nazionalità o dell'evoluzione della panchina della Corea del Sud della sera prima.

Gregoire Defrel (Sassuolo, vs Udinese) - Fai Da Te

Lo proiettano anche i cartelloni pubblicitari alle spalle del francese nel momento in cui Ruan Tressoldi inciampa su sé stesso, si rinvia addosso e non allontana adeguatamente il pericoloso retropassaggio di Toljan dall'area di Consigli. La sfera sfugge verso la linea laterale, con tutti i centonovantotto centimetri e ottantacinque chili di Thomas Kristensen pronti a divorarsela.

Gregoire Defrel, sei solo contro la pressione dell'Udinese. Spalle alla porta, con la forza centrifuga della corsa che ti spara verso le tribune del Mapei Stadium. Fai da te.

Drible da vaca con tacco del piede più lontano dal centro del campo. Niente di più normale per uno degli esteti più stanchi della Serie A, nella squadra più esteticamente stanca d'Italia.

Armando Izzo (Monza, @Torino) - Quello che resta in piedi se ti arrendi

E dimmi che pretendi
Conta se ne dai, quante ne prendi
Ma io rimango su, sono last man standing

Sarebbe Nitro, ma sembra tanto Izzo che resiste alla forza di gravità, pianta la gamba destra e allunga la sinistra per contrastare il mancino a botta sicura di Zapata. Aggrappandosi quasi al colombiano per alzare la linea del Monza sulla respinta, con istinto da caudillo. CaudIzzo - scusate.

Antoine Makoumbou (Cagliari, vs Hellas Verona) - Inamovibile

Un oggetto volante non identificato plana sul prato dell'Unipol Domus di Cagliari. Makoumbou lo guarda dal basso, lo riconosce. È una pallaccia.

La controlla con la punta, troppo di punta. Un tocco schifiltoso, quello con cui appoggi il sacco dell'umido nel cassonetto con la paura che possa schizzarti i vestiti. Serdar e Duda non sono esattamente le persone che ti augureresti nei paraggi se concedi un minimo di palla scoperta ma il centrocampista di Ranieri gira attorno al primo e anticipa l'anticipo del secondo. Il tutto senza piegare le gambe, mantenendo la piena verticalità del busto. Ordigno disinnescato.

Josep Martínez (Genoa, vs Frosinone) - Ammorbidente

Se si escludono dalla contesa due portieri drogati dal volume di rinvii lunghi dal fondo - Montipò e Milinkovic-Savic - Josep Martínez è 3° in Serie A per distanza totale dei passaggi progressivi in Serie A. 3° anche per tocchi totali tra gli estremi difensori del campionato, ma soprattutto 1° per metri percorsi in conduzione durante il possesso.

Col pallone sotto la suola per attirare la pressione di Cheddira, la testa è sempre alta per osservare oltre il pressing del Frosinone. Il destro è affettato, addolcito. Deterso con l'ammorbidente.

Nikola Vlašić (Torino, vs Monza) - Cuore Toro

Spesso si abusa della retorica del passato di una squadra nel proiettare valori e doti indispensabili per fare bene anche nel presente. Il Cuore Toro è una di queste espressione, che autoimpedisce di svuotarsi di senso ed esempi riconoscendo come veri simboli granata giocatori primariamente disposti al sacrificio. Quando lo uniscono alle doti tecniche, però, non c'è verbosità che tenga.

Che Nikola Vlašić abbia l'intelligenza e il destro per governare i ritmi di una partita di Serie A, non c'era bisogno di vederlo indossare la maglia del Torino per immaginarlo. Che potesse farlo anche col correre all'indietro, mettendosi alle spalle l'89% dei centrocampisti offensivi e ali di Serie A per palle recuperate, e sporcare i 90' con piccole cose come questo sprint di fronte al compaesano Juric, è una piacevole conferma da 68 gare ufficiali a questa parte.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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