
Il Cesena è uscito dal purgatorio
Sei anni dopo il fallimento, il Cesena è tornato in Serie B.
Il Cesena ha impiegato sei stagioni - dopo il fallimento e la mancata iscrizione ai campionati professionistici del 2018 - per tornare a quella che è storicamente la sua dimensione, la Serie B. È stato un percorso lungo, forse anche più di quanto ci si poteva aspettare dopo l’immediata risalita dalla D alla C al termine della stagione 2018/19, punto di partenza della nuova società.
La scelta del termine purgatorio non è casuale, perché il Cesena è sembrato affrontare un vero e proprio percorso di redenzione, anche se per peccati non suoi, ma commessi dai responsabili della gestione finanziaria e degli enormi debiti che portarono al fallimento. Quella di sei anni fa fu una caduta forse ancora più dolorosa perché il Cesena nei primi anni Dieci aveva vissuto uno dei periodi migliori della sua storia, quantomeno della sua storia recente, stabilizzandosi come una delle squadre più quotate della Serie B e giocando addirittura tre stagioni in Serie A.
La promozione nella massima serie era arrivata nel 2009-2010, a cui seguì una salvezza insperata nella stagione successiva, giocata con una squadra che in estate veniva considerata una specie di armata Brancaleone con poche speranze ma che, come poi hanno confermato i risultati, nascondeva alcuni giocatori capaci di costruirsi una buona carriera in Serie A e persino in Nazionale: Nagatomo, Parolo, Giaccherini e Schelotto su tutti. Nell’estate successiva una campagna acquisti ambiziosa aveva portato in rosa elementi importanti, come Eder, Candreva, e Adrian Mutu, che però non riuscirono a salvare il Cesena in una stagione estremamente complicata fin dai primissimi esordi. La squadra era riuscita a tornare in A rapidamente, con una nuova promozione nel 2013-2014, salvo retrocedere direttamente al termine della stagione 2014-2015. Probabilmente, già in quel momento si era innescata la spirale di eventi negativi che avrebbero portato alla penalizzazione e retrocessione in Serie C nella stagione 2017-18 e alla bancarotta dell’estate del 2018.
Un nuovo Cesena
In seguito al fallimento, una cordata di aziende e imprenditori locali - ai quali si è poi affiancata l'attuale proprietà americana che ha acquisito il 100% delle quote nel 2022 - ha reso possibile la creazione di una nuova società chiamata Associazione Sportiva Dilettantistica Romagna Centro Cesena, che si è unita con la newco Cesena Football Club S.p.a. per creare il Cesena FC, erede del titolo sportivo dell'Associazione Calcio Cesena. Oggi la società è totalmente di proprietà della JRL Investment Partners LLC, società guidata da due imprenditori newyorkesi, Robert Lewis e John Aiello, attuale presidente. Parallelamente allo sviluppo della nuova società, il Cesena ha seguito un graduale processo di crescita anche dal punto di vista sportivo, e dopo i primi piazzamenti a metà classifica, si è iniziato a puntare più in alto.
Il campionato di Serie C è piuttosto complicato, soprattutto se si ha l’ambizione della promozione, e per raggiungerla si è sostanzialmente obbligati a vincere il proprio girone, visto che solo la prima in classifica viene promossa direttamente, mentre le altre devono passare attraverso le forche caudine dei playoff, che coinvolgono 28 squadre e ne premiano soltanto una. Ai bianconeri sono quindi serviti cinque campionati di Serie C per raggiungere l’obiettivo, con tre tentativi falliti ai playoff tra cui il più fresco è rappresentato dalla sconfitta ai rigori in semifinale contro il Lecco della scorsa estate.
Già durante la scorsa stagione la squadra era sembrata a un livello sufficiente per la promozione ed aveva tenuto il ritmo della Reggiana per tutta la prima parte di campionato, ma le speranze erano svanite dopo la sconfitta in casa nello scontro diretto nel girone di ritorno, a marzo. Il Cesena aveva però continuato a inanellare risultati, e complice anche un calo di tensione della Reggiana nel finale di stagione, era arrivato secondo per soli due punti, e in questa stagione l’obiettivo della promozione è stato raggiunto con largo anticipo, addirittura a fine marzo, anche se in realtà le giornate mancanti sono soltanto quattro, visto che il campionato terminerà presto per lasciare spazio ai lunghissimi playoff.
Fin dalle prime settimane di stagione il Cesena è sembrato nettamente più forte delle altre squadre, anche a causa delle difficoltà di alcune delle contendenti più accreditate, come Spal, Entella e Pescara, e un po’ a sorpresa ha dovuto convivere con l’inseguimento della Torres, che con una prima parte di campionato eccezionale è riuscita a tenere il passo dei romagnoli, pareggiando anche nello scontro diretto di dicembre. Nel 2024 i sardi hanno però avuto un calo, accumulando una serie di risultati negativi che hanno portato il distacco in classifica ad allungarsi rapidamente: il Cesena non si è fermato, arrivando a mettere 14 punti tra sé e la seconda, e addirittura oltre 20 punti dalla terza.

La gestione americana, che si è comunque avvalsa di dirigenti e collaboratori italiani, ha sicuramente portato delle novità, ma senza snaturare i principali elementi del DNA della squadra romagnola, a partire dal legame strettissimo con i tifosi e il territorio. Il Cesena ha da sempre raccolto sostenitori anche oltre i confini cittadini, e pur mantenendo le rivalità con le vicine Ravenna e Rimini, ha rappresentato la massima espressione della Romagna nel calcio italiano di alto livello. La vicinanza e il supporto dei tifosi è testimoniato dalle presenze allo stadio: dal suo ritorno in Serie C il Cesena è sempre stato ai vertici delle classifiche di affluenza della categoria, nonostante la concorrenza di città molto più popolose, e anche in questa stagione si è attestato su una media di oltre 9000 tifosi nei match casalinghi.
Un legame viscerale con il territorio reso evidente anche da gesti dal forte valore simbolico, come l’impegno concreto di squadra e staff al fianco dei cittadini cesenati impegnati a spalare il fango dell’alluvione del maggio 2023, o l’abitudine costruita nelle ultime stagioni di fermarsi al termine delle partite, e in particolare delle vittorie, a cantare assieme alla curva “Romagna mia”, con i giocatori schierati come una nazionale che canta il suo inno. Un rito reso ancora più autentico dalla presenza in rosa di tanti ragazzi romagnoli cresciuti nel settore giovanile bianconero, da sempre un hub in grado di raccogliere i maggiori talenti del territorio romagnolo.
Nella formazione titolare scesa in campo nel match decisivo contro il Pescara erano presenti ben tre ragazzi provenienti dal vivaio del Cesena e nati in Romagna: il difensore Simone Pieraccini, 2004 nato a Ravenna, il centrocampista Matteo Francesconi, coetaneo ma di Faenza, e Tommaso Berti, local boy cesenate, tornato dopo l’esperienza di un anno nelle primavera della Fiorentina, oltre a Cristian Shpendi, anche lui nel settore giovanile bianconero da diversi anni.

Giocatori che nel corso della stagione hanno avuto un ruolo importante, in alcuni casi guadagnato partita dopo partita: certamente questa sinergia tra giovanili e prima squadra diventa sempre più difficile da costruire man mano che si sale di categoria, ma fa parte della storia del Cesena anche in Serie B, dove è sempre riuscito a valorizzare sia i giovani del proprio vivaio che quelli presi in prestito da altre squadre, e rimane più di qualche rimpianto pensando a ragazzi che hanno lasciato le giovanili a causa del fallimento del 2018 e già arrivati al calcio di primo livello, come Cesare Casadei e Matteo Prati.
Due gemelli in Serie A?
Il dominio di questa stagione è arrivato anche grazie alla decisione di puntare e dare fiducia a Domenico Toscano, arrivato alla sua quarta promozione in B. Nel suo biennio il tecnico ha sperimentato a seconda delle caratteristiche degli interpreti tutte le possibili sfumature tra il 3-5-2 e il 3-4-3, evolvendo il 3-4-1-2 della prima stagione nel 3-4-2-1 utilizzato quest’anno. Non certo sistemi innovativi per la Serie C, ma interpretati con una certa contemporaneità e ambizione: braccetti di difesa tecnicamente a proprio agio in conduzione e coinvolti nelle rotazioni sulle catene laterali, quinti molto alti a fissare l’ampiezza, movimenti coordinati degli attaccanti. Tra questi il ruolo di protagonista se lo è preso Cristian Shpendi, autore di 20 reti finora, partito per giocarsi uno dei due posti inizialmente previsti in avanti e finito a ricoprire il ruolo riferimento centrale, in un tridente completato da un attaccante estremamente rapido come Kargbo nel mezzo spazio sinistro e di un trequartista più abile a muoversi tra le linee in quello destro, quasi sempre Berti.
Quella dei due gemelli Cristian e Stiven Shpendi è probabilmente la storia nella storia degli ultimi due anni del Cesena. Nati ad Ancona nel 2003 e con doppia cittadinanza - albanese e italiana - ed entrambi attaccanti, i due fratelli sono cresciuti insieme anche calcisticamente, giocando spesso in coppia anche nelle giovanili del Cesena. Le caratteristiche fisiche sono comprensibilmente molto simili, ma i due gemelli hanno sfruttato una certa complementarietà di quelle tecniche: Stiven è più una seconda punta, abile in conduzione e con una sensibilità tecnica probabilmente superiore, mentre Cristian ha dimostrato un istinto notevole in area di rigore e migliori capacità di finalizzazione.
I gemelli sono stati aggregati in pianta stabile alla prima squadra nella stagione 2022/23, dove avrebbero dovuto ricoprire il ruolo di alternative degli esperti Simone Corazza e Alexis Ferrante. Complice la stagione estremamente negativa dell’attaccante argentino, i gemelli Shpendi hanno iniziato a ritagliarsi uno spazio sempre maggiore, e mentre Cristian è stato frenato da qualche problema fisico, Stiven si è progressivamente guadagnato il posto da titolare, chiudendo la stagione con 12 gol in 31 presenze. La sua esplosione aveva attirato diverse attenzioni dalle categorie superiori, e una volta fallito il tentativo di raggiungere la Serie B ai playoff è apparso subito chiaro che sarebbe stato difficile trattenerlo.
Alla fine nell’estate 2023 Stiven è passato direttamente in Serie A, ad Empoli, dove in questa stagione ha avuto poco spazio in una squadra in grande difficoltà per buona parte del suo campionato. A raccoglierne il testimone nel nuovo attacco bianconero è stato il fratello Cristian, che nonostante i nuovi arrivi in attacco si è preso fin da subito la maglia da titolare, trascinando la squadra alla promozione con 20 gol in 30 presenze.
È difficile prevedere cosa succederà ai due fratelli nella prossima stagione: Stiven potrebbe restare a Empoli o cercare spazio in Serie B, e anche il futuro di Cristian è tutto da decidere, tra le possibilità di fare un anno di apprendistato in B a Cesena o in una squadra che ambisca alla promozione, oppure imitare il salto fatto dal gemello nel caso di qualche interessamento dalla Serie A. In ogni caso, sarebbe curioso tornare a vedere due gemelli affrontarsi in Serie A in futuro, o magari in B in quello più prossimo. Forse uno dei due vestirà la maglia bianconera del Cesena, finalmente uscito dal suo lungo purgatorio.
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