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Sinner
, 2 Aprile 2024

Jannik Sinner ci ha stupito ancora


Il suo percorso a Miami è stato inscalfibile.

La mattina di domenica 17 marzo, dopo la sconfitta contro Alcaraz, qualcuno ha mugugnato. La serie infernale di diciannove vittorie consecutive si era arrestata contro il rivale di sempre, e per la prima volta Sinner aveva dato segnali di vulnerabilità.

Quel demone inscalfibile era crollato, e a molti sembrava non importare che lo avesse fatto per mano dell'allora numero due del mondo, nonché futuro (ma non troppo) dominatore del tennis. In altre parole, nonostante la rivalità sentita e la speranza infranta di vedere la serie vincente non interrompersi mai, la sconfitta con Alcaraz era tutto fuorché preoccupante; come al solito, però, la percezione distorce gli eventi.

Due settimane dopo, la sera di domenica 31 marzo (non a caso il giorno di Pasqua), quel demone inscalfibile è tornato a prendersi tutto, sconfiggendo nettamente Dimitrov per prendersi il secondo Masters 1000 della carriera e l'attuale secondo posto della classifica mondiale. Lo ha fatto facendolo sembrare così facile da ribaltare completamente l'opinione comune. Nel percepito di questa vittoria c'è quella normalità figlia dell'onnipotenza: Sinner ha vinto praticamente in scioltezza, giocando una partita perfetta, in modo talmente netto da risultare noioso, quasi ovvio.

Dietro a questa superficie di banalità, però, c'è molto di più.

C'è innanzitutto il peso della storia. Jannik Sinner è il primo italiano a raggiungere il secondo posto in classifica, il primo italiano a vincere due Masters 1000, l'unico giocatore insieme a Nadal, Federer, Djokovic e Agassi a vincere Australian Open e uno tra Indian Wells e Miami nella stessa stagione. E poi ancora, Jannik Sinner ha vinto 25 degli ultimi 26 incontri, 42 degli ultimi 45, tre tornei su appena quattro giocati nel 2024 e solo Nadal ha perso meno game negli ultimi due turni di un 1000 nel nuovo millennio.

Jannik Sinner recordman quindi, ma oltre a questo c'è anche un percorso, tecnico e mentale, che lo ha portato fino a qui. Al di là delle più eccessive percezioni infatti, la sconfitta con Alcaraz a Indian Wells poteva effettivamente lasciare qualche strascico. Per la prima volta non aveva giocato con la solita brillantezza, e nella conferenza stampa post partita lui stesso aveva ammesso il calo di rendimento: "A questi livelli, calare anche solo dell'uno o due per cento fa la differenza". Sinner doveva metabolizzare una sconfitta di per sé non preoccupante, a patti di accoglierla nel modo corretto.

A questo poi, aggiungiamoci una preparazione minima per il torneo di Miami, che è venuto subito dopo, e il gioco è fatto. Nei primi turni infatti, Sinner è sembrato ancora una volta poco brillante, o comunque non come al solito. L'adattamento al clima e alla superficie ha per forza di cose richiesto più tempo, e non a caso ha riscontrato le difficoltà più grandi ad approcciare le partite.

Nel secondo turno, Griekspoor è arrivato a un passo dall'upset, cogliendo perfettamente le chances offerte da un Sinner non proprio centrato. Poi però l'azzurro ha trovato le contromisure e soprattutto la confidenza (benedetta pioggia). Ha iniziato a sentire la palla e ha chiuso il terzo set con il punteggio di 6-1. La stessa cosa ma in misura minore è successa contro O'Connell e contro Machac. Le volte in cui Sinner ha perso il servizio sono state tutte nel primo set, per poi gestire con tranquillità l'andamento delle partite.

Il percorso che ha portato Sinner in semifinale, quindi, è stato tutt'altro che in discesa. Il classe 2001 è andato oltre in tempo zero a una sconfitta che poteva aprire una ferita e non si è fatto scalfire dalle difficoltà dei primi turni, ma lo ha fatto in modo talmente naturale da farci dimenticare tutto. Ha cambiato ancora una volta le nostre percezioni. Fermarsi e riavvolgere il nastro serve a godersi di più il cammino, ad apprezzarne le difficoltà. E anche a impreziosire tutto quello che è venuto dopo, dalla partita con Medvedev in poi.

Accendere l'interruttore

Tra i quattro semifinalisti, Jannik Sinner era è il favorito per la vittoria finale, non senza controindicazioni e difficoltà. L’altoatesino è sembrato nel momento di maggiore stanchezza del 2024, manifestata dagli approcci non impeccabili nelle partite precedenti. L’avversario era ancora una volta Daniil Medvedev, un altro arrivato all’incontro tutt’altro che riposato, dopo aver raggiunto la finale di Indian Wells poi persa contro Alcaraz. Dalla sua parte aveva una buona convinzione mentale grazie a un percorso piuttosto netto, senza perdere neanche un set.

Sinner ha incrociato nuovamente l’avversario con cui ha condiviso alcune delle sfide più rappresentative della sua carriera. Dopo sei sconfitte consecutive, lo ha battuto nelle finali di Pechino e Vienna, nella semifinale delle ultime ATP Finals e nella già leggendaria finale degli Australian Open. Da Miami a Miami quindi, un anno dopo l’ultima vittoria di Medvedev ai suoi danni.

Le premesse promettevano equilibrio e spazio a possibili colpi di scena, dato soprattutto lo straordinario precedente di qualche mese fa a Melbourne. Poco lasciava presagire che la semifinale di Miami sarebbe stata una delle prove di forza più convincenti della carriera di Jannik Sinner. Eppure è quello che è successo.

Fino a questo punto aveva sempre concesso ai suoi avversari la possibilità (colta da tutti) di approcciare la partita in modo sorprendente ed energico. La resistenza di Griekspoor, i colpi stupendi di O’Connell e le martellate di Machac sono però evaporate pian piano di fronte a una crescita progressiva del numero due del torneo, che ha avuto la meglio per maggiore continuità. Tra una percentuale di prime non eccellente e qualche errore di troppo con il rovescio e negli attacchi a rete, questi piccoli difetti hanno acceso piccolissimi segnali di vulnerabilità, almeno per le fasi finali di questo torneo.

Dalla semifinale in poi, Sinner ci ha stupito ancora. Con il passare del tempo, il suo adattamento all'ambiente è migliorato a dismisura. Se fino ai quarti ha dovuto quasi sempre rimediare ad approcci non brillantissimi, dalla partita con Medvedev Sinner ha acceso definitivamente l'interruttore. Un processo a cui ci aveva abituato solo Djokovic, che non sembra mai in grado di arrivare in fondo e alla fine ci arriva, grazie a una specie di magia nera.

Nel momento più inatteso, ha regalato al pubblico dell’Hard Rock Stadium un delizioso monologo di soli 69 minuti, concedendo soltanto tre game al numero quattro del mondo. Il Medvedev sceso in campo venerdì scorso è decisamente più annebbiato del solito: particolarmente litigioso con il dritto, aggrappato solo a sporadici (ma immancabili) colpi di classe e completamente alla deriva nel finale, dove molla la presa e viene tradito anche dal suo fedele rovescio.

Gran parte del merito però è dovuto a Jannik Sinner e alla sua miglior partita dalla vittoria degli Australian Open. 17 colpi vincenti, 47% di punti vinti rispondendo alle prime e 59% alle seconde di servizio. Sono solo alcune delle statistiche impressionanti che non concedono analisi tecniche approfondite. È salito in cattedra fin da subito per poi rimanerci, sconquassando la testa del russo di punto in punto. È bastata la semifinale per confermare la manifesta superiorità a cui ci aveva abituato: è lui l’uomo da battere.

Le impressionanti statistiche di Sinner-Medvedev (tennislive.it).

In finale si presenta l’ultima carta imprevisto di cui sbarazzarsi. Sinner ha battuto ragazzi fuori dalla Top 100, giocatori in ascesa e campioni con cui si contende i posti in classifica ATP. Resta soltanto Grigor Dimitrov, a mani basse il giocatore più in forma del torneo.

Non è certo un nome nuovo o insolito ad alti livelli.

La carriera del bulgaro è stata costantemente accompagnata da alti e bassi. La versione vista negli Stati Uniti è più consapevole e matura rispetto alle precedenti, capace di eliminare tennisti di prima classe come Hurkacz, Alcaraz e Zverev. Gioca una partita stupenda nel quarto di finale contro lo spagnolo, dove la classe e l'esperienza fanno da padrone: “Mi ha fatto sentire come se avessi 13 anni”, confessa il classe 2003 dopo l’incontro. E pensare che aveva rischiato tantissimo di salutare il torneo al primo turno, contro Tabilo, salvo poi vincere il tie-break nel secondo set e chiudere i conti al terzo. Il raggiungimento della finale vale il certificato ritorno in Top 10, che mancava dal 2018. Giusto per tenere ancora alta la bandiera del rovescio a una mano, quasi in via di estinzione.

Nessuna pressione e momento d’oro contro uno dei migliori giocatori del circuito: quale miglior ricetta per tentare di insidiare Sinner? Dimitrov conferma la sua forma smagliante nel primo quarto d’ora. La palla viaggia a velocità impressionanti fin dalle prime battute, spinta dalla sua aggressività. Il suo posizionamento in risposta è quanto di più distante dal modus operandi di Medvedev; Sinner, stavolta, si trova davanti un avversario che cerca di stare il più vicino possibile alla linea.

Dimitrov si prende l’impostazione del gioco e muove l’italiano da una parte all’altra con grande facilità. Jannik subisce e corre, faticando a difendere il servizio sul 2-2 mentre il bulgaro chiude due turni di battuta a zero. Il primo turning point, nonché il più pesante, è proprio il punto successivo. Stavolta è Sinner a muovere Dimitrov, che manifesta evidenti segnali di stanchezza, causa del doppio fallo successivo. Il primo break dell’altoatesino è un punto di non ritorno. Il primo set si chiude 6-3, con l'improvvisa fatica da parte del bulgaro nel difendere i propri turni di servizio, uno vinto al terzo vantaggio e l’altro perso. Il punto con cui Sinner chiude il set è una delle clip più potenti di Miami 2024, un passante su attacco a rete a regola d’arte di Dimitrov che attraversa un corridoio strettissimo e si adagia perfettamente sulla linea.

Il bulgaro dà segnali di ripresa a inizio secondo set, dove conferma la sua efficienza al servizio (64% di prime, meglio rispetto al 56% dell’avversario). Sinner risponde colpo su colpo e non concede possibilità di break. La sua media è più discontinua: soffre maggiormente gli scambi con la seconda, ma vince l’88% dei punti quando entra la prima. L’italiano migliora la precisione e aumenta le variazioni, trovando anche un angolo strettissimo memorabile, tra le migliori trovate dell’incontro. Un altro break di Sinner porta il punteggio del secondo set sul momentaneo 3-1. Da qui, pian piano, Dimitrov si spegne regalando le ultime meravigliose perle, marchiate dal suo romantico e potentissimo rovescio a una mano. A dire il vero, prova a cambiare spesso strategia chiamando anche l’altoatesino a rete e cercando di farlo correre il più possibile.

La realtà è che, anche questa volta, Sinner dimostra di essere superiore atleticamente, ma soprattutto si è guadagnato il controllo tattico e mentale dell’incontro. Mentre nei quarti di finale contro Alcaraz era Dimitrov a muovere il gioco, stavolta il bulgaro è stato ridotto a poche ed estemporanee fiammate. Sinner lo ha messo da una parte all'altra con una facilità imbarazzante, e Dimitrov non ha potuto fare di più. In ogni sua partita arriva un momento, spesso poco prima della fine, dove la sensazione della sua supremazia pervade anche l’avversario. E quando Dimitrov non controlla la schiacciata, regalando il secondo break consecutivo e il 5-1, alza bandiera bianca. Jannik non è mai stato così frustrante per chi se lo trova contro, e la conferma arriva dallo stesso Dimitrov durante la premiazione: "Vederti giocare è bello, affrontarti molto meno".

Sinner chiude la finale 6-3 6-1. La terza è quella buona: dopo le due perse contro Hurkacz e Medvedev nel 2021 e 2023, finalmente vince il Masters 1000 di Miami.

Festa per il secondo posto nel ranking? Non sono il tipo, preferisco una cena molto tranquilla. Anche perché non c’è molto spazio per festeggiare, prima di Montecarlo. La sensazione di essere il numero 2 è stupenda, non pensavo di arrivare fin qui. Per me lo sport è una cosa e la vita è un’altra, vincere un trofeo in questi giorni significa molto per me. C’è tanto lavoro dietro. Nella mia mentalità, senza lavoro non ci saranno mai risultati. Se uno è predestinato per lavorare, i risultati arrivano”.

Le parole di Sinner chiudono un’altra settimana da favola. Ma lui confessa, come sempre accaduto, di non avere segreti. Dopo i risultati degli scorsi mesi si è spesso parlato di consacrazione, di gloria, si è scelto il momento della svolta della sua carriera a proprio piacimento. Eppure la sua mentalità non cambia di una virgola: i risultati si ottengono attraverso il lavoro. Il campo riflette la sua etica; non è solo talento. Ed è questa la consapevolezza principale, che fa sognare noi appassionati e tutti coloro che si sono avvicinati al tennis proprio grazie a lui. Con la speranza che questo storico secondo posto in classifica possa essere una tappa verso l'ennesima pagina di storia.


  • Classe 2002. Firenze. Giornalista pubblicista. Laureato in Scienze Politiche (Comunicazione e Media).
    Segue e scrive di calcio e tennis. Spesso a giro con una sciarpa viola.

  • Classe 2003. Ama i talenti inespressi e i giocatori ipertecnici. Ora studia Comunicazione e Società.

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