
Dimitrov-Sinner (3-6, 1-6)- Considerazioni Sparse
Jannik Sinner vince il Miami Open schiantando in finale un Dimitrov che ha la sola colpa di essergli inferiore.
22 vittorie nelle prime 23 partite stagionali, 3 tornei vinti su 4 disputati, primo nella Race e secondo nella classifica mondiale. Se non bastano i freddi numeri, se ancora ce ne fosse bisogno, c'è l'ennesima dimostrazione di serena superiorità, fornita nella finale di un 1000, a spiegare che cosa sta diventando questo 2024 per Jannik Sinner. Era la terza volta che l'azzurro si presentava in finale al Miami Open, dopo aver perso contro Hurkacz nel 2021 e contro Medvedev nel 2023. Adesso non si fanno più prigionieri: non basta più il russo (piallato in semifinale), non c'è Dimitrov che tenga. Jannik Sinner mette in bacheca il secondo Master 1000 in carriera, ma soprattutto Jannik Sinner vuole prendersi tutto. E va di fretta.
Davanti a Sinner c'è un Grigor Dimitrov che si presenta nel momento indiscutibilmente migliore della sua stagione, una specie di giovinezza di ritorno per "baby Federer", che ha in Alcaraz e Zverev le due vittime più illustri del suo sorprendente percorso. Una partita in cui Sinner parte naturalmente favorito, come ormai gli accade con più o meno chiunque nel circuito, ma in cui è più bravo di quanto non si pensi a dimostrare con grande chiarezza espositiva le motivazioni di un tale pronostico. Il momento di forma del bulgaro si legge nella scelta coraggiosa di rispondere con i piedi in campo e prendere spesso la rete, scelta che aveva pagato i dividendi nei turni precedenti, ma che dopo pochi game sbatte sordamente contro le prime al corpo e i passanti di un solidissimo Sinner.
La partita vera e propria dura più o meno tre giochi, per poi prendere una direzione irrevocabile tra il quarto e il quinto game del primo set. La combo palla break salvata-break subito mette le ali all'azzurro e taglia le gambe a Dimitrov che, da lì, si trova ad affrontare una delle partite più faticose della sua carriera, seppur nei soli 74 minuti di durata. Ogni turno di battuta, ma persino ogni punto realizzato, prendono le sembianze di conquiste strazianti per il bulgaro, che per poter strappare un "quindici" a Sinner sembra dover ogni volta dar fondo al meglio del suo repertorio. Da un certo punto in poi non basta più: senza quasi dover nemmeno cambiare marcia, Jannik annacqua le residue resistenze di Dimitrov nel primo set, e poi lo spazza via in un secondo parziale che assomiglia più ad un allenamento;
Se c'è un punto che può fotografare questa finale è forse quello smash scolastico che un Dimitrov esasperato a rete manda fuori di metri e che porta Sinner a servire per il match, sul 5-1. L'emblema di quanto il tennis dell'italiano abbia asfissiato il suo avversario, come già successo nella disarmante semifinale contro Medvedev, togliendogli il fiato con un ritmo per lui semplicemente insostenibile. Se le premesse erano quelle di un match combattuto, contro un avversario che stava quasi volando, che aveva fatto sentire Alcaraz "come un tredicenne", il campo ha inesorabilmente rotto questa magia, mostrando in modo inappellabile tutta la differenza che in effetti esiste tra questi due tennisti. È proprio questa la grandezza che Sinner dimostra in un torneo come questo: se è vero che non sempre i suoi tabelloni sono stati costellati di avversari irresistibili, è però una caratteristica dei campioni quella di non scivolare mai sul match in cui si è favoriti. E quest'anno l'hanno fatto tutti. Tranne Jannik Sinner.
Che prospettive si aprono ora per l'azzurro? È normale che ad oggi sembrano non esistere limiti per lui, che ha il mondo in mano e vive un momento in cui chiunque nel circuito farebbe fatica a stare in campo contro di lui. Se da un lato la terra rossa arriverà a proporgli un tipo di superficie meno congeniale alle sue caratteristiche, dall'altro gli offre una fetta di stagione in cui difende oggettivamente pochi punti, nascondendo quindi l'occasione di prendersi quella vetta della classifica ATP che può sembrare un traguardo effimero a questo punto della stagione, ma può anche cominciare ad abituare Sinner a quella posizione alla quale partite come quella di stasera sembrano candidarlo in pianta stabile. E se questo 2024 ci sta dimostrando qualcosa, è che Jannik Sinner non soffre di vertigini.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














