
Chi si salva?
Squadra per squadra, una panoramica sulla lotta salvezza più serrata degli ultimi anni.
Fine marzo. Le giornate si allungano, le temperature si alzano, la gente inizia ad affollare parchi e piazze senza la preoccupazione del freddo e del maltempo. Contemporaneamente, la nazionale torna dall'ultima sosta nazionali della stagione, ultimo distacco forzato dalla loro squadra per i tifosi delle venti squadre di Serie A. Da fine marzo è tutto un grande rush finale senza interruzioni di sorta, tra una grigliata e una domenica a inseguire i primi caldi al mare si fanno previsioni, tabelle, calcoli sul percorso che attende la propria squadra del cuore da lì a fine maggio. C'è chi conta i punti necessari per lo scudetto, chi studia gli incroci per conquistare l'Europa e chi, con orrore e preoccupazione, scruta il calendario pregando per la salvezza della squadra di cui è tifoso.
A nove giornate dalla fine, i tifosi di sette squadre stanno vivendo proprio quest'ultimo stato d'animo, risucchiati nella lotta salvezza più affollata ed emozionante degli ultimi anni. Lecce, Udinese, Verona, Cagliari, Empoli, Frosinone e Sassuolo, tutte compresse in cinque punti con le loro frustrazioni, speranze, qualità, debolezze, preoccupazioni. Cinque di queste a maggio potranno tirare un sospiro di sollievo, due si prepareranno per un anno di purgatorio al fianco dell'ormai spacciata Salernitana (anche se, nel calcio, mai dire mai...). Abbiamo deciso dunque di passare in rassegna questi sette team uno ad uno, cercando di capire le ragioni per cui dovrebbero salvarsi e quelle per cui non dovrebbero farlo. Una vera e propria guida per prepararsi a questo rush finale.
Lecce (13° posto - 28 punti)
Valore rosa: 4/5
Morale: 3/5
Difficoltà calendario: 2/5
Si salva perché: ha uno dei migliori portieri del campionato
Non si salva perché: lascia troppe occasioni agli avversari
È difficile parlare di una squadra che ha appena cambiato guida tecnica, rendendo non più necessariamente attuale ogni ragionamento sulle partite giocate fino a questo momento. È proprio dal Lecce - che ha esonerato D'Aversa, sostituendolo con Gotti - però che bisogna partire, in quanto occupa la posizione di partenza migliore per questo rush finale. I salentini stavano lentamente scivolando in un buco nero con il precedente allenatore, arrivando a metà marzo con soli 4 punti conquistati nel 2024 e un ambiente sempre più depresso e nervoso, come dimostrato anche dalla testata che ha contribuito all'allontanamento dello stesso D'Aversa. L'avvento di Luca Gotti ha iniettato nuova linfa nell'ambiente e ha portato con sé una vittoria contro la Salernitana sporca, sofferta, arrivata lasciando il pallino del gioco agli avversari ma importantissima.
Il tecnico adriese potrebbe essere la chiave per risolvere uno dei problemi principali del Lecce 2023/24, ovvero l'efficacia della fase difensiva. Nella scorsa stagione i giallorossi avevano subito solo 46 gol, con un Baschirotto sugli scudi, mentre in questa stagione siamo già a 45 - con 9 giornate da giocare - e il difensore veneto sta rendendo in modo decisamente inferiore. Il problema del Lecce finora è stato soprattutto quello di concedere molte occasioni piuttosto nitide agli avversari: è infatti terzultimo in Serie A per xG subiti (51,89) e ultimo per valore in xG dei tiri avversari (0,12 per tiro, rigori esclusi). In questo contesto si sta però, ancora una volta, esaltando il giocatore che più di tutti può condurre alla salvezza i salentini, ovvero Wladimiro Falcone. Il portiere del Lecce è a pieno titolo nel novero dei migliori portieri del campionato e primeggia in quanto a parate fatte (97), oltre ad essere quarto per gol evitati (2,68). Il rovescio della medaglia è, ovviamente, che i salentini non possono permettersi una giornata no del loro portiere se vogliono portare a casa il risultato.

Il Lecce ha comunque dalla sua una rosa di buon livello, anche se inesperta, e gli uomini del reparto difensivo sulla carta hanno le capacità per imprimere una svolta alle loro prestazioni. Soprattutto la coppia centrale composta da Baschirotto e Pongracic può avere tranquillamente cittadinanza in Serie A se entrambi si esprimono al pieno delle loro possibilità. Anche il reparto offensivo non sfigura affatto in un contesto di lotta salvezza e Krstovic - che abbiamo visto a inizio stagione di cosa può essere capace - sembra dare segnali di risveglio. Pesano poi positivamente i quattro punti di vantaggio sulla zona rossa con cui il Lecce inizia questo rush finale e un calendario che prevede una striscia di quattro scontri diretti più il match con un Monza assestato a metà classifica. La consapevolezza nei propri mezzi, la coesione del gruppo e la spinta portata da Gotti potrebbero fare la differenza negli incroci con Empoli, Sassuolo, Cagliari e Udinese.
Udinese (14° posto - 27 punti)
Valore rosa: 4/5
Morale: 2/5
Difficoltà calendario: 4/5
Si salva perché: ha delle individualità di livello superiore
Non si salva perché: è fragile mentalmente
L'Udinese sta vivendo una stagione strana. Iniziata in modo strano - con la telenovela Samardzic, l'addio improvviso di Beto a fine mercato e gli infortuni a catena dei suoi sostituti - e proseguita in modo altrettanto strano - con la comparsa di Lorenzo Lucca al centro dell'attacco, il continuo rinvio del rientro di Deulofeu, il numero record di pareggi e le sole quattro vittorie tutte strappate contro squadre della parte sinistra della classifica. Proprio il numero striminzito di vittorie è il motivo per cui l'Udinese, che ha una rosa che potrebbe valere le placide acque della metà classifica, si trova invischiata nella lotta per non retrocedere. Le recenti vittorie contro Juventus e Lazio hanno dato una spinta importante in classifica ai friulani, ma la prestazione contro il Torino prima della sosta è riuscita a sgonfiare ogni minimo entusiasmo, come accaduto regolarmente ad ogni accenno di miglioramento durante la stagione.
L'Udinese che arriva alle ultime 9 partite di questo campionato è una squadra grigia, arrivata al punto di rottura con i suoi tifosi e costantemente sull'orlo di una crisi di nervi. I bianconeri in questo campionato sono andati in vantaggio in 13 occasioni, uscendo con tre punti solo in quattro di queste. Spesso la rimonta avversaria è arrivata nel finale, a seguito di errori individuali, disattenzioni, incomprensioni e in alcuni casi anche con la squadra in 10 per espulsioni evitabili. Composta da numerosi giocatori giovani e ai primi approcci con la Serie A, l'Udinese è una squadra fragile mentalmente, che sembra dare il meglio quando nessuno si aspetta il risultato, mentre fatica contro squadre di livello pari o inferiore, come testimonia lo zero alla voce "scontri diretti vinti". Proprio per questo motivo il calendario potrebbe essere una preoccupazione per i bianconeri, visto che propone prima un filotto di partite a media-alta difficoltà e poi tre scontri diretti con Lecce, Empoli e Frosinone a chiudere la stagione. Lì le gambe potrebbero tremare.
Anche più del Lecce, però, l'Udinese dispone di nomi che possono fare la differenza anche a livelli più alti della lotta salvezza, come Pereyra, Thauvin, Samardzic e Bijol. È un'arma che Cioffi deve saper sfruttare a suo favore in queste ultime nove giornate, perché una salvezza può passare anche da due o tre giocate di talento riuscite nei momenti giusti. Allo stesso modo, il tecnico toscano deve fare alcuni piccoli aggiustamenti per rendere la sua squadra più efficace possibile, scappando dalla combinazione che spesso ha affossato l'Udinese quest'anno tra gioco estremamente diretto (ultima per numero di passaggi e prima per dribbling effettuati) e scarsa precisione sottoporta (17ª per goal conversion). In fase difensiva l'Udinese si è ormai registrata - al netto dei soliti cali di tensione, ma davanti manca ancora la chiave di volta per collegare la qualità delle mezzali e della seconda punta alla finalizzazione di Lucca. Tanto della salvezza dei bianconeri passa da lì.

Hellas Verona (15° posto - 26 punti)
Valore rosa: 2/5
Morale: 5/5
Difficoltà calendario: 2/5
Si salva perché: sta meglio di tutte mentalmente
Non si salva perché: è una squadra assemblata in corsa
A gennaio il Verona sembrava la maggiore indiziata per prenotare un posto in Serie B con largo anticipo. Il caos societario, con annessa smobilitazione, aveva lasciato in mano a Baroni una squadra composta da giovani, seconde linee e qualche leader sopravvissuto all'esodo generale, a cui negli ultimi giorni di mercato erano stati affiancati illustri sconosciuti provenienti un po' da tutta Europa. A quel punto è scattato qualcosa a livello mentale nella rosa gialloblù, messa nella posizione di chi non aveva più niente da perdere: sono arrivati così due pareggi con Monza e Juventus, tre sconfitte preventivabili ma condite con buone prestazioni contro Napoli, Bologna e Milan e soprattutto due vittorie negli scontri diretti contro Sassuolo e Lecce. Il Verona arriva così al rush finale sopra la linea di galleggiamento, ma soprattutto lo fa sulle ali dell'entusiasmo di chi sta facendo qualcosa che sembrava semplicemente impossibile.
Il grande vantaggio degli scaligeri è, dunque, lo stato mentale con cui si approcciano a queste nove partite che rimangono, nettamente migliore di quello di tutte le altre rivali nella corsa salvezza. Non c'è solo la componente del morale però dalla parte del Verona, perché Baroni è stato in grado di mettere in campo una squadra con delle idee, che non si pone per forza in modo rinunciatario nei confronti dell'avversario e che subisce generalmente meno di gran parte delle sue dirette rivali. In questo processo Baroni è stato sicuramente aiutato dall'avere a disposizione figure importanti, come Montipò, Dawidowicz e Folorunsho, che già c'erano a inizio stagione e dall'aver trovato risorse forse insperate in giocatori come Suslov e Noslin, ma il tecnico fiorentino è stato bravo a plasmare un gruppo dall'ammucchiata di ex riserve, nuovi arrivi, giovani, sporadici veterani che si è trovato a gestire, non avendo timore nel dare fiducia a giocatori senza esperienza in Serie A.

Come è stata plasmata, una creatura del genere può anche sfaldarsi velocemente, non essendo stata costruita con un progetto in mente ma per ovviare alle contingenze del caso. La vera sfida per il Verona sarà tenere a questi livelli il morale e sperare che i giocatori chiave continuino a rendere più di quanto ci si potrebbe aspettare da loro. Una mano potrebbe arrivare anche dal calendario, che per gli scaligeri prevede gli scontri diretti contro Cagliari e Udinese, alcune partite di difficoltà medio-alta, ma contro squadre non per forza imbattibili, e soprattutto un terzetto finale di partite contro Torino, Salernitana e Inter, che potrebbero tutte e tre arrivare a sfidare l'Hellas già senza obiettivi. Quello che a gennaio sembrava impossibile - la permanenza, sul campo, in Serie A - ora non pare più così assurdo.
Cagliari (16° posto - 26 punti)
Valore rosa: 2/5
Morale: 3/5
Difficoltà calendario: 3/5
Si salva perché: ha un gruppo solido e scafato
Non si salva perché: ha un ventaglio di soluzioni ristrettissimo
Il Cagliari di Claudio Ranieri sembra provenire da un'altra era. E questo non è decisamente un bene. 4-4-2 da manuale del calcio anni '90 alternato con 3-5-2 estremamente classici, gioco lasciato in secondo piano se non direttamente dimenticato (terz'ultimo posto per passaggi completati e penultimo per possesso palla), grande ricorso alle fasce (terza squadra che crossa di più) e addirittura il tentativo di proporre un attacco - per usare un eufemismo - pesante composto da Pavoletti e Petagna. Il Cagliari è esattamente come uno si aspetterebbe da stereotipo una squadra italiana che lotta per la salvezza: una squadra diretta, senza fronzoli, sporca e anche un po' cattiva. Rimasti in zona rossa per la maggior parte della stagione, i rossoblù hanno trovato un mini-filotto positivo da due pareggi - contro Udinese e Napoli - e due vittorie - contro Empoli e Salernitana - che gli ha dato la spinta per il finale di stagione.
Ranieri ha in mano una squadra costruita attorno al blocco che ha conquistato la promozione in Serie A lo scorso anno e non sembra essere in vena di grandi esperimenti, soprattutto in questa fase della stagione. Ha trovato le sue colonne in giocatori come Dossena, Zappa e Makoumbou e si è spesso affidato agli sprazzi dell'unico che può proporre qualcosa di leggermente fuori dai binari del solito gioco rossoblù, ovvero Zito Luvumbo. Il problema è però che il Cagliari fa una fatica infinita a discostarsi da questi binari, avendo un numero di soluzioni alternative prossime allo zero quando si tratta di approcciarsi alla partita. Questo avviene un po' per costruzione della rosa, che è tra le peggiori del lotto, un po' per scelte consapevoli di Ranieri, e potrebbe essere l'ostacolo più grande alla salvezza dei sardi.

Pavoletti e compagni sono però un gruppo solido e scafato, che ha lottato fino alla fine per raggiungere la promozione lo scorso anno e che comprende giocatori già conoscitori dei bassifondi della nostra Serie A. La tenacia e l'esperienza a questi livelli possono essere un vantaggio da sfruttare per il Cagliari, soprattutto negli scontri diretti contro gruppi non abituati alla crudeltà della lotta per non retrocedere. Nel loro revival anni '90 e addietro, i rossoblù sono bravi a mettere in primo piano nella partita tutti i livelli della sfida in campo che esulano dal giocare il pallone, azzerando al minimo l'imprevedibilità e il numero di avvenimenti delle loro partite, costruendo così sfide punteggiate di sporadici momenti decisivi in cui le loro caratteristiche fisiche e attitudinali possono fare la differenza, soprattutto in match alla pari. Ne avremo oltretutto subito la prova, nello scontro diretto di Pasquetta contro il Verona: una vittoria, per quanto brutta e sporca, cambierebbe le prospettive per il Cagliari, chiamato poi ad affrontare altri due scontri diretti a maggio in cui provare a mettere i mattoncini finali per la salvezza.
Empoli (17° posto - 25 punti)
Valore rosa: 2/5
Morale: 4/5
Difficoltà calendario: 4/5
Si salva perché: ha una fase difensiva molto efficace
Non si salva perché: non ha nessuno che faccia gol
La stagione dell'Empoli è cambiata completamente con l'arrivo di Davide Nicola a metà gennaio. Tra Zanetti e Andreazzoli i toscani avevano raccolto solo 13 punti, la stessa quantità finora raccolta dal nuovo tecnico, che ha portato in dote anche 11 delle 22 reti segnate e soprattutto solo 8 dei 43 gol subiti. Ad un certo punto l'Empoli aveva una media punti da Europa e volava sulle ali dell'entusiasmo, anche più di quanto possa fare ora il Verona. Si presenta, tuttavia, al rush finale con tre sconfitte consecutive senza fare gol come biglietto da visita, ma lo slancio preso nel mese e mezzo precedente dà ancora i suoi effetti, facendo degli azzurri una squadra in salute. Nicola ha portato ordine, tranquillità e soprattutto efficacia in fase difensiva, mettendo in condizione di rendere su livelli statistici da primi della classe una difesa che, come il resto della squadra d'altronde, non è composta da grandi nomi.
Basta il numero di xG concessi dall'arrivo di Davide Nicola - superiore solo a quello di Juventus, Torino, Inter e Napoli - a certificare come l'Empoli possa provare a costruire la sua salvezza attorno al principio del "non prenderle", ma bastano altrettanto la palma di peggior attacco della Serie A e i 4 gol di Zurkowski e Caputo come migliore prestazione personale a rendere evidente il più grande problema dell'Empoli: non c'è nessuno che faccia gol. La squadra di Nicola è più aggressiva della media delle sue rivali (10ª in Serie A per PPDA, peggio solo del Lecce tra le squadre che stiamo analizzando) e arriva al tiro un numero non così basso di volte (335 tiri, 15ª in Serie A), ma ha un conversion rate tragico, che la pone all'ultimo posto in questa classifica. A gennaio sono arrivati Cerri e Niang, non esattamente i primi due giocatori che possono venire in mente per risolvere il problema del gol e la stagione di Cambiaghi sta ormai diventando da teatro dell'assurdo. L'ex Atalanta e Pordenone è arrivato a 61 tiri verso la porta in Serie A senza mai gonfiare la rete.

Il tema di queste nove partite rimanenti per Nicola sarà trovare soluzioni per far finire in porta il pallone senza doversi affidare alla (scarsa) vena realizzativa dei suoi attaccanti, evitando di farci assistere ad un Cambiaghi in versione spara-palloni. Una soluzione peculiare si è già vista in alcune delle scorse partite, con Cancellieri spostato sulla fascia, dove può esprimere le sue qualità fisiche senza risultare l'ennesimo attaccante che non segna dell'Empoli. Come già detto, gli azzurri arrivano da tre partite senza gol, tutte e tre perse: con Inter e Torino all'orizzonte la striscia potrebbe allungarsi. Arrivare a giocarsi le ultime partite reduci da un filotto negativo così lungo potrebbe mettere un po' di paura agli uomini di Nicola, soprattutto se alcune delle rivali dovessero allontanarsi dalla zona calda vincendo i loro scontri diretti. Con Lecce, Udinese e Frosinone ancora da affrontare e una solidità ormai accertata, però, di certo nulla è perduto ora, né lo sarà fra due partite.
Frosinone (18° posto - 24 punti)
Valore rosa: 3/5
Morale: 2/5
Difficoltà calendario: 3/5
Si salva perché: ha un impianto di gioco che funziona
Non si salva perché: commette errori e distrazioni fatali in difesa
Da metà novembre ad oggi il Frosinone ha vinto solo due partite in Serie A. Il bottino di punti conquistati ammonta a 9. Il punto è che queste due vittorie e 9 punti si sommano a 4 vittorie e 15 punti totali raccolti tra fine agosto e inizio novembre. Il Frosinone dello scorso autunno era una squadra elogiata per il suo gioco e per i suoi risultati, ed era in corso una generale riabilitazione della figura di Eusebio Di Francesco. Come detto, però, i ciociari hanno poi smesso pian piano di fare risultati, scivolando da una comoda posizione di metà classifica al gradino pericolante che occupano ora. Al netto di infortuni e cali dei singoli, però, il Frosinone non ha mai perso il gioco che gli era valso la buona pubblicità della primissima parte di stagione e questo potrebbe essere un grande vantaggio in una lotta salvezza che lo vede scontrarsi contro squadre che hanno un gioco generalmente più grezzo e diverso concettualmente.
A concorrere ad alimentare le speranze di salvezza gialloblu ci sono poi due nomi in particolare: Enzo Barrenechea e Matias Soulé. Il primo è calato nel corso della stagione, ma resta comunque un giocatore nell'88° percentile tra i pari ruolo in Serie A per passaggi riusciti (54,8 ogni 90'), nell'84° per contrasti vinti (1,55 ogni 90'), che tocca 74,3 palloni di media a partita (91° percentile) e recupera 7,73 palloni a partita (98° percentile). Il secondo ormai non ha bisogno di presentazioni e si presenta all'inizio di questo ultimo quarto di campionato con 10 gol e 2 assist a referto, oltre a 5,17 azioni che hanno portato ad un tiro a partita (96° percentile), 6,09 passaggi progressivi a partita (97° percentile) e soprattutto 3,18 dribbling a partita (99° percentile). Dal centrocampo in su il Frosinone ha dunque la qualità e il rendimento per agguantare la salvezza, ma dietro mancano entrambi ed errori e distrazioni sono all'ordine del giorno. Solo la Salernitana concede più xG agli avversari e anche il quinto posto di Turati in quanto a parate è indicatore dello stesso problema. Solo che Turati non è Falcone e anche qui ce lo spiegano i dati: Falcone con 97 parate ha evitato 2,68 gol, Turati con 81 ne ha subiti 9,02 più del previsto.

Il Frosinone arriva alle ultime nove partite di questo campionato con una buona dote di frustrazione data dal giocare tutto sommato bene e con l'ansia provocata dal vedersi ogni weekend scendere piano piano verso il fondo della classifica. Le difficoltà difensive sono, come abbiamo visto, certificate e inevitabilmente tutta Frosinone si aggrapperà in uno scenario messianico alle prestazioni di Matias Soulé. Di Francesco dovrà avere il merito di non perdere la barra in questa fase finale che vedrà i gialloblu attraversare un po' tutte le sfumature del calendario. Li aspettano infatti tre incontri contro squadre di metà classifica, due contro squadre in lotta per l'Europa, la sfida con un'Inter che sarà probabilmente già scudettata, quella con una Salernitana presumibilmente non più in Serie A e due scontri diretti con Empoli e Udinese. Il Frosinone è forse la squadra più sull'orlo di crollare, ma ha anche le risorse per uscire in modo elegante da questa situazione.
Sassuolo (19° posto - 23 punti)
Valore rosa: 4/5
Morale: 2/5
Difficoltà calendario: 4/5
Si salva perché: vedi Udinese
Non si salva perché: non è abituato a lottare per la salvezza
Fino a quest'anno il Sassuolo sembrava viaggiare su un altro piano rispetto al resto della Serie A. Pressioni pressoché nulle, sperimentazione in campo, nessuna remora nell'affidarsi ad allenatori emergenti e a dargli il tempo di ambientarsi e di sviluppare il loro gioco e grande pazienza nei momenti avari di risultati. A inizio marzo 2024, però, la sirena dell'allarme rosso ha iniziato a suonare anche in casa neroverde e i dirigenti hanno scelto di premere il bottone standard che si usa in queste situazioni: quello che chiama Davide Ballardini. Via dunque Dionisi e dentro lo specialista dei subentri in corsa e delle salvezze, a cercare di salvare una situazione abbastanza complessa. Nel 2024 i neroverdi hanno vinto solo con Fiorentina e Frosinone - una vittoria per allenatore - e sono la squadra che parte più indietro in questa lotta, dando la Salernitana per troppo lontana per rientrare in gioco.
L'arrivo di Ballardini ha soprattutto un obiettivo, che in parte si sta già concretizzando: quello di aggiustare la fase difensiva del Sassuolo. La batteria di difensori centrali dei neroverdi ha finora deluso, sfoderando prestazioni dal sottotono al preoccupante e anche sulle corsie laterali la situazione è complessa, con i tentativi di proporre soluzioni diverse (lo spostamento di Viti, l'acquisto di Doig) che non hanno ottenuto i risultati sperati. Il simbolo del caos difensivo del Sassuolo è Ruan Tressoldi: autore di autoreti e topiche al limite del tragicomico, è nel 5° percentile per errori difensivi commessi (0,15 ogni 90 minuti) e nonostante tutto ha accumulato 1220 minuti in campo in Serie A. Ci sono però due problemi che spiccano sulla cattiva salute difensiva del Sassuolo, e sono l'assenza prolungata di Berardi, senza cui i neroverdi non sanno vincere, e soprattutto la totale disabitudine a lottare per la salvezza e in generale ad affrontare partite dall'alto coefficiente simbolico ed emotivo.

Senza il suo leader la squadra emiliana perde gran parte del suo bottino d'esperienza e non dispone nemmeno di un trascinatore - avrebbe potuto essere Laurienté, ma sta vivendo una pessima stagione - che possa sopperire con la qualità a questa lacuna del gruppo. Il Sassuolo può sperare - come l'Udinese, anche se in misura minore - di aggrapparsi alle individualità in rosa che potrebbero ben figurare anche in contesti di classifica più alta, come Matheus Henrique, Thorstvedt, lo stesso Pinamonti che ha timbrato nove volte il cartellino, per poter emergere vincitore da questa ammucchiata salvezza. Il calendario però propone tre scontri diretti - oltre a tre sfide con squadre in lotta per posizioni europee - dove avversari più scafati potrebbero inguaiare il Sassuolo. In panchina, però, bisogna ricordare chi c'è seduto. Potrebbe essere una variabile da non sottovalutare in quanto a esperienza nel fango della lotta salvezza della Serie A.
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