
Breve guida ai gol più veloci di sempre
Reti segnate nel tempo in cui leggete questa riga.
Il calcio internazionale e le soste per le nazionali, se visti da una lente diversa da quella della seccatura per la forzosa interruzione delle competizioni per club, riesce anche a regalare grandi emozioni e situazioni imprevedibili. Prendete, ad esempio, ciò che è accaduto il 23 marzo: l’amichevole Paesi Baschi-Uruguay ha rischiato di non arrivare sul podio degli eventi memorabili e delle stranezze accadute quella sera.
Se assistere alla realizzazione del gol più veloce della storia delle nazionali è qualcosa che di per sé non accade tutti i giorni, vedere un giocatore attentare a quel record appena tre ore dopo è una coincidenza che avrebbe fatto impallidire persino Nostradamus. Tra il gol di Christoph Baumgartner in Austria-Slovacchia e quello di Florian Wirtz in Francia-Germania sono passati appena 180 minuti e 1 secondo: come direbbe qualcuno, l’austriaco ha messo il musetto davanti alla stellina del Bayer Leverkusen, aggiudicandosi un record difficilmente battibile in futuro.
Al di là di quella che potrebbe essere considerata una sorta di rivincita per la battaglia di Sadowa, il verificarsi di una coincidenza francamente irripetibile diventa l’occasione per ricordare alcuni dei gol più iconici e più importanti realizzati sotto la barriera dei 10 secondi, valutati per quanto sarebbe facile replicarli e per quanto caos hanno comportato.
Mike Grella (NY Red Bulls-Philadelphia Union, MLS 2015)
Tempo trascorso: 7”
Replicabilità: 8/10
Caos: 8/10
Il primo della lista è forse il più surreale. Avviene quando ancora il calcio d’inizio deve essere battuto in avanti, togliendo tempo prezioso. A segnarlo è Mike Grella, un cult hero dei New York Red Bulls che da giovanissimo aveva provato a fare il salto in Inghilterra con il solo risultato di finire a cambiare dieci squadre in otto anni.
La vittima, ma vedendo lo sviluppo anche il carnefice, sono i Philadelphia Union, penultimi nella Eastern Conference. Cinicamente, quel gol testimonia in parte il perché di quella classifica. Il calcio d’inizio, in questo caso, è di Philadelphia, con il centravanti CJ Sapong che tocca per Maidana, uno di quei fantasisti argentini che finisce a giocare più o meno ovunque nel mondo, il quale decide di far partire l’azione con calma, appoggiando dietro per il proprio mediano, Lahoud.
Quello che succede dopo è il perfetto glitch nel sistema. Quella situazione che chi apprezza un certo modo di fare calcio, più o meno inconsciamente, si aspetta che possa accadere sempre ma cerca di nascondere dietro a mille altre preoccupazioni: un passaggio sbagliato. La palla di Maidana sembra data senza aver minimamente contezza di cosa succede: è all’indietro, verso il centro del campo, con poca forza e in una zona in cui non c’è nessuno; un disastro praticamente. Vedendo come Grella controlla quella palla sembra quasi che fosse messa lì più per lui che non per il suo teorico destinatario.
Per Grella è la situazione perfetta: una palla da portare in velocità, con davanti un solo avversario, il portoghese-canadese Steven Vitoria, che cerca di accompagnarlo verso la linea di fondo. Gli dice male, per Grella questa è la giornata perfetta: avendo lo spazio chiuso prova a tirare con il sinistro sul primo palo; Vitoria ci mette lo stinco, spiazzando il portiere e facendo entrare quella palla in modo sadico e beffardo sul primo palo.
Questo gol si può guardare in tanti modi: quello più meme ci sbatte in faccia un retropassaggio ai limiti del ridicolo, fatto da un giocatore incompiuto in una squadra allo sbando e in una partita inutile. Quello più bello ci porta a vedere invece l’esaltazione del buon Grella, che in quel biennio a New York trova una piccola consacrazione di una carriera incompiuta, per altro all’interno di una squadra fortissima per la MLS, con Jesse Marsch in panchina e i fratelli Wright-Phillips in campo. Purtroppo per loro, quel potenziale finirà sprecato prima del previsto, con una sconfitta in finale di Conference contro Columbus.
Fred (Atletico Mineiro-Vila Nova, Coppa Sao Paulo Under 17 2003)
Tempo trascorso: 3”
Replicabilità: 9/10
Caos: 3/10
Il primo video che vi compare quando vi mettete alla ricerca del gol più veloce della storia del calcio brasiliano si apre con una ripresa che potrebbe essere stata fatta in uno qualsiasi dei campetti sintetici della periferia italiana. Il protagonista è però un giovanissimo Fred – o Fregi come si finirà a chiamarlo per prenderlo in giro dopo il mondiale del 2014 – intervistato da una TV locale proprio grazie allo scalpore sollevato dal suo gol realizzato dopo appena 3 secondi in un torneo giovanile dello Stato di San Paolo nel lontano 2003.
All'intervista dell'allora giovane attaccante segue la replica della rete: subito dopo aver battuto il calcio d'inizio, Fred calcia di prima intenzione una fucilata secca e precisa a scavalcare un portiere che sicuramente non avrà fatto molta carriera neanche nei campionati locali.
Al di là della maestosa sventola tirata da Fred, il gol in sé non è nulla di speciale: è poco più che la copia carbone del gol che il vostro amico fenomeno prova a fare quando in porta c'è il portiere scarso nelle partite di calcetto del martedì sera. A rendere leggendaria questa rete è il suo realizzatore: a detenere per oltre vent'anni il record di marcatore più veloce della storia del calcio brasiliano è "O Cone", il cono stradale, il giocatore brasiliano più odiato dello scorso decennio e il simbolo, suo malgrado, di una delle due disfatte più umilianti della storia del Brasile come squadra di calcio e forse come paese.
Shane Long (Southampton-Watford, Premier League 2018/19)
Tempo trascorso: 7.69”
Replicabilità: 5/10
Caos: 9/10
C’è una squadra che sembra essere stata cancellata dalla memoria collettiva. Una squadra che invece non faremmo fatica a considerare come una delle più iconiche degli anni ’10. Virgil van Dijk, Sadio Manè, Luke Shaw, Adam Lallana, Dusan Tadic, Pierre Hojbjerg, James Ward-Prowse ma anche Graziano Pellè, Manolo Gabbiadini, Josè Fonte, Maya Yoshida, Danny Ings, Sofiane Boufal e Jordy Clasie. Dal porto sulla Manica, città natale peraltro dello stesso Titanic, sembra passata davvero l’umanità più varia, negli anni in cui i Saints erano una delle realtà più solide e performanti del calcio inglese, più d’una volta presente anche a livello europeo.
Tra i giocatori meno cool ma forse più simbolici di quella squadra c’è Shane Long, un attaccante brevilineo ma velocissimo, che ha avuto una carriera abbastanza modesta da icona minore dei Saints e da titolare di una nazionale irlandese che ancora deve vivere l'atroce disfacimento tecnico degli ultimi anni. L'elevazione a leggenda minore anche della Premier League arriva il 23 aprile del 2019, in cui un discutibile Southampton che deve salvarsi si trova a giocare a Vicarage Road, contro un Watford tra i più forti della storia, che chiuderà la stagione al decimo posto e che aveva ottenuto il rinvio della partita per giocare – e vincere – un quarto di finale di FA Cup
Ma torniamo a noi: il Tucu Pereyra, una delle perle di quel bellissimo Watford, batte il calcio d'inizio all'indietro, mandandola subito sul destro di Craig Cathcart, gigantesco centrale nordirlandese, pronto a lanciare in verticale dalla trequarti difensiva. Long fa la cosa più banale del mondo per una squadra fatta di pressing a qualsiasi costo come il Southampton: portare pressione sulla prima costruzione. Fermiamo la scena: il centravanti che esce sul difensore che inizia l'azione è un'immagine a cui siamo abituati: è un giocata funzionale a creare difficoltà nell'avversario, certo, ma anche a farlo in modo subdolo, magari facendo uscire un passaggio un pelo più lungo o più corto. Ecco, in questo caso la difficoltà diventa enorme: Cathcart va per lanciare, Long gli salta davanti e la palla gli rimbalza in una zona indefinita tra il culo e la schiena, tanto che quando l'irlandese riatterra è addirittura di spalle.
Rallentiamo un attimo il tempo: nello spazio di un secondo succede, in ordine, che: Long si volta, scatta verso il pallone, taglia la strada a Cathcart con un tocco di esterno e poi pesca un pallonetto per battere l'uscita dell'ex nazionale inglese, nonché ciclista ed eroe del Wrexham, Ben Foster.
Il tempo riprende a scorrere normalmente; Shane Long apre le braccia, il Southampton è avanti e non sa bene neanche come; non lo vediamo ma non viene difficile credere che un cultore del pressing come Ralph Hasenhuttl, in panchina, stia godendo come un riccio. Il Watford da questo gol esce a pezzi: André Gray riesce a pareggiare nel finale, certo, ma la squadra di Javi Gracia perde tutte le tre partite di campionato che resta, va a Wembley per la seconda finale di FA Cup della sua storia e ne esce segnando la peggior sconfitta nella storia della partita.
Rafael Leao (Sassuolo-Milan, Serie A 2020/21)
Tempo trascorso: 6.36"
Replicabilità: 5/10
Caos: 6/10
Da un record a un altro. Questa volta però torniamo in Italia per parlare della rete più veloce della storia della nostra Serie A. A realizzarlo non poteva essere altri che un giocatore che fa della velocità un'arma devastante. Neanche il tempo di far finire "Sweet Child O'Mine" sparata a tutto volume dalle casse del Mapei Stadium che un Calhanoglu rossonero parte in progressione verticale dal cerchio di centrocampo e traccia un bel filtrante che premia l'inserimento di Rafael Leao alle spalle di Toljan e Marlon. Il portoghese apre il piatto e infila Consigli dopo appena 6 secondi.
Questo gol riporta alla mente una fase della nostra storia calcistica così vicina eppure così lontana. Gli stadi chiusi per la pandemia, il Sassuolo di De Zerbi, Calhanoglu milanista e soprattutto un Rafa Leao non ancora esploso. Questa è la rete che mette Leao sulla mappa del calcio italiano ed europeo, un piccolo assaggio di cosa sarebbe diventato l'ex Lille nel giro di appena 12 mesi.
Joseba Llorente (Valladolid-Espanyol, Liga 2007/08)
Tempo trascorso: 7.22”
Replicabilità: 4/10
Caos: 8/10
Può una rete dopo appena 7 secondi essere il frutto di uno schema studiato a tavolino? Se giocate nella Liga la risposta è probabilmente si ed è ciò che sottolinea prontamente il commentatore di Valladolid-Espanyol del gennaio 2008, una partita che si apre con la rete più veloce mai realizzata nella Primera Division.
A realizzarlo non sono stati Messi o Ronaldo ma un attaccante basco, Joseba Llorente, con a referto una discreta carriera tra Eibar, Villareal e Real Sociedad. In campo quel giorno si affrontano due squadre di metà classifica: da un lato il Valladolid di Capdevila e un giovane Sergio Asenjo, dall’altro l’Espanyol di Ernesto Valverde, finalista della precedente edizione di Coppa UEFA e che schierava, fra gli altri, Raul Tamudo, Pablo Zabaleta e Luis Garcia.
I problemi difensivi delle squadre di Valverde evidentemente erano abbastanza seri già nel 2008 e l’azione che porta alla rete della squadra castigliana è quanto meno surreale. Dopo aver battuto il calcio d’inizio, Llorente scatta in profondità, mentre Victor Fernandez prima prova una inaspettata finta di corpo prima di far partire un lancio millimetrico per i piedi dell’attaccante che controlla al volo e conclude con un pallonetto a scavalcare il portiere dei catalani. A fare impressione non sono però i due bellissimi gesti tecnici dei giocatori della squadra di casa, quanto la staticità della difesa ospite. I due sciagurati difensori centrali si fanno passare al centro come la Jordan di Narain Karthikeyan in un qualunque Gran Premio di Formula 1 del 2005, restando lì piantati, con il vuoto cosmico davanti a loro.
Una mancanza di reattività che forse sarà tornata in mente a Ernesto Valverde la sera del 7 maggio 2019 quando, a 11 anni di distanza da quel gol, il destino lo pone nuovamente di fronte ad un'altra giocata sorprendente, ad un’altra rete storica ma forse leggermente più importante.
Karim Bellarabi (Borussia Dortmund-Bayer Leverkusen, Bundesliga 2014/15)
Tempo trascorso: 9”
Replicabilità: 1/10
Caos: 10/10
La rete più veloce della storia del massimo campionato tedesco è stata messa a segno da Karim Bellarabi, la classica ala fumantina e dribblomane che ha alle spalle una storia simile a quella di tanti giocatori che hanno passato la maggior parte della loro carriera nel Bayer Leverkusen. Occorre fare una piccola puntualizzazione, però, quello di Bellarabi è il gol più veloce ex aequo della Bundesliga, dal momento che il tedesco condivide il primato con un altro ex Leverkusen, Kevin Volland, che più o meno un anno dopo avrebbe segnato, come lui, dopo nove secondi ma contro un'altra gigante del calcio tedesco: il Bayern Monaco. Certo, Bellarabi può però dire di averlo fatto anche alla prima giornata del campionato, qualcosa che rende il quadro ancora più straordinario.
Perché allora raccontiamo solo questo gol? Principalmente perchè quello di Volland è in gran parte merito di un errore, per altro offerto dall’attuale difensore della Salernitana, Jerome Boateng, ma anche perché quello di Bellarabi è un manifesto di calcio verticale e di intensità con pochi eguali.
Il 23 agosto 2014 al Signal Iduna Park di Dortmund si affrontano due squadre semplicemente incredibili. Da un lato l’ultimo Borussia di Jurgen Klopp, il primo senza Lewandowski e che a sostegno della sua vecchia guardia (Reus, Grosskreutz, Kehl) decide di affidarsi nientemeno che a Ciro Immobile, all’esordio in campionato e da poco affiancato a Henrikh Mkhitaryan. Dall’altra c'è un Leverkusen lisergico, guidato da un altro allenatore che abbiamo imparato a conoscere come habituée del calcio europeo, Roger Schmidt, che schiera alle spalle del leggendario Stefan Kießling un trio formato dal nostro protagonista Bellarabi, affiancato da Hakan Calhanoglu ed Heung-min Son.
L’azione della rete è un concentrato pericoloso di caos e gegenpressing. Battuto il calcio d’inizio, Calhanoglu serve Son sulla sinistra. Tutto il Dortmund esce in un pressing dall’assurda intensità e costringe il coreano a pensare veloce e giocare velocemente in verticale tra le gambe di Piszczek. La palla finisce sul destro di Sebastian Boenisch, alto a fissare l'ampiezza; il polacco, con un tocco di prima, manda a vuoto la pressione di Milos Jojic e serve Bellarabi, che aveva tagliato alle spalle di Kehl nel corridoio centrale. Bellarabi si trova quindi solo contro Ginter, lo manda comodamente a terra e si trova lo specchio totalmente aperto se non fosse per i 191 centimetri di Kießling che, completamente smarcato, aveva perso l'equilibrio e gli stava quasi finendo addosso. Per fortuna però il gigantesco centravanti riesce a recuperare quel poco di tempo che serve e Bellarabi è così libero di tirare e bucare Langerak sul primo palo con una conclusione imparabile. Nove secondi, it’s chaos unleashed.
Quella partita è l'esordio drammatico di una stagione drammatica per il Dortmund, che a lungo rischierà di retrocedere e a fine stagione perderà anche l'ultimo totem della sua golden age, Jurgen Klopp. Il Leverkusen invece arriverà quarto in classifica e l'estate seguente eliminerà la Lazio nel preliminare di Champions League, ironicamente uscendo ai gironi per mano della Roma. Karim Bellarabi diventerà invece una specie di leggenda del club, rimanendoci per 12 anni prima di ritirarsi lo scorso luglio, giusto in tempo per perdersi il probabile primo titolo della storia del suo amato club.
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