
La Bundesliga contro i suoi tifosi
Le numerose proteste hanno annullato l’accordo televisivo tra CVC partners e la Bundesliga
Gli ultimi tre mesi di Bundesliga e di Zweite (la Serie B tedesca) sono stati molto chiacchierati. A tenere banco è stata la questione sulla cessione dei diritti televisivi da parte della DFL - la "Lega Calcio" tedesca - a CVC Capital Partners, un fondo d’investimento britannico. La grandissima parte delle tifoserie, tuttavia, si è opposta duramente a questo accordo e ha dimostrato il proprio dissenso attraverso una serie di proteste e iniziative fantasiose ma efficaci: dai classici striscioni al lancio di migliaia di palline da tennis, arrivando persino all'invasione effettuata con macchinine radiocomandate armate di fumogeni.
A causa di queste dimostrazioni, alcune partite sono semplicemente cominciate in ritardo. In altri casi, invece, gli stessi giocatori hanno chiesto al pubblico di smettere di protestare per poter giocare serenamente. In un'occasione, è dovuto addirittura intervenire l'arbitro minacciando la sospensione del match con conseguente sconfitta a tavolino. Per questo, dopo soltanto pochi mesi dall'avvio del progetto, il presidente della Deutsche Fußball Liga Hans-Joachim Watzke, ha ufficializzato lo stop delle trattative tra la lega tedesca e CVC Capital Partners.
Ma perché la Bundesliga ha provato a vendere i diritti televisivi ad un fondo di investimento? E soprattutto, perché i tifosi hanno protestato con tanta veemenza una volta a conoscenza di questa trattativa? Andiamo con ordine, facendo qualche passo indietro.
Come funziona il calcio tedesco?
Il calcio in Germania è gestito ed organizzato in maniera estremamente diversa rispetto all’Italia e a quasi ogni altro paese del mondo. Lì, infatti, vige la regola del 50+1, per cui la maggioranza (quindi minimo il 51%) delle azioni dei club tedeschi sia in mano ad associazioni di tifosi e soci del club stesso. La regola ha ovviamente lo scopo di rafforzare il potere contrattuale dei tifosi rispetto a quello dei grandi investitori, mantenendo quindi un rapporto di forza favorevole agli interessi sportivi e sociali rispetto a quelli meramente economici.
Le uniche eccezioni - aspramente contestate dal mondo del tifo tedesco - sono Hoffenheim, Bayer Leverkusen e Wolfsburg, per le quali vige un'esenzione non estendibile a nuove società. Poi c'è il RB Lipsia, ufficialmente rispettoso della regola del 50+1 ma accusato di mantenere questo sistema soltanto di facciata (un po' come ha fatto con il nome ufficiale - RasenBallsport Leipzig - creato come neologismo soltanto per aggirare il divieto di sponsor nei nomi delle squadre). Infatti, sembra che entrare a far parte di una delle associazioni di tifosi del RB Lipsia, a differenza di quanto accade altrove, sia impresa estremamente complicata. Inoltre, i club di soci, sembrano essere fortemente influenzati dalla proprietà Red Bull.

Proprio la regola del 50+1, quindi, fa sì che i tifosi abbiano forte influenza nelle decisioni prese dai board delle società di Bundesliga e 2. Bundesliga e, di conseguenza, della DFL. Le istanze dei tifosi, per esempio, lo scorso anno erano state fondamentali per il mantenimento e il rafforzamento del 50+1, messo in dubbio da molti dirigenti di club e interni alla Federazione. A dicembre 2023, poco dopo la marcia indietro appena menzionata, la DFL ha invece comunicato il via libera da parte dei club per la gestione ventennale da parte di CVC dei diritti TV e del marketing del calcio in Germania. Questo accordo sarebbe stato raggiunto con lo scopo di aumentare gli introiti e promuovere Bundesliga e Zweite anche all’estero. Più nello specifico, la DFL avrebbe venduto l’8% dei diritti TV futuri per poter ricevere dal fondo di investimento un’iniezione di liquidità immediata che si sarebbe aggirata tra gli ottocento milioni di euro e il miliardo.
Tuttavia, club, federazione e CVC non avevano minimamente preso in considerazione un attore della partita, che si è rivelato dopo poco il vero protagonista della vicenda: i tifosi. Secondo quanto lamentato, i soci sarebbero stati completamente estromessi dal processo decisionale, andando palesemente contro alle leggi e ai valori del 50+1. I tifosi infatti temevano che, una volta ceduta una prima parte degli introiti sui diritti TV a investitori privati, questi avrebbero potuto imporre più o meno direttamente nuovi orari per le partite (in Germania gran parte delle partite sono giocate in contemporanea il sabato alle 15.30 con l'eccezione di due o tre anticipi e posticipi), cambiamenti di format del campionato o il luogo di svolgimento delle partite stesse. Sostanzialmente, temevano che la Bundesliga diventasse come molti dei campionati europei: turni "spezzatino", partite di coppa giocate in giro per il mondo e altre amenità. Tutti fattori fondamentali per le tifoserie tedesche, giustamente gelose del proprio status. Da qui, dunque, nasce la protesta del tifo organizzato nei confronti della decisione della lega.
Come hanno protestato i tifosi
Come abbiamo accennato, sugli spalti (e sui campi) le tifoserie tedesche hanno fatto la voce grossa, utilizzando le modalità di protesta più disparate per comunicare il proprio dissenso nei confronti dell’accordo tra DFL e CVC Capital. Le iniziative hanno compreso i più “normali” striscioni - in assoluto il media preferito dai gruppi ultras di tutto il mondo - in alcuni casi più elaborati e in altri molto semplici e diretti, come il “Scheiß Dfl”, vale a dire “DFL merda” comparso ultimamente nel gelbe Mauer del Borussia Dortmund. In Hamburg-Hannover, invece, i tifosi locali hanno ideato un metodo di protesta molto ingegnoso. Prima della partita, alcuni ultras a volto coperto sono entrati in campo e hanno legato ai pali della porta delle catene per bicicletta, comunicando su uno striscione esposto in curva la combinazione: 50 01, chiaro riferimento alla regola del 50+1 che non sarebbe stata rispettata al momento della decisione della lega per quanto concerne i diritti TV.
Durante Colonia-BVB, prendendosi gioco dell'attaccamento al denaro della Lega, i tifosi gialloneri nel settore ospiti hanno lanciato in campo migliaia di monetine di cioccolato, costringendo l'arbitro a interrompere il gioco per alcuni minuti. Questa protesta ha creato particolare fastidio anche ai calciatori che stavano disputando la gara, al punto che Emre Can si è lamentato davanti microfoni nelle interviste post-partita: "a un certo punto è abbastanza, spero che tutto ciò finisca presto”. Anche l'allenatore del Dortmund, Edin Terzic, ha detto che queste manifestazioni di dissenso possono infastidire i giocatori ed essere controproducenti per i risultati della squadra. Alle lamentele si è poi aggiunto anche Kobel, portiere giallonero, sottolineando che “protestare è diritto di tutti” ma anche "stare attento a non farsi male” con tutti gli oggetti che vengono lanciati in campo. Primo obiettivo, raggiunto: a cosa serve una protesta se non a disturbare? Quando parla del rischio di farsi male Kobel non fa riferimento solo al lancio di monete di cioccolato, effettivamente poco pericolose, ma a quello che è accaduto su altri campi, ad esempio in Colonia - Werder Brema dello scorso 17 febbraio, quando sono state lanciate in campo anche palline da tennis e - soprattutto - biglie di gomma.
Non si può non citare poi il caso di Hamburg-Hannover, in cui è andata in scena probabilmente la manifestazione di malcontento più grave e meno estrosa, quando i tifosi ospiti hanno esposto uno stendardo con un mirino sul volto del presidente della loro squadra, Martin Kind, favorevole all’accordo e già protagonista di tentativi di aggiramento del 50+1. Infine, il modo più strano e a tratti spettacolare è stato quello che si è verificato in Hansa Rostock- Hamburg, in cui, come abbiamo raccontato, delle macchine telecomandate munite di fumogeni hanno invaso il rettangolo verde facendo impazzire gli addetti alla sicurezza.
Le proteste sono state proseguite da metà dicembre fino a poche settimane fa, quando, Watzke e la DFL hanno comunicato l'interruzione della trattativa con CVC Capital Partners. Il presidente della lega tedesca ha sottolineato come “il calcio professionistico tedesco si trova nel bel mezzo di una prova cruciale." Ma ha anche preso atto del fatto che "La sostenibilità di una conclusione positiva del contratto, in termini di finanziamento dei 36 club, non può più essere garantita viste le circostanze”. Watzke ha però aggiunto anche che, nonostante non si possa “mettere a repentaglio lo svolgimento delle partite e l'integrità della competizione”, l’accordo sarebbe stato di grande aiuto per la crescita del movimento calcistico tedesco e dei club minori.
I tifosi hanno dunque ottenuto ciò che desideravano e hanno vinto lo scontro faccia a faccia con la DFL, facendo tornare tutto alla normalità. Il pubblico tedesco è riuscito infatti ad imporsi contro il volere dei piani alti di aumentare gli introiti venendo meno a quelli che sono i valori della regola 50+1, e CVC dovrà trovare altri investimenti per il suo futuro.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














