
Yann Bisseck vuole cambiare l'Inter
Il difensore tedesco è una delle grandi rivelazioni dei nerazzurri.
L’Inter in campionato è dominante: Sommer ha rimpiazzato alla grande Onana; i tre di difesa funzionano a meraviglia; il centrocampo formato da Calhanoglu, Barella e Mkhitaryan si trova a memoria; gli esterni infiammano le fasce e Lautaro e Thuram sembrano giocare insieme da una vita. Ciò è possibile anche grazie alla continuità che Inzaghi ha dato in questi mesi se si parla di titolari. Infatti, il tecnico piacentino è un allenatore conservatore che preferisce affidarsi spesso ai suoi fedelissimi.
L’esempio lampante è Inter-Salernitana. Prima in classifica contro ultima, ad ospitare sono i nerazzurri, pochi giorni dopo si giocherà l’andata degli ottavi di finale di Champions League contro l’Atletico del Cholo Simeone. Tutti elementi che farebbero presupporre un massiccio turnover, ma Inzaghi non è dello stesso avviso: dal primo minuto scendono in campo tutti gli undici titolari. Non siamo qui per definire se questa è una scelta giusta o sbagliata, ma l’intento è quello di sottolineare le ferree gerarchie che il tecnico dell’Inter molto spesso rispetta nella scelta degli uomini da impiegare in campo.
La rosa dell’Inter è divisa per la stragrande maggioranza da coppie (due mediani, quattro attaccanti per due posti, sei centrocampisti per tre posti e così via) e alcune di esse si spartiscono il minutaggio in maniera più equa rispetto ad altre (ad esempio Dimarco-Carlos Augusto e Acerbi-De Vrij). Se si dà un’occhiata alla classifica dei giocatori che hanno guadagnato più giri d’orologio durante questa stagione, si può notare una grossa spaccatura tra chi ha guadagnato più di mille minuti e chi ne ha racimolati meno. A comandare questa particolare e specifica classifica (ovvero quella dei giocatori con meno di mille minuti giocati nell’Inter) è Bisseck. Il minutaggio del tedesco è stato sicuramente condizionato dall’infortunio di Pavard, ma va evidenziato come si sia sempre fatto trovare pronto senza deludere le aspettative e facendo solide prestazioni. Ma che giocatore è Yann Bisseck?
Una cosa che salta subito all’occhio guardandolo giocare è la sua imponente stazza (196 cm per 83 kg) che lo rende un calciatore tanto utile sui cross avversari per sventare minacce e liberare l’area quanto pericoloso nei traversoni da palla inattiva (e non). Un esempio è il suo primo gol con la maglia nerazzurra messo a segno contro il Lecce a San Siro lo scorso dicembre.
La cosa che però stupisce del gigante nato a Colonia è la sua capacità di abbinare il suo fisico alla tecnica della quale dispone. Molti parlando di centrali alti ed imponenti, si aspettano giocatori impacciati con il pallone tra i piedi ed in impostazione, ma non è il caso di Bisseck. I dati raccolti da Fbref ne sono la conferma lampante: ha registrato un’ottima percentuale di passaggi brevi e medi completati (rispettivamente 95,2% e 94%), insieme a una delle migliori in Europa (parlando di difensori centrali) relativa ai passaggi lunghi (83%). Inoltre, i suoi xA calcolati per novanta minuti sono molto interessanti: 0,07, in pochi fanno meglio di lui nel suo ruolo.
Passando agli aspetti offensivi, Bisseck è un giocatore ambizioso in conduzione di palla: uno dei suoi più grandi pregi è la capacità di risalire il campo mantenendo il possesso e di saperlo controllare con grande qualità e sicurezza. Proprio questa sua caratteristica gli permette di creare la superiorità e creare scompiglio tra le difese avversarie, tanto che da lui parte un ottimo numero di azioni da tiro a partita (1,90 per 90'; solo Bastoni con 2,20 e pochi altri hanno registrato valori migliori).
Facendo un confronto proprio con Bastoni emerge come i due vedano il ruolo del braccetto in maniera a tratti simile, a tratti differente. Se entrambi sono molto attivi e partecipativi nella fase di prima costruzione e, come già anticipato, tendono a portare molto palla, una differenza che si può trovare tra i due è che l’italiano non entra in area di rigore per concludere (piuttosto, si ferma sulla trequarti per tentare il cross), mentre a Bisseck piace anche inserirsi sul secondo palo per chiudere sui cross dal lato opposto. Il gol-vittoria contro il Bologna, andando a ricevere il suggerimento di Bastoni e insaccando alle spalle di Skorupski, ne è una prova.
Vedeno questi tipi di movimenti, e avendo in mente la struttura atletica di Bisseck viene anche da chiedersi se non sia proponibile un suo impiego come esterno a tutta fascia, dove le sue qualità atletiche, la sua sicurezza in conduzione e il suo modo di attaccare l'area potrebbero essere utili per replicare alcune dinamiche simili a quelle che hanno portato agli ultimi gol di Darmian, per esempio.
Sebbene alla luce di quanto detto potrebbe funzionare, sarebbe ragionevole provarlo in partite di minor spessore per non mettergli troppa pressione e di poter sbagliare senza compromettere match importanti, anche se ha già dimostrato in Atletico Madrid-Inter che la determinazione e il coraggio sono due qualità che certo non gli mancano. Entrare come ha fatto lui in un ottavo di Champions League non è per niente banale, a maggior ragione se si considera la sua poca esperienza europea. Certo, essendo un giocatore alla sua prima esperienza in una big deve farne di strada per poter ambire ad un posto da titolare con regolarità, ma le premesse ci sono tutte. Tornando all’ipotesi di schierarlo come quinto, il confronto con Dumfries e Darmian (complice il difficile inserimento di Buchanan e l'inaffidabile Cuadrado), attuali detentori del ruolo, ci fa capire che non è così improponibile.

I numeri certificano il fatto che i tre giocatori rappresenterebbero alternative diverse che potrebbero essere utilizzate in contesti specifici: Darmian quando c’è bisogno di solidità difensiva, Dumfries nei casi in cui si preferisce un esterno che si lanci in profondità e Bisseck quando bisogna dominare la gara, il possesso e l’avversario grazie alla sua tecnica. Bisseck dunque rappresenta un tipo di difensore moderno e camaleontico, che può essere impiegato in più contesti tattici con buoni risultati e dotato di grandi qualità fisiche amalgamate armoniosamente con quelle tecniche.
Una scommessa rivoluzionaria
Quando in estate la notizia dell’interessamento dell’Inter per Bisseck è diventata di pubblico dominio, la maggior parte dei tifosi e degli osservatori sono stati doppiamente presi alla sprovvista. Non solo Bisseck era un giocatore sostanzialmente sconosciuto ai più, cresciuto lontano dalle tradizionali rotte del mercato italiano; ma rappresentava anche una novità radicale nella gestione dello scouting e del mercato da parte dell’Inter. In questo senso, Bisseck ha inaugurato una stagione nuova nella storia del calciomercato nerazzurro, in forte discontinuità con il passato.
Non è un mistero che la proprietà Suning e la stessa dirigenza, almeno dal periodo post-lockdown in poi, abbiano imposto una strategia di mercato ben precisa: i pochi fondi a disposizione per gli acquisti sono stati esclusivamente indirizzati all’ingaggio di giocatori ampiamente testati in Serie A e in Europa, spesso disponibili a parametro zero. La ragione alla base di queste scelte è di fatto una: la situazione economica dell’Inter.
Darmian, Mkhitaryan, Cuadrado, Arnautovic, Vidal: la strana predilezione, di cui tanto si è parlato negli scorsi anni, dell’Inter per i giocatori un po’ attempati si spiega grazie al combinato disposto delle diverse esigenze tecniche ed economiche della squadra nelle ultime stagioni. E anche quando ha deciso di investire su giocatori più giovani e di prospettiva, l’Inter raramente ha avuto il coraggio (o il bisogno) di oltrepassare la frontiera. Per i nerazzurri, insomma, lo scouting è sempre stato poco più che un lusso costoso e poco funzionale, preferendo piuttosto affidarsi all’usato sicuro dei giocatori d’esperienza, al mercato interno o tuttalpiù a bacini storicamente affini alla storia interista, come il Sudamerica e in particolare l’Argentina.
Bisseck ha segnato una svolta fondamentale da questo periodo, l’inizio di una nuova era per il club meneghino, segnata da un nuovo modo d’intendere e di utilizzare lo scouting: la scelta di puntare su un ragazzo con appena due stagioni da titolare alle spalle, per giunta nel campionato danese con l’Aarhus, si pone in totale discontinuità rispetto al passato. Ma ad impressionare è la perfetta congruenza tra le caratteristiche del giocatore e la filosofia tattica della squadra. Il relativamente veloce inserimento del tedesco e il suo rendimento di altissimo livello fin dalle prime comparsate con la maglia nerazzurra, sono la riprova di come dietro al suo acquisto ci sia stato un lavoro di osservazione e analisi quasi del tutto nuovo negli ambienti interisti.
Dando uno sguardo al dato dei minuti giocati in campionato, ci accorgiamo di come Bisseck, pur giocando in un ruolo decisamente meno soggetto alle turnazioni, abbia fino a questo momento messo a referto un numero di minuti (634) maggiore di quello registrato dai vari Arnautovic (608), Sanchez (490) e Cuadrado (156). Di per sé questo dato significa poco o nulla, soprattutto perché non intendiamo paragonare il tedesco a nessuno di questi suoi compagni. Diventa però rilevante se consideriamo l’impatto economico e aziendale legato da un lato all’acquisto di Bisseck e dall’altro a quello degli altri tre elementi.
Se nel primo caso l’Inter ha investito su un asset futuribile ma che allo stesso tempo è già in grado di assicurare un rendimento di buon livello anche nell’immediato con un impatto minimo sul bilancio (2,66 milioni di euro) negli altri casi l’Inter ha deciso di puntare su giocatori ovviamente non futuribili ma soprattutto estremamente injury prone e tatticamente estranei al gioco richiesto da Inzaghi, il tutto a fronte di un pesantissimo impatto sul bilancio (complessivamente quasi 14 milioni di euro). Denaro che la dirigenza ha investito sostanzialmente a fondo perduto, ottenendone un ritorno praticamente nullo nel breve periodo e consapevole dell’inutilità nel medio/lungo. L’acquisto a gennaio di Buchanan, quindi, può essere visto nello stesso solco di quello di Bisseck pochi mesi prima.
A conti fatti, Bisseck è la quarta riserva più utilizzata da Inzaghi in campionato, dopo Darmian, de Vrij e Carlos Augusto, giocatori che definire riserve sarebbe quantomeno errato. Bisseck ha avuto l’incredibile merito di convincere un allenatore storicamente incline a puntare su giocatori più pronti e maturi sin dai tempi della Lazio. Nel corso dei suoi tre anni a Milano, Inzaghi si è più volte ritrovato fra le mani giocatori giovani ma acerbi sostanzialmente senza sapere cosa farsene. I casi emblematici in questo senso sono quelli di Bellanova e Asllani nella scorsa stagione: fra tutte le competizioni, questi ultimi sono stati i due giocatori meno utilizzati dal tecnico piacentino (ad esclusione del terzo portiere Cordaz e degli aggregati dalla Primavera), registrando appena 670 e 877 minuti giocati in 57 partite giocate dall’Inter. Uno scarso impiego che non è motivabile semplicemente considerando l’altissimo rendimento dei titolari o, appunto, la tendenza di Inzaghi ad affidarsi agli elementi più di sicuro rendimento.
I due, semplicemente, non erano considerati pronti e se per Asllani le cose sembrano almeno in parte cambiate nel corso del 23/24, la bocciatura di Bellanova è stata di fatto insanabile, visto il suo addio in estate. L’impresa di Bisseck, quindi, è stata quella di convincere Inzaghi di esistere e di meritare uno spazio sempre più grande. Ora l’Inter ha di fronte a sé l'ultimo sforzo da compiere per raggiungere la seconda stella e lo dovrà affrontare con un de Vrij infortunato e con lo spinoso caso Acerbi che forse, a prescindere dalle decisioni della giustizia sportiva, relegherà in panchina il centrale ex Lazio; la sensazione è che la presenza di Bisseck sia ormai già diventata talmente affidabile da non far temere per il rendimento di un reparto difensivo falcidiato dalle tante assenze.
Insomma, tra i tanti motivi per seguire gli ultimi mesi della stagione dell’Inter, uno dei più interessanti è sicuramente quello di cercare di capire i limiti e le potenzialità del tedesco. Lo abbiamo visto finora da terzo destro al posto di Pavard, ma c’è curiosità di vederlo sul centro-sinistra al posto di un Bastoni spostato al centro. In tanti, per esempio, si chiedono anche se sia possibile un’evoluzione ancora più radicale del giocatore: quando in campo, Bisseck si è spesso distinto per la capacità di alternarsi con Darmian tra i ruoli di terzo e di esterno di destra, un po' come accade sulla sinistra quando in campo ci sono contemporaneamente Carlos Augusto e Dimarco. Sebbene ancora troppo acerbo e scoordinato per immaginarne un impiego stabile, nella crescita di Bisseck si può intravedere anche la possibilità di agire da terzino o esterno a tutta fascia: fisico e tecnica non gli mancano, così come personalità e propensione offensiva. Tutte qualità che finora lo hanno reso uno dei protagonisti migliori e più inaspettati del calcio fluido e dinamico di Simone Inzaghi.
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