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Vittozzi
, 22 Marzo 2024

Lisa Vittozzi ci farà appassionare al Biathlon


La ventinovenne di Sappada ha vinto la Coppa del Mondo e ora punta le Olimpiadi di casa.

Il biathlon è uno sport semplice e crudele. È semplice perché ha delle regole facili, che chiunque può capire in poco tempo. Come dice il nome, consiste in due sport in uno: lo sci di fondo e il tiro con la carabina. Praticamente si fa un giro di pista e si spara a cinque bersagli, per quattro volte, e poi si fa l’ultimo giro fino al traguardo. È crudele perché a ogni errore con la carabina corrisponde una penalità, che cambia a seconda del format di gara, ma che in genere è abbastanza pesante e spesso consiste in un giro da 150m da compiere in più per ogni errore commesso. Sparare bene, quindi, diventa fondamentale almeno quanto essere forte sugli sci. Lisa Vittozzi questo lo sa bene.

Ci sono quattro specialità - sprint, individuale, inseguimento e mass start - più le staffette. Nell’individuale e nello sprint si parte da soli e si arriva da soli. Sono a tutti gli effetti gare che nel ciclismo chiamerebbero “cronometro”. L’unica differenza fra le due è che l’una è lunga il doppio dell’altra. Nell’inseguimento, chi ha vinto la sprint o l’individuale parte per primo, poi gli altri a ruota, ognuno con il distacco accumulato nella gara precedente. Nella mass start, si parte tutti insieme e hanno diritto a parteciparvi solo i primi 25 della classifica generale, più i cinque migliori di quella tappa. Tutte le specialità assegnano punti per la classifica generale ma hanno anche una propria classifica di specialità.

Ogni anno, gli atleti d’élite si sfidano in due competizioni: la Coppa del Mondo - a tappe, che scandisce la stagione dall’autunno inoltrato alla fine dell’inverno - e il Mondiale, che dura due settimane e interrompe la stagione, prima delle ultime tappe decisive. Qual è più importante? È difficile dirlo. Diciamo che al Mondiale la gara è una sola e di solito la vince chi è più forte, specialmente se riesce ad arrivare a quelle due settimane al top della forma. In Coppa del Mondo, invece, trionfa chi riesce ad avere più continuità di risultati nell’arco della stagione e nelle diverse specialità. Anche questo Lisa Vittozzi lo sa bene.

Infatti, la sua stagione si è conclusa con tre argenti (inseguimento, mass start e staffetta mista) e un oro (nell’individuale, la sua specialità) al mondiale di Nove Mesto - e con la vittoria, nello scorso weekend, della classifica generale di Coppa del Mondo, oltre che di quelle di due specialità: inseguimento e individuale. Nessun italiano o italiana ci era mai riuscito.

La sua rimonta su Ingrid Tandrevold è stata inesorabile. La norvegese aveva iniziato la stagione fortissimo ed era riuscita ad accumulare un vantaggio molto importante sulle altre pretendenti al titolo, Vittozzi e le francesi Simon e Braisaz-Bouchet. Lisa, invece, che si era posta come obiettivo dichiarato il primo gradino del podio nella classifica generale, era partita in sordina nonostante la vittoria nella prima gara della stagione ad Ostersunds. A un certo punto il suo nome ha iniziato a risalire la classifica tappa dopo tappa, sempre con la bandiera norvegese di Tandrevold come riferimento, e mentre Lisa collezionava primi posti e podi, Ingrid crollava sempre di più, finché, dopo il mondiale non sono crollate anche le francesi che a un certo punto della stagione sembravano imbattibili. Il vantaggio di Tandrevold si è sgretolato weekend dopo weekend, fino all’ultima tappa, quella di Canmore in Canada, quando Lisa, nel momento topico della sua rimonta, non ha tremato, dominando le gare di inseguimento e individuale e portandosi a casa tutto quello che c’era da portarsi a casa: i titoli mondiali nel sue due specialità preferite e, ciliegina sulla torta, quello generale.

Eppure, la sensazione che Lisa Vittozzi potesse fare qualcosa di davvero grande, la si aveva avuta ai Mondiali di Nove Mesto, Repubblica Ceca, dominati da Julia Simon. L’azzurra aveva centrato tre podi, di cui un oro, su quattro gare individuali disputate (solo nella sprint era rimasta a secco) e il modo in cui aveva trionfato nell’individuale era stato un’autentica prova di forza. Alla prima sessione di tiro le si era inceppata la carabina ed aveva perso una quindicina di secondi. Troppi, per una che in genere esce dal poligono con un guadagno sulle avversarie. Da lì era partita una rimonta furiosa, conclusa con 20,5 secondi di vantaggio su Hettich-Waltz seconda e quasi 30 (che, sommati ai 15 persi per problema tecnico fanno 45) su Julia Simon, che era parsa imbattibile nelle altre gare. Per compierla aveva avuto bisogno di zero errori con la carabina e della miglior prestazione in assoluto sugli sci.

Lisa Vittozzi oggi è la miglior biathleta del mondo per due motivi: è la più regolare e la più completa.

È la più regolare perché, lungo tutto l’arco della Coppa del Mondo ha vinto “solo” 4 gare su 21 - ed è comunque la prima italiana di sempre a riuscirci (Wierer si è fermata due volte a 3 successi) - ma ha anche ottenuto 8 podi, 14 piazzamenti in top 5 e 19 piazzamenti in top 10. Questo significa che solo due volte è rimasta fuori dalle prime 10 e una di queste è stata proprio la gara che le ha assegnato la sfera di cristallo: il ventunesimo posto nella Mass Start a Canmore dello scorso weekend, con Tandrevold ottava. E poi, a differenza delle avversarie, Lisa non ha avuto alcun crollo.

È la più completa perché, oltre ad essere fenomenale con la carabina, si difende anche sugli sci, caratteristica più unica che rara nel panorama attuale. Per intendici, la più veloce sugli sci è la slovena Anamarija Lampic, che in classifica generale è diciassettesima a causa delle sue percentuali di tiro: 71% da terra e 58% in piedi. La tedesca Vanessa Voigt, ottava in classifica generale, è impeccabile al tiro (93,5% complessivo), ma molto lenta sia nel rilascio colpi che nella sciata, il che le fa perdere tutto il vantaggio acquisito evitando le penalità. Le contendenti al titolo, invece, sono leggermente più veloci di Lisa sugli sci, sono rapide nel rilascio colpi (specialmente Simon) e sono precise al poligono. Precise, ma non infallibili.

Vittozzi, invece, è pressoché perfetta. Usa la sua carabina calibro 22 come se fosse la cosa più semplice del mondo. Ha una percentuale del 93,1% al bersaglio, la più alta di sempre per una vincitrice della coppa del mondo. Per intenderci, su 420 pallottole sparate in questi quattro mesi e mezzo, 391 sono finite nel piccolissimo cerchio che rappresenta il bersaglio da colpire per evitare i giri di penalità. Ha chiuso la stagione con dieci gare senza errori. Significa che per quasi la metà delle gare - in cui si va al tiro quattro volte, sparando cinque colpi - non ne ha mancato uno. Solo altre due donne nella storia del biathlon mondiale ci sono riuscite: per la cronaca, Marie Laure Brunet e Irina Tananaiko. In carriera le gare senza errori sono quaranta e in questo è già la quinta di sempre.

A questa precisione abbina una buona tenuta sugli sci. In media è più lenta di 3,9 secondi rispetto a Lampic, la più veloce del circuito, e di 3,1 rispetto alla più veloce fra le atlete che hanno chiuso la stagione in top 5, Braisaz-Bouchet. Un errore in meno al poligono, però, di secondi ne fa guadagnare una trentina, il che spiega come sia possibile che Lisa, a meno di rarissime giornate no, riesca sempre ad essere competitiva, specialmente nelle gare in cui si ritrova da sola a gestire vantaggi e svantaggi, con i propri tempi, sapendo di poter contare sulla propria amica carabina.

Il suo unico punto debole sembra infatti essere la rapidità sugli sci: le manca quello spunto che invece hanno atlete come Simon, Tandrevold e Braisaz-Bouchet. Lisa ha bisogno di stare da sola, o di stare insieme e ripartire da sola perché le avversarie sbagliano. Se si arriva in volata, scenario molto probabile nel format della Mass Start (in cui si parte tutte insieme), probabilmente a vincere non è Lisa Vittozzi. Eppure, anche in questo format di gara ha ottenuto buoni risultati che le hanno permesso di vincere il Campionato del Mondo.

Oggi Lisa Vittozzi ha realizzato il suo sogno di salire sul tetto del mondo nel suo sport preferito e il suo trionfo, come ogni storia di riscatto, è frutto di anni di sofferenze e delusioni. Già nel 2019 era stata a un passo dall’ottenere la sfera di cristallo, ma era crollata, proprio come Tandrevold quest’anno, nel finale di stagione, probabilmente paralizzata da una situazione che non si era mai ritrovata a dover gestire. Da quel momento in poi, potremmo raccontare la sua carriera parafrasando una delle più belle canzoni dei Club Dogo, sua omonima, che proprio mentre lei cullava la sfera di cristallo a Canmore, risuonava per la sesta volta nelle ultime due settimane fra le mura del Mediolanum Forum di Milano: Lisa si aiuta saltellando in mezzo ai passi falsi.

Vittozzi biathlon

Per troppo tempo Lisa ha scivolato sugli sci fra serie di tiro grossolane con la carabina, che le impedivano di essere competitiva, proprio quelle serie di tiro che invece oggi sono diventate il suo marchio di fabbrica. C’è stato un periodo in cui è scesa sotto l’80% da in piedi ed è arrivata addirittura al 55% da terra. Oggi quel 55 è uno dei topos più gettonati attorno cui ruota il racconto emotivo della sua risalita. Come spesso accade, però a un certo punto tutto torna ad avere un senso. Quelle gare rovinate dalle disastrose serie con la carabina, probabilmente (ci piace pensare che sia così) l’hanno abituata a rincorrere, ad aumentare il ritmo sugli sci, che fino a due anni fa le serviva soltanto per limitare i danni e le figuracce, ma oggi le consente di fare rimonte come quella clamorosa di Nove Mesto.

A guardare il calendario dei prossimi due anni, sembra proprio che Lisa si sia ritrovata nel momento più propizio possibile. Fra due anni, in Italia ci saranno le Olimpiadi invernali. Le gare di biathlon si disputeranno ad Anterselva, a casa di quella Dorothea Wierer che proprio due anni fa a Pechino aveva iscritto la parola biathlon nel vocabolario degli italiani. Ora sta a Lisa far sì che diventi una delle più utilizzate. Vittozzi arriverà a Milano-Cortina nel pieno della sua maturità (a 31 anni) e con la consapevolezza di essere una delle atlete più forti del circuito, se non la più forte in assoluto. Certo, prevedere che cosa succederà fra due anni sulle nevi del Trentino è molto complicato, ma ora che finalmente anche lei ne ha una tutta sua, nei momenti di incertezza Lisa potrà sempre guardare dentro la sua sfera di cristallo.


  • Un altro ragazzo col vizio dell’overthinking e la passione per i mediani intelligenti e i mezzi trequartisti inconcludenti.

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