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Ungheria Marco Rossi Calcio Tradizioni origini formazione gioca amichevoli
, 21 Marzo 2024

Il ritorno alle origini dell'Ungheria


L'Ungheria di Marco Rossi è diventata una delle nazionali più interessanti d'Europa.

"Una tifoseria così non ce l'hanno neanche i campioni del mondo e d'Europa. Sono emozionato, oggi è stato uno dei migliori giorni della mia carriera, ma non ci vuole molto. Io un palcoscenico così l'ho visto solo in tv, a 56 anni mi pare di essere un bambino al Luna Park. Poi, come i bambini, quando sei al Luna Park vuoi giocare".

Queste le parole di Marco Rossi, datate 19 giugno 2021, dopo l'1-1 con cui l'Ungheria, nella seconda partita della fase a gironi di Euro 2020, fermò sul pareggio la Francia campione del mondo alla Puskás Aréna di Budapest. Quattro giorni dopo i Magyarok ottennero un altro pareggio: il 2-2 contro la Germania a Monaco di Baviera, con il secondo gol subito a sei minuti dalla fine, non fu sufficiente per il passaggio del turno - per il quale sarebbe servita la vittoria. All'Ungheria rimasero solo gli applausi di tutta l'Europa calcistica per aver fatto una grandissima figura, andando a un passo dagli ottavi di finale, in un girone di ferro che comprendeva anche il Portogallo campione in carica. Questo è stato solo un punto del percorso dell'Ungheria di Marco Rossi, partito nel settembre 2018 con la partecipazione alla prima edizione della Nations League, e che pochi mesi fa ha visto conquistare, per la prima volta nella storia, tre qualificazioni consecutive agli Europei (contando anche quella del 2016, guidata da Bernd Storck).

Negli ultimi anni l'Ungheria di Rossi ha proposto un gioco che molti hanno paragonato a quello della famosa Aranycsapat, la Squadra d'Oro di Ferenc Puskás, Sándor Kocsis e Nándor Hidegkuti e che arrivò seconda al Mondiale del 1954 guadagnandosi l'apprezzamento del mondo intero per il meraviglioso calcio espresso. L'epoca felice che il calcio ungherese sta vivendo segue un periodo buio durato almeno tre decenni: prima di Euro 2016, l'Ungheria mancava a un grande torneo addirittura dal Mondiale del 1986. Andiamo a vedere più nel dettaglio la storia e la situazione attuale della nazionale ungherese, che si candida a essere una delle squadre rivelazione del prossimo Europeo.

La Squadra d'Oro ungherese, come noto, si distinse prima per un clamoroso un 3-6 rifilato all'Inghilterra a Wembley (prima sconfitta casalinga della storia dei Tre Leoni contro una nazionale non britannica) e poi per il percorso nel Mondiale del 1954, che si concluse solo in finale contro la Germania Ovest, tra polemiche arbitrali e accuse di doping ai teutonici. La favola di questa squadra leggendaria si interruppe bruscamente nel 1956: la repressione da parte dei sovietici della rivoluzione ungherese (quella dei "ragazzi di Buda") convinse molti giocatori della nazionale, impegnati all'estero con l'Honved, a non fare più ritorno in patria. Da allora un periodo di lento declino: l'Ungheria si mantenne a buoni livelli qualificandosi spesso per le competizioni internazionali, senza ottenere grandi risultati né sviluppare calciatori di talento smisurato quanto quelli del '54. I quarti di finale nei Mondiali del 1962 e del 1966 e il terzo posto all'Europeo del 1964 sono stati il canto del cigno del calcio danubiano.

Il periodo grigio, infatti, è seguito poi da un periodo nerissimo durato, appunto fino al 2016: complice l'allargamento della platea di partecipanti, l'Ungheria finalmente torna al giocare l'Europeo, arrivando fino agli ottavi di finale.

Dopo l'ottimo risultato ottenuto in Francia, tuttavia, gli ungheresi mancano la qualificazione a Russia 2018 e decidono di esonerare il CT Georges Leekens e di assumere al suo posto l'ex allenatore dell'Honvéd, il torinese Marco Rossi. Al termine di una buona carriera da terzino sinistro, che lo ha visto anche giocare con Mancini e Gullit nella Sampdoria di Sven Göran-Eriksson, Rossi ha provato a intraprendere la carriera da allenatore nelle serie minori italiane: Lumezzane, Pro Patria, Scafatese e Cavese. In seguito all'esonero dalla Cavese, in Lega Pro, nel febbraio del 2011, Rossi ha scelto di prendersi un anno di pausa durante il quale, racconta, ha addirittura meditato l'addio al calcio per andare a lavorare nello studio da commercialista del fratello. "Rimasi fermo un anno e ricevetti tre proposte, ma mi dissero che avrei dovuto pagare per allenare in Serie C. Ne fui schifato. Anche questo succede in Italia".

La svolta si materializza quando nell'estate del 2012, quasi per caso, tramite un amico riesce a convincere gli ungheresi dell'Honvéd, grande nobile decaduta del calcio ungherese, la squadra di Puskás e Kocsis che negli anni Cinquanta costituiva l'ossatura dell'Aranycsapat ma a secco di vittorie dal 1993. Le cose vanno straordinariamente, oltre ogni immaginazione: al primo anno, Rossi trascina i rossoneri di Budapest al quattordicesimo titolo nazionale della loro storia, il primo dopo quasi venticinque anni. Ciononostante, a causa di dissidi economici con la società l'allenatore italiano scegli di lasciare l'Honvéd e si trasferisce un centinaio di chilometri più a ovest, oltre il Danubio, agli slovacchi del DAC Dunajská Streda, che porta al terzo posto in campionato e alla qualificazione in Europa League, prima di essere chiamato come selezionatore della nazionale ungherese.

Come all'Honvéd e in Slovacchia, anche con l'Ungheria le cose vanno immediatamente molto bene: da giugno 2018 a oggi il tecnico italiano ha portato l'Ungheria dal 51° al 27° posto del ranking FIFA, dalla Lega C alla Lega A della Nations League e soprattutto, come già detto in precedenza, a conquistare, per la prima volta nella storia, due qualificazioni consecutive agli Europei. Una serie di ottimi risultati che hanno valso a Rossi l'onore della cittadinanza ungherese, ottenuta nello scorso ottobre. Con cinquantanove partite in carica, Rossi è al momento il terzo commissario tecnico con più presenze nella storia della nazionale magiara, dietro ai soli Kálmán Mészöly e Gusztáv Sebes, l'allenatore della Squadra d'Oro. Oggi l'Ungheria è una squadra piena di talento: la stella è ovviamente il trequartista Dominik Szoboszlai, in forza al Liverpool, ma si distinguono anche il portiere Gulácsi e il difensore centrale Orbán, entrambi giocatori del Lipsia, e Kerkez, talentuoso terzino sinistro del Bournemouth.

Oltre che per i risultati, però, l'Ungheria di Rossi ultimamente si è distinta anche per lo stile di gioco: come scritto sul sito della federazione ungherese dal match analyst Istvan Beregi, i magiari stanno proponendo un gioco che ha dei notevoli tratti in comune con quello della Squadra d'Oro, caratterizzato dal ritmo veloce e dalla costante fluidità delle le posizioni da tenere in campo. L'approccio dell'Ungheria ha anche subito l'influenza della tendenza tattica emersa proprio in Brasile negli ultimi anni e chiamata "calcio relazionale", "calcio funzionale" o "calcio associativo". Il calcio relazionale è un tipo di gioco in cui i calciatori non si muovono più in relazione allo spazio come nel "gioco di posizione", ma in base alla posizione della palla, con la conseguenza, per esempio, di zone di campo sovraccariche di giocatori in cui questi possano associarsi scambiandosi la palla in maniera rapida e autonoma, senza la presenza di schemi fissi.

Una conseguenza di questo tipo di gioco è la grande fluidità: i giocatori non hanno più ruoli o funzioni fisse ma svolgono, in base al contesto, la funzione di scarico, appoggio laterale o vertice per il portatore di palla. La squadra che ha reso questo gioco famoso in tutto il mondo è il Fluminense di Fernando Diniz, che nello scorso dicembre ha vinto la prima Copa Libertadores della sua storia. Altri allenatori che hanno integrato nel loro gioco tratti di calcio relazionale sono Carlo Ancelotti con il Real Madrid, Luciano Spalletti con il Napoli e Lionel Scaloni con l'Argentina. Sarebbe sbagliato, però, considerare quello tra il gioco di posizione e il calcio relazionale un dibattito estremizzato e rigido: la maggioranza delle squadre avrà al suo interno tratti di entrambi gli stili di gioco. Tra le squadre che quest'anno si sono segnalate come un riuscitissimo ibrido tra i due approcci vanno segnalate il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso, l'Inter di Simone Inzaghi e il Bologna di Thiago Motta.

Quella del calcio relazionale è una tendenza tattica che nasce in Brasile, ispirato alla Seleçao di Telê Santana che, nel Mondiale del 1982, giocava un calcio fluido e senza posizioni fisse, riconosciuto da molti come uno dei più belli da vedere nella storia del calcio. Brasile e Ungheria sono due nazioni con una storia calcistica legata a doppio filo: l'allenatore ungherese Kürschner Izidor allenò il Flamengo tra il 1937 e il 1938 e il Botafogo tra il 1939 e il 1940, e pur senza vincere titoli fu il primo a introdurre le tendenze tattiche europee nel calcio brasiliano, dando il via all'evoluzione del calcio verdeoro. Chi per primo portò avanti queste teorie fu Flávio Costa, assistente di Izidor al Flamengo, che è passato alla storia più che altro per essere stato l'allenatore della nazionale brasiliana nel Maracanazo ma che oltre a questo fu decisivo per l'evoluzione tattica nel paese. Non meno importante fu Bela Guttmann, anche lui ungherese, che allenò il San Paolo tra il 1957 e il 1958 e portò in Brasile quel 4-2-4 che nel Mondiale in Svezia del 1958 venne ripreso da Vicente Feola, il commissario tecnico della Seleçao campione del mondo per la prima volta nella sua storia. Insomma, il DNA del calcio brasiliano e di quello ungherese ha molti punti in comune: gioco improntato all'attacco, scambi veloci e massima fluidità tra le posizioni dei giocatori.

Non stupisce, dunque, che anche l'Ungheria di si sia unita alla lista delle squadre che hanno aggiunto aspetti del calcio relazionale di Fernando Diniz al loro stile di gioco. Lo stesso Marco Rossi, non a caso, nel dicembre del 2020 disse, rispondendo a una domanda sull'evoluzione tattica del calcio, che oggi "ci si orienta più sull’uomo che sullo spazio". Parole molto simili a quelle che Luciano Spalletti disse a Sky Sport nell'ottobre del 2022, in seguito al 4-2 del suo Napoli in Champions League contro l'Ajax: "gli schemi non ci sono più nel calcio, gli spazi non sono più fra le linee ma fra gli avversari. Quel che è fondamentale è saperli riconoscere. Saper andare dentro al momento giusto, avere il coraggio di iniziare sempre l’azione anche quando ti pressano".

Nelle squadre che adottano un modello relazionale capita spesso che i movimenti della squadra avvengano in funzione di quelli di uno o più giocatori chiave. Nell'Argentina di Scaloni il giocatore di riferimento è ovviamente Messi, nel Napoli di Spalletti era Kvaratskhelia e nel Real Madrid di Ancelotti è Rodrygo, per fare degli esempi. In sette partite su otto delle qualificazioni a Euro 2024 l'Ungheria, che ha vinto il suo girone davanti a Serbia, Montenegro, Lituania e Bulgaria, si è disposta con un 3-4-2-1 in cui il fulcro del gioco era rappresentato dai due trequartisti, che erano solitamente Szoboszlai e Sallai. A questi ultimi viene concessa la massima libertà di scegliere autonomamente il proprio raggio d'azione e di giocare molto vicini, portando quindi i compagni di squadra a convergere sulla fascia sinistra o su quella destra a seconda delle posizioni dei due trequartisti.

Szoboszlai e Sallai hanno la libertà di muoversi dove vogliono e percepiscono perfettamente queste situazioni, ha detto Marco Rossi dopo il 3-0 rifilato alla Bulgaria a marzo. Come scritto da Istvan Beregi, così facendo si va a creare una superiorità numerica nella zona della palla che diventa la base per sfondare la difesa avversaria. La disposizione della propria squadra non si forma solo tramite il movimento dei giocatori avversari ma anche tramite il movimento dei propri giocatori, cosa che crea un'asimmetria che rende molto più flessibili le posizioni degli ungheresi.

L'Ungheria è solita fare ampio uso della costruzione dal basso - pur non disdegnando, se necessario, il lancio lungo - tramite una costruzione 3+1 o 3+2 formata dai centrali di difesa e da un interno di centrocampo a cui può aggiungersi l'altro interno di centrocampo o addirittura lo stesso Szoboszlai, che, come detto in precedenza, gode della massima libertà di movimento e non è raro che vada a dare manforte in fase di costruzione. Il centrocampista del Liverpool risulta tra l'altro essere anche uno dei giocatori più attivi in fase di non possesso, sfruttando la sua resistenza fisica per andare a pressare con grande intensità gli avversari nelle zone di campo più disparate.

Il centrale Lang (2) va da Szoboszlai (10) che si è allargato e abbassato e combina con l'esterno Bolla (14) creando così un'occasione da gol.

Non appena l'Ungheria supera la prima linea di pressione entrano in gioco i movimenti di Szoboszlai e Sallai, che possono decidere autonomamente di allargarsi sulla fascia destra o su quella sinistra portando su quella zona vari compagni con cui far nascere delle connessioni relazionali tramite cui provare a sfondare la linea difensiva avversaria.

Anche in fase di non possesso l'Ungheria agisce spesso in funzione di quanto appena descritto, andando a pressare gli avversari con molti uomini per creare le condizioni affinché queste connessioni relazionali possano manifestarsi già subito dopo la riconquista del pallone.

Szoboszlai ha senza dubbio giovato di questo sistema di gioco incentrato su di lui, che è il vero centro di gravità dell'Ungheria, dal momento che nelle otto partite di qualificazione agli Europei del 2024 ha avuto una media di 94 tocchi a partita, con un picco di 122 tocchi nelle partite casalinghe contro Lituania e Montenegro, rispetto alla media di sessantaquattro tocchi a partita avuta nelle qualificazioni ai Mondiali del 2022 e quella di cinquanta tocchi a partita avuta nella scorsa edizione di Nations League. Marco Rossi è stato bravo a costruire un modello di gioco volto a valorizzare al meglio il talento del suo indiscusso fuoriclasse, che anche nel Liverpool di Jürgen Klopp sta vivendo una stagione molto positiva. L'Ungheria a Euro 2024 è stata inserita nel girone A insieme a Germania, Scozia e Svizzera, un girone ostico come normale che sia in una competizione del genere ma in cui i magiari partiranno per passare il turno. Non sarà facile, ma a giugno l'Ungheria di Rossi si presenterà in Germania con l'obiettivo di sorprendere l'Europa. Solo il campo ci dirà se saranno in grado di riuscirci.


  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

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