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folorunsho esulta contro la juventus con la folo mask
, 18 Marzo 2024

Sulle spalle di Michael Folorunsho


Il centrocampista romano sta trascinando il Verona fuori dalla zona retrocessione e si è guadagnato la nazionale.

"Folorunsho ha la fisicità per stare in questa categoria, ma intanto deve rimanere umile, altrimenti lo lascio fuori. Deve migliorare a livello tecnico, ma ha sicuramente la prospettiva per ambire a club importanti". Chi si aspettava parole al miele per il suo trascinatore da parte di Marco Baroni, tecnico di un Hellas che per la prima volta da novembre ha lasciato la zona retrocessione, è rimasto deluso: il rapporto tra Michael Folorunsho e l'allenatore che già lo aveva allenato alla Reggina e lo ha fortemente voluto a Verona non è basato su elogi sperticati, bensì su una continua tensione al miglioramento in ogni aspetto del gioco.

C'è sicuramente anche questo aspetto psicologico nella grande stagione che sta disputando il centrocampista del Napoli, approdato in Serie A per la prima volta a 25 anni ma con tutte le intenzioni di restarci per molto tempo.

La prima squadra a credere in Michael Ijeuman Folorunsho, ragazzo di origini nigeriane nato a Roma il 7 febbraio 1998, è la Lazio, che nel 2014 lo preleva dalle giovanili dei dilettanti del Savio; nella Primavera biancoceleste il suo allenatore è Simone Inzaghi, il quale lo schiera assieme a Murgia da mezzala del suo 4-3-3 per sfruttarne la progressione che già ai tempi risulta fuori scala. Quando però il tecnico viene promosso alla guida della prima squadra, non se la sente di puntare su Michael, non tanto per le sue qualità quanto per un temperamento giudicato "troppo focoso", che nel 2017 spingerà la Lazio a lasciarlo libero di accasarsi alla Virtus Francavilla, in Serie C, a parametro zero.

Nella provincia brindisina Folorunsho incontrerà il primo allenatore chiave della sua carriera da professionista, Gaetano D'Agostino. "Se non arrivi in Serie A, beh, sei un coglione": l'ex regista di Udinese e Fiorentina aveva provato a stuzzicare l'ego di Folorunsho, con lo stesso epiteto utilizzato, in tono ben più dispregiativo, dopo un'ingenua espulsione in Rende-Francavilla del settembre 2017.

"Lo misi anche fuori rosa, perché non sapevo domarlo", ha affermato D'Agostino in una recente intervista, "mi promise che non avrebbe più causato nessun danno ai compagni, patto portò poi alla sua completa evoluzione caratteriale e calcistica"; nasce in quel periodo anche il primo soprannome del centrocampista, Mark Lenders, coniato proprio da D'Agostino, incantato dalle devastanti avanzate palla al piede. Da mezzala del 3-5-2, nella seconda stagione a Francavilla Folorunsho segna 7 gol, sufficienti per farlo finire nella rete di Cristiano Giuntoli, che nell'estate del 2019 lo porta a Napoli per un milione di euro.

A impressionare, oltre alla bordata rasoterra su punizione, è la lucidità di analisi del Folorunsho: non ancora ventunenne, sembra aver trovato la sua via.

I partenopei girano in prestito Folorunsho al Bari, divenuto di proprietà dei De Laurentiis l'anno prima e ancora militante in Serie C. Le cose si complicano subito a causa di un infortunio al ginocchio, che lo porterà a doversi operare e saltare i primi due mesi della stagione 19/20. La prima da titolare per Michael arriva a novembre, mezzala nel 3-5-2 di Vincenzo Vivarini a tamponare l'assenza dell'indisponibile Scavone, ma il ragazzo non convince appieno il tecnico.

Dopo un'altra gara dal 1' contro la Paganese, lo spedisce stabilmente in panchina. A fine stagione saranno soltanto 344 i minuti disputati da Folorunsho: un'annata sostanzialmente persa non fa calare l'interesse attorno al giocatore. A richiederlo in estate è la Reggina, squadra che gli permetterà di esordire in Serie B.

Nonostante il primo gol tra i cadetti, guarda caso con un destro da fuori, regali il pareggio in Zona Cesarini al Bari in quel di Frosinone, Mimmo Toscano vede in Folorunsho solamente un jolly da giocarsi a partita in corso, non abbastanza educato per fare il mediano e non abbastanza incisivo per giostrare da trequartista nel suo 3-4-1-2.

Il rosso rimediato con il Monza sembra il preludio a un'altra stagione interlocutoria, ma a "salvare" Folo arriva Marco Baroni, l'altra figura cruciale nella crescita del calciatore: già alla seconda in amaranto l'allenatore lo schiera da titolare, ma la vera svolta tattica che farà le fortune di squadra e calciatore arriva nella trasferta contro la Reggiana, con Baroni che passa dalla mediana a 3 al 4-2-3-1 e Folorunsho nelle vesti di trequartista centrale, unico inamovibile di un diamante offensivo che cambia continuamente volto.

Nel nuovo ruolo cambiano anche alcune delle funzioni del calciatore nello scacchiere degli amaranto. Folorunsho non resta confinato sulla trequarti, anzi continua a coprire ampie porzioni di campo: è cruciale nel fare da sponda e da primo ricevitore dei lanci lunghi per risalire il campo; riduce l'apporto in fase di costruzione (15,3 passaggi completati a partita, tra i meno coinvolti della squadra) ma amplifica il volume delle sue conclusioni, diventando il più propenso della Reggina a cercare la porta (1,6 tiri a partita).

Sono compiti che gli vediamo assegnati anche ad oggi con la maglia del Verona, ora trequartista ora seconda punta, sulle orme del primo Kevin-Prince Boateng visto con la maglia rossonera di Milano. Folorunsho non possiede ancora un tempismo negli inserimenti ai livelli di quello del centrocampista ghanese, ma la strada è segnata.

La Folo Mask, esultanza ormai tipica del centrocampista, con una mano davanti alla faccia e un'altra a mimare una pistola, nasce in occasione di Reggina-Cremonese 1-0, decisa da un suo calcio di punizione da 30m deviato all'angolino. "Ha un significato personale, è un gesto per un amico, non posso rivelarlo", affermerà Folorunsho nel postpartita. (Photo by Valentina Giannettoni/LiveMedia/NurPhoto via Getty Images).

Folorunsho chiude la sua esperienza a Reggio Calabria con lo score di 6 gol e 2 assist, ma nel suo ruolo il Napoli ha appena prelevato dal Fulham André-Frank Zambo Anguissa. Il 23enne riparte in prestito, ancora una volta in Serie B. Destinazione? L'ambizioso Pordenone, protagonista del mercato estivo 2021. Alla presentazione in neroverde, The Mask si racconta come un calciatore che può giocare da interno come da esterno, da mediano o da trequartista; l'allenatore Massimo Paci in effetti lo prova ovunque, anche da seconda punta o da mezzapunta laterale in coppia con Amato Ciciretti, fino ad arrivare a fargli fare il centravanti per sfruttarne la fisicità.

Il Pordenone fatica oltremodo a far punti - 4 nelle prime 14 partite - e la prima vittoria arriva alla quindicesima giornata anche grazie a Folo che, nell'inedita posizione di ala destra del 4-3-3, mette a sedere Di Gennaro con una finta e da dentro l'area sigla il 2-0.

I Ramarri non riescono a scollarsi dal fondo della classifica, ma Folorunsho è ambito da squadre che occupano posizioni ben più nobili nel campionato cadetto; il Napoli e il giocatore scelgono di andare sul sicuro, optando per il ritorno alla Reggina dopo 17 presenze e tre reti con un Pordenone che a fine stagione retrocederà in C. Con Baroni divenuto tecnico del Lecce, a Reggio Calabria Folorunsho trova come tecnico Roberto Stellone, che lo impiega indifferentemente da seconda punta o da mezzala a seconda dell'abito tattico della squadra, spesso variato anche a partita in corso.

Post - all'epoca ancora tweet - invecchiati male.

La centralità del calciatore a Reggio Calabria è se possibile ancor più accentuata rispetto alla stagione precedente: Folo è il calciatore amaranto che conclude di più e completa più dribbling, tra i migliori anche per occasioni create e passaggi chiave nonostante un numero di appoggi (15,6) in linea con l'anno precedente.

L'ultima tappa in B per Michael Folorunsho è Bari, città che tuttora lo segue con affetto e che il calciatore stesso porta nel cuore, come testimoniato dall'esultanza a mimare la cresta del gallo nell'ultimo Lecce-Verona. Folo si presenta ai nuovi tifosi dando sfoggio delle sue qualità balistiche con una botta di prima all'incrocio dei pali in Parma - Bari 2-2, gara precedentemente aperta dall'assolo di Dennis Man, altro gioiello cresciuto in cadetteria. Il tecnico Mignani chiede inizialmente all'italonigeriano uno sforzo in fase di interdizione (Folorunsho è il quarto giocatore del Bari per tackle portati), sfruttandolo da mezzala del 4-3-1-2.

Da dicembre 2022 ne avanza però il raggio d'azione, portandolo a giocare sulla trequarti e da punta per sostituire l'infortunato Cheddira. Un problema al ginocchio ne minerà la continuità nel girone di ritorno, ma l'impatto fisico ed emotivo di Folorunsho è troppo importante per i galletti, che a una giornata dalla fine della regular season si assicurano il terzo posto vincendo 1-0 contro la Reggina; Folorunsho segna il classico gol dell'ex lasciandosi andare a un'esultanza liberatoria, per la quale si scuserà poi in seguito coi suoi vecchi tifosi.

Quasi tutti i gol segnati da Folorunsho in biancorosso sono un compendio di aggressività ed esuberanza fisica; tra i tanti, questa rete in contropiede al Modena, col povero Pergreffi che crolla nel vano tentativo di ostacolarne l'incedere.

Folorunsho arriva ai playoff in condizioni fisiche precarie, utilizzabile solo a partita in corso: Mignani sa che l'uomo che può dare una scossa al suo Bari è il numero 90, e per due volte la magia riesce. In semifinale col Sudtirol fa la sponda per il gol di Benedetti che ribalta la partita e regala il passaggio del turno ai suoi; nella finale d'andata col Cagliari compare d'improvviso in area davanti ad Altare inducendolo al fallo da rigore che porterà all'1-1 di Antenucci.

L'incantesimo si infrange nel modo più brutale possibile all'ultima curva, precisamente sul palo alla sinistra di Boris Radunovic: 84°, Folorunsho è appena entrato e arma il destro dai 18 metri, la sua conclusione d'interno è imparabile ma va a sbattere sul legno e torna in braccio alla difesa del Cagliari. Il resto, Pavolettazo compreso, è storia arcinota.

La stagione 2022/23 è la migliore della carriera di Folorunsho, dal punto di vista dei numeri (9 reti e 3 assist in tutte le competizioni) e della maturità tecnica e tattica, tanto da valergli un biglietto per Dimaro, ove si tiene il ritiro estivo del Napoli. Nonostante un precampionato positivo culminato con un'ottima amichevole contro il Girona, il Napoli decide di mandare ancora il calciatore in prestito; la B è troppo stretta per Michael, che risponde alla chiamata di Baroni e trasferisce armi e bagagli a Verona per vestire la maglia dell'Hellas.

Che giocatore è Folorunsho?

Già nelle prime uscite la Serie A conosce due dei tanti volti di Folorunsho: all'esordio contro l'Empoli, nominalmente da centravanti, l'ex Bari è il target man della squadra, incaricato di ricevere palla sulla figura per far salire i compagni, vincere i duelli aerei e lanciare la prima pressione, con la Roma invece Folo veste i panni del mastino, piombando con veemenza sui malcapitati centrocampisti giallorossi e sacrificandosi per la squadra in tutte le posizioni.

La centralità di Folorunsho nel progetto Verona non è mai in discussione: Baroni lo impiega da titolare quando lo ha a disposizione - 26 partite dal 1' su 28 - mentre si può dibattere sulla posizione ideale di Folo in Serie A. Prima ancora del passaggio in pianta stabile dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1 che ha caratterizzato la risalita dell'Hellas, il tecnico aveva abbassato Folorunsho nei due di centrocampo, nel tentativo di donare fisicità (190 cm per 92kg: Folorunsho ha pochi eguali nello scontro fisico anche in A) a un reparto fin troppo perforabile.

Tale impiego ha sì portato benefici in non possesso all'Hellas, ma anche messo a nudo qualche imbarazzo di troppo nella gestione della palla (67% di passaggi riusciti) e ridotto la sua pericolosità offensiva. Il suo primo gol in A arriverà non a caso contro il Monza: restituito all'antico ruolo di mezzala, raccoglie a centro area un assist di Ngonge arrivando a fari spenti dalle retrovie, immarcabile per la difesa dei brianzoli.

Dalla fine del girone di andata, prima sporadicamente e poi sempre più spesso, Baroni tornerà a proporre il numero 90 nelle vesti di trequartista/seconda punta, inserendo Serdar in mediana a fianco di Duda e ricominciando a sfruttare Folo nella risalita del campo, nella protezione della palla (migliore della rosa dopo la partenza di Djuric) e nella pressione alta, vera novità del Verona post rivoluzione invernale sul mercato. Il fuggi fuggi generale in casa Hellas ha contribuito a fare dell'italonigeriano uno dei leader della squadra - vuoi per l'assidua presenza in campo, vuoi per l'indole del guerriero che lo porta ad affrontare le partite di calcio come una serie apparentemente infinita di duelli, aerei e non.

Di tanto in tanto abbiamo visto Folorunsho giocare anche in fascia, con l'intento di far valere il mismatch fisico coi terzini e gli esterni avversari, nel solco del Mandzukic ala del 4-2-3-1 di allegriana e juventina memoria. La scelta non ha pagato grandi dividendi, soprattutto contro Napoli e Bologna: il posizionameto del #90 in fascia ha tolto alla mediana veronese un punto di riferimento e nel contempo impedito al calciatore di portare pericoli alla porta avversaria.

La casella di trequartista guastatore a ridosso del centravanti sembra ad oggi quella più adeguata sia alle caratteristiche del calciatore, che può far valere la conclusione da fuori pur sacrificando le cavalcate dalle retrovie, sia alle necessità dell'Hellas, che guadagna chili e centimetri vitali nell'uscita dal pressing e nei duelli e tiene il suo miglior realizzatore nei pressi della porta avversaria.

Folorunsho è il calciatore che, da inizio 2024, ha realizzato più gol da fuori area nei 5 principali campionati europei: la prima rete è quella che buca un non irreprensibile Rui Patricio coronando una strepitosa azione in slalom, l'ultima è quella già citata contro il Lecce, in mezzo ad esse c'è l'eurogol realizzato contro la Juve, probabilmente la più bella della carriera dell'ex Bari.

Coordinazione, potenza e precisione sono ai massimi livelli, ma ad impressionare sono la naturalezza con cui Folorunsho lascia andare la gamba e la rapidità con cui conta i passi necessari per impattare la sfera nel modo giusto; mai il suo corpo manda segnali d'imbarazzo nel doversi coordinare e orientare per cercare la palla col sinistro, teoricamente il piede debole.

C'erano davvero possibilità che il bolide di Folorunsho non venisse eletto miglior gol del mese di febbraio dalla Lega Serie A?

Non possiamo ancora sapere come finirà la stagione di Folorunsho e del Verona. Ciò che possiamo fare è interrogarci sulla vera dimensione del calciatore e sulle sue prospettive future. Notizia recente è la sua convocazione in nazionale per i prossimi impegni amichevoli: se da un lato il tatuato 90 del Verona porta in dote alla squadra di Spalletti caratteristiche fisiche ed emotive differenti da quelle di tutti gli altri centrocampisti in rosa, dall'altro è lecito immaginarlo non esattamente a suo agio nelle fasi di palleggio che il tecnico di Certaldo chiede alla sua mediana.

Sarebbe più facile immaginarlo come uno dei due trequartisti del 3-4-2-1 ipotizzato dal CT in conferenza stampa. Non è da escludere, specialmente a partita in corso, anche un suo impiego da pivot vero e proprio, funzione che solo lui potrebbe svolgere qualora Scamacca non dovesse riuscire a presentarsi in condizioni fisiche accettabili alle porte di Euro2024.

E il futuro nei club? Più di un sostenitore del Napoli ha iniziato, sommessamente e poi in maniera sempre più convinta, a criticare la scelta di mandare Folorunsho in prestito a Verona per puntare prima su Cajuste - mai del tutto convincente - e poi su Traoré - non ancora accostabile alla versione vista col Sassuolo. Non facciamo fatica a immaginare Folorunsho in una squadra da parte sinistra della classifica, che punti anche a una qualificazione in Europa, ma è molto probabile che il suo futuro verrà deciso solamente dopo che il nuovo allenatore del Napoli avrà avuto modo di testarlo in ritiro e verificarne l'adattabilità nel suo tipo di calcio.

L'italonigeriano non ha praticamente mai giocato in contesti che mettono al centro il controllo del possesso palla, caratteristica che invece accomuna molti degli ultimi tecnici dei partenopei. Fondamentale sarà la scelta del progetto giusto: se Folorunsho finirà nelle mani di un tecnico che, come D'Agostino prima e Baroni poi, saprà massimizzarne i grandi punti di forza e metterlo in condizione di esaltarsi, potremo divertirci a vederlo passare sopra la Serie A come una mietitrebbia per molto tempo ancora.

  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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