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Milano-Sanremo
, 16 Marzo 2024

Milano-Sanremo - Considerazioni Sparse


La vittoria di Philipsen, la generosità degli italiani, il gregariato di lusso di van der Poel.

Ha vinto alla Oscar Freire, ha trionfato proprio come fece - per tre volte - il tre volte campione del mondo spagnolo. Ha "limato" nei momenti più difficili, ha sfruttato la forza della squadra e poi ha fatto valere sua la potenza allo sprint. Che Jasper Philipsen non fosse un semplice velocista ne avevamo avuto sensazione, quasi certezza, già da tempo: il vincitore della Milano-Sanremo 2024 - oltre a dimostrarsi uno degli sprinter più forti degli ultimi anni - sa fare la voce grossa anche nelle grandi classiche. Basta vedere qualche ordine d'arrivo - quello della Parigi-Roubaix dello scorso anno, chiusa al secondo posto dopo aver aiutato (e poi difeso) l'assolo del suo capitano, Mathieu van der Poel. Nella Sanremo più veloce della storia - il dato record risalente alla vittoria di Gianni Bugno del 1990 è stato frantumato dopo 34 anni - si è invertito l'ordine degli addendi.

Il fenomeno olandese in maglia di campione del mondo si è trasformato in gregario, dopo essere stato il più brillante a rispondere agli attacchi di Tadej Pogacar sul Poggio. Roba che non si vede tutti i giorni: in quanti possono dire di aver avuto l'uomo in maglia iridata al proprio servizio? Pochi, pochissimi. Van der Poel, invece, non c'ha pensato un attimo a mettersi a disposizione, rinunciando a giocarsi le chances di difendere la vittoria del 2023. Se Philipsen è riuscito a vincere la sua prima classica monumento, (gran) parte del merito è proprio del compagno di squadra della Alpecin: al termine del Poggio e dopo aver "gigioneggiato" in discesa, senza affondare il colpo, conscio di aver il più veloce della compagnia a pochi metri di distanza, si è messo in testa a tirare, facendo fallire l'attacco di Tom Pidcock - il più folle della discesa del Poggio - e il tentativo di "fagianata" del positivo Matteo Sobrero. Un campione anche di generosità.

Al resto, poi, c'ha pensato il belga con una volata sontuosa che, proprio in vista della linea d'arrivo, gli ha permesso di beffare l'australiano Michael Matthews. Lui è il grande sconfitto di questa Sanremo: già superato il pieno della maturità sportiva ("Bling", come da sempre è soprannominato, viaggia ormai per i 34 anni), l'australiano ha fatto corsa gemella a quella di Philipsen. Se il belga è sembrato Freire, l'australiano pareva quasi Erik Zabel. Si è nascosto, ha stretto i denti nei tratti in salita ed è rimasto attaccato agli altri big. Ha impostato al meglio la volata, facendosi trovare nella migliore posizione per far valere il suo spunto veloce. Ma - sembra quasi la fotografia della sua carriera - gli è mancato come al solito qualcosa per far elevare il suo palmares da buono a ottimo, per risultare vincitore e non "semplice" piazzato di una grande corsa. Ancora una volta, gli è mancato qualcosa: un pizzico di sfortuna quando gli occhiali che aveva posizionato sul caschetto sono volati a pochi metri dal traguardo, distraendolo per una frazione di secondo; un pizzico di furbizia, lasciando completamente libera la strada a Philipsen quando c'era la possibilità di "stringere" - naturalmente senza scorrettezze - l'avversario poi vincitore. Eppure Matthews non si è fatto prendere dalla delusione: «Questo secondo posto non è così male, la scorsa settimana ero a casa con un virus», ha detto subito dopo l'arrivo raccogliendo poi il premio più atteso, l'affettuosissimo abbraccio della figlia.

Il podio, invece, lo chiude l'altro sconfitto di questa Sanremo 2024, Tadej Pogacar. A differenza delle Strade Bianche, non ha fatto ciò che aveva annunciato alla vigilia della Milano-Sanremo. Le sue parole, infatti, avevano fatto ipotizzare un possibile attacco già sulla Cipressa, la salita che accende la corsa - anche quest'anno, come sempre, la "classicissima di primavera" è stata la "cumbia della noia" - e gli ultimi chilometri. Invece, dopo la volata fatta dalle squadre dei big per affrontare la scalata nelle prime posizioni, si è "limitato" a far disintegrare il gruppo dai compagni della Uae Emirates e, in particolare, dalla più bella sorpresa di quest'inizio di stagione, il messicano Isaac Del Toro. Poi, però, è mancato qualcosa. Perché il ritmo imposto dal neopro' con la stimmate del fenomeno ha fatto male davvero a tutti, anche agli altri compagni di squadra: a un chilometro dallo scollinamento, infatti, con Pogacar era rimasto soltanto Wellens. Troppo poco per affondare ancora il colpo. E così gli "emiratini" si sono rialzati, una frenata che ha cancellato la possibilità di abbattere il record di scalata della Cipressa (non si è scesi sotto i 9 minuti, obiettivo preannunciato proprio dal team mediorientale). Iin quel momento, probabilmente, Tadej perde la Milano-Sanremo: ha quasi temuto di affondare il colpo, preferendo conservare le rimanenti energie sul Poggio. E, naturalmente, sulla collina che domina Sanremo c'ha provato: ha attaccato dopo il ritmo estenuante di Wellens, senza riuscire però a fare la differenza. Eppure non si può dire che non sia andato forte: ha sgretolato ciò che rimaneva del gruppo, portandosi dietro van der Poel e, in un primo momento, anche gli azzurri Alberto Bettiol e Filippo Ganna che, però, sull'ultima trenata hanno dovuto rallentare. Al termine del Poggio - dove è stata grande la sorpresa per non aver trovato la cabina telefonica simbolo della collina che domina Sanremo - il "kom" per il record di scalata è diventato il suo. Ma il margine di vantaggio sul resto dei big era troppo risicato per poter realizzare l'ennesima impresa. Al campione sloveno non è restato far altro che provare a giocarsela in volata e ottenere un terzo posto che è soltanto un leggero miglioramento rispetto al quarto dell'edizione 2023. E che sa un po' di delusione.

E gli italiani? L'Italia s'è desta, nonostante tutto, anche alla Milano-Sanremo. Al quinto posto - preceduto anche dal danese Mads Pedersen, un altro che dopo aver "limato" poteva fare molto meglio allo sprint - si è piazzato Alberto Bettiol, fra i più brillanti in salita. Il piemontese è in forma, lo aveva dimostrato già nel successo netto della Milano-Torino di metà settimana: un ottimo segnale in vista delle sue classiche in Belgio. E segnali importanti sono arrivati anche da Ganna, scomparso nel finale solo a causa di un problema tecnico avuto dalla sua bici nella discesa del Poggio. Hanno convinto anche la voglia di provarci di Sobrero così come Davide Bais, l'ormai "re delle fughe": è stato l'ultimo ad arrendersi nel tentativo d'inizio giornata, assorbito soltanto a 10 chilometri dal traguardo dopo un ulteriore rilancio. E il bilancio è positivo pure per Jonathan Milan, quella che sembrava essere la migliore carta azzurra: piegato nel ritmo folle della Cipressa, il nuovo fenomeno degli sprint ha avuto la forza e la caparbietà di rientrare e mettersi a disposizione del compagno Pedersen con un paio di trenate mica male. Ma alla Milano-Sanremo, spesso, non si trionfa con la generosità: si vince anche "limando".

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