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Poule
, 15 Marzo 2024

La Poule Scudetto della Serie A femminile


Come arriva il massimo campionato ai nastri di partenza della poule scudetto?

Illustrazione di copertina, raffigurante le 5 squadre della Poule Scudetto, a cura di @gnapossofadisegnetti

Roma 51, Juventus 43, Fiorentina 39. Così recita la classifica al termine delle diciotto gare della Regular season di Serie A femminile, in vista della poule scudetto che inizierà il 16 marzo. L'ordine delle prime 5 è chiuso da Sassuolo e Inter, entrambe a quota 26 punti. Queste squadre hanno davanti dieci giornate e otto partite – 24 punti in tutto a disposizione – per cercare di migliorare la situazione di partenza, rispettare gli obiettivi prefissati a inizio stagione o levarsi qualche soddisfazione.

Questa è la seconda stagione con il format della Serie A diviso tra regular season e poule scudetto. Dopo i gironi di andata e ritorno, la classifica di dieci squadre si divide in due gruppi, dove si riparte con i punti cumulati nelle prime 18 giornate: le prime cinque si sfidano nella poule scudetto, al termine della quale la prima vincerà il campionato. Le ultime cinque giocano la poule salvezza: l’ultima classificata retrocede in Serie B, la penultima gioca un play-out contro la seconda classificata della Serie B per determinare chi giocherà la Serie A nella stagione successiva.

Rispetto all'anno scorso, dov'era stata caratterizzata dalla sfida a due tra Juventus e Roma (vinta nettamente da quest'ultima), quest’anno la lotta per i primi posti della poule sembrava poter essere più interessante e più ricca di variabili principalmente per un motivo: il 3° posto vale la qualificazione in Champions League. Questo elemento, di per sé, accorcia la classifica, offrendo la possibilità di puntare a un posto in Europa senza dover per forza lottare per la vittoria della Serie A.

Definito il raggruppamento e gli equilibri dopo le prime 18 gare, ogni squadra arriva a questa poule scudetto con aspirazioni, obiettivi e consapevolezze diverse. La possibilità di guardare appena sopra e dire "ci si può provare" intriga (quasi) tutte: come le varie compagini si presentano alla ripartenza del campionato? A cosa possono ambire?

ROMA

La Roma ha l’obiettivo di conquistare al più presto il suo secondo scudetto, non intende perdere punti per strada lungo tutto il percorso. Parte come la grande favorita della poule, forte anche delle 17 vittorie su 18 partite – migliorando le 16 della scorsa stagione – con 8 punti sulla Juventus e 12 sulla Fiorentina. A rendere ancora più impressionante il percorso delle giallorosse è la qualificazione per la Champions League 2024/25, ottenuta già all'ultima giornata di regular season. La squadra capitolina vanta una rosa lunga e profonda e con tante giocatrici di spicco (Haavi e Viens in avanti, Kumagai e Greggi in mezzo, Ceasar tra i pali), ma due in particolare sembrano rappresentare al meglio la forza della squadra, visto il loro rendimento: Linari e Giugliano. La prima si è dimostrata decisiva non solo in fase di copertura, ma anche con 7 reti, cifra notevolissima per una centrale di difesa. La seconda, attualmente, appare come la calciatrice italiana più forte, forte anche dei suoi numeri stagionali da mezzala offensiva - ben 11 gol e 8 assist tra campionato e Champions.

La squadra è stata costruita per affrontare più competizioni. Sembra che gli innesti di gennaio abbiano coperto alcune lacune. Pilgrim, ala d’attacco, ha aggiunto imprevedibilità e velocità di manovra, specie quando la partita volge al termine e le squadre sono ormai stanche e allungate. Nella semifinale d’andata di Coppa Italia contro il Milan, la svizzera ha sostituito dopo pochi minuti Glionna, uscita per un brutto infortunio al polpaccio, giocando un’ottima partita, coronata dalla sua prima rete in maglia giallorossa.

Il gol è l’emblema di quello che Pilgrim può offrire alla Roma: Sønstevold, con un anticipo pulito, recupera palla e la Roma riparte con le rossonere spezzate in due. Giugliano, con un servizio non banale, serve sulla corsa Pilgrim che brucia in velocità Mesjasz e infila sul primo palo la portiera rossonera Giuliani. Velocità, tecnica e capacità di spaccare le difese avversarie: un bagaglio niente male che alla Roma fa molto comodo in questo finale di stagione.

(Photo by Fabio Rossi/AS Roma via Getty Images)

Troelsgaard, centrocampista difensiva, dopo una carriera in nord Europa tra Svezia, Danimarca e Inghilterra, arriva a Roma portando la fisicità che mancava alla squadra giallorossa. Anche lei ha avuto spazio nella semifinale contro il Milan, confermando le aspettative su di lei. È stata presa per dare un cambio a Kumagai: a 33 anni, non può giocare tutte le partite con la stessa precisione e attenzione a cui ha abituato il campionato italiano in questa prima parte di stagione. Sønstevold, terzina destra, già nota al campionato italiano per le sue tre stagioni all’Inter, è stata presa per rinforzare un reparto in cui la Roma era carente, specie dopo l’infortunio al crociato di Aigbogun.

La squadra di Spugna ha una clessidra davanti a sé: la osserverà alla fine di ogni partita per monitorare la distanza dalla vittoria. Lo scorrere o meno della sabbia dipenderà da come affronterà gli scontri diretti con Juventus e Fiorentina, tutt’altro che scontati. Se è vero che la Roma parte avvantaggiata e, fin qui, ha fatto un percorso quasi perfetto in campionato, è altrettanto vero che la sconfitta con l’Inter, quella in Supercoppa contro la Juventus e la vittoria di misura nell’ultima giornata al Viola Park - la Roma ha rischiato, sul finale, di non portare a casa una partita meritata per la mole di gioco prodotta - hanno suonato in casa giallorossa come campanelli d’allarme.

Come la Roma ha già sperimentato nel periodo tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024, l’aura di invincibilità che la circonda può svanire da un momento all’altro, facendo venire meno le sicurezze e la fiducia nel proprio gioco, e rendendo potenzialmente molto precari gli 8 punti di vantaggio. Su otto partite, quattro sono contro Juventus e Fiorentina: la Roma, se vuole vincere questo secondo scudetto, non può permettersi errori.

JUVENTUS

La stagione della Juventus partiva con diversi obiettivi: non sfigurare in Champions; provare a riprendersi lo scettro di campionesse d'Italia; aggiornare la bacheca con la Supercoppa; difendere il titolo della Coppa Italia. Tolta la Supercoppa (battuta a gennaio la Roma 2-1), tutti gli ambiziosi obiettivi sembrano già svaniti. Alcuni da subito - con l'eliminazione ai preliminari di UWCL contro l'Eintracht - altri recentissimamente - la doppia sconfitta nella semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Ai nastri di partenza della poule scudetto, gli 8 punti di distanza sulla Roma appaiono come qualcosa di siderale, forse più per problemi interni della compagine bianconera prima ancora che per i meriti (enormi) della capolista.

Al netto di una rosa la cui caratura tecnica è notevole, la Juventus ha dato più volte la sensazione di esser una squadra improvvisata, in campo e nelle scelte al vertice. Dal frettoloso rientro di Bragonzi dal prestito alla Sampdoria, l'improvviso addio di Sembrant dopo la vittoria della Supercoppa a gennaio, l'uscita di Bellucci destinazione Fiorentina o ancora la bocciatura estiva di Eva Schatzer, oggi in grande spolvero proprio alla Samp e già destinata al rientro alla casa base: in ogni scelta la Juve sembra esser in controtempo.

L'esonero di Joe Montemurro alla vigilia del match di ritorno contro le Viola, con la squadra affidata pro tempore al vice Zappella, si cala perfettamente in questo trend. Le bianconere sono alla fine di un ciclo dominante e vincente, lo si sa da tempo. Ma tutto stava in quale sarebbe stata la gestione di questo cambio della guardia, dentro uno scenario di vertice della Serie A più competitivo.

(photo Juventus FC)

Se Girelli e compagne hanno saputo, in più di un'occasione, compensare la perdita del loro predominio tecnico con prove caparbie e di fatica, questa capacità di adeguarsi non ha nascosto le varie criticità anche in campo. Prima ancora della complicata gestione delle rotazioni di Girelli in attacco e Salvai in difesa, Montemurro non ha mai saputo dare una solida identità di gioco alla sua squadra. In questo non è stato aiutato dal rendimento individuale in calando di giocatrici cardine tutt'altro che a fine carriera, come Caruso o Boattin.

La Juventus ha sofferto spesso di mancanza di equilibrio: il centrocampo, persa Pedersen, è in difetto di una giocatrice pulita nel palleggio e abile a fare da schermo davanti alla difesa. Le difficoltà nella costruzione e la tendenza a dilatare i propri spazi in mezzo ha spesso portato la Juve su un terreno minato, fatto di tante soluzioni dirette a cercare l'innesco della ricca batteria offensiva (Beerensteyn su tutte) ma anche di poco controllo della partita e del gioco, con problemi nel tenere la squadra corta e i reparti legati.

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La Juventus ha subito 22 gol in stagione su 26 gare. Un numero di per sé non allarmante. Ben 14, però, le sono stati rifilati da Fiorentina e Roma, nei sette confronti stagionali tra tutte le competizioni. Confronti dove la Juve è uscita vincitrice solo in due occasioni, con un pari e quattro sconfitte. Se l'esonero di Montemurro è quindi comprensibile, lo sono meno le tempistiche, nonché la contemporanea conferma di Braghin al vertice della sezione femminile, colpevole di tante, troppe scelte sbagliate. Difficile per Zappella (all'oggi ancora in sella alla panchina bianconera) pensare di sbrogliare questa situazione nelle otto gare rimanenti, nelle quali la Juve dovrà giocoforza affidarsi - di nuovo - a "grinta e sudore", sperando in una reazione quantomeno emotiva del gruppo, più per difendere il secondo posto che per provare a riacciuffare la Roma.

FIORENTINA

A fine dicembre della Fiorentina si diceva: “Un'altra squadra rispetto all'anno scorso, ma le manca una punta”. A gennaio al Viola Park sbarca Madelen Janogy, che piazza sette reti in undici presenze tra campionato e Coppa Italia, di cui ben due doppiette alla Juventus. Ora c'è anche la punta, capace di garantire quei gol che Longo e Hammarlund non riuscivano a offrire.

Del cambio di passo della Fiorentina sotto la guida di De La Fuente si è già scritto: le Viola non hanno perso occasione sul campo per riaffermare come il complicato biennio di gestione Panico fosse una brutta parentesi da lasciarsi alle spalle. Un cambio di passo, quello condotto dal tecnico ex Como, fatto tenendo un basso profilo, con una squadra lontana dalla modernità tattica della Roma e senza le risorse qualitative della Juventus.

La Fiorentina è una squadra solida, ancorata a un gioco prettamente speculativo con le big, ma in fiducia tale da prendersi senza problemi responsabilità di controllo della gara con le piccole, comunque capace di esaltare (o di aggrapparsi alle) qualità individuali di alcune sue giocatrici chiave. Molto passa dalla ritrovata sicurezza tra i pali di una smagliante Schroffenegger, nonché dalla qualità della sempreverde Vero Boquete in mezzo al campo, capace tanto in proprio quanto al servizio delle compagne di trovare soluzioni di gioco decisive in ogni momento.

(photo ACF Fiorentina)

Oltre all'apporto delle senatrici, De La Fuente ha lavorato molto soprattutto sul piano psicologico, per rimettere in sesto un gruppo scosso e depresso, che l'anno scorso non aveva fatto complessivamente male, ma si era dimostrato fragilissimo nel tenere il campo quando le partite non andavano per il verso giusto (vedasi certe sconfitte tennistiche contro Milan, Roma o Juventus). Da qui, oltre a una classifica ambiziosa e una finale di Coppa Italia da giocare, lo sbocciare definitivo del talento di Michela Catena e la progressiva crescita di Emma Severini, giocatrici oggi in un contesto positivo e capaci di mostrare il loro valore, sempre più incisivo (e decisivo) per la squadra.

Non va sottovalutato l'impatto di scelte di mercato non altisonanti – come il caso di Magull all'Inter – ma di certo ben ponderate: oltre al citato innesto di Janogy, a fronte dell'ipotesi di una squadra da rifondare radicalmente ci si era limitati agli arrivi di Færge e Georgieva, elementi capaci di registrare la difesa e alzarne il tasso tecnico, oltre al “contorno” dei gran ritorni di Cinotti (rimasta indisponibile per buona parte di questa stagione) e di Lundin.

De La Fuente è stato bravo ad amalgamare tutto ciò: prestazioni e risultati oggi parlano di una squadra che ha quasi azzerato il divario con la Juventus ed è uscita dal ruolo di banale “sparring partner” per la Roma. L'obiettivo in corso d'opera per le Viola era sicuramente il 3° posto: l'attuale +13 su Inter e Sassuolo può far parlare di risultato già quasi centrato. Per lo scudetto, appare irrealistico un colpo di coda già della Juve ai danni della Roma capolista, lo è tantopiù quello della Fiorentina, a -11 dalle campionesse d'Italia. Per Boquete e compagne, appare ben più alla portata un eventuale exploit a sorpresa in finale di Coppa Italia, sempre contro la Roma. Però soffiare alla Juventus la piazza d'onore in campionato, posizione che oltretutto vale un accesso diretto al secondo turno dei preliminari di UWCL, resta un'idea a dir poco appetitosa e un possibile punto di partenza per il futuro.

SASSUOLO

L’obiettivo stagionale il Sassuolo lo ha raggiunto già alla fine della regular season: qualificandosi per la poule scudetto e soffiando il posto a un disastrato Milan, ha automaticamente ottenuto una salvezza più che tranquilla. Questo basterebbe per definire la stagione del Sassuolo una buona, se non ottima annata. Tuttavia, le neroverdi hanno l’opportunità di usare questo traguardo come punto di partenza e non come punto di arrivo. Sarà interessante vedere come il Sassuolo affronterà questa seconda parte di campionato, presumibilmente sfruttata come un’opportunità per consolidarsi e costruire una squadra in grado di ambire anche a posizioni più elevate, con un occhio all’Europa: dal 2025/26, ci sarà anche una seconda competizione europea oltre alla Champions League.

Poule

Nelle ultime tre stagioni, il Sassuolo ha conseguito un 6°, un 4° e un 3° posto, dimostrando di poter competere a questi livelli. La squadra di Piovani può giocare a mente libera e levarsi qualche soddisfazione in questi big match, ma anche concentrarsi sul consolidare questa posizione, valorizzando i talenti a disposizione.

Orsi, Kullashi, Missipo, la più giovane Sciabica... Il Sassuolo ha tutte le carte in regola per gettare le basi di un futuro ambizioso: la soddisfazione di finire il campionato almeno davanti all’Inter significherebbe presentarsi il prossimo anno come la quarta forza del campionato, con l’obiettivo di riconfermarsi e migliorare. Questo rappresenterebbe un importante passo avanti in termini di personalità per il Sassuolo, evidenziando l’evoluzione di un campionato sempre più competitivo.

INTER

L’Inter arriva a questa poule scudetto con 26 punti, nove in meno rispetto alla scorsa stagione e, in generale, meno di quanti ci si potesse aspettare. È distante dalla zona Champions, obiettivo stagionale, e non sembra in grado di poter insidiare la Fiorentina. La squadra di Guarino paga la mancanza di continuità di risultati nella regular season – solo una volta ha vinto due partite di fila, contro Roma e Napoli, e al massimo ha collezionato tre risultati utili consecutivi in campionato nelle prime tre giornate – perdendo molti punti in partite in cui partiva favorita. Non è facile stare al passo delle prime tre, che a tratti sembrano giocare un campionato a parte, ma almeno rimanere in una vera lotta per le prime posizioni è qualcosa che si può – e si deve – chiedere a questa squadra, composta da giocatrici molto forti e con un’allenatrice importante in panchina.

La partenza in estate di Chawinga - 26 gol in 26 partite nella passata stagione - ha lasciato un vuoto tecnico che l’Inter non è sembrata in grado di colmare, nonostante le numerose giocatrici di qualità in rosa come Bonfantini, Pedersen e Cambiaghi. Quest’ultima, per gran parte della stagione, è sembrata tra le poche note positive dell’Inter, grazie anche ai suoi gol decisivi, come quello segnato nel derby di fine novembre contro il Milan, con uno stacco di testa imperioso dentro l’area di rigore, ma anche grazie alla sua fisicità e alla capacità di fare da fulcro del gioco.

Tuttavia, la squadra di Guarino ha avuto – e ha ancora – delle assenze importanti a causa degli infortuni: Pedersen, dopo essersi infortunata contro il Sassuolo a ottobre, si è fermata nuovamente contro la Fiorentina il 6 febbraio in Coppa Italia; Karchouni, nella partita di campionato contro la Fiorentina del 18 dicembre ha chiuso la stagione con un infortunio al legamento crociato, e anche Santi si è infortunata al legamento crociato il 27 gennaio contro il Napoli. Nonostante ciò, l’Inter ha rimediato nel mercato di gennaio, aggiungendo alla rosa due calciatrici molto importanti: Lina Magull e Annamaria Serturini. La centrocampista tedesca si è rivelata da subito decisiva, aggiungendo qualità e tecnica alla squadra, siglando cinque reti e un assist in sei partite di campionato e imponendosi da subito come la leader tecnica che serviva per avanzare in termini di competitività.

Mentre Serturini, dopo una travagliata prima parte di stagione con la Roma e il complicato addio dopo cinque stagioni e mezzo, sembra aver ritrovato fiducia nei suoi mezzi tecnici e la spensieratezza nel giocare in un sistema in cui è di nuovo protagonista. Ha già segnato due gol, di cui uno splendido contro il Pomigliano dove, partendo da sinistra, rientra sul destro e, da posizione defilata, infila la palla sotto l’incrocio dei pali. In questa stessa azione c'è lo zampino sempre di Magull: stop a seguire tra le linee, palla scoperta e apertura sulla sinistra, da dove arriverà proprio il gol di Serturini.

Poule
(Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

L’Inter non ha vissuto la miglior stagione possibile, giocando molto al di sotto delle aspettative, e risultando sempre troppo fragile in difesa. Tuttavia, ci sono delle note positive da cui Guarino può partire per costruire un gruppo più ambizioso per la prossima stagione: la vittoria in casa contro la Roma – unica squadra ad aver battuto le giallorosse in campionato – e le buone prove, seppure insufficienti per il passaggio del turno, in Coppa Italia contro la Fiorentina, sono segnali che l’Inter può giocarsela contro le squadre più forti di questo campionato anche nella decisiva poule. È da questa consapevolezza che deve ripartire e affrontare la poule scudetto. Bisogna costruire ancora molto, ma le basi per competere con le più forti ci sono tutte.

Quindi, che poule scudetto sarà? La Roma perderà il vantaggio accumulato nella regular season oppure accelererà per chiudere definitivamente il campionato? Quanto incideranno Inter e Sassuolo in questo rush finale? La Juventus riuscirà a presentare la migliore versione di sé e tentare l’assalto alla Roma o perderà terreno facendosi recuperare dalla Fiorentina? Le viola saranno in grado di consolidare il posto Champions insidiando il bipolarismo Roma-Juventus, affermandosi come terza forza del campionato? Questa poule offre molteplici spunti di interesse e sarà affascinante vedere come le squadre affronteranno questa parte finale del campionato. Le partite sono meno scontate di quanto possa sembrare sulla carta ed è lecito aspettarsi una corsa a tre per il titolo. Ma, con poche partite da giocare e squadre molto competitive, ogni punto nella poule è prezioso e l’attenzione deve rimanere sempre al massimo.

  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

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