
Brighton-Roma (1-0) - Considerazioni sparse
Una Roma rimaneggiata gestisce con maturità il grande vantaggio dell’andata, e si conferma una squadra a vocazione europea.
Dopo il pirotecnico 4-0 dell’andata, la grande sfida per la Roma era quella di non adagiarsi. Nonostante le tante assenze e la qualità di gioco offerta dal Brighton dezerbiano, i giallorossi svolgono al meglio il compito, tornando dalla perfida Albione con un 1-0 indolore;
De Rossi conferma il 4-3-3 che fin qui gli ha dato tante soddisfazioni, ricorrendo però a un massiccio turnover, complice il KO di Lukaku e le condizioni non ottimali di Dybala. La squadra approccia bene la partita, provando da subito a non lasciare il comando delle operazioni al Brighton, ma il tridente di scorta Zalewski-Azmoun-Baldanzi dà l’impressione di essere un po’ troppo leggero. Ancora più degli uomini offensivi, però, quello che manca alla Roma è la sapiente regia di Paredes e la sua ritrovata capacità di rallentare e accelerare i ritmi del possesso a seconda delle necessità. Non è un caso che, dopo un buon avvio suggellato dall’eurogol dell’Iraniano annullato in maniera discutibile, sono gli inglesi a garantirsi gradualmente il dominio;
Il gran gol di Welbeck al 37’ ci garantisce una ripresa non priva di emozioni, riportando il risultato ancora in bilico. La Roma non cambia uomini o approccio e nella ripresa, rinfrancata dal break, si presenta di nuovo aggressiva con la voglia di fare il gol che garantirebbe la qualificazione. Lo scorrere dei minuti rende più eltettrici gli inglesi, che tentano il tutto per tutto con gli ingressi di Fati e Ferguson, ma i giallorossi hanno il merito di giocare bene con il cronometro e non schiacciarsi mai troppo. Al resto ci pensa la garanzia tra i pali che corrisponde al nome di Mile Svilar;
Daniele De Rossi, seppur con la diplomazia che lo contraddistingue, ha provato da subito a ribaltare l’assunto mourinhano secondo il quale questa squadra non può giocare a calcio senza Dybala e Lukaku. I fatti gli hanno dato ragione in una serata in cui, anche grazie all’aiuto della grande prestazione dell’andata, i suoi pezzi da novanta e di maggior esperienza erano fuori e si è trovato a schierare un 11 che il tecnico portoghese avrebbe definito quantomeno “inadeguato”. La sua Roma non ha brillato ma ha fatto una partita seria, preparata benissimo, e ha avuto il merito di non farsi schiacciare da un’avversaria estreamamente a suo agio con il pallone. Ha fatto insomma quanto serviva, con una buona dose di personalità, per passare un turno tutt’altro che semplice contro una squadra proveniente dal campionato più ricco del mondo, senza nemmeno dover ricorrere in corsa ai suoi titolari lasciati precauzionalmente in panchina;
Oltre al sempre più sorprendente Mile Svilar, nella Roma brilla la stella di Evan N’Dicka, sempre più leader senza macchia della retroguardia. Pellegrini e Azmoun giocano una partita encomiabile per sacrificio, mentre era lecito aspettarsi qualcosa di più dall’impalpabile Zalewski. Per il quarto anno di fila i giallorossi sono tra i primi 8 della competizione europea a cui partecipano: per sognare di giocarsela fino in fondo, contro squadre del calibro di Liverpool e Leverkusen, serviranno prestazioni straordinarie. Che però questa squadra sembra avere nelle corde, alla luce di quanto visto nel match di andata.
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