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Atlético Madrid-Inter (2-1) (3-2 d.cr.) - Considerazioni Sparse


Tradisce Pavard, tradisce Lautaro, tradiscono un po' tutti: l'Inter getta alle ortiche il suo sogno europeo.

Ci sono sere in cui va tutto bene, altre in cui va tutto storto. Ci sono sere invece in cui si è artefici del proprio destino. Questa era una di quelle e l'Inter deve rimproverare prima di tutto sé stessa per com'è andata a finire la sua trasferta spagnola. Queste Considerazioni dovrebbero parlare della vittoria dell'Atletico e del passaggio del turno della squadra di Simeone ma non è possibile iniziare senza parlare di quanto sia stata la squadra d'Inzaghi a sprecare, sperperare e far svanire una qualificazione che è stata concreta fino a che non si è scesi in campo. Il doppio vantaggio buttato al vento, le azioni da rete non concretizzate, potremmo andare avanti all'infinito. Sta di fatto che l'Inter è fuori dalla Champions e il demerito di aver bruciato la qualificazione rimarrà come la macchia più infamante della stagione;

Dovremmo parlare della partita allora, ma si tratta pur sempre di una sfida su andata e ritorno e la sconfitta di questa sera non è figlia solo dei rigori parati da Oblak o degli errori difensivi nerazzurri. Andate a rileggere le Considerazioni di tre settimane fa: parlavamo di quanto sbagliare così tanto in fase di rifinitura e soprattutto sprecare così tanto nella finalizzazione renda ogni vittoria monca e traballante. Ripetiamolo ancora una volta: nessuna squadra può permettersi di sbagliare così tante occasioni così nitide. Specialmente in un Ottavo di finale di Champions League, soprattutto se ti giochi la qualificazioni in casa di una squadra emotiva e mentalmente di livello superiore come l'Atletico Madrid. La qualificazione così si ferma agli errori dell'andata ma specialmente a quelli di Dumfries, Thuram e Barella nell'uno contro uno contro il portiere, si ferma a quella Dura legge del gol che stasera premia la squadra più cattiva e matura;

Già dal post partita si discuterà su colpe e responsabilità. Inzaghi finirà di nuovo sul banco degli imputati e sicuramente si dovrà parlare di alcuni errori da lui commessi nella preparazione della sfida. L'Inter è apparsa per lunghi tratti troppo timida e attendista in fase d'impostazione e confusionaria in quella difensiva. Certo, c'era un vantaggio da difendere nella tana del lupo, ma la squadra ha mostrato quasi sempre troppa distanza tra centrocampo e attacco, difficoltà nel trovare sbocchi sulle fasce e incapacità di alzare il proprio baricentro nelle fasi più intense delle sortite colchoneros. Gli errori in fase di preparazione si sommano ad una scelta funesta dei tiratori dal dischetto: non che l'Inter eccella in questo fondamentale, ma la decisione di far tirare due giocatori appena entrati come Sanchez e Klaassen è estremamente discutibile. Il modo in cui il cileno e l'olandese hanno tirato dal dischetto rende poi la lista assolutamente indifendibile;

In tutto questo, l'Atletico non ha fatto la comparsa nell'ennesimo psicodramma interista ma ha meritato il passaggio del turno giocando una partita straordinariamente intensa, che si regge immancabilmente sulla corsa infinita dei ragazzi di Simeone. L'Atletico ha vinto perché, pur non essendo mai la squadra migliore in campo, ha saputo gettare il cuore oltre l'ostacolo: mai andare a sfidare Simeone sulla tenuta nervosa e mentale. L'Inter è stata pecho frio, l'Atletico no e le prestazioni di Savic e Witsel rimarranno ad imperitura memoria a testimoniare cosa significa giocare una partita da dentro o fuori a questi livelli; la faccia da morto con cui Lautaro si presenta sul dischetto per tirare il rigore decisivo, invece, il simbolo di una squadra che ha avuto paura e non è riuscita a superarla. Più di ogni errore tattico o tecnico, la partita è stata persa lì;

C'è poco da salvare dopo una serata del genere. Nell'ebbrezza del post partita, forse ce ne vengono in mente solo due. La straordinaria prestazione di Yann Bisseck è di quelle sfoderate da chi è abituato dalla nascita a giocare partite di questo genere. Una personalità immensa e ottime qualità in entrambe le fasi rendono il tedesco il migliore in campo insieme all'omonimo Sommer, che ha attivamente tenuto in piedi una squadra più volte sul punto di crollare prima del tempo. La seconda è quella di una stagione che rimane straordinaria nonostante un'eliminazione così dolorosa.


  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio, cinema e musica. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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