
Sarri si è dimesso - Considerazioni Sparse
Un fantasma si aggira per Formello, esso è il traghettatore di una stagione dalle tinte shakespeariane.
Il tranquillo caffè post prandiale, quello meritato e che ti dovrebbe dare la spinta per affrontare questo martedì di inizio primavera viene, d'un tratto, sputato nel pieno stile "surprise" di serie e film made in USA. La notizia rimbalza furiosa: Sarri si è dimesso. E quindi? E ora? Moriremo tutti? Sicuramente la risposta all'ultima domanda è "sì", quanto alle altre due sarebbe più comodo lasciarle a qualche mente filosofica pronta a calcare i ciottoli della strada diretta alla ricerca della verità. Noi menti comuni e volgari siamo unicamente basiti e basite per questo salutarsi. Doveroso e giustificato da parte di un uomo così, ma che ci lascia con un chiaro e distinto retrogusto di smarrimento e abbandono e, soprattutto, in mano a una dirigenza del tutto incapace e inadatta.
"Che fare?", lo intitolava così Nikolaj Gavrilovič Černyševskij il suo romanzo e la stessa domanda veniva ripresa da Vladimir Il´ič Ul´janov (al secolo Lenin): entrambi si sono chiesti, ancora senza risposta, come dobbiamo interpretare e affrontare il futuro. Ebbene, la stessa domanda rimbalza nelle scatole craniche di ogni tifoso e tifosa laziale. Allo stato dell'arte i papabili per sedersi sulla panchina biancoceleste lasciata vacante da Maurizio Sarri sono quasi introvabili e non per la poca appetibilità quanto, bensì, per la scarsezza di chi a oggi è rimasto senza una squadra. Ipotesi Rocchi dalla primavera? Suggestione di carattere pienamente lotitiana volta al risparmio e al voler portare la nave in porto senza ulteriori danni. Con tutto il rispetto per Tommaso, che sicuramente avrà una carriera luccicante come quella di numero nove, in questo momento tutto ciò non serve. E' deleterio, straziante, annichilente e avvilente.
Il problema di questa società è l'apice: Claudio Lotito. La sua narrazione di salvatore, di nocchiero che ha preso una nave senza timoniere nel pieno di una tempesta per salvarla ridà alle narici quell'odore acre e nauseabondo di stantio, muffoso. Il suo essere personaggio macchiettistico, di folklore lo rende inadeguato umanamente a tenere le redini di questa squadra e della società. Le sue mancanze, di contro, come presidente sono di carattere lapalissiano: mancanza di un adeguato reparto comunicazione, incapacità di investire nella costruzione di una squadra che possa competere su tre fronti, settore femminile lasciato in balia di se stesso, assenza di qualunque tipologia di dialogo con la propria tifoseria etc.
Altra nota dolentissima sono alcuni giocatori. Fatta eccezione, naturalmente, per i nuovi arrivati, le prestazioni di Luis Alberto, Marusic, Lazzari, Felipe Anderson, Casale - solo per citarne alcuni - lasciano veramente basiti. Chiaro, non si sta parlando del Brasile dell'82 da cui ci si aspetterebbe non un gioco ma IL gioco, però si discute di calciatori professionisti che per svariati motivi è chiaro non vogliano rendere per quanto possibile. Disarmante la mancanza di voglia di Anderson che in questa stagione ha spesso scambiato il prato verde per Villa Borghese dove andare a passeggiare; altrettanto avvilente l'incapacità di Marusic di fare il proprio lavoro di terzino mancando ripetutamente chiusure, sovrapposizioni e tutto quanto venga richiesto a chi gioca in quel ruolo; Luis Alberto, la stella che dovrebbe accendere i riflettori con il suo destro, pare quasi distratto e disinteressato a ciò che gli accade attorno. Stessa cosa dicasi per Immobile ieri sera che, sostituito, fa polemica, non diretta, per questa scelta. Inaccettabile. La storia la si fa con i gol e con la professionalità. Sinceramente, l'anno prossimo questa gente la si vorrebbe vedere fuori dal GRA.
Last but not least: Sarri. Maurizio Sarri, mi rivolgo a te. Grazie davvero di tutto, del gioco dell'anno scorso, dell'ottima Champions League giocata, della semifinale raggiunta di Coppa Italia, delle conferenze stampa e interviste mai banali. Grazie per aver guardato i rigori rivolto verso la Nord e aver esultato con noi. Di certo, le colpe non possono non essere anche le tue ma lì dove ci sono parliamo di percentuali decisamente più basse rispetto a Lotito e ai giocatori. C'hai provato fino all'ultimo, sei stato sulla linea del fronte in prima persona sino a che non hai sentito la terra sgretolarsi sotto le sneakers bianche e la tuta. Mi e ci hai rappresentato come uomo e allenatore. L'essere concettuali dinanzi a miopi intellettivi comporta l'essere sbeffeggiato e insultato, irriso e additato. Sei stato el mono blanco zapatista: c'hai avvisato del pericolo imminente, hai provato in tutti i modi a indicarci la strada con i riccioli nicotinici la cui traiettoria era spesso deviata dall'onnipresente cappello. C'abbiamo provato in tutti i modi a tenerti con noi ma come diceva un tuo predecessore, a noi carissimo, Edy Reja "la cornice è marcia" e quando si deve sacrificare alla divinità del pallone la vittima questa sarà sempre l'allenatore, come in una parabola camusiana.
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