
Siamo stati a vedere Italia-Scozia di rugby
La vittoria dell'Italrugby è inaspettata, ma lascia ben sperare nel futuro della nostra Nazionale.
Flashback. Circa una settimana fa andava in scena la terza giornata del 6 Nazioni: la Francia ospitava, a Lille, la Nazionale dell'Italia del rugby di Quesada. La partita è stata entusiasmante, ma ha lasciato senza dubbio l’amaro in bocca agli azzurri. A dir poco surreale è stato ciò che è successo dopo l'80°: risultato fermo sul 13-13, punizione per l’Italia. Ultima azione disponibile. Garbisi si appresta a calciare, ma il pallone cade beffardamente dalla piazzola allungando i tempi di preparazione della punizione ed il nostro numero 10 deve sbrigarsi. La palla colpisce clamorosamente il palo, la Francia prova la ripartenza ma l’Italia interrompe il gioco. La partita finisce in parità. Questo frangente di gara è l’emblema dell’ItalRugby negli ultimi anni: una nazionale in crescita, che si fa valere e che ce la mette tutta ma alla quale, nel momento decisivo, sfugge di mano quel centesimo che le permetterebbe di arrivare ad un euro.
Flash forward. 9 marzo 2024, Lamaro e compagni accolgono allo stadio Olimpico di Roma la Scozia di Finn Russell. Dopo aver lottato fino all’ultimo contro l’Inghilterra nel match inaugurale, aver subito un pesante 36-0 contro l’Irlanda ed essere andati vicinissimi all’impresa in casa della Francia, l’Italia cerca una vittoria contro la Scozia che manca ormai da 9 anni. A partire dal viaggio in treno, noto fin da subito che l’affluenza è estremamente consistente, con tifosi che salgono sul treno muniti di giacche, magliette e cappelli con lo stemma dell’Italia. È previsto il sold-out all’Olimpico (non accadeva dal 2016), con 69 mila persone (di cui 15 mila scozzesi) pronte a seguire la partita. Nella camminata di rito direzione stadio sento delle cornamuse suonare in lontananza: girandomi, è impossibile non notare un imponente corteo di scozzesi in kilt che sfoggiano le loro cornamuse. Mi fermo per godermi lo spettacolo e, all’improvviso, il mio cuore si scalda quando gli scozzesi suonano l’inno italiano: semplicemente fantastico.
Le strade pullulano di tifosi diretti verso l’Olimpico; nessuno è sprovvisto di birra; l’atmosfera è coinvolgente; non manca nulla. Il calcio d’inizio si avvicina: fanno il loro ingresso in campo le squadre e risuonano gli inni. Alle 15:15, il via alle danze. Menoncello tira subito fuori le unghie conquistandosi un calcio di punizione alla prima occasione possibile: l’Italia opta per i pali e si porta a casa i primi tre punti della partita. Ottimo inizio. Da qui, però, parte una fase di gara dove prevalgono gli scozzesi, i quali mettono subito le cose in chiaro con una meta nata da un feroce pick and go vicino all’area di meta e mantenendo il possesso per gran parte del primo tempo (concluderà la frazione di gioco col 70%). Dopo la meta di Fagerson, Steyn rincara la dose con un’azione conclusa sulla destra. Dopo 14 minuti, il risultato è 14-3: la Scozia fa valere le proprie capacità offensive. L’Italia prova a reagire affidandosi al rugby, con il delizioso calcio di Page-Relo che scavalca la difesa ospite. Brex brucia i difensori, raccoglie il pallone e si tuffa in area di meta: gap accorciato. La Scozia riordina le idee e continua ad attaccare con determinazione e convinzione, e la terza marcatura arriva al 27’: Page-Relo si fa intercettare il pallone da Finn Russell (aveva messo a segno, pochi minuti prima, una punizione), il quale sfodera un 50-22 ai limiti della perfezione conquistando una preziosissima touche dentro ai nostri 22.
Gli scozzesi imbastiscono un efficace maul che permette a Schoeman di dover solo schiacciare il pallone nell’area di meta per ristabilire (dopo la trasformazione di Russell) la distanza tra le due squadre: si va all’intervallo sul 16-22. La Scozia ha fatto capire fin da subito le sue intenzioni tenendo la palla più del doppio rispetto all’Italia, la quale ha però avuto il merito, nei primi 40 minuti, di essere cinica nelle occasione a lei concesse e di restare dunque aggrappata al risultato senza far dilagare gli ospiti. Sugli spalti, però, i tifosi, non si perdono d’animo e continuano a incitare gli azzurri.
La sliding door della partita si ha nei primi 5 minuti della ripresa. Il canovaccio della gara, una volta rientrati i giocatori in campo, sembra lo stesso: la Scozia buca la difesa italiana e segna la quarta meta della sua partita. Il direttore di gara viene però informato dal TMO che potrebbe esserci una scorrettezza che ha viziato l’azione. Riguardando il frangente incriminato, con l’improbabile colonna sonora della “Pantera Rosa” come sottofondo, l’arbitro si accorge che effettivamente Schoeman si scontra illegalmente con Vintcent non permettendogli di difendere: la meta è da annullare, si resta sul 16-22. Dagli spalti si scorge capitan Lamaro che dà la carica ai suoi dopo l’occasione che avrebbe con ogni probabilità chiuso la gara. Cambia l’inerzia della partita. E proprio i placcaggi di Lamaro e Vintcent, le percussioni di Nacho Brex e Menoncello oltre che la prestazione estremamente solida di Capuozzo, rendono possibile l’impensabile.
In 15 minuti la partita viene completamente ribaltata con l’inserimento di Lynagh, la meta dello sgusciante Varney (entrato splendidamente dalla panchina) e la punizione di Garbisi. Il tabellone ora recita 31-22 per i padroni di casa. Se la Scozia ha avuto un momento di appannamento in campo, di sicuro ciò non è successo sugli spalti: i 15 mila provenienti dal Regno Unito si fanno sentire e fanno tremare l’Olimpico con un rumorosissimo “Scotland! Scotland! Scotland!” da brividi.

La passione dei loro tifosi dà quella spinta in più decisiva per la Scozia per potersi giocare l’intera posta in palio nei minuti finali: gli ospiti si riaffacciano prepotentemente nella nostra metà campo e dopo un punto d’incontro a pochi centimetri dalla linea di meta, Skinner segna al settantasettesimo. Finn Russell non può sbagliare la trasformazione, 31-29.
L’azione finale è lunghissima ed è simbolo della grinta e dello spirito di sacrificio di questa Italia del rugby: la Scozia ha l’ultimo possesso; sugli spalti c’è chi comincia a temere che Finn Russell proverà, dopo aver raggiunto una posizione favorevole, il drop per strappare gli ultimi tre punti e vincere la partita. Ad un certo punto, però, la difesa dell’Italia, placcaggio dopo placcaggio, costringe gli ospiti a perdere il pallone in avanti: dopo un secondo che è sembrato interminabile, l’arbitro fischia. L’Italia ha vinto ai danni della Scozia e a Roma comincia la festa. Durante il meritato bagno di folla dei giocatori, dal mio settore parte un coro per Capuozzo, il quale si gira verso la mia porzione di stadio e saluta. I suoi placcaggi al carro armato Van de Merwe sono stati fondamentali e il coro è più che meritato.
Riprendendo quanto detto in apertura, finalmente l’Italia del rugby, mettendo insieme ogni tassello di questa vittoria, dopo ogni singolo placcaggio e metro in avanzamento ottenuto, è riuscita a tenersi stretto quel centesimo che gli ha permesso di arrivare ad un euro. Ora, però, non bisogna fermarsi: la prossima settimana gli azzurri voleranno a Cardiff per giocare contro il Galles e non possiamo abbassare la guardia nonostante il periodo poco roseo per i Red Dragons. Una cosa è certa: l’Italia del Rugby c’è, e in futuro possiamo toglierci qualche bella soddisfazione.
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