Barcellona Napoli

Barcellona-Napoli (3-1) - Considerazioni Sparse


Cala il sipario sulla stagione del Napoli al Montjuïc di Barcellona: azzurri volenterosi ma traditi da alcuni uomini chiave.

È una partita tra due squadre che, pur con le dovute proporzioni, si assomigliano: Napoli e Barcellona, potenzialmente devastanti quando sono in possesso del pallone e possono muoverlo creando spazi tra gli schieramenti avversari, entrambe drammaticamente fragili quando la sfera di gioco è tra i piedi dell'avversari. I gol di Fermín e di Rrahmani, arrivati al termine di due azioni manovrate l'una fotocopia dell'altra, certificano quanto le lacune dei due team siano sostanzialmente simili;

La differenza, in questi casi, la fanno i singoli: quelli del Barcellona, non lo scopriamo oggi, hanno qualità maggiori, e Xavi ha più risorse a cui attingere: se la leggenda blaugrana, in situazione di necessità, ha potuto rispolverare Sergi Roberto, prezioso nel suo lavoro di schermo sul cervello dei partenopei Lobotka, Calzona ha dovuto affidarsi a Lindstrøm, utilizzato col contagocce finora, per dar fiato a Politano e cercare la scossa, venendo ricompensato con un colpo di testa terminato fuori, col quale forse avrebbe potuto riaprire i giochi e chissà cambiare la partita.

In generale i subentrati degli azzurri non sono stati all'altezza: detto dello sciagurato, ma anche sfortunato Lindstrøm, il mismatch esistente tra il pur non eccezionale Mario Rui e Olivera è impietoso nei confronti dell'uruguaiano. Il quale, pur di dotato di maggiore fisicità, è sembrato costantemente un pesce fuori d'acqua, sempre in ritardo su Yamal nelle chiusure, incapace di offrire una soluzione offensiva in fascia. Per non dire di Cajuste, che pure non ha giocato: ma se non è preferibile a questo Anguissa allora non fa presagire nulla di buono.

Dal canto suo, al Barcellona è bastato relativamente poco per essere superiore agli azzurri, pur non sembrando certo una squadra irresistibile. Anzi, a tratti è sembrato persino molto vulnerabile contro il palleggio degli azzurri, soffrendo per lunghi tratti tra fine primo tempo e inizio della ripresa le manovre avvolgenti del Napoli. Il Barcellona però ha il merito di saper soffrire e trovare le forze per ripartire, chiudendo poi la contesa con l'inossidabile Lewandowski.

Con la partita di oggi la stagione del Napoli si può dire conclusa: la corsa in Champions era infatti l'unica strada percorribile per dare senso a una stagione che, in campionato, ha presto sancito il fallimento della tragicomica gestione post-scudetto. È già tempo per gli azzurri di fare mea culpa e pianificare una nuova stagione che, peggio di così, è davvero difficile da immaginare.

  • Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

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