Lazio Udinese
, 11 Marzo 2024

Lazio-Udinese (1-2) - Considerazioni Sparse


Bastano cinque minuti all'Udinese per divenire distruttrice del mondo Lazio.

La ricerca di un colpevole diviene quasi stucchevole e un esercizio aberrante. La Lazio è uno scrigno vuoto, inconsistente e senza un verso proprio ed è difficile dare la colpa all'allenatore quando Zaccagni nel primo tempo la prende improvvidamente di ginocchio mandandola alta e su nove tiri, sempre nella prima frazione, si conta un palo e nessuna conclusione in porta. Diviene altrettanto complesso additare Sarri se si prendono due gol dall'Udinese in cinque minuti con evidenti colpe individuali. Si necessiterebbe di una vera riflessione ma unicamente a livello apicale, lì dove si annida il vero colpevole di una stagione che, senza ombra di dubbio possiamo tranquillamente definire fallimentare.

L'Udinese, dal canto suo, fa esattamente quello che deve fare durante tutta la partita gestendo compatta le sfuriate della Lazio e ripartendo con saggezza. Le vere parate sono state fatte quasi tutte da Provedel. La qualità che comunque i bianconeri hanno nel reparto offensivo permettono una certa fluidità di gioco in fase offensiva e garantiscono la capacità di poter segnare in ogni momento. Mai una palla sporca o lanciata selvaggiamente verso Lucca ma sempre un gioco ragionato e strutturato.

Come si diceva, la Lazio comincia anche con un certo piglio: rapidità di manovra e tocchi, anche eleganti, di prima specie tra Zaccagni, Immobile e Luis Alberto. Parrebbe che la partita sia già indirizzata verso un accerchiamento all'area avversaria, sebbene ben protetta per le vie centrali. I cross piovono copiosi ma l'area non viene quasi mai riempita e ciò non è un problema solo di oggi. Il vero vulnus è la incapacità di tirare nello specchio della porta. Eppure i padri fondatori del gioco l'hanno individuata come scopo del gioco - "goal of the game" se vogliamo declinarla nella lingua madre del calcio. Si vede che nella trequarti offensiva biancoceleste non è un tema centrale.

Cioffi si dimostra un abile stratega reinterpretando i dettami del calcio all'italiana. Imposta bene la partita e amministra i cambi con quella malizia che gli permettono di far respirare la classifica della propria squadra, un filo deficitaria vista la qualità della rosa. La panchina comunque gli permette di giostrare la qualità senza mai scendere sotto una certa soglia. I giocatori sono ben preparati anche a pantomime fisiche pur di rosicchiare quei secondi che si necessitano a far arrivare il novantesimo e con esso il triplice fischio. Che se ne dica, questo è il modus per poter arrivare alla salvezza senza drammi o psicosi da calcoli improbabili nelle ultime giornate dovuti a scontri incrociati.

La speranza è che ora in casa Lazio non si proclami il liberi tutti e che, soprattutto, il patron non intervenga con interviste sconclusionate o licenziamenti inutili: sarebbe dannoso per tutti. Dimostrerebbe impunità verso chi calca il prato verde vero e unico responsabile di non trasformare gli allenamenti e i dettami tattici in punti. Si necessita di un bel bagno di umiltà, molto lavoro e un filotto di vittorie importanti da qui a fine stagione, altrimenti tutto ciò sarà vano e inconcludente.

  • Impuro, bordellatore insaziabile, beffeggiatore, crapulone, lesto de lengua e di spada, facile al gozzoviglio. Fuggo la verità e inseguo il vizio. Ma anche difensore centrale.

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