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Liverpool Manchester City
, 10 Marzo 2024

Liverpool - Manchester City (1-1) - Considerazioni Sparse


La solita splendida, elettrica partita fra Liverpool e City finisce pari. Sorridono tutti, anche l'Arsenal, ma soprattutto noi.

Ogni generazione ha i suoi protagonisti e le sue fortune. C'è chi ha vissuto la Premier League di Sir Alex Ferguson e di Arsène Wenger, chi si è innamorato del Chelsea di Mourinho e chi, fino ad oggi, si è goduto il duello fra Jürgen Klopp e Pep Guardiola. Liverpool-Manchester City è stato soprattutto questo: il sunto definitivo della crescita del campionato inglese, il confronto finale fra i due migliori cicli sportivi della Premier League dell'ultimo decennio. Una partita disputata in qualsiasi scenario, sia come title race all'ultimo sangue, sia come finale di coppa, che sia EFL Cup o Community Shield. Perfino in Champions League nell'edizione 2017-18. Oggi è andato in scena come ultimo atto fra le parti in Premier League, sotto la consueta pioggia inglese e nello stadio più temuto d'Europa, Anfield Road. Premesse pienamente all'altezza di un match decisivo per il destino della Premier League, in un'inedita corsa a tre fra Liverpool, City e Arsenal, destinata a consumarsi fino all'ultima partita di questa stagione.

Il confronto inizia a distanza, a partire dalle parole di Trent Alexander-Arnold di qualche giorno fa: «Per quanto il Manchester City sia stato probabilmente più vincente di noi, i nostri trofei valgono di più rispetto ai loro, se confrontiamo le risorse finanziare di entrambi i club». Una piccola scintilla, un inverosimile segreto di Pulcinella scoccato contro il badge del City per infiammare gli animi. Risponderanno Rúben Dias ed Haaland con la solita calma pacata, mentre Guardiola augura al terzino inglese di tornare presto in campo. Inizia da queste scaramucce la sfida di questa domenica, con entrambe le parti consce di poter dare una spinta decisiva per la Premier League. E la partita segue lo stesso avviso, nonostante le assenze pesanti di sponda reds: Klopp è privo di Alisson, Alexander-Arnold, Jota, Konaté e Matip, con Salah e Robertson non al meglio. Guardiola, invece, lascia fuori sorprendentemente Rubén Dias, e fissa il terzetto di difesa con Kyle Walker, Manuel Akanji e Nathan Aké – Stones agisce al fianco di Rodri. Sorprende, se ricordiamo quanto carisma e solidità garantisce il portoghese a tutti i compagni in campo. Infatti, il City alla distanza, si mostrerà più fragile e impaurito del previsto.

Il primo tempo della gara è un continuo sobbalzo leggero. Il Manchester City approccia con ordine e convinzione, cercando di intimorire Kelleher relegandogli occhiatacce dalla distanza. Un paio di occasioni di De Bruyne e di Julián Álvarez, poi il Liverpool riprende proprio il terreno di Anfield. C'è qualche errore tecnico in mezzo al campo, specialmente di Rodri, forse anche dovuto al ritmo che comincia a innalzarsi. La partita sembra stapparsi definitivamente con il primo set piece a favore City, con schema preparato da Guardiola a premiare Stones, dimenticato tragicamente da Darwin Núñez. Errore inconsueto e non da Liverpool, quantomeno non da Anfield. Stones si gode la pioggia del prescelto, soprattutto per il suo passato da toffees. Per qualche minuto, si ha l'illusione che il City abbia la possibilità di amministrare senza patemi il Liverpool, di portarsi in doppio vantaggio e poi chissà, anche gestirla. Ma lo sappiamo tutti che cose del genere ad Anfield non sono possibili, soprattutto con una carica emozionale così forte nei confronti di Klopp dimissionario. Oltretutto, nessuno avrebbe voluto un ultimo Liverpool-City così.

Il secondo tempo della gara ascende nella dimensione spirituale e mistica del Liverpool, con Aké ed Ederson costretti a compiere la frittata poiché imbambolati da Anfield: l'olandese non calcia con forza il retropassaggio, il portiere brasiliano è costretto a scontrarsi con Nunez. Rigore solare e parità. Da lì, la partita acquista quel ritmo infernale che è solito di queste due squadre, di questa sfida, con i cameraman più sudati dei calciatori e replay che non fanno in tempo a terminare che si è già in un'altra azione offensiva. A guardare con occhi dolci, sembra che Liverpool e Manchester City si lascino andare in una danza ritmata e scandita in tempi specifici, lasciando lo spazio e il tempo per poter far esibire al meglio l'altro. Come se entrambe godessero nel comporre il miglior contesto offensivo per l'avversario. È giusto riconoscere che i reds acquistano momentum e portano dalla loro l'inerzia della partita, specialmente da quando fanno il loro ingresso in campo Robertson e Salah. Brividi, caos in campo e urla dagli spalti. Applausi per una rimessa laterale ottenuta e per le conclusioni finite sul fondo. Non c'è una vera e propria giocata della partita, non c'è un singolo che si erge sopra gli altri: solo Van Dijk e Kyle Walker sembrano includere nella propria prestazione la caratura agonistica di questo match. Per tutti gli altri, la sensazione che si ha è che siano partecipi a quella frenesia lucida che è questa partita, questa accelerazione infinita da una parte all'altra, con la sensazione che ogni goal segnato non sia mai veramente l'ultimo.

Il Liverpool vede negarsi due goal per fuorigioco, il City prende un palo clamoroso con Doku – la traversa di Foden sarebbe stata annullata per fallo di mano. Liverpool e Manchester City sono due squadre che durante questi anni hanno saputo farsi davvero male, ma che questa volta non riescono a ferirsi davvero e a lasciare dietro uno dei due per la corsa alla Premier League. Nel finale, il Liverpool tenta l'assalto finale alla porta di Ortega e rischia di assegnarsi un altro calcio di rigore per una follia di Doku, ma la sala VAR non vuole intromettersi a questo spettacolo. Guardiola affanna, Klopp digrigna i denti sognando l'ennesima rete a tempo battuto. Ma la palla viene spazzata, Oliver fischia la fine e alla fine sorridono tutti quanti. Guardiola abbraccia Klopp, Van Dijk va da Walker a dirgli che gli vuole bene, Arteta da casa salta sul divano, noi alla fine ci ritroviamo a voler bene a questo sport e a questi protagonisti. C'è ancora una piccola speranza, tuttavia, per emozionarci ancora una volta: un'eventuale Liverpool-Manchester City in FA Cup. Magari in finale. Un ultimo spettacolo a Wembley, olimpo personale del calcio inglese.

Se c'è un responso, è che il Liverpool può continuare a sognare una stagione magica, consapevole di avere uno spirito probabilmente ineguagliato in Premier League. È impressionante vedere un livello del genere anche con quei giovanissimi in campo: Quansah, Bradley ed Elliott sono classe 2003, e hanno saputo reggere alla pari il confronto contro i campioni di tutto. Per quanto riguarda il City, continua la tendenza negativa contro le big six: su 8 partite disputate contro le prime della classe, ha vinto soltanto due partite e ne ha pareggiate cinque. Uno score che complica le ambizioni e cammino citizens, ma che soprattutto evidenzia i passi indietro compiuti in un solo anno. Possiamo tranquillamente ridimensionare la portata del Manchester City, nettamente inferiore a quel solidissimo team da treble dell'anno scorso, ma comunque in grado di fare la voce grossa in giro per l'Europa.


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