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Estranei
, | 10 Marzo 2024

Estranei (All of Us Strangers) - Considerazioni Sparse


Un film che colpisce forte e tocca temi con cui tutti noi abbiamo a che fare.

Un po' oscurato dall'uscita quasi contemporanea con Dune - Parte Due, ma perfettamente inserito nel clima che si respira attorno al cinema da ormai un anno abbondante, con il pubblico che premia anche titoli che in passato non sarebbero stati ritenuti spendibili da grandi platee e l'uscita a flusso continuo di film apprezzatissimi, Estranei - All of Us Strangers, nel più evocativo titolo originale - si sta facendo strada sugli schermi delle sale italiane. Diretto da Andrew Haigh, finora un carneade per lo spettatore medio, Estranei è ispirato ad un romanzo giapponese omonimo del 1988, scritto da Taichi Yamada, ed è stato adattato alla visione occidentale e ai temi a lui più cari dal regista stesso. È un film che colpisce nel profondo, di quelli che fanno uscire dalla sala in silenzio, anche perché va a evidenziare temi con cui l'essere umano inevitabilmente si trova a che fare nella sua vita, ma che spesso fa molto male affrontare;

Proprio i temi che Haigh - e di riflesso Yamada nel romanzo - decide di andare a toccare sono il pilastro centrale del film e sono proiettati verso lo spettatore con forza e chiarezza. In primo luogo Estranei è un film che parla di solitudine, degli effetti della solitudine e di come questa sia inserita nel modello di società in cui viviamo oggi. Già dalle prime scene il palazzone londinese in cui vivono i protagonisti dice tantissimo su questo. Poi, senz'altro, ad essere in primo piano è anche il tema del passato e soprattutto del rapporto che abbiamo con il nostro passato e di come facciamo i conti con esso. L'espediente utilizzato da Haigh nel mescolare diversi piani della realtà e del tempo - che vedremo nel dettaglio successivamente - va a sottolineare particolarmente questo aspetto. A fare quasi da raccordo tra questi due argomenti c'è il tema della famiglia. In Estranei l'assenza-presenza dei genitori e il rapporto tra genitori e figli sono una parte consistente della narrazione, forse ancor di più che nel libro da cui è tratto per la sfumatura data dal regista alla storia;

È evidente l'impronta di Andrew Haigh, per cui Estranei è già il lavoro che ha fruttato il maggior numero di incassi nella sua carriera, sul soggetto del film. Haigh, infatti, nell'adattare la storia narrata da Yamada - oltre a eliminare gli elementi che sarebbero andati a stridere con una riproposizione contemporanea e occidentale della trama - ha trasformato in una coppia omosessuale la coppia eterosessuale protagonista nell'originale. Così facendo, il regista ha potuto inserire il suo vissuto di persona omosessuale cresciuta tra gli anni '80 e '90 nella trama e agganciandolo ai temi di cui abbiamo parlato poco sopra. Per interpretare Adam e Harry, i due protagonisti, la sua scelta è ricaduta su Andrew Scott (Sherlock, Fleabag) e Paul Mescal (Normal People, Aftersun), che assieme a Jamie Bell e Claire Foy sono gli unici attori che appaiono per tutta la durata del film. Tutti e quattro, senza dubbio, mettono in scena delle prove attoriali convincenti, con un plauso particolare per Scott;

A sottolineare i temi attorno a cui si sviluppa Estranei ci pensano con grande efficacia anche le inquadrature, i suoni e la colonna sonora scelti per questo film. La sensazione contemporanea di angoscia e solitudine prodotta da determinate scene è particolarmente impattante grazie ai primi piani, alle inquadrature dal basso verso l'alto (ad esempio, il grattacielo a inizio film) e ai suoni che fanno da corredo a queste, mentre la colonna sonora è fatta su misura per posizionare temporalmente, emotivamente e socialmente molte scene. La sensazione generale è sicuramente quella di nostalgia ascoltando le note di Frankie Goes to Hollywood, The Housemartins, Blur, Fine Young Cannibals, Pet Shop Boys. Soprattutto Always on My Mind ha un ruolo centrale in una scena che, se avete già visto il film, vi avrà lasciato sicuramente con un groppo in gola;

Haigh in Estranei si diverte a giocare intersecando i piani del presente e del passato, del reale e del non reale. La storia si svolge nel presente, ma l'interazione con il passato - un passato rimasto cristallizzato a quasi quarant'anni prima - è viva e continua, ma allo stesso tempo anche quanto accade nel presente è spezzato su due piani, quello della realtà e quello della possibilità. Soprattutto nella parte centrale del film l'intreccio è intessuto in modo elaborato - con momenti che mi hanno ricordato le modalità usate da Ari Aster per Beau is Afraid - e lascia allo spettatore il compito di interpretare man mano quale sia il piano del reale. Chi ha già visto Estranei sa qual è l'ordine canonico di svolgimento dei fatti e quali siano le parti reali e quelle meno, ma i piani del reale e del non reale si toccano così intensamente che non è da escludere che alcuni snodi possano essere interpretati come dei "what if", lasciando allo spettatore il potere, infinito, di interpretare la conclusione della storia.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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