
Slavia Praga e colline rossonere
Siamo stati alla Fortuna Arena a vedere gli avversari del Milan in Europa League, dove giovedì toccherà al Diavolo.
Mentre i grandi occhi inquieti di Picasso mi fissano con una certa severità, mi rendo conto che sono le sedici e trenta. Sono appena arrivato al quarto piano della Narodni Galerie di Praga, ma fra un quarto d’ora devo già scappare perché il derby di coppa fra Slavia e Sparta inizia alle diciotto e la Fortuna Arena dista almeno quarantacinque minuti. Dov’è il Van Gogh? - chiedo ad uno dei signori che lavorano lì. Terzo piano. Lo cerco rapidamente, ma prima di trovarlo i miei occhi non possono fare a meno di fermarsi su un singolare paesaggio di Emil Filla, una delle principali personalità dell’avanguardia cecoslovacca di inizio Novecento. Nel dipinto, un sole verde rischiara delle morbide colline color rosso sangue, puntellate, qua e là di vegetazione nera. Il quadro si chiama Notte d’amore. Mi viene in mente il Milan, che fra due settimane sarà proprio qui alla ricerca dell’ennesima notte di passione europea.
Le stranezze cromatiche di Filla trovano ristoro poco dopo nella serenità - apparente - del Campo di grano gialloverdeazzurro di Van Gogh, ma il movimento frenetico delle spighe mi suggerisce che è davvero ora di andare. La galleria nazionale di Praga si trova, ironicamente, a due passi dal quartiere dello Sparta, esattamente dall’altra parte della città rispetto allo stadio dello Slavia. Mentre percorro quasi correndo i suoi corridoi alla ricerca dell’uscita, lasciandomi alle spalle centinaia di quadri che non avrò mai più la possibilità di vedere, mi autoflagello: passare quarantacinque minuti in uno dei musei d’arte più importanti d’Europa per raggiungere uno stadio dove si giocherà un derby per il quale non si ha nemmeno il biglietto è, a tutti gli effetti, una follia. Eppure, per il calcio, questo ed altro.
Sul tram numero 6, di fronte a me è seduta una donna che mi dice di essere diretta anche lei allo stadio. È una giornalista russa che lavora per un giornale indipendente dal governo. Due anni fa, prima che la situazione diventasse irreversibile, ha deciso di andarsene dal suo paese e, dopo un anno in Armenia - il popolo più accogliente che abbia mai conosciuto, racconta - si è stabilita a Praga. È caporedattrice e si occupa di un po’ di tutto, ma il suo focus principale sono le prigioni. Spesso le capita di dover guardare i video delle torture a cui vengono sottoposti i dissidenti politici e di doverli raccontare per iscritto, per far sì che i suoi lettori sappiano cos è successo senza doverlo vedere con i propri occhi. Suo marito, che è partito con lei, ha trovato lavoro nella società di proprietà del presidente dello Slavia Praga e per questo ne è diventato tifoso.
La Fortuna Arena è il più moderno dei due stadi di Praga. Prende il nome da una società di scommesse. È una costruzione bordeaux ovaleggiante con un tubo grigio in cima che, con un po’ di fantasia, ricorda un toboga che non ha né capo né coda. Le sue mura ospitano, oltre allo store ufficiale del club, anche quello della tifoseria organizzata, la Tribuna Sever, dove fra passamontagna, magliette, cappelli e cuffie campeggia spesso la scritta “UEFA MAFIA”. Le biglietterie dello stadio vendono già i biglietti per il Milan e qualcuno ne approfitta per comprare il proprio. Io il mio biglietto non ce l’ho, ma due ragazze che distribuiscono braccialettini per conto di un importante concessionaria di automobili sponsor del club mi spiegano che è probabile che io trovi qualcuno che me lo venda. Non è difficile infatti ottenere biglietti in più tra omaggi e promozioni e, chi ci riesce, monetizza.

Infatti, riesco a ottenerne uno per trecento corone e quindici euro (l’equivalente di circa 28 euro), tutto quello che ho in tasca. Di fianco a me sono seduti due ragazzi uzbeki, che vivono nel quartiere dello Slavia da dieci anni. Hanno un kebab di fronte alla fermata del tram. “Le partite dello Slavia ci fanno guadagnare un sacco di soldi, per questo abbiamo iniziato a tifarlo”.
Pilsner Urquell che ogni turista che torna da Praga idolatra nei propri racconti perché costa meno dell’acqua. L’atmosfera è decisamente calda. Verso la fine del primo tempo, alcuni capi ultras salgono sul loro podio travestiti da mutanti, mentre altri spargono fumogeni per la curva, che rapidamente diventa un muro di fumo nero. Poi ne accendono di rossi e mi tornano in mente le colline rossonere di Filla.

La partita è spettacolare, non tanto per il livello tecnico, quanto per una totale incapacità di non subire contrattacchi. Le due squadre sono lunghe fin da subito e il match è un susseguirsi di ripartenze in contropiede contro difese semi-sguarnite.
Lo Slavia va avanti 2-0. Il primo gol lo segna il trentenne slovacco Ivan Schranz su assist del centravanti Chytil che, dopo essersi liberato d’astuzia e forza del suo marcatore, stoppa di petto un rinvio lungo del secondo portiere Zima e, saltato un difensore allungandosi il pallone con la punta, lo appoggia al compagno tutto solo in area di rigore. Il secondo è un tap-in del classe 2004 senegalese El Hadji Malick Diouf, il miglior giocatore della squadra, forse l’unico davvero da tenere d’occhio per Pioli e il suo staff.
Poi, però, la squadra di Trpisovsky smette di giocare e si fa raggiungere con una doppietta di Victor Olatunji che per due volte va a esultare, con aria di sfida e dito sulla bocca, sotto a uno spicchio della tribuna che ospita i tifosi di casa, scatenando puntualmente il consueto lancio di bicchieri biancorossi in plastica dura usa e getta. Prima sfrutta un clamoroso liscio del centrale avversario Ogbu e gli basta una ciabattata per beffare Zima. Poi raccoglie un rimpallo in area e lo scaraventa in porta con una cannonata raso-terra imprendibile.
Ai supplementari la partita è più bloccata, sia per la stanchezza, sia perché, tre giorni dopo, si gioca a campo invertito in campionato. I rigori vengono evitati, ironia della sorte, da un calcio di rigore trasformato dal pupillo dei tifosi dello Sparta, un ragazzo ceco di nome Alan Karabec che a vent’anni veste la numero 10 che fu di Tomáš Rosický.
Finisce 2-3 e lo Sparta passa in semifinale. Pian piano, lo stadio si svuota, i tram partono e Praga torna alla normalità per qualche ora, in attesa dei turisti che arriveranno ad animarla nel weekend, prima di esplodere di nuovo per due ore, dall’altra parte della città, a pochi passi dalle colline di Filla, dal campo di grano di Van Gogh e dagli occhioni di Picasso.
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