
Maccabi Haifa-Fiorentina (3-4) - Considerazioni Sparse
Sul neutro di Budapest va in scena una commedia degli orrori.
Dal campo neutro a Budapest alle misure di sicurezza draconiane per l'accesso, dal terreno di gioco a tratti paludoso agli spalti semideserti, dalla pochezza tecnica del Maccabi alla pochezza d'atteggiamento della Fiorentina: a tutto fa pensare la storia di Maccabi Haifa-Fiorentina, tranne che a una serena partita europea. Per quanto la Bozsik Arena, casa della mitica Honvéd nella quale si forgiò la splendida nazionale ungherese degli anni '50, non sia più da decenni proscenio del grande calcio, forse un luogo così carico di storia del pallone avrebbe forse meritato qualcosa di meglio rispetto a questo inquietante spettacolo post-apocalittico;
Se i tifosi israeliani, nonostante la sconfitta, possono entusiasmarsi della prova e delle emozioni regalategli dalla loro squadra, e dimenticare per un attimo lo scenario (questo sì, davvero apocalittico) che ha portato alla così lunga trasferta "casalinga", per il sparuta pattuglia di tifosi viola resta solo il risultato (annunciato) e l'esultanza istintiva al 3-4 siglato da Barak. La prova dei viola ha lasciato, tranne brevissimi momenti, la brutta sensazione di una gara giocata controvoglia. Avanti dopo nemmeno due minuti con Nzola, la Fiorentina prende un pari su corner condito di distrazioni e rimpalli appena dieci minuti più tardi, per finire il primo tempo addirittura in svantaggio: uno scenario impronosticabile alla vigilia;
Al netto delle difficoltà tecnico-tattiche strutturali che vive la squadra toscana, e al netto di quelle contingenti sui meccanismi di un centrocampo Mandragora-Duncan così poco portato alla costruzione, la lentezza e l'imprecisione del possesso palla gigliato raggiungono vette - negative - mai viste, specie nel primo tempo. Così come la voglia e la prestanza di far movimento senza palla, elemento fondamentale per tenere in equilibrio una squadra sempre dal baricentro alto. Tutti fattori difficilmente spiegabile solo con motivi di natura tecnica, né tantomeno con l'attenuante del campo pesante e maldirotto. A Italiano oggi (e non solo) più che i famigerati fondamentalismi tattici, va rimproverata la perdita di mordente della squadra, oltretutto ben lontana dall'avere un livello assoluto tale da potersi permettere simili distrazioni;
Nello scenario non all'altezza spicca la prova di Lucas Beltran: uomo-ovunque talvolta ai limiti del confusionario, fissa il gol del momentaneo 2-2 ma soprattutto è tra i pochi a dimostrare di aver voglia di giocare questa partita. La soluzione di averne arretrato la posizione ne sta facilitando le possibilità di star girato verso la porta, oltre a dar pieno fondo alle sue qualità nelle combinazioni dello stretto. Restano tuttavia delle storture irrisolte, quali un suo utilizzo spesso speculare a quello di Bonaventura con l'assunzione di compiti persino nel primo palleggio. L'argentino più di una volta è sceso fino a sotto la linea di centrocampo per fare il vertice della costruzione bassa, e un tale ampliamento del raggio d'azione rischia di svuotare la zona di rifinitura dei Viola, settore di campo in cui sono più evidenti e gravi le mancanze della squadra toscana;
E poi c'è il Maccabi Haifa. Una squadra tecnicamente modesta, dove hanno spiccato Show ma solo per il cartellino rosso rimediato nel finale e Khalaili, esterno offensivo autore del bel 3-2 momentaneo e capace di mettere più di una volta in difficoltà la catena sinistra con Biraghi e Ranieri (disastrosi in difesa, ma alla fine prezioso in avanti il capitano viola). Probabilmente gli israeliani hanno raccolto più di quanto si aspettassero dalla partita: l'0-1 facilissimo di Nzola dopo pochi minuti sembrava confermare lo scenario che li avrebbe visti fare la fine del Čukarički. Invece il rocambolesco 1-1 (forse viziato da offside) scrive tutta un'altra partita. Al netto delle colpe della Fiorentina, il Maccabi Haifa fa la sua gara cercando - non sempre benissimo - di chiudere gli spazi e giocare sulle ripartenze disperate, sfruttando la parità numerica che sempre la Viola concedeva senza metter però tempistica e grinta sui duelli. Il divario tecnico tra le due squadre è però sempre apparso abissale, aggravato dalla superiorità numerica viola nel finale: quei 20 minuti giocati da professionisti sono bastati (prima con Mandragora, poi con Barak) per veder sfumare l'impresa contro la blasonata Fiorentina davanti agli occhi del Maccabi Haifa.
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