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Bologna Inter
, 8 Marzo 2024

Breve storia della rivalità tra Inter e Bologna


La storia, in 7 partite, di una delle rivalità più inaspettate e intense degli ultimi anni.

Ci sono rivalità che nascono per questioni territoriali. Altre per motivi storici. Altre ancora per ragioni politiche e religiose. Poi ci sono quelle che nascono per caso e che il continuo ripetersi di incredibili circostanze rende intense, sentite, quasi mistiche. Parlare di una rivalità tra Inter e Bologna potrebbe sembrare strano a molti, ma in realtà i confronti tra le due squadre sono ormai carichi di una carica simbolica che ha pochi paragoni nel calcio italiano.

Per l'Inter, alla caccia della seconda stella, il Bologna si è rapidamente trasformato negli ultimi anni in uno spauracchio e in un'ossessione, la squadra che più sa mettere in difficoltà e più capace di regalare delusioni e dolori ai ragazzi di Simone Inzaghi. In realtà la storia dei precedenti epici e segnanti tra nerazzurri e rossoblù va di molto indietro nel tempo. E non potrebbe essere altrimenti visto che parliamo di due squadre che, seppur con lignaggio diverso, fanno parte dell’alta nobiltà del calcio italiano. In attesa di capire se la sfida di sabato pomeriggio al Dall'Ara ci regalerà l'ennesima e incredibile vittoria del Bologna.

Bologna-Inter 2-0, Spareggio Scudetto, 7 giugno 1964

Se crediamo che la papera di Radu e il gol di Sansone abbiano deciso un campionato, nulla di tutto ciò è minimamente paragonabile a quello che accadde il 7 giugno del 1964 sul neutro dell’Olimpico di Roma. La Serie A 1963/64 si chiude con un primo posto a pari merito proprio tra Inter e Bologna, con i felsinei reduci da un grave scandalo che aveva coinvolto quattro giocatori rossoblù accusati di assunzione di anfetamine dopo un controllo antidoping che li aveva inchiodati grazie all’esame delle urine. Le provette incriminate si riveleranno in realtà manomesse e il Bologna si vede revocare la penalizzazione inizialmente comminata, facendo sì che per la prima (e finora unica) volta in Serie A due squadre finissero al primo posto ex aequo. Dopo settimane di polemiche e compromessi dal sapore squisitamente italiano, nell’afa romana d’inizio estate accade qualcosa che oggi farebbe segnare il record storico di infarti e attacchi cardiaci: due squadre si affrontano in gara secca per l’assegnazione dello Scudetto. Da un lato c’è il Bologna di Bulgarelli, Haller e Nielsen, guidata da Fulvio Bernardini e allestita da Renato Dall’Ara, che muore proprio quattro giorni prima della sfida decisiva; dall’altra, invece, la Grande Inter di Helenio Herrera, una delle squadre più forti e iconiche della nostra storia e reduce appena dieci giorni prima dal primo trionfo in Coppa Campioni contro il Real Madrid di Puskas, Gento e Di Stefano. La squadra dell’allora patron Angelo Moratti si presenta a Roma da assoluta favorita ma a sbaragliare i pronostici ci pensa una mossa tattica geniale di Bernardini, che schiera con il numero 7 (il numero dell’ala destra), il terzino Bruno Capra al posto del ben più conosciuto Enzo Pascutti. In un’epoca che ancora non conosce i concetti del gioco di posizione e del calcio relazionale, tanto basta per confondere le marcature e mandare in tilt la difesa dell’Inter, che paga peraltro le batterie scariche dopo una cavalcata europea intensa e vincente. Grazie ad un autogol di Giacinto Facchetti e a una rete del tedesco Nielsen il Bologna vince il suo settimo Scudetto mentre per l’Inter comincia la lunga storia di sconfitte e delusioni cocenti a tinte rossoblù.

Il duello tra Haller e Burgnich.

Bologna-Inter 2-1, Spareggio Coppa UEFA, 28 maggio 1999

Da uno spareggio ad un altro, dopo 35 anni Inter e Bologna si ritrovano a sfidarsi a fine campionato, questa volta in un doppio confronto andata e ritorno. Le due squadre chiudono la stagione rispettivamente all’ottavo e al nono posto e quindi fuori da ogni piazzamento UEFA ma la vittoria della Lazio in Coppa Italia contro la Fiorentina, entrambe già qualificate in Champions, rende disponibile un altro posto per la rinnovata Coppa UEFA dell’anno successivo che la Lega decide di assegnare attraverso uno spareggio tra le due semifinaliste. Le due squadre vengono da due stagioni diametralmente opposte. Tra le contestazioni della tifoseria, i continui infortuni di Ronaldo e la delusione Baggio, un dimissionario Moratti (Massimo, questa volta) cambia ben quattro allenatori: Simoni, Lucescu, Castellini e il rientrante Roy Hodgson ma senza cambiare le traiettorie di un’annata deludente e fallimentare. Il Bologna, invece, vive probabilmente la sua migliore stagione dai tempi del settimo Scudetto: guidati da Carlo Mazzone e infarcita di giocatori talentuosi e iconici come Paramatti, Signori, Nervo e gli svedesi Ingesson e Andersson, i petroniani vincono l’Intertoto e arrivano in semifinale di Coppa Italia e Coppa UEFA giocando il numero record 60 partite stagionali. Nel doppio confronto tra Milano e Bologna la differenza tra una squadra in sciopero ed una che viaggia sulle ali dell’entusiasmo è netta: i felsinei s’impongono per 2-1 all’andata e al ritorno e riuscendo a far segnare anche un certo Stefano Bettarini. L’Inter è condannata a chiudere così mestamente una delle stagioni più deludenti della sua storia mentre per il Bologna si aprono le porte della Coppa UEFA, l’ultima partecipazione dei rossoblù ad una competizione europea. Almeno fino ad oggi. Corsi e ricorsi della storia.

Inter-Bologna 0-3, 24esima giornata Serie A 2011/12, 17 febbraio 2012

Se all’epoca a molti interisti la sconfitta in casa contro il Novara di Meggiorini potrebbe essere sembrato il punto più basso dell’era Moratti, quanto accaduto sempre al Meazza appena una settimana dopo avrà sicuramente fatto cambiare idea a tanti. In una gelida serata di metà febbraio si apre ufficialmente la Banter Era nerazzurra per colpa, e non potrebbe essere altrimenti, del Bologna. È l’Inter di Ranieri, che sostituisce Gasperini e che sarà a sua volta sostituito da un romanticissimo Stramaccioni, un’Inter che annaspa tra un difficile ricambio generazionale post Triplete, gli spaventosi problemi economici della società ed un organico vecchio, confuso e tecnicamente assai limitato.

Dopo il classico filotto di vittorie del nuovo arrivato tra novembre e gennaio, all’inizio del girone di ritorno l’Inter conquista un solo punto tra Lecce, Palermo, Roma e Novara e tanto basta per far implodere tifoseria e spogliatoio. La sera del 17 febbraio, quando a Milano arriva il Bologna di Stefano Pioli (!), dagli spalti arrivano cori per Josè Mourinho, eterna nemesi di Ranieri e simbolo di un passato così vicino ma anche così lontano. Nonostante tutto l’Inter parte bene e attacca a testa bassa ma trova uno straordinario Gillet che nega più volte la rete a Forlan e Pazzini. Di Vaio però non è altrettanto sfortunato e realizza una doppietta in un minuto che mostra tutti gli orribili limiti della fase difensiva nerazzurra e chiude con un certo anticipo la carriera ad alti livelli di Andrea Ranocchia.0Chiude il risultato una splendida serpentina del Lewandowski italiano, Robert Acquafresca, che fissa il risultato finale sullo 0-3.

Con una delle sconfitte casalinghe più pesanti del nuovo millennio (fino a quel momento), Di Vaio, Ramirez e Diamanti fanno per la prima volta assaggiare ai tifosi nerazzurri la portata principale dei loro pasti almeno per i successivi 8 anni: la figuraccia.

Inter-Bologna 0-1, 22esima giornata Serie A 2018/19, 3 febbraio 2019

Sono passati 7 anni ma le cose sembrano cambiate solo di poco. La Banter Era si avvia ad una lenta conclusione, in tribuna non c’è più Moratti ma la famiglia Zhang, in panchina siede Luciano Spalletti eppure il risultato è sempre lo stesso.

Nel febbraio del 2019 il Bologna terzultimo fa visita ad un’Inter che, come spesso accade al giro di boa, è in crisi di gioco e risultati. I felsinei arrivano da un girone d’andata disastroso sotto la guida di Filippo Inzaghi, esonerato pochi giorni prima della trasferta milanese per far spazio al ritorno di Sinisa Mihajlović. Spalletti, dal canto suo viene dall’impresentabile sconfitta contro il Torino di Mazzarri, l’eliminazione per mano della Lazio dalla Coppa Italia e soprattutto è seduto su una bomba ad orologeria pronta ad esplodere: Perisic ha appena chiesto la cessione all’Arsenal, gli audio in cui Nainggolan dice di voler tornare immediatamente alla Roma fanno il giro del web mentre sta per esplodere l’affaire Icardi, al quale verrà tolta la fascia di capitano da lì a 10 giorni.

Ci sono insomma tutti gli ingredienti per la più classica delle sconfitte, quelle tipiche della crisInter, ed in effetti è proprio così che vanno le cose. La partita non verrà ricordata né per l’incornata del Ropero Santander che vale la vittoria rossoblù né per gli incredibili errori sottoporta di Icardi e Vecino quanto per la scelta di Spalletti di far entrare dalla panchina l’eterno Andrea Ranocchia nel ruolo di centravanti nel tridente con Icardi e Lautaro, una mossa tattica che passerà alla storia. Se nel 2012 era stato il Bologna ad inaugurare la Banter Era e ancora il Bologna a regalarne il colpo di coda più triste e ineffabile.

Inter-Bologna 1-2, 30esima giornata Serie A 2019/20, 5 luglio 2020

Come dicono gli inglesi, Covid football wasn’t real. Come spieghi a chi non ha vissuto quei giorni le partite negli stadi vuoti, le gare di campionato in pieno luglio, le bestemmie degli allenatori a tutto volume. Come spiegare a chi non c’era che, anche se per un solo pomeriggio, Musa Juwara è stato il giocatore più forte della Serie A? Nel caldo asfissiante di inizio luglio, a San Siro va in scena una delle partite più memorabili e incredibili dell’epoca post lockdown.

L’Inter lanciata alla caccia della Juventus di Sarri e Ronaldo ospita un Bologna che ha ormai davvero poco da chiedere al campionato. I padroni di casa passano in vantaggio con Lukaku al 22’, si ritrovano in superiorità numerica per l’espulsione di Soriano al 57’ e si procurano un calcio di rigore 5 minuti dopo. Tutto insomma sembra andare per il verso giusto per Conte, se non fosse per l’intera nazione del Gambia che non sembra essere dello stesso parere. Prima Martinez calcia il rigore in bocca al portiere polacco, poi arriva il pareggio di Musa Juwara che, non contento, provoca l’espulsione di Bastoni per doppia ammonizione e infine la rete del connazionale e omonimo Barrow per l’1-2 finale che spegne definitivamente ogni speranza Scudetto per la prima Inter di Conte.

Inutile dire che quella è stata la prima rete in carriera di Juwara, inutile dire che è stata anche l’ultima, almeno per ora. Tra le tante cose incredibili accadute in quel pomeriggio milanese, l’immagine del ragazzo semisconosciuto che segna e fa vincere la sua squadra con l’unica rete della sua carriera per poi sparire (calcisticamente) nel nulla riassume al meglio cos’è stata la Serie A in quei mesi illogici e irreali. E riassume bene anche quanto il Bologna si stia trasformando lentamente per l’Inter in una vera e propria nemesi.

Inter Bologna
Oggi Juwara gioca in Danimarca nel Velje.

Bologna-Inter 2-1, 20esima giornata Serie A 2021/22, 27 aprile 2022

È arrivato il momento in cui Anakin passa al lato oscuro, in cui il villain arc raggiunge la sua apoteosi. Poche partite sono rimaste nella memoria collettiva di tutti gli appassionati di calcio come quella che frantuma in mille pezzi i sogni tricolore dell’Inter di Inzaghi nella maniera più tragica e rocambolesca. Il vantaggio immediato di Perišić, il pareggio di Arnautović e poi l’imponderabile che si concretizza in uno scherzo del destino cinico e beffardo. La papera del secondo portiere che non avrebbe neanche dovuto giocare quella sera, la rete del tifoso rossonero e le lacrime in panchina di chi sa che lo Scudetto è perduto per sempre. Quel Bologna-Inter diventa così il 5 maggio degli zoomers, di una generazione che è nata troppo tardi per vivere il retropassaggio di Gresko ma abbastanza grande per soffrire sulla propria pelle quella sequenza indelebile che comincia dall’innocua rimessa laterale di Perišić e arriva al Milan in parata per le vie di Milano il 23 maggio. Per la verità ha ragione chi dice che l’Inter perde quello scudetto per colpa dei famosi 7 punti in 7 partite tra febbraio e marzo, chi fa risalire l’inizio della fine alla doppietta nel derby di Giroud o attribuisce la colpa di tutto al calendario proibitivo, alla rosa corta o ai limiti gestionali d’Inzaghi. Sta di fatto che per un’intera generazione d’interisti Bologna sarà per sempre il luogo dell’umiliazione e dei sogni infranti. E il Bologna l’arcinemico di cui l’Inter non aveva bisogno.

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"Guarda, Lisa! Mettendo in pausa al momento giusto si può vedere il momento esatto in cui gli si spezza il cuore!"

Inter-Bologna 1-2 d.t.s., Ottavi di finale Coppa Italia 2023/24, 20 dicembre 2023

Arrivati finalmente ai giorni nostri, l’Inter di Inzaghi sembra vivere una stagione straordinaria, forse una delle migliori per gioco e risultati della storia nerazzurra. Una stagione quasi perfetta, che potrebbe essere coronata dalla conquista di un obiettivo sfumato proprio sotto le Torri due anni prima, in cui la Beneamata ha (finora) registrato solo due sconfitte, contro il Sassuolo in campionato e contro il Bologna in Coppa Italia, un po’ i Freezer e i Cell della mitologia nerazzurra. La vittoria a San Siro ai supplementari della squadra di Thiago Motta sa però questa volta di lesa maestà: il Bologna elimina il Re di Coppe al termine di una partita per certi versi ancora più incredibile. L’Inter domina per 90’ ma il rigore sbagliato da Lautaro nella ripresa e gli errori sottoporta di Arnautović costringono i nerazzurri ai supplementari, che riescono peraltro a sbloccare grazie ad una bella incornata di Carlos Augusto. Poi, l’apparizione. Un banale ottavo di finale di Coppa Italia si trasforma nella partita che consacra definitivamente agli occhi del mondo il talento cristallino e generazionale di Joshua Zirkzee.

L’olandese entra in campo appena al ridosso del fischio finale dei tempi regolamentari ma nel secondo tempo supplementare allestisce uno spettacolo for the ages. Prima serve un pallone impossibile per Beukema strappandolo dalla linea di fondo con una grazia degna di una étoile del Bolshoj, poi chiude la rimonta rossoblù con un tunnel ad Acerbi sulla metà campo e un filtrante delizioso sulla corsa di Ndoye che non può far altro che scartare il cioccolatino regalatogli dall’ex Bayern e Parma. Serviva solo l’eliminazione in Coppa per completare la serie di delusioni targate Bologna e il fatto che, ad oggi, i ragazzi di Motta siano stati gli unici in stagione ad eliminare l’Inter d’Inzaghi da una competizione ufficiale, peraltro in modo così rocambolesco, rende questa una delle pagine più memorabili nella storia di questa rivalità. In attesa della prossima pagina.


  • Classe '99, pugliese come il panzerotto, studia a Bologna e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema. Ha sul comodino la foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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