Copertina Emmanuel Gift Orban
, 7 Marzo 2024

Emmanuel Gift Orban va aspettato


E l'Olympique Lione sembra disposto a farlo.

Sei mesi o poco più possono fare una differenza enorme. Gift Orban era uno dei nomi più caldi del calciomercato estivo 2023. Si rincorrevano le voci di offerte vicine ai 30 milioni da parte di Tottenham e Liverpool. Un’attenzione che il talento nigeriano si era meritato sul campo, con una stagione straordinaria in maglia Gent. Nella seconda parte del 2023, le attenzioni e le aspettative attorno al suo nome si sono ridimensionate, permettendo al Lione di piazzare il colpo a cifre più contenute (12 milioni circa) e assicurarsi un 2002 dal futuro brillante.

Le prime uscite di Orban in maglia Olympique hanno avuto andamento ondivago. L’esordio contro il Rennes è arrivato con i bretoni in vantaggio per 0-3. La scelta di Pierre Sage, che insieme a lui ha inserito anche Henrique e Nuamah, ha sortito gli effetti sperati. Ha ridato vivacità a una squadra completamente tramortita, ma alla fine il Lione non è riuscito a completare la rimonta.

Nelle due gare successive, in Ligue 1 col Marsiglia e in coppa contro il Lille, Orban è partito nell’undici titolare, dando un saggio delle sue qualità. Con i primi ha iniziato la partita da esterno sinistro in un tridente, per poi andare a cercare palloni in ogni zona del campo; contro la squadra di Fonseca l’ex Gent è stato schierato centravanti, ruolo che - nonostante la velocità e l’abilità nel saltare uomo - sembra riuscire a interpretare in modo più naturale. Non è un caso se proprio in questa occasione è arrivato il primo gol francese: scatto bruciante su Lenny Yoro, mandato completamente fuori equilibrio, e pallonetto a superare Chevalier in uno contro uno.

La rete non gli è servita a guadagnare posizioni nelle gerarchie. Sul gong della sessione invernale è arrivato a Lione anche Said Benrahma, le cui doti probabilmente meglio si sposano con quelle del capitano e inamovibile Lacazette. Nei 15’ concessigli contro il Nizza, comunque, Orban ha fatto vedere un paio di sgasate interessanti, voglioso di riprendersi il posto di titolare. La settimana seguente, sul campo del Metz, l'occasione è arrivata e puntualmente buttata alle ortiche: suo è stato il retropassaggio sconsiderato da cui è nata la rete di Mikautadze dopo soli 13 minuti, errore che è valso a Orban la sostituzione a fine primo tempo.

Panchinato nuovamente, in Coup de France contro lo Strasburgo è subentrato a Lacazette, nella posizione che appare essergli più congeniale. Dopo 24 minuti vivaci ma poco incisivi, Orban si è presentato con coraggio dal dischetto in occasione della serie dei rigori: la sua realizzazione ha contribuito al passaggio del turno, complici anche i miracoli di Lucas Perri.

Da quando è arrivato a Lione, comunque, l'andamento dell'OL è in netta crescita. L’obiettivo della società era inserire forze fresche, risollevare il morale di una rosa avvilita e incapace di divincolarsi dalle sabbie mobili della zona retrocessione. Obiettivo raggiunto: l’OL si trova al decimo posto, ha vinto le ultime 5 partite tra tutte le competizioni.

Sarebbe assurdo attribuire meriti eccessivi a Orban: abbiamo già parlato delle sue montagne russe in termini di rendimento. Con lui sono arrivati 3 titolari - Matic, Orel Mangala e Benrahma - ma la sua incoscienza giovanile ha contribuito a ricompattare un ambiente comprensibilmente teso. Dopo la vittoria in casa contro il Nizza in Ligue 1, le telecamere lo hanno ripreso intento a festeggiare sotto il settore più caldo dello stadio, prendendosi anche la briga di agire come una sorta di lanciacori.

Un viaggio per farsi un regalo

Quando è arrivato in Europa, questa energia tendente al caos è stata origine di qualche incomprensione di troppo. Inizialmente, allo Stabaek hanno faticato a comprenderne il carattere, e il cortocircuito generato dall’incontro tra Gift Orban e la cultura norvegese ha messo in pericolo anche la sua carriera calcistica. La sua espansività e un senso dell’umorismo, a detta dei compagni, al limite del surrealismo non si sposavano particolarmente bene con la proverbiale reticenza nordica. Con il tempo, Orban ha imparato a ricalibrare i suoi comportamenti in base al contesto e a canalizzare questa sua elettricità per metterla a disposizione dello spogliatoio in campo e fuori.

Nella giovane carriera di Gift Orban, una cosa è sempre stata chiara: il ragazzo sa fare gol. Il primo a notare le sue qualità è stato Torgeir Bjarmann, DS dello Stabaek. Bjarmann ha costruito una buona rete di connessioni con la Nigeria, conosce bene il calcio africano e ogni anno si reca personalmente a fare scouting nel Continente Nero. Il processo per convincere la società di ciò che lui aveva visto non è però stato semplice. Dopo un primo periodo di prova in Norvegia, quindi, Orban è stato rimandato indietro, temporaneamente, al Bison FC. Il suo modo di giocare era infatti reputato troppo confusionario, e l’ansia della riconferma ne condizionava le scelte tecniche in campo.

Quando ha ottenuto una seconda possibilità, però, il suo approccio è cambiato in modo radicale. Prima con le riserve e poi con la squadra principale, Orban ha iniziato a dimostrare una precisione sotto porta e una capacità di calcio superiori al livello in cui doveva destreggiarsi, e non di poco. Il suo rendimento in seconda serie norvegese è stato quasi inarrestabile. In poco più di metà stagione ha raccolto un bottino pari a 16 gol (19 in totale) a corollario della promozione in prima divisione. Numeri che hanno inevitabilmente destato l’attenzione di varie squadre, soprattutto in zona mitteleuropea. Tra queste, la più decisa è stata il Gent, disposto a sborsare circa 3,5 milioni di euro pur di averlo.

L’adattamento al nuovo calcio per Orban è stato immediato. Il campionato belga in questi anni ha lanciato la carriera di tanti attaccanti dal profilo diverso, ma paradossalmente è sempre stato più adatto ad attaccanti strutturati e più o meno classici. Il nigeriano ha invece portato una ventata d’aria fresca, fatta di ricerca della profondità, transizioni e corse volte a svariare su tutto il fronte d’attacco. Nonostante la giovane età e una selezione delle giocate talvolta incoerente, Orban è da sempre giocatore tatticamente molto interessante, con uno spiccato senso dello spazio. Nello scacchiere di Van Haezebrouck il suo ruolo era quello di seconda punta accanto a Cuypers, un centravanti fisico e opportunista ma anche molto generoso. L’interscambiabilità tra i due è stata una delle migliori intuizioni del tecnico, e ha permesso a entrambi di esprimersi al meglio.

Un saggio della Premiata Ditta Orban-Cuypers.

Un paio di prestazioni di Gift Orban, all’interno di una (mezza) stagione da 20 gol in 22 partite, hanno catturato l’attenzione mediatica iscrivendo il suo nome sulla mappa del calcio europeo nel giro di neanche una settimana. In campionato, contro lo Zulte Waregem, Orban ha segnato 4 gol in una vittoria per 6-2. A impressionare, al di là del numero in sé, è stata soprattutto la varietà stilistica delle marcature. Un sinistro dal centro dell’area dopo un’incomprensione tra portiere e difensore, un tap-in di destro su cross basso da sinistra, un destro piazzato dal limite correndo a rimorchio per raccogliere il passaggio, e un calcio di punizione diretto da destra, una posizione inusuale per un destro. Un compendio perfetto della sua tecnica di calcio e dell’aggressività da nove puro con cui tende ad aggredire il pallone. Tra l’altro, in occasione dei 3 gol su azione Orban non ha mai avuto bisogno di stoppare la sfera, tale era il livello di fiducia nel suo calcio, di posizionamento e di equilibrio del corpo.

Soltanto 3 giorni dopo, in Conference League sul campo del Basaksehir, Orban ha realizzato una tripletta decisiva per l’1-4 finale. Già all’andata aveva lasciato il suo segno con la rete dell’1-1, ma una tris in una gara da dentro o fuori ha sicuramente un eco e un’importanza maggiore. Anche in questo caso si è trattato di 3 reti diverse tra loro, per di più arrivate nell’arco di tre minuti di pura onnipotenza. Un clamoroso destro da fuori area, un controllo e tiro da distanza ravvicinata di mancino con il portiere in uscita, e un altro sinistro dopo che l’estremo difensore avversario aveva respinto il suo destro di prima.

Dopo l’esaltazione generale e qualche voce di mercato di troppo, Gift Orban ha avuto un brusco ritorno sulla terra. Nella prima parte del 2023/24 col Gent, ha faticato specialmente in campionato. Le motivazioni sono difficili da trovare, ma possono riassumersi in un cocktail di responsabilità eccessive, accorgimenti più specifici delle difese avversarie e un fisiologico calo per un ragazzo comunque ancora molto giovane. Complicazioni che tra l’altro gli sono probabilmente costate anche la convocazione per la Coppa d’Africa.

All’inizio, Orban aveva ripreso da dove aveva lasciato, ma la coda del suo buon rendimento si è trascinata solo in Europa contro squadre di livello inferiore. In campionato, il classe 2002 si è visto spesso superato nelle scelte del suo allenatore da Tarik Tissoudali, e all'alba di gennaio aveva segnato soltanto 3 gol. In termini numerici questo dato è riscontrabile sia nel rapporto gol/tiri (0.09, 26° percentile tra gli attaccanti di Pro League) che nella differenza negativa tra gol e xG. Nella scorsa stagione, le due voci statistiche lo vedevano rispettivamente nel 96esimo e nel 99esimo percentile. Diminuito è anche il numero di xA (0.05 vs 0.19) e azioni da tiro (2.71 vs 2.86) per 90 minuti, a fronte di un numero di tocchi e di passaggi tentati aumentato.

Giudicare la sua esperienza al Lione sarebbe oggettivamente affrettato, ma in questo primo scorcio transalpino sembrano essere sorti altri problemi, principalmente di natura tattica. Sage non sembra disposto a rinunciare ad uno schieramento con tre giocatori offensivi, lontano anni luce dal 3-4-1-2 o 3-5-2 del Gent. Nella posizione di ala Orban sembra trovare difficoltà in termini di porzione di campo da occupare: l’impiego in zona laterale ne fa risaltare l’attuale scarso impatto a livello fisico. In campionato Orban ha vinto soltanto il 30% dei contrasti, e portato a termine il 40% dei propri tentativi di dribbling. In coppa, da centravanti, il sample è decisamente troppo scarno per fare una valutazione completa, ma comunque entrambi i dati riflettono un miglioramento (1/1 nei dribbling, 4/9 nei contrasti vinti).

Fare il centravanti in un 4-3-3 è in ogni caso diverso da giocare da seconda punta in un attacco a due. Gift Orban ha dimostrato di avere bisogno di toccare tanti palloni e allo stesso tempo di dover giocare vicino alla porta, combinazione di eventi che il Lione attuale non può garantirgli con continuità. L’assegnazione della maglia numero 9 - Paquetà, Cherki, Moussa Dembelè, Memphis e Lisandro Lopez, giusto per citare alcuni dei 9 dell'OL del Nuovo Millennio - oltre che una bella investitura, sembra però suggerire che anche il club francese abbia dei piani precisi per lo sviluppo del suo percorso futuro. Nel frattempo, il ragazzo di Benue dovrà essere bravo a sfruttare ogni occasione e impegnarsi nel tentativo di arricchire il proprio bagaglio. Con calma. Perché Emmanuel Gift Orban va aspettato.

  • 23 anni. Romanista e autista del Carro Lorenzo Pellegrini. Bevitrice di Peroni in offerta. Fondamentalista lucana. Noel è il Gallagher superiore.

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