Serie A
, 5 Marzo 2024

Anche Cose Buone - Retegui e altre chicche


10 giocate dalle ultime due settimane di Serie A che la generazione highlights si è fatta sfuggire.

Requisiti per far parte di questa carrellata: essere una giocata di una squadra del fondo della classifica di Serie A; non essere inserita nei riassunti da 3.05' di DAZN o quasi 4' di Serie A perché vanificata da errori altrui o perché di una bellezza più difficile da cogliere rispetto a tutto ciò che circonda un'espulsione, un'occasione da gol o una chiamata del VAR.

Una carrellata necessaria, però. Perché la classifica di Serie A è sostenuta da una parte destra - in alcuni casi estrema - che fa, davvero, Anche Cose Buone.

Sandi Lovrić (Udinese, @Genoa) - Chiudile!

Sfidare in dribbling Morten Frendrup è molto facile e molto difficile allo stesso tempo. Facile perché spesso te lo ritrovi davanti, volente o nolente, ovunque nel campo: dopo Felipe Anderson e De Roon è il giocatore che affronta più dribblatori in Serie A. Difficile perché non è uno dei migliori soltanto a livello di volume ma anche di percentuale di duelli volti a proprio favore (65,7%, via FBref). Metterla sul piano della quantità, anche per uno dei giocatori più intensi dell'intero campionato come Sandi Lovrić, non è consigliato. Meglio un singolo tocco, una giocata minimale, per ridurre gli istanti in cui venir asfissiati.

Lovrić è nell'81° percentile nei top 5 campionati europei per azioni di tiro generate tra i centrocampisti. Con la punta dello scarpino destro, lo sloveno dell'Udinese la orienta quanto basta. Non è solo il dribbling, è anche la pazienza di aspettare che Vasquez copra la profondità e scaricare su Thauvin al vertice dell'area, è la lucidità di farsi sfilare per liberarsi al limite dell'area e inserirsi solo in un secondo tempo, come una hesitation move di Shai Gilgeous Alexander nel pitturato.

Youssef Maleh (Empoli, @Sassuolo) - Petto Coatto

Uno dei segreti di Pulcinella dell'impatto di Nicola sulla panchina dell'Empoli è l'efficienza fisica di Youssef Maleh: non la mezzala d'intensità dei tuoi sogni se si hanno ambizioni europee nell'immediato ma un 25enne con possibilità di rifinire ancora le scelte e impattare nell'economia della classe media del campionato. Il passaggio di Tressoldi e la giocata spalle alla porta di Volpato rispecchiano bene il canto del cigno del Sassuolo di Dionisi, ma è il successivo tocco di palla a dover rimandare indietro le immagini.

Di cosa è fatto il petto di Maleh? Possiede una pedana rimbalzante di un trampolino elastico, per conferire quella spinta e quella potenza a una parabola discendente e rallentata dalla rotazione e dall'attrito con l'aria? Un passaggio che coglie impreparato anche Marin, proveniente direttamente da una partita di EA FC 24 con potenza e precisione passaggio boostati a 100, dove non importa la postura e il punto di contatto col pallone per avere uno scarico in condizioni ideali. (Sì, starete continuando a rivederlo e pensando che l'abbia effettivamente presa con la spalla o con qualcosa di più ossuto e appuntito del pettorale sinistro. Starete continuando a sbagliare.)

Andrea Petagna (Cagliari, vs Napoli) - Esame di guida pratico per la patente A

Andrea Petagna che abbatte tutti i birilli, tradito dalla tensione sul motorino e con gli occhi pesanti dell'esaminatore addosso, ma l'esaminatore è Pairetto e il foglio rosa si trasforma in una tessera plastificata.

Tomáš Suslov (Hellas Verona, @Bologna) - Gli occhi dietro

Il 13 novembre 2022 e il 2 marzo 2023, Tijjani Noslin e Tomáš Suslov si erano già visti. Nella doppia sfida tra il Fortuna Sittard del primo e il Groningen del secondo, per 28' all'andata e 64' al ritorno. Dire che bastassero quei 92' da avversari e i 255' precedenti a questo da compagni all'Hellas Verona a trovarsi anche senza guardarsi, però, pare eccessivo.

Non lo è se però il primo tocco dello slovacco è una qualità già ai massimi livelli della Serie A, che permette di interrompere sì la corsa sul lancio leggermente arretrato di Folorunsho ma non quello dell'azione. Suslov sente Noslin alle spalle, non lo segue con gli occhi nemmeno per un istante durante il contropiede, non può sapere quanto si sia allargato o quanto abbia scattato in profondità per servirlo coi tempi giusti. Lo conosce da poco. Ma lo sa.

Kristian Thorstvedt (Sassuolo, vs Napoli) - Perla di Fango

Tra una decina d'anni sarà percepita forse come un'allucinazione collettiva, il Sassuolo di Emiliano Bigica, quello con l'allenatore esordiente in A e l'allenatore subentrante col peggior impatto numerico della storia. Nello sconcertante 1-6 col Napoli, anche in un 1-6 casalingo, qualcosa si è visto. Che cosa, spetta a Davide Ballardini ripulirlo e portarlo alla luce. Un bagliore, un riflesso e nulla più, lo ha rivelato Kristian Thorstvedt.

Il gioco spalle alla porta del norvegese è l'ultimo dei suoi pregi, in fondo alla classifica delle cose buone da segnare di un invasore che si nutre degli spazi davanti a sé. Lo scarico a Ferrari non cambia minimamente l'idea di un Thorstvedt decisamente non a suo agio se pressato, ma subito alza lo sguardo e vede un rifugio alla sua sinistra: Doig si è allargato in orizzontale, c'è una fascia tra il terzino e Laurienté da riempire. Poco importa se Anguissa è a un braccio di distanza, molto di più se il camerunense lo insegue fino alla linea laterale. Thorstvedt è chiuso, nella sua personalissima oscurità. Se ne esce con un doppio tocco di sinistro, il primo a schermare il contrasto del #99 partenopeo e il secondo a chiudere il triangolo attraverso le leve di Anguissa. Poco, troppo poco. Un qualcosa.

Mateo Retegui (Genoa, vs Udinese) - Di bene in meglio

Nel costante ballottaggio, sobillato dal CT Spalletti stesso, su chi potrà essere il centravanti titolare dell'Italia a Euro2024, Mateo Retegui è nel novero delle opzioni. Se lo possa effettivamente essere oggi come tra poco più di tre mesi dipende dalle inclinazioni e dai gusti personali ancor più dal rendimento effettivo, troppo ancorato alle condizioni fisiche e atletiche dei vari contendenti. Ma se la questione dirimente è la pulizia e la precisione delle scelte in area di rigore avversaria, l'attaccante del Genoa è al momento il primo della lista tra gli Azzurrabili di Serie A.

Zemura mordicchia il rinvio, che finisce sul destro di Sabelli. Una belva feroce sottoforma di prima punta starebbe già divorando i fili d'erba che la separano dal primo palo, ma Retegui è più una leonessa sorniona, che è sazia e coi figli addormentati e cullati dal resto del branco ma sempre pronta ad agguantare la preda. Sul dischetto del rigore c'è Vasquez, e ha un passo d'anticipo per tagliare. Al limite c'è Frendrup, lo spazio per venire incontro è occupato dal danese. Dove finirà il cross di Sabelli, però - e Retegui lo fiuta - è un'altra zona dell'area, il secondo palo. Parte col movimento tra la palla e Giannetti e lo conclude oltre Lautaro, colpendo la sfera in leggera sospensione. Colpire verso la porta apparterrebbe al bagaglio di uno stoccatore puro, quale Retegui viene superficialmente descritto ma che non è. Retegui è un attaccante che prende la scelta più giusta vicino alla porta avversaria, anche quando questa la si può apprezzare e intuire a posteriori. Anche Okoye fa un passo avanti, stringendo lo specchio di porta visibile per un tiro, ma il tiro non arriva. La scelta migliore, invece: la sponda, con tutta la relativa forza espressa da un corpo in caduta.

Alessandro Zanoli (Salernitana, vs Monza) - Fanno giri immensi e poi ritornano

Quanti altri schemi da calcio piazzato si sono visti in cui il destinatario del traversone diretto è per il 99,9% del tempo non solo in fuorigioco ma fuori dal terreno prima di ricevere? Lo schema lazo, col movimento di Zanoli a circumnavigare la porta del Monza e ricavare quel vantaggio dinamico che basta a staccare meglio di Pessina, facendolo in una zona dove si dovrebbe fare da fermo ma non essendolo nella realtà. A cosa spinge la Salernitana di Liverani per trovare nelle sue partite qualcosa di interessante? A questo. A un esterno a tutta fascia che deve uscire dal campo per attirare l'attenzione.

Andrea Colpani (Monza, vs Roma) - L'estetica della pausa

La palla di Carboni arriva lievemente arretrata rispetto al movimento ad allargarsi sulla destra. Prima pausa, nella corsa. Un tocco di esterno a rientrare, per prendere tempo più che altro. Finta di proseguire la conduzione verso il centro, pallone scavalcato con entrambe le gambe per far sì che sia quella sinistra a fare da perno. Tutto tempo guadagnato per la sovrapposizione interna di Birindelli, tra le spalle del rientro di El Shaarawy e la copertura della profondità di N'Dicka. Anche qui un tocco, uno solo in più di ciò che l'economia meccanica e calcistica richiederebbe. Ma quel tocco che basta per dare respiro alla giocata, inspirare a pieni polmoni ed espirare per accompagnare la corsa del compagno.

Finora è da annoverarsi nei casi di obsolescenza programmatica, visti i 45' di durata a Salerno e i 45' con la Roma. Ma l'esperimento Andrea Colpani destro di una trequarti a 3 in Serie A è la cosa più vicina a un altro dinoccolato fantasioso, mancino e ciondolante, con l'aria perennemente triste ma che ha riempito di gioia gli occhi di tutti.

Ylber Ramadani (Lecce, @Frosinone) - Eleganza faticosa

L'anticipo secco su Cheddira, la veronica a eludere il contrasto di Barrenechea e l'appoggio ad Almqvist. Il sacrificio di una giocata raffinata sull'altare dell'efficacia e dello sforzo. Quanto è costato a Ylber Ramadani, anche vedendo come rimanga inginocchiato a vedere Rafia che vanifica il recupero e lo costringe a rialzarsi? Tutto.

Matias Soulé (Frosinone, vs Lecce) - Musica leggerissima

Raffinatezza non significa solo squisitezza di gusto. Significa anche abbracciare quell'estetica lieve, apparentemente spontanea, per cui sembra non sia nemmeno richiesto un impegno per partorirla. Cheddira prima non controlla col destro e poi restituisce, con lo stesso piede, un pallone troppo potente per la direzione di corsa? Poco importa a Matias Soulé: anche in un pranzo della domenica nel quale il nutrizionista Antonino Gallo lo ha tenuto a stecchetto di fronte alle leccornie della tavola imbandita, l'argentino è riuscito a sgattaiolare ed elargire al Benito Stirpe un boccone della specialità della casa. 6 tocchi di mancino, metà dei quali con la suola o con l'esterno, per trasformare una pallaccia in un filtrante in area di rigore.

Metti un po' di musica leggera
Nel silenzio assordante
Per non cadere dentro al buco nero
Chе sta ad un passo da noi, da noi
Più o meno

Il Frosinone di Di Francesco nella Serie A 2023/24, più o meno.

  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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