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Giovanni Sartori, Bologna, Atalanta, Ferguson, Zirkzee, Sportellate
, 4 Marzo 2024

Giovanni Sartori, il grande costruttore


Vita, (non ancora) morte e (soprattutto) miracoli del miglior dirigente del calcio italiano.

Tornerà a tremare il mondo
Rivogliamo lo squadron!

Il coro che si canta allo stadio Renato Dall'Ara dalla primavera del 2023 sulle note di "Muchachos, ahora nos volvimos a ilusionar" - che fa riferimento allo "squadrone che tremare il mondo fa", la squadra di Arpad Weisz e Hermann Felsner che vinse quattro Scudetti tra gli anni 1930 e 1940 - è diventato uno dei simboli del nuovo corso del Bologna di Joey Saputo, che dopo alcuni anni di assestamento in seguito alla sua nomina a presidente nel dicembre del 2014 sembrano finalmente aver trovato la quadra per ambire a quella alta classifica e quelle coppe europee che al Bologna mancano ormai dal 2002/03, quando la squadra allenata da Francesco Guidolin dovette arrendersi al Fulham in finale di Coppa Intertoto, non riuscendo quindi a ottenere l'accesso in Coppa UEFA.

Dopo il ritorno in Serie A nel 2015 il Bologna ha fatto sette stagioni piuttosto anonime, tutte concluse tra il decimo e il quindicesimo posto, e nessuno tra Delio Rossi, Roberto Donadoni, Filippo Inzaghi e Sinisa Mihajlović è mai riuscito a far fare alla squadra quel salto di qualità che i tifosi attendevano ormai da anni. La svolta, come sappiamo, è arrivata nella stagione 2022/23, quando l'esonero di Mihajlović alla settima giornata ha fatto spazio a Thiago Motta, che nel primo anno è arrivato nono a soli due punti dalla Fiorentina ottava (posizione valida per la Conference League a causa della squalifica della Juventus) e nel secondo anno sta facendo quello che tutti sappiamo, con il Bologna in piena corsa addirittura per un posto in Champions League.

Le grandi doti da allenatore di Motta sono certamente parte fondamentale dei successi di questo Bologna, tuttavia è difficile negare come una gran parte del merito vada dato anche alle prestazioni di calciatori che in questa stagione hanno raggiunto un livello così alto da risultare inaspettato: tra i tanti, Joshua Zirkzee, Lewis Ferguson, Riccardo Calafiori, Nikola Moro, Stefan Posch e Giovanni Fabbian, tutti arrivati nel capoluogo dell'Emilia-Romagna tra il 2022 e il 2023 e che adesso valgono molto, ma molto di più del prezzo pattuito per il loro ingaggio. Cosa è successo a Bologna nel 2022? Da dove nasce questo improvviso cambio di passo? La risposta è semplice: il 31 maggio di quell'anno Giovanni Sartori viene nominato nuovo responsabile dell'area tecnica del Bologna, ultima tappa di una carriera da dirigente lunghissima e piena di successi.

Nato a Lodi il 31 marzo del 1957, il Giovanni Sartori calciatore era un centravanti di provincia non di grande stazza (180 cm per 73 kg) né con grandissimo fiuto del gol (74 reti in 295 partite tra Serie A, B, C2 e D). Si forma nel settore giovanile del Milan, con cui debutta in prima squadra il 22 giugno del 1975, all'età di 18 anni, in una gara di Coppa Italia persa 2-1 contro la Juventus in cui segna scartando e mettendo a sedere nientemeno che Dino Zoff. Un inizio da predestinato, si potrebbe pensare, ma in realtà "Boccuccia" - così era soprannominato Sartori - non convince mister Gustavo Giagnoni e quindi intraprende un giro di prestiti in Serie C che lo vede giocare con il Venezia, l'Udinese e il Bolzano. Torna in rossonero solo all'inizio della stagione 1978/79, ma anche qui non riesce mai a imporsi e in campionato non va oltre le sette presenze, che gli permettono comunque di scrivere il suo nome sul decimo Scudetto, quello della prima stella, del Milan.

Un giovane Sartori riceve un panettone in regalo dal presidente del Milan Franco Carraro (1970).

Viene quindi ceduto a titolo definitivo alla Sampdoria, con cui gioca due anni in Serie B. Fa poi tre stagioni tra Cavese, Arezzo e Ternana sempre tra i cadetti, e con la maglia dell'Arezzo si toglie anche la soddisfazione di segnare a San Siro contro la sua vecchia squadra, che nel 1982/83 giocava in Serie B in seguito alla sua seconda retrocessione, in una partita vinta dal Milan per 2-1 in cui Sartori esce tra gli applausi dei suoi vecchi tifosi. Nel 1984, all'età di 27 anni, passa al Chievo Verona, che allora militava in Interregionale (l'odierna Serie D). L'ambiente gli piace e decide di stabilirsi lì per più anni, contribuendo alla prima promozione in C2 dei clivensi maturata nel 1986 e andando a vivere a Sirmione, sul Lago di Garda, dove rimarrà fino al 2014, quando lascerà il Chievo Verona dopo trent'anni esatti.

Al termine della stagione 1988/89, in cui il Chievo ottiene la sua prima, storica promozione in C1, per Sartori arriva la chiamata del presidente Luigi Campedelli, che gli dice Devi smettere di giocare, devi fare l'allenatore e dare una mano a Bui e qui potrai restare per sempre. Sartori, come rivelato più di trent'anni dopo al Corriere dello Sport, pensa O mi considera una pippa o intravede in me qualcosa che io stesso non riesco a individuare, accetta la proposta, si ritira da calciatore all'età di 32 anni e per due anni svolge il ruolo di allenatore in seconda di Gianni Bui. Due anni dopo Luigi Campedelli lo chiama di nuovo, proponendogli di rinunciare alla carriera da allenatore per fare il corso da direttore sportivo.

Sartori accetta nuovamente e all'inizio della stagione 1992/93 lascia il campo per la scrivania e diventa il direttore sportivo del Chievo Verona. Il 15 settembre 1992 Luigi Campedelli muore improvvisamente all'età di 61 anni, ma per Sartori ormai è troppo tardi per tornare indietro. A Luigi succede il figlio ventiquattrenne Luca. Dopo un primo anno chiuso al settimo posto, Sartori e Luca Campedelli decidono di cambiare l'allenatore Carlo De Angelis nominando al suo posto il ventinovenne Alberto Malesani, reduce da alcuni anni da allenatore del settore giovanile: è l'inizio del miracolo Chievo, che al primo anno con Malesani vince il campionato di C1 e ottiene la promozione in Serie B.

La festa della prima promozione in B del Chievo Verona.

Il 18 gennaio 1993, tra l'altro, Sartori per un curioso caso di omonimia finisce sui giornali con l'accusa di essere stato arrestato per traffico di stupefacenti, ma ovviamente il vero colpevole non poteva mai essere lui, considerato una persona seria, corretta e riservata da chiunque lo abbia conosciuto. Tornando al calcio giocato, il Chievo di Malesani disputa tre buone stagioni in Serie B, che conclude al tredicesimo, quattordicesimo e settimo posto, ma al termine della stagione 1996/97 l'allenatore decide di provare il grande salto e passa alla Fiorentina in Serie A. Per lui sarà l'inizio di una bellissima carriera ad alti livelli, durata fino alla metà degli anni 2010. Per il Chievo di Sartori, privato di Malesani, seguono tre stagioni in chiaroscuro, concluse con due undicesimi posti e un quindicesimo posto ma anche con tre allenatori diversi in tre anni, decisamente troppo.

La svolta avviene nella stagione 1999/2000, quando l'emergente Luigi Delneri conduce il Chievo al terzo posto in Serie B e alla sua prima, clamorosa promozione in Serie A. È il capolavoro di Sartori, che insieme al presidente Campedelli è riuscito a portare la squadra di una frazione di Verona di 4500 abitanti nel paradiso del calcio italiano. In massima serie le cose vanno ancora meglio, perché al primo anno il Chievo di Delneri conquista il quinto posto e la qualificazione alla Coppa UEFA dopo aver addirittura passato sette giornate di campionato da capolista. Quel quinto posto al debutto viene tutt'ora ricordato, con pieno merito, come una delle più grandi imprese della storia del calcio italiano. Seguiranno un settimo e un nono posto prima dell'addio, nel 2004, di Delneri, che viene ingaggiato dal Porto neo campione d'Europa per sostituire nientemeno che José Mourinho, nel frattempo passato al Chelsea.

Delneri, però con i Dragões non inizierà neanche la stagione a causa di alcuni dissapori con lo spogliatoio, venendo licenziato già il il 7 luglio. Tornando a noi, il punto più alto del Chievo del Sartori viene toccato nel 2005/06, quando a causa delle penalizzazioni di Calciopoli la squadra allenata da Giuseppe Pillon sale dal settimo al quarto posto e ottiene la qualificazione al terzo turno preliminare di Champions League. Il Chievo verrà eliminato dal Levski Sofia, ma aver portato al Bentegodi la musichetta della Champions, dopo decenni di anonimato nelle serie minori, è già di suo una vittoria di dimensioni colossali.

Dopodiché, però, qualcosa si inceppa, perché il Chievo già nella stagione 2006/07 arriva diciottesimo e retrocede in Serie B. Torneranno in Serie A già l'anno dopo, ma qualcosa si è chiaramente rotto e infatti il Chievo negli anni successivi non va mai oltre al decimo posto, in una costante parabola discendente culminata il 7 luglio del 2014 con la decisione di Sartori di dire addio alla squadra della sua vita. L'ultimo acuto, nel giugno del 2014, è stato la conquista da parte del Chievo Verona del primo e unico Campionato Primavera della sua storia, grazie alla vittoria ai tiri di rigore nella finale contro il Torino della squadra allenata da Paolo Nicolato, in seguito CT dell'Italia Under-21 e oggi CT della Lettonia. Una dimostrazione di quanto il lavoro del dirigente lodigiano fosse stato eccellente anche riguardo il settore giovanile.

Sartori nel 2023 spiegherà la scelta di lasciare il Chievo dicendo, nella già citata intervista al Corriere dello Sport. Per il Chievo avevo rinunciato a proposte importanti anche di club di prima fascia pronti a garantire quattro volte quello che prendevo. Per anni aveva deciso il cuore, poi sono successe cose e ho accettato. La verità è che al Chievo facevo ormai parte dell’arredamento. Insomma, Sartori aveva percepito la nascita di alcune crepe nel modello Chievo, e il tempo gli ha dato ragione visto che, dopo il suo addio, i gialloblu nel 2019 retrocedono in Serie B da ultimi in classifica e nel 2021 scompaiono dal professionismo per una serie di inadempienze tributarie. Il legame di Sartori con il mondo Chievo, comunque, non si è mai spezzato, come dimostrato dalla sua decisione di novembre del 2022 di rilevare una quota simbolica della Clivense, la società fondata nel 2021 da Sergio Pellissier nel tentativo di portare avanti la storia del Chievo Verona e oggi militante in Serie D.

Già il 1 agosto 2014, a meno di un mese dal suo addio al Chievo, Sartori viene nominato nuovo responsabile dell'area tecnica dell'Atalanta, squadra in cerca del definitivo salto di qualità dopo che era ormai dal 2008 che non chiudeva un campionato di Serie A nella parte sinistra della classifica. Quella bergamasca è una piazza, per ragioni storiche e sociali, molto più esigente di quella clivense: l'obiettivo non può più essere quello della semplice permanenza in massima serie, bisogna fare qualcosa in più. Nei primi l'Atalanta di Edoardo Reja non va oltre un diciassettesimo e un tredicesimo posto, senza mai lasciare l'impressione di poter competere per qualcosa che non fosse una salvezza tranquilla.

La svolta avviene nel 2016, quando Reja viene sostituito da Gian Piero Gasperini, reduce dalla sua seconda esperienza al Genoa. Le cose inizialmente non vanno molto bene, e l'Atalanta dopo cinque giornate è penultima con tre punti. Il presidente Percassi e Sartori però decidono di dare fiducia al tecnico di Grugliasco, e l'1-3 al Crotone alla sesta giornata dà il via a una striscia di nove risultati utili consecutivi che porta l'Atalanta al quarto posto a fine novembre. Gli orobici a fine anno termineranno quarti, conquistando l'accesso all'Europa League, la prima qualificazione a una coppa europea da quasi trent'anni.

Nel 2017/18 l'Atalanta si conferma su questi livelli e conquista un settimo posto valido per i preliminari di Europa League, ma è nella stagione ancora dopo che i bergamaschi arrivano al picco massimo: il 26 maggio 2019, all'ultima giornata di campionato, il 3-1 al Sassuolo consegna all'Atalanta il terzo posto in classifica e la prima qualificazione in Champions League della sua storia. È un risultato clamoroso ma più che meritato per una squadra che ha vissuto una crescita enorme e che ha espresso, grazie a Gasperini, un gioco tra i più applauditi d'Europa. Lo stesso anno l'Atalanta arriva anche in finale di Coppa Italia, dove però si deve arrendere alla Lazio di Simone Inzaghi.

Nella stagione 2019/20 l'Atalanta conquista un altro terzo posto ma soprattutto va a un passo da una clamorosa semifinale di Champions, eliminando il Valencia agli ottavi e facendosi rimontare due gol in tre minuti dal PSG nel quarto di finale giocato in gara unica a Lisbona per via del Covid-19. La stagione 2020/21, quella giocata a porte chiuse, vede l'Atalanta conquistare un altro terzo posto e la terza qualificazione alla Champions League consecutiva, ma anche la seconda finale di Coppa Italia in tre anni, persa per 1-2 contro la Juventus di Pirlo, e la seconda qualificazione consecutiva alla fase a eliminazione diretta della Champions League grazie a un secondo posto nel girone davanti all'Ajax di ten Hag.

Il 2021/22 è il primo anno "deludente" del ciclo di Gasperini: l'Atalanta chiude con un terzo posto ai gironi di Champions League e con un ottavo posto in campionato che vuol dire niente coppe europee per la prima volta dal 2017. Al termine di questa stagione Sartori decide che è di nuovo tempo di voltare pagina, e il 28 maggio 2022 annuncia l'addio all'Atalanta dopo otto anni. C'è chi dice che questa decisione sia maturata anche per via dell'irreversibile deterioramento dei rapporti tra Sartori e Gasperini - mai stati idilliaci - ma il dirigente, sempre nella famosa intervista rilasciata l'anno scorso al Corriere dello Sport, ha rimbalzato queste voci con un diplomatico "dico solo che, insieme a Gasperini e al gruppo di lavoro, sono state fatte cose eccezionali, indimenticabili. Poi che non ci fosse tanta compatibilità tra noi è un dettaglio. Trascurabile, oggi. Lavoravamo per un interesse superiore, il bene dell'Atalanta". Vero o no, ciò che conta è che tre giorni dopo il suo addio agli orobici, il 31 maggio 2022, Giovanni Sartori viene annunciato come nuovo responsabile dell'area tecnica del Bologna.

Proprio come l'Atalanta del 2016, anche il Bologna del 2022 è una squadra reduce da alcuni anni a metà classifica con una piazza esigente e vogliosa di fare il salto di qualità. Alla conferenza stampa di presentazione, tenutasi il 14 giugno, Sartori si commuove ricordando il padre con queste parole: "confesso un aspetto personale, vedo Bologna come un segno del destino perché era la squadra di mio papà e quando veniva a Milano a giocare mi portava sempre a vedere il Bologna dei suoi idoli, Pascutti, Perani e Bulgarelli". Uno dei rari momenti in cui un uomo spesso riservato e chiuso, ma non per questo freddo, ha avuto l'opportunità di esternare le sue emozioni. Il primo anno non parte bene, e già alla quinta giornata Sinisa Mihajlović viene esonerato dopo aver totalizzato tre punti in cinque partite per fare spazio a Thiago Motta, che l'anno prima aveva ottenuto una difficilissima salvezza alla guida dello Spezia.

Il resto è storia nota: con il tecnico italo-brasiliano il Bologna inizia a correre e chiude il campionato al nono posto, prima dell'exploit di quest'anno che ha portato i Felsinei a lottare per l'Europa e a sognare la Champions League. Ma qual è la metodologia di lavoro di Sartori?

Il Sartori di Verona e il Sartori di Bergamo e Bologna sono due dirigenti molto diversi, anche se con dei punti in comune. Riguardo la sua esperienza al Chievo Verona, i budget spesso molto modesti e gli obiettivi mai troppo ambiziosi lo hanno portato a puntare principalmente su due tipologie di acquisti: giocatori all'apparenza in parabola discendente da rilanciare e giovani semisconosciuti da prendere a poco e rivendere a un prezzo molto più alto. Nel primo gruppo figurano Eugenio Corini, Eriberto, Bernardo Corradi, Mario Yepes e, soprattutto, Oliver Bierhoff e Luca Marchegiani, presi rispettivamente nel 2002 e nel 2003 a 34 e 37 anni, che hanno entrambi chiuso la loro carriera al Chievo Verona offrendo ottime prestazioni.

Nel secondo gruppo, invece, sono degni di menzione Nicola Legrottaglie, Amauri, Kevin Constant e tre giocatori che si sono laureati campioni del mondo nel 2006, vale a dire Simone Perrotta, preso dal Bari nel 2001 e ceduto alla Roma tre anni dopo, Simone Barone, preso dal Parma nel 2002 e rivenduto proprio ai crociati due anni dopo, e Andrea Barzagli, preso dall'Ascoli nel 2003 e venduto dopo una sola stagione al Palermo. Molto diverso è stato il modus operandi tenuto all'Atalanta, dove risorse economiche non certo enormi ma comunque più sostanziose rispetto a quelle del Chievo Verona hanno permesso a Sartori e ai suoi collaboratori di attuare uno scouting più efficiente e mirato.

Dopo una prima annata di ambientamento a Bergamo, nel quale le operazioni principali sono gestite dal canto del cigno di Pierpaolo Marino e dallo scouting di Maurizio Costanzi, nel secondo anno è il turno di Marten De Roon, preso dall'Heerenveen, Rafael Toloi, preso dal San Paolo, Jasmin Kurtic, preso dal Sassuolo, e Andrea Petagna, preso dal Milan: inizia finalmente a delinearsi l'ossatura dell'Atalanta che tutti conosciamo, ossatura che verrà ulteriormente rinforzata l'anno dopo, il primo di Gasperini, con il ritorno di Mattia Caldara dal prestito al Cesena e gli arrivi di Leonardo Spinazzola dalla Juventus, Pierluigi Gollini dall'Aston Villa, Hans Hateboer dal Groningen e Bryan Cristante dal Benfica.

Nel frattempo che l'Atalanta inizia a ottenere i primi risultati di rilievo in campionato le magie di Sartori però non si fermano, ed ecco che negli anni successivi arrivano a Bergamo, tra gli altri, anche Castagne, Palomino, Mancini, Ilicic, Pessina, Orsolini, Zapata, Ibanez, Kjaer, Malinovskyi, Pasalic, Cornelius, Muriel, Miranchuk, Mæhle, Romero e, per ultimo, Koopmeiners. Una lista infinita di giocatori spesso andati a pescare dai posti più sperduti d'Europa - è il caso di Palomino, preso addirittura dal Ludogorets - o considerati in parabola discendente come Pasalic e Muriel. Tra i giocatori elencati, Toloi, Spinazzola, Cristante e Pessina sono diventati campioni d'Europa con l'Italia nel 2021, mentre Gomez e Romero sono diventati campioni del mondo con l'Argentina nel 2022: a differenza di quanto si possa erroneamente pensare, infatti, non è vero che ogni giocatore uscito dall'Atalanta di Gasperini finisce per rivelarsi un flop in piazze più esigenti, e anzi la carriera di molti di questi ha spiccato definitivamente il volo proprio in seguito alla chiamata di Giovanni Sartori.

Non è stato troppo diverso il metodo di lavoro tenuto a Bologna, dove proprio l'arrivo del dirigente lodigiano ha dato al presidente Saputo la scossa necessaria che serviva per aumentare la portata degli investimenti: se fino al 2022 la media della somma spesa per ogni acquisto si aggirava sui 2.5/3 milioni, dall'arrivo di Sartori è salita a 12 milioni. Già nella prima estate sono arrivati Cambiaso in prestito e poi Lykogiannis, Lucumí, Posch, Ferguson, Moro e Zirkzee. Vanno segnalate anche delle cessioni eccellenti, come quelle di Theate al Rennes, di Hickey al Brentford e di Svanberg al Wolfsburg, ma a posteriori si può dire che nessuno di questi addii ha davvero creato grossi problemi al progetto del Bologna.

Discorso molto simile per l'anno successivo - cioè questo - in cui le ricche cessioni di Dominguez al Nottingham Forest, di Schouten al PSV e di Arnautovic all'Inter hanno fatto spazio agli arrivi di Beukema, Calafiori, Kristiansen, El Azzouzi, Fabbian, Freuler, Saelemaekers, Karlsson e Ndoye, seguiti poi da quelli di Castro e Odgaard nel mercato di gennaio. Insomma, la lezione è chiara: nessuno è insostituibile se si è capaci di fare scouting come si deve. A differenza di quanto si possa pensare, il rapporto di Sartori con gli allenatori delle sue squadre non è stato sempre idilliaco: se necessario non si è fatto problemi a optare per l'esonero nel caso di una situazione di classifica particolarmente negativa, tanto da aver cambiato sedici allenatori in ventitré anni a Verona. Diversa la situazione vissuta a Bergamo, dove in otto stagioni ha cambiato solo Colantuono e Reja, tra l'altro entrambi nei suoi primi due anni - ma anche lì c'è chi dice, come già accennato, che il suo addio fosse motivato proprio dai sempre più frequenti screzi con Gasperini - mentre a Bologna si è ritrovato praticamente subito a dover esonerare Mihajlović.

Sartori è un aziendalista ma pretende carta bianca e massimo rispetto del suo lavoro da parte della proprietà, e questo forse è uno dei motivi per cui non si è mai ritrovato a lavorare in una vera big italiana (anzi, è lui che ha reso l'Atalanta una big), preferendo sempre piazze dove poter progettare calcio in maniera più tranquilla. A differenza di altri suoi colleghi, Walter Sabatini su tutti, Sartori non è un amante dei video, ritenendo l'unica possibile valutazione finale su un giocatore quella effettuata dal vivo. In un'intervista alla Gazzetta dello Sport ha argomentato questa sua filosofia dicendo che "a me non piace il video, perché so bene che molte cose lì non si vedono. Se segui un difensore allo stadio lo guardi sempre, anche in fase di non possesso, noti come accompagna l’azione e come accorcia. Tutto questo in tv non è visibile. Prima del Covid non avevo mai visto un singolo video".

Schivo e riservato in pubblico, Sartori non ha neanche WhatsApp, ritenendolo poco utile, ed è molto raro che rilasci dichiarazioni alla stampa: una conferenza stampa alla fine di ogni sessione di mercato e qualche sporadica intervista esclusiva sono tutto ciò che offre, per il resto preferisce che a parlare siano gli altri. Succede spesso, addirittura, che non sia presente sulle tribune del Dall'Ara per le partite del suo Bologna, ritenendo più utile andare a osservare qualche giocatore dal vivo. Non per questo, comunque, bisogna pensare a Sartori come a un uomo all'antica che rifugge ogni innovazione: insieme al direttore sportivo Marco Di Vaio e ai suoi dodici collaboratori, che sono gli stessi che aveva a Verona e Bergamo e che ha voluto portare anche a Bologna, fa ampio uso di piattaforme come Wyscout per analizzare i dati dei calciatori osservati e metterli a confronto con i video, ma l'ultima parola deve sempre averla il suo occhio.

È difficile che Sartori vada a vedere i big match di Liga o di Premier League, perché non è lì che potranno esserci giocatori appetibili per il Bologna, mentre è molto più frequente che vada a vedere partite in Belgio o in Olanda, paesi da cui ha comprato e continua a comprare moltissimi giocatori. Numerosissime sono le intuizioni inaspettate di Sartori, quei giocatori che almeno inizialmente viene difficile pensare che possano migliorare la squadra ma che poi si rivelano delle vere gemme. Vale la pena di fare l'esempio del 2014, quando si ritrova a vedere delle partite di Eredivisie dell'Heerenveen e nonostante la presenza di Ziyech e Finnbogason rimane colpito da Marten de Roon, mediano grintoso e capace di dare equilibrio alla squadra, che decide di comprare per la sua Atalanta dopo una valutazione durata diversi mesi. Il tempo gli darà ragione.

L'ultimo esempio di questo tipo è quello di Riccardo Calafiori, nato come terzino sinistro, che nella seconda parte della sua stagione al Basilea è stato schierato da difensore centrale dall'allenatore Heiko Vogel. Sartori lo vede giocare in quel ruolo e gli piace, decidendo così di comprarlo per il suo Bologna. L'ennesima intuizione giusta, visto che Calafiori sotto la guida di Thiago Motta si sta affermando come uno dei difensori centrali migliori del campionato.

Quella di Giovanni Sartori è una traiettoria professionale lunga e affascinante che lo ha visto mettere la firma, pur rimanendo spesso nell'ombra, su due delle imprese sportive più grandi della storia recente del calcio italiano. Ora il suo nuovo obiettivo è fare il tris a Bologna, dove è riuscito a risvegliare l'entusiasmo di una piazza depressa da troppi anni che punta a riportare finalmente in Europa. Sarebbe l'ennesimo sigillo sulla straordinaria carriera di un uomo di calcio come se ne trovano pochissimi altri.


  • Nato nel 2005. Appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali.

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