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Torino Fiorentina
, 2 Marzo 2024

Torino-Fiorentina (0-0) - Considerazioni Sparse


Mai fu più vera la dicitura "zero a zero: vince la noia".

Torino e Fiorentina è una sfida tra squadre che stanno facendo bene ma sembra che possano dare di più: entrambe cercano un’Europa difficile da raggiungere, che sia quella meno nobile nei pensieri granata o quella più nobile in quelli viola. La partita di stasera dice esattamente questo, con nessuna delle due capace di offrire mirabilie né siglare reti: pochi spunti tecnici, molti duelli rusticani. Soprattutto aerei, che potrebbero decidere la gara con l’annullamento della rete di Zapata (per l’ennesimo corpo a corpo con Milenkovic) e uno dei due gialli a Ricci (in 120 secondi). Il match non si sblocca, e Fiorentina e Torino si spartiscono un punto che, di fatto, muove la classifica ma serve poco ad entrambe. Tuttavia, le peggiori in campo non sono le due squadre: l’arbitro Marchetti è capace di farsi notare in questo grigiore con una direzione di gara a colpi di compensazioni, di isterismi, di un metro che non si capisce bene quale sia e viene mutato da un battito d’ali dall’altra parte del campo, penalizzando entrambe le parti e, soprattutto, l’intera partita. Una doppia serata storta negli anticipi o arbitri che, forti dell’ausilio del Var (se così si può chiamare), tendono a direzioni confusionarie e ricche di indecisioni?

Italiano a Torino si presenta azzerando una statistica inutile, ormai diventata meme sui social ma che qualcosa dice sulle sue preferenze nella gestione della rosa: alla 143esima partita sulla panchina viola, schiera per la prima volta la stessa formazione della gara precedente. In una stagione altalenante e con una crisi di inizio 2024 ancora da cauterizzare, il tecnico si affida agli uomini reduci dall'ottima prova contro la Lazio, alla ricerca di quella continuità e quelle certezze spesso mancate nei tempi recenti. La risposta dei suoi non è stata incoraggiante in termini di prestazione, con la Fiorentina che ha faticato a in avanti e a reggere i ritmi del Torino, nonostante un tempo intero giocato in superiorità numerica. Se la vittoria di lunedì sembrava aver messo finalmente alle spalle il periodo buio, il punto con i granata e una prova stantìa già vista troppe volte sa di nuovo, ennesimo ridimensionamento;

Il Torino viene da due sconfitte immeritate ma brucianti, ma prova a creder ancora nel miracolo Europa. Una speranza coraggiosa che diventa un vero e proprio atto di fede quando, dopo un'ottima prima frazione, i granata perdono i loro metronomi, prima Ilic per infortunio e poi Ricci per doppia ammonizione al 45' (per giudicarne l’appropriatezza non è questa la sede). In dieci da inizio ripresa, il baricentro della squadra di Juric si abbassa, smettendo di saltare addosso e asfissiare e affidandosi alla densità difensiva ed alle ripartenze sfruttando i cavalli di Bellanova ed il generosissimo Zapata, che tra una sportellata e l’altra con Milenkovic e tutta la difesa viola trova anche il tempo di fare sponde ed aiutare la squadra a salire: il bunker tiene, e questa compattezza di squadra è la sola buona notizia in una situazione così spinosa . Ciò che resta, al di là di moduli e correzioni, è che il Torino davanti produce poco in relazione a quanto riconquista la sfera, ed in più in questo momento ha un problema in Sanabria: il paraguaiano, dopo la brillante stagione scorsa, sembra ricaduto in un vortice negativo in cui non trova la rete e costringe agli straordinari i compagni di reparto;

Per la Fiorentina affrontare squadre disposte su blocco basso e ripartenze resta un problema insolubile. Specialmente se, come in questa gara, vede pendere a proprio sfavore la bilancia della brillantezza atletica. Se contro la Lazio i viola avevano mostrato una buona circolazione della palla, riuscendo a risalire il campo sempre in ordine con un palleggio dal buon ritmo, i meccanismi di pressione alta e la maggior rapidità e prestanza dei granata sui rispettivi riferimenti hanno messo in difficoltà la Fiorentina fin dalla costruzione bassa, dove spesso ha cercato (in parità numerica) soluzioni in uscita dirette che raramente Belotti, Nico Gonzalez e Sottil hanno saputo addomesticare. La ripresa 11vs10 e l'abbassamento del Torino infila la Fiorentina in un terreno se possibile ancora meno agevole: la densità nel difendere a cui è costretta la squadra di Juric impantana la manovra gigliata sì a ridosso nell'area granata, ma con pochissime opzioni per far male. Sarebbe forse servito più coraggio dei singoli per sbancare in trasferta, ma negli spazi stretti ai viola sembra sempre mancare quel minimo di qualità per muovere rapidamente la palla e giocare sulle combinazioni. In questo, l'uscita di Arthur (in sofferenza) e Beltran (ammonito) all'intervallo non hanno aiutato, ma anche dalla panchina è sembrata mancare la pazienza e la lucidità per trovare la giusta mossa;

Juric e Italiano sono due tecnici profondamente diversi nel credo tattico, con il comune denominatore di saperlo infondere profondamente ai propri atleti: stasera iniziano abbracciandosi e finiscono a cartellini perché non se le mandano a dire con la veracità che li caratterizza. Su entrambi permane uno sguardo dubbioso, come se fossero sopravvalutati e dovessero ancora dimostrare davvero cosa valgano, nonostante le loro squadre siano in linea con le ambizioni e stiano da anni mostrando buone cose. La Fiorentina al momento è più avanti nel processo rispetto al Torino, con una finale europea, la presenza attiva in questa Conference ed una classifica migliore di quella dei granata, che navigano in acque molto migliori rispetto al recente passato ma non riescono mai a prendere il vento buono per gonfiare di più le loro vele: questo semplice confronto sarebbe però riduttivo, perché in fin dei conti i risultati sono proporzionali al valore delle squadre ed al momento storico. In fondo, forse la vera differenza (o l'ennesima somiglianza) non va cercata in Juric ed Italiano, due grandi lavoratori con idee interessanti sul campo, ma nei club che pagano il loro stipendio e nelle loro ambizioni di chi li presiede.

  • Scribacchino di calcio maschile e femminile. Fiorentina o barbarie dal 1990. Evidenzio le complessità di un gioco molto semplice.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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