Calcio femminile infortunio
, 1 Marzo 2024

Nel calcio femminile si gioca troppo


L'introduzione di una nuova Coppa del Mondo per club per il calcio femminile sta facendo discutere.

La possibilità di vedere sfidarsi le migliori squadre europee e americane del calcio femminile è una suggestione che, secondo quanto riportato da The Athletic, diventerà realtà tra circa due anni. Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, nel 2019 aveva già annunciato l'idea di istituire “il prima possibile” una Coppa del Mondo per Club women.

L’annuncio ufficiale è stato dato prima della finale dei mondiali del 2022, aggiungendo, però, che il calendario del calcio femminile non avrebbe subito cambiamenti prima del 2025. La Coppa del Mondo per club sarà dunque il nuovo torneo del calcio femminile e, salvo grandi sorprese, avrà la sua prima edizione nel 2026. È però fondamentale che l’edizione inaugurale si svolga nel luogo migliore per garantire la visibilità adeguata, con stadi moderni e con un forte supporto televisivo. Questo limiterebbe la scelta a Europa e USA. Tuttavia, nel triennio 2024-2026, gli Stati Uniti ospiteranno già la Copa America, la Coppa del Mondo per Club maschile e la Coppa del Mondo maschile nelle prossime tre estati. Si aprirebbe così, ipoteticamente, l’opportunità per un paese europeo (o più di uno) di organizzare la competizione.

Parlando con i giornalisti, Infantino ha dichiarato che i dettagli saranno decisi dopo "consultazioni con le parti interessate", intendendo le Confederazioni, e ha aggiunto che le preoccupazioni per "la salute e il benessere delle giocatrici" saranno una "priorità assoluta". Un punto cruciale è stato anche la frequenza della competizione: mentre FIFA e cinque delle sei confederazioni – Africa, Asia, Nord e Centro America, Oceania e Sud America – avrebbero preferito una competizione annuale, la UEFA chiedeva una competizione più diradata nel tempo, per evitare di sovraccaricare i calendari già saturi delle giocatrici. Il compromesso raggiunto è di una competizione che si dovrebbe svolgere ogni due anni, a partire proprio dal 2026.

Il mondiale per club darebbe enorme visibilità e attirerebbe molti nuovi tifosi e nuovi sponsor, aiutando la crescita del calcio femminile a livello globale. La possibilità di vedere una partita, non amichevole, per esempio, tra Barcellona e NJ/NY Gotham FC affascinerebbe chiunque, è quel tipo di partita che – per ora – rimane dentro la Playstation ma susciterebbe la curiosità di molte persone appassionate. Il confronto calcistico tra Europa e America, in questo caso, verrebbe percepito come un aumento del livello competitivo e, di conseguenza, come più interessante da vedere. Per quanto riguarda le competizioni delle nazionali, è nota a chiunque la forza degli Stati Uniti, il loro palmares parla per sé: quattro vittorie del mondiale su otto partecipazioni, arrivando sempre a podio, tranne nell’edizione 2023 dove la nazionale statunitense è uscita agli ottavi di finale. La curiosità di vedere una competizione per club che attraversi l’Oceano è indubbiamente tanta. Ma, se questo può essere il momento giusto dal punto di vista commerciale per lanciare una competizione come il mondiale per club nel calcio femminile, lo è anche dal punto di vista della sostenibilità fisica delle calciatrici?

Riassumendo i principali tornei – per nazionali – dal periodo Covid in poi, si nota che il calendario è stato, e continua a essere, molto pesante. Tra il 2021 e il 2025, in ogni estate ha avuto luogo un torneo importante: due olimpiadi (2021 e 2024) – che, a differenza del calcio maschile, vengono giocate con le nazionali principali e non con le under 23 –, due campionati europei (2022 e 2025) e una Coppa del Mondo (2023). In più, tra il 20 febbraio e il 10 marzo 2024, si gioca la prima edizione della CONCACAF Women’s Gold Cup, in America. Questo vuol dire che tante calciatrici – soprattutto quelle che militano in grandi club – non hanno il tempo necessario per recuperare tra un torneo e un altro.

Contemporaneamente alle notizie sulla Coppa del mondo per club femminile, su The Telegraph Leah Williamson, capitana dell’Inghilterra e simbolo dell’Arsenal, parla di un’ “epidemia” di rotture del crociato anteriore, attribuendola alla mancanza di una reale pausa tra una stagione e un’altra.

Le parole di Beth Mead sul tema degli infortuni al crociato.

Durante la sorsa stagione solo l’Arsenal ha registrato quattro casi di rottura del legamento crociato anteriore: Beth Mead, Vivianne Miedema, Laura Wienroither e, infine, proprio Leah Williamson. Quest’anno il caso più noto è stato quello di Samantha Kerr, attaccante del Chelsea, il nono di questo tipo nel campionato inglese in questa stagione. Sempre al Chelsea, solo un mese dopo l’infortunio di Kerr, anche Fishel si è rotta il legamento crociato durante un allenamento con la nazionale il 19 febbraio. Anche il campionato italiano ha subito perdite per lo stesso motivo: Aigbogun della Roma, Karchouni e Santi dell’Inter, oltre a Rosucci, infortunatasi l’anno scorso e costretta a saltare i mondiali in Australia e Nuova Zelanda, e a Tucceri Cimini, rientrata in campo durante la sfida di Coppa Italia tra Fiorentina e Inter al Viola Park, dopo essersi operata ad Aprile 2023.

Non siamo cresciute per questo” dice Williamson, “penso che, per come si sta portando avanti il calcio femminile, in questo momento, non sarà possibile aumentare i prezzi dei biglietti o avere più gente negli stadi perché non ci saranno giocatrici da guardare. Ci stiamo portando alla rovina, quindi è necessario trovare una soluzione al più presto, in termini di calendario, altrimenti non è sostenibile". Aggiunge che “quando la FIFA, l'UEFA e tutti i principali responsabili, fanno la programmazione [della stagione], dovrebbero sempre dire: ‘Prima il riposo’. Come atleta professionista, per poter giocare tutto l’anno, devi avere quattro settimane di riposo alla fine della stagione e sei settimane di preseason, per non danneggiare la tua salute”. Molte giocatrici non hanno potuto partecipare ai Mondiali 2023 a causa di infortuni al legamento crociato – si parla di oltre 25 calciatrici –, e molte altre non hanno potuto partecipare o non sono state al massimo della forma a causa di infortuni vari.

Il grafico mostra gli infortuni al legamento crociato di alcune tra le calciatrici più importanti: molte di queste non hanno partecipato al mondiale o non erano al 100% (fonte: CNN research; grafica: Will Mullery)

Il numero di partite giocate non è l’unica causa degli infortuni nel calcio femminile, specialmente per quanto riguarda le lesioni al legamento crociato. Tuttavia, è plausibile ipotizzare che un aumento non graduale del carico di partite, le trasferte lunghe, i fusi orari differenti e la mancanza di riposo tra tornei con i club e la nazionale possano avere un impatto significativo sulla salute fisica delle giocatrici. Basti pensare al caso di Alessia Russo, in campo durante la finale dei mondiali il 20 agosto e subito dopo in campo già il 6 settembre per le qualificazioni di Champions. Questi sono elementi molto importanti per la valutazione dei calendari e di cui bisognerebbe tenere conto prima di riempire i calendari delle giocatrici di altri tornei, altre partite e altre trasferte intercontinentali.

Uno studio condotto da FIFPRO, analizzando 139 calciatrici durante le stagioni 2021/22 e 2022/23, evidenzia una correlazione tra il numero di partite giocate, i viaggi effettuati – sia con i club che con le nazionali – e l’aumento degli infortuni, soprattutto al crociato anteriore. Tra le 139 calciatrici analizzate, 58 hanno subito un totale di 84 infortuni: il 32%, degli infortuni, riguarda il ginocchio e il 29% alla coscia. Inoltre, si sono verificati 12 infortuni al crociato anteriore (14%) e 19 al bicipite femorale (23%). Il report mostra che le calciatrici che hanno subito lesioni al crociato anteriore hanno giocato più partite e, in diversi casi, hanno giocato due partite con meno di cinque giorni di intervallo tra di esse; di conseguenza, hanno avuto meno tempo per recuperare nei 28 giorni precedenti all’infortunio rispetto alle calciatrici non infortunate.

calcio femminile infortunio Katoto
L'infortunio dell'attaccante francese Marie-Antoinette Katoto poco prima dei Mondiali 2023 (foto: LEE SMITH/REUTERS)

Questo significa che le giocatrici delle prime squadre dei campionati, sono sottoposte a un carico di partite molto elevato, creando una sproporzione di minuti giocati rispetto a quelli delle squadre che, per esempio, non accedono alla Champions League o militano nelle leghe inferiori. Bisogna trovare un equilibrio, poiché, come riporta un altro studio di FIFPRO, è importante anche la regolarità di giocare partite competitive. Al momento, esiste un forte squilibrio: le giocatrici dei club di vertice giocano ogni tre giorni, hanno calendari pieni di impegni e trasferte, con poco tempo a disposizione per riposare. Logicamente, giocano anche durante le pause nazionali, che, da quando è stata introdotta la Nations League, richiedono una certa intensità. Contemporaneamente, le giocatrici di squadre meno blasonate possono avere lunghi periodi senza giocare regolarmente, il che non favorisce una crescita organica.

Lo scenario che si prospetta sembra essere, nella peggiore delle ipotesi, quello descritto da Williamson, e cioè che allo stato attuale delle cose “non sarà possibile aumentare i prezzi dei biglietti o avere più spettatori negli stadi perché non ci saranno giocatrici da guardare”. Inoltre, si trascura una parte che comprende le squadre di media-bassa classifica e realtà di serie minori, dove il calcio femminile non è ancora a tutti gli effetti, purtroppo, una professione consolidata.

Forse, prima di riempire fino all’orlo i calendari delle grandi squadre, sarebbe opportuno bilanciare il livello nelle varie leghe e pianificare calendari sostenibili che garantiscano il giusto riposo in relazione al numero di partite. Competizioni come la Coppa del Mondo per club potrebbero essere estremamente interessanti, e tuttavia al momento non ci sono le basi adeguate a istituire un’altra competizione intercontinentale, soprattutto considerando i forti dubbi sul periodo in cui farla giocare. La difficoltà nel rispondere a questa domanda suggerisce che forse il 2026 è troppo presto per lanciare una nuova competizione. Questi, chiaramente, sono gli stessi problemi del calcio maschile, ma ciò non giustifica l’accettazione passiva di essi anche nel corrispettivo femminile solo per soldi, “pochi, maledetti e subito”.

Perché le donne soffrono più infortuni al crociato anteriore degli uomini?

Bisogna affrontare, intelligentemente, il problema della congestione dei calendari, indubbia causa di un aumento significativo degli infortuni. Questo rischia di essere un grave autogol perché, se le migliori giocatrici non possono prendere parte ai palcoscenici più prestigiosi, il gioco perde appeal e rischia di stagnare impedendo un’ulteriore crescita: basti pensare che 5 delle 20 candidate al Pallone d’Oro del 2022 hanno subito un infortunio al crociato. Questo è destinato a diventare un problema per tutte le squadre e nazionali, influenzando le competizioni – come già si è visto nei mondiali del 2023 – che saranno incomplete senza quelle giocatrici il cui talento parla da sé.

Bisogna necessariamente ripensare i calendari e crescere gradualmente, con intelligenza, e introdurre, eventualmente, competizioni nuove, aumentando le partite con i tempi giusti. È vero che più partite portano più visibilità, ma ne vale la pena se poi le calciatrici ci rimettono con infortuni gravi che possono causare un accorciamento della loro carriera? Il Covid ha inevitabilmente causato le sovrapposizioni di impegni, ma è importante avere pazienza. Questa “corsa all’oro” mette a rischio l’incolumità delle giocatrici e aumenta il divario con le squadre più piccole, ampliando la forbice economica e creando ulteriori disparità. Bisognerebbe prima colmare il gap tra squadre "grandi" e "piccole", molte delle quali ancora non sono professioniste e faticano a tenere il passo con le grandi. La questione delle strutture nel calcio femminile è cruciale e la priorità deve essere migliorarle affinché si possa garantire a tutte le atlete la possibilità di essere seguite al meglio.

C’è ancora molto da fare per garantire alle calciatrici le migliori condizioni possibili, non si deve avere fretta di lanciare nuove competizioni che, in questo momento, andrebbero inevitabilmente ad alimentare i problemi già esistenti. Il problema del traffico non si risolve aumentando le corsie, che si intaserebbero poco dopo: in un momento in cui sempre più calciatrici parlano di calendari congestionati, forse bisognerebbe fare un passo indietro e organizzarsi con più calma. Ascoltare le calciatrici, coinvolgerle nella discussione, deve essere il primo passo per trovare un equilibrio e lavorare per una soluzione comune.


  • Romano, classe 1999, a tempo perso studia ingegneria e si diletta su Excel, utile difensore mancino per il calciotto

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