Brasile
, 29 Febbraio 2024

Viaggio nei campionati statali del Brasile 


Storia di un unicum nel mondo del calcio. 

Il sistema organizzativo del calcio in Brasile, agli occhi di un qualsiasi europeo, non potrà che sembrare atipico. L'assurda gestione da parte della Confederação Brasileira de Futebol della successione di Tite nella nazionale brasiliana dopo il Mondiale 2022, con la Seleçao allenata da tre guide in meno di un anno (Ramon Menezes, Fernando Diniz e Dorival Junior) e le dinamiche della trattativa della CBF per avere Carlo Ancelotti, data per conclusa a luglio 2023 dal presidente Ednaldo Rodrigues e sfumata dopo il rinnovo con il Real Madrid del tecnico reggiolese sono giusto le prime che vengono in mente, le più conosciute.

Se c'è una cosa che potrà sembrare più strana di tutte le altre, però, è una tradizione radicata nel tempo: i campionati statali, che si svolgono ogni anno da gennaio ad aprile, la prima parte della stagione calcistica brasiliana. Da metà aprile in poi inizia il Brasileirão, il campionato nazionale: essendo il Brasile una repubblica federale, ciascuno dei ventisette stati federali dispone di un proprio campionato che gestisce in piena autonomia, decidendone format e regolamento.

Qui trovate un elenco di tutti e 27: un'enormità, di cui i tre campionati rivestono senza dubbio un ruolo di rilievo. Il Carioca (Rio de Janeiro), il Gaucho (Rio Grande do Sul) e il Paulista (San Paolo), a cui appartengono alcune delle squadre brasiliane più prestigiose: Flamengo e Fluminense per il Carioca, Gremio e Internacional per il Gaucho, Palmeiras e Corinthians per il Paulista.

Storia e tradizione

Molti dei campionati statali risalgono ai primi del 1900 (il Campeonato Paulista nasce nel 1902, il Campeonato Baiano nel 1905 e il Campeonato Carioca nel 1906), mentre un primo torneo nazionale brasiliano nasce solo nel 1959, quando erano attivi già 19 campionati statali: un'abnorme anomalia rispetto a praticamente qualsiasi altro movimento calcistico nel mondo. Ciò è stato in buona parte causato dalla grandezza del Brasile e dalla grande distanza tra le città principali, che almeno all'inizio avrebbe impedito la nascita di un campionato nazionale forte e solido. Tra Porto Alegre e Rio de Janeiro, entrambe città del sud del Brasile, in linea d'aria c'è la stessa distanza tra Roma e Parigi, per intenderci. Una prima forma di campionato nazionale brasiliano, grazie anche alla crescente industrializzazione che stava vivendo il paese, vide la luce solo nel 1959 con la Taça Brasil, poi accompagnata dal Torneo Roberto Gomes Pedrosa a partire dal 1967 e definitivamente sostituita dallo stesso a partire dal 1968.

Questi furono tornei pensati per stabilire quali dovessero essere le squadre brasiliane a prendere parte ai tornei della CONMEBOL: nel 1971, finalmente, nacque il Brasileirão, l'odierno il campionato nazionale brasiliano. Il fatto che fino al 1959 si giocassero solo campionati statali (Leônidas, capocannoniere del Mondiale del 1938, ha una bacheca composta da tre Carioca e cinque Paulista) contribuì ad accendere le rivalità tra squadre dello stesso stato federato: il valore di derby come quello tra Flamengo e Fluminense, Corinthians e Palmeiras, Gremio e Internacional o Cruzeiro e Atletico Mineiro è stato accresciuto da tutte le volte che questi sono stati giocati negli anni, quando le squadre affrontavano in gare ufficiali solo e soltanto compagini del proprio stato federato. 

Prima di spiegare nel dettaglio il format del sistema dei campionati statali brasiliani è doveroso fare una premessa: il campionato brasiliano conta soltanto quattro divisioni nazionali (Serie A a 20 squadre, Serie B a 20 squadre, Serie C a 20 squadre e Serie D a 68 squadre). Anche i campionati statali hanno diverse divisioni: 26 campionati su 27 dispongono di una seconda divisione e 11 anche di una terza divisione, mentre il Carioca e il Paulista arrivano addirittura alla quinta divisione.

Ogni federazione regola da sé il proprio campionato: il Carioca è diviso in due fasi che culminano con una finale tra le vincitrici, il Paulista è diviso in gironi con playoff per il titolo, il Gaucho ha una stagione regolare e una Final 4 così via. Il vincitore e il secondo classificato di ogni campionato ottengono la qualificazione alla Copa de Brasil dell'anno successivo. Inoltre - qui viene il bello - le squadre meglio classificate che non disputano nessun campionato nazionale ottengono la qualificazione alla Serie D del Brasileirão dell'anno successivo. Le squadre partecipanti alla Serie D, infatti, vengono stabilite solo dai piazzamenti nei campionati statali: non è raro vederci partecipare squadre che l'anno precedente non erano incluse.

Ogni campionato statale ha un numero prestabilito di squadre partecipanti alla Serie D in base a un ranking stilato dalla CBF: il Paulista qualifica ogni anno 4 squadre, 8 campionati ne qualificano 3, 14 campionati ne qualificano 2 e 4 campionati ne qualificano solo una. Non si fa fatica a trovare le falle di un sistema che fa acqua: per una squadra che partecipa alla D che non ha fatto molto bene nel proprio campionato statale, l'unico modo per rimanere nel sistema dei campionati nazionali è ottenere la promozione in C (solo 4 squadre su 128 ottengono la promozione), altrimenti questa sarà condannata a giocare soltanto il campionato statale.

Giocare solo il proprio campionato statale è una condanna: significa giocare soltanto da gennaio ad aprile, rimanere del tutto inattivi da maggio a dicembre. L'effetto più visibile è lo smembramento e ricostruzione delle squadre che non ottengono la qualificazione alla Serie D in vista dell'inizio del nuovo campionato statale. Negli ultimi anni è notevolmente aumentato il gap tra le grandi e le piccole squadre, cosa che ha fatto calare il numero di vincitori a sorpresa nei campionati statali e che ha ulteriormente aggravato la situazione delle piccole di provincia.

Merita una menzione, in questo senso, la Copa do Nordeste, un torneo nato nel 1994 a cui prendono parte alcune squadre del nord-est brasiliano che si svolge quasi in concomitanza con i campionati statali. Il torneo sta riscuotendo grande successo per la possibilità che offre a chi non prende parte ai campionati nazionali di confrontarsi con squadre di altri stati federati e vincere qualcosa di importante. Il torneo è stato soprannominato Lampions League per via della somiglianza del trofeo con quello della Champions League e, soprattutto, come omaggio a Lampião, brigante vissuto nella prima metà del 1900 che ha combattuto contro le autorità dello stato centrale in nome del nord-est del Brasile.

In aggiunta ai problemi delle squadre di provincia, anche le grandi stanno iniziando a manifestare una certa insofferenza nei confronti dei campionati statali, spesso utilizzati come pre-season e per dare spazio ai giocatori meno utilizzati che come un torneo da prendere sul serio come il Brasileirão. Un esempio molto significativo è rappresentato da quanto fatto dal Vasco da Gama, che ha venduto alla città di Manaus, in piena foresta amazzonica, la partita contro l'Audax Rio del Campeonato Carioca del 9 febbraio, con il fine di coinvolgere i tantissimi tifosi di cui godono - loro come le altre squadre brasiliane più prestigiose - nelle zone più periferiche del paese. La partita si è giocata all'Arena Amazonia di Manaus, lo stadio di Italia-Inghilterra del Mondiale 2014, ed è stata vinta per 1-0 dal Vasco da Gama di fronte a più di 20.000 spettatori. Non poco, considerando che in Brasile ora è piena estate.

Futuro e rivoluzione

Cambiare la situazione del Brasile, tuttavia, non è facile: per l'elezione del presidente della CBF il voto di ciascuna federazione vale 3, quello dei club di Serie A vale 2 e quello dei club di Serie B vale 1. Per le 27 federazioni statali è molto facile, ogni volta, coalizzarsi per eleggere un presidente che possa mantenere lo status quo. C'è chi propone di far iniziare i campionati statali alle grandi squadre in una fase più avanzata - per eliminare le partite meno importanti e allargare il periodo di stacco tra la fine del campionato nazionale e l'inizio dei campionati statali - ma per le piccole gli introiti derivanti dalle partite contro le grandi sono vitali e le loro necessità finiscono per intersecarsi con il peso politico ricoperto in CBF dalle federazioni statali.

Va segnalato, in questo senso, il tentativo che stanno facendo la Liga Brasileira de Futebol (LiBra) e la Liga Forte Futebol do Brasil (LFF), associazioni che raggruppano la maggior parte dei club brasiliani di alto livello: pur essendo organismi distinti, entrambi mirano a togliere la gestione del calcio brasiliano di alto livello alla CBF e a Globo, maggiore emittente televisiva del paese. Libra e LFF si stanno avvantaggiando anche dell'entrata nel calcio brasiliano di una serie di nuove proprietà grazie alla legge del 2021 che rende possibile per le società calcistiche la trasformazione in società a scopo di lucro e la loro cessione a investitori esterni. Proprietà come quelle di Botafogo (John Textor), Cruzeiro (Ronaldo Nazario) e Vasco da Gama (777 Partners) hanno tutto l'interesse a svecchiare il modello del calcio brasiliano e renderlo più remunerativo per i club.

L'obiettivo dichiarato è togliere alla CBF il controllo diretto su Serie A e Serie B per fare in Brasile ciò che fecero i club inglesi nel 1992 con la creazione della Premier League: iniziare a regolare autonomamente i campionati in cui giocano. Qualora riuscissero nell'intento, tra gli obiettivi di LiBra e LFF ci sarebbe una profonda riforma dei campionati statali, volta a diminuire il numero di partite per le grandi. Difficile dire se ci riusciranno in tempi brevi, ma è certo è che, al netto delle difficoltà derivate da una burocrazia calcistica molto intricata, in Brasile sempre più persone stanno iniziando a capire quanto il modello dei campionati statali, seppur affascinante nella sua unicità, stia iniziando a diventare insostenibile.

Molto difficile che si vada verso una soppressione totale, perché i campionati statali fanno parte da più di un secolo del tessuto calcistico brasiliano e vengono alimentati dalle forti rivalità all'interno dei singoli stati. Ma la sensazione è che, prima o poi, si arriverà a una riforma radicale del sistema per poter diminuire un numero annuale di partite, al momento semplicemente troppo alto. All'occhio europeo, rimane comunque l'enorme fascino che può esercitare il sistema Brasile, del tutto estraneo a ciò a cui siamo abituati, da preservare nella sua unicità e da considerare come patrimonio del calcio mondiale. 


  • Nato nel 2005. Appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali.

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