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, 28 Febbraio 2024

Al Sassuolo si è rotto l'incantesimo?


I neroverdi hanno imboccato una spirale negativa che li sta allontanando sempre più dall'identità che li aveva resi unici.

18 maggio 2013, stadio Alberto Braglia di Modena: il Sassuolo, che non ha ancora messo le mani sullo stadio Giglio trasformandolo in Mapei Stadium, affronta il Livorno nell'ultima giornata della regular season di Serie B.

Dominatrice del girone d'andata, la squadra di Di Francesco ha visto assottigliarsi il vantaggio sulle concorrenti settimana dopo settimana, e a 90' dalla fine del campionato sente sul collo il fiato di Verona e Livorno, distanti rispettivamente 1 e 2 punti.

Mentre un Hellas sornione ospita l'Empoli già sicuro dei playoff, neroverdi e amaranto si sfidano in un vero e proprio spareggio per la promozione diretta; più che una partita è una lotta senza quartiere, tra i rossi per Antei, Berardi e Fiorillo e qualche colpo proibito tipico dell'epoca ante Var. C'è bisogno di un guizzo dell'uomo simbolo Missiroli al 95', la testa fasciata per un duro contrasto con Luci, per tenere i neroverdi in vetta alla B e regalar loro la promozione, che peraltro anche il Livorno otterrà in seguito tramite i playoff.

Il volto della promozione del Sassuolo è sicuramente capitan Magnanelli, unico neroverde assieme al portiere Pomini a vivere l'intero viaggio dalla C2 alla Serie A.

Presente in Serie A da oltre un decennio, il Sassuolo ha ormai acquisito un'identità ben definita, espressasi sui massimi livelli nelle stagioni 2015/16, culminata con una storica qualificazione in Europa League, e 2020/21, record di punti in A (62) sotto l'illuminata guida di Roberto De Zerbi. Sistematici scherzetti alle big, tridenti sempre temibili con Mimmo Berardi unica costante, un calcio arioso e piacevole da vedere, tanti talenti valorizzati e rivenduti a peso d'oro sia in Italia che all'estero; un perfetto compendio di ciò che una squadra di provincia deve fare per emergere dalla massa e meritarsi anno dopo anno il suo posto al sole, favorita dal non indifferente apporto della famiglia Squinzi, che ai neroverdi ha regalato il Mapei Stadium, sintetico per eccellenza dei re del sintetico.

Ora però l'incantesimo che pareva legare il Sassuolo in maniera indissolubile al massimo campionato italiano sembra davvero sul punto di rompersi: gli emiliani hanno imboccato una spirale negativa senza precedenti, con una sola vittoria a fronte di ben 8 sconfitte nelle ultime 10 partite, soltanto 20 punti raccolti in 25 giornate, penultimo posto in classifica in coabitazione con Cagliari e Verona, prossimo avversario dei neroverdi in campionato. I problemi della squadra di Alessio Dionisi non nascono dall'oggi al domani, e i progressivi peggioramenti della classifica del Sasol (undicesimo e tredicesimo dopo il doppio ottavo posto di De Zerbi, senza considerare la stagione ancora in corso) non sono sufficienti a raccontare ciò che non sta più funzionando, sul campo e fuori.

Arrivato a Sassuolo nell'estate del 2021 sull'onda della promozione in A alla guida dell'Empoli, Dionisi ha mantenuto l'impianto tattico che aveva fatto le fortune di De Zerbi, il 4-2-3-1, aggiungendovi pian piano i propri principi: una fase di possesso più diretta e meno avvolgente, maggior ricorso ai lanci lunghi, linea difensiva alta, almeno a inizio campionato, alla quale però non è sempre accompagnato un pressing aggressivo sufficientemente efficace (il Sassuolo oggi è la seconda peggior squadra della Serie A per PPDA, con De Zerbi nel 20/21 è stata quella col secondo miglior dato). Il risultato è una squadra che appare troppo spesso sfilacciata, con grandi distanze tra i reparti e un'esposizione continua ai rischi della linea difensiva, soprattutto quando viene meno la capacità di consolidare il possesso.

I palloni recuperati dal Sassuolo nelle ultime 5 partite sono sotto la media del campionato in ogni zona di campo, e Castillejo è l'unico uomo offensivo nella top 10 della squadra per possessi recuperati (via Wyscout).

Le difficoltà in fase di aggressione hanno gradualmente tolto certezze a una squadra che ora non si trova a proprio agio né ad attaccare né a difendere, innescando un meccanismo autolimitante che è insieme causa e conseguenza dei problemi dei neroverdi; "Di solito andare in vantaggio e poi fare il secondo ti dà le sicurezze. Ora facciamo un gol e cerchiamo di difenderci, non dovrebbe succedere ma non è facile per il percorso che stiamo facendo", aveva affermato Dionisi dopo la vittoria con la Fiorentina, dimostrandosi pienamente conscio del limiti del suo Sassuolo, ma anche apparentemente privo di armi che non fossero il miglioramento delle prestazioni dei singoli per superarli.

In particolare, il tecnico nei suoi due anni e mezzo di gestione non è riuscito a creare l'alchimia giusta in un reparto arretrato che commette in maniera sistematica errori che vanno dal grave al gravissimo: l'emblema di questa tendenza è Ruan Tressoldi, recordman di autoreti e topiche al limite dell'assurdo, ma né l'esperto Ferrari (quello che più ha sofferto l'avvicendamento tra De Zerbi e Dionisi), né Viti, né Chiriches e Ayhan nelle scorse stagioni, hanno saputo donare solidità alla retroguardia, e se Marash Kumbulla non si rivelerà il salvatore della patria il Sassuolo continuerà a patire gli stessi problemi. L'uomo della svolta in realtà sarebbe dovuto essere Martin Erlic, eccellente con Italiano e Motta a La Spezia al punto da meritarsi la convocazione ai mondiali con la Croazia, ma anche lui nel suo anno e mezzo al Mapei ha reso ben al di sotto le aspettative e oggi appare timido e insicuro come mai l'avevamo visto in Italia.

Le incertezze dei centrali nascono anche dalle fragilità sulle catene laterali, spesso trascurate in sede di mercato, basti ricordare che nel biennio appena trascorso è stato il brasiliano Rogerio, valido ma non certo un game changer, l'unico terzino ad offrire prestazioni oltre la sufficienza con una certa continuità. Anche qui il Sassuolo è vittima di una contraddizione: per sviluppare il suo gioco Dionisi ha bisogno di esterni bassi che liberino spazio per le ali, ingranaggi fondamentali di ogni azione offensiva, ma se né queste né i terzini sono capaci di garantire equilibrio nelle transizioni negative, la squadra viene continuamente esposta a sanguinose ripartenze. Contro la Juve l'allenatore degli emiliani ha provato ad adattare Viti in fascia per ovviare al problema, ma l'esperimento non ha sortito i risultati sperati e la società ha provato a correre ai ripari "semplicemente" alzando il livello del reparto e regalando al tecnico Josh Doig, non ancora efficace come aveva mostrato a Verona nella stagione d'esordio in A.

Il ventre molle dei neroverdi è completato da una linea mediana che come spesso accade si è accorta dell'importanza di Maxime Lopez soltanto dopo averlo perso. Il buon avvio di campionato di Daniel Boloca aveva illuso Dionisi e Carnevali di aver addirittura migliorato la squadra nel sostituire il francese con l'ex regista del Frosinone, il quale però non possiede la capacità di Lopez nella gestione della sfera e il cui rendimento è sceso in picchiata assieme a quello della squadra. Paradossalmente, pur essendo Boloca un centrocampista complessivamente più solido e valido in copertura rispetto a Lopez, il Sassuolo ora risulta molto più perforabile rispetto al passato; la squadra di Dionisi nelle scorse stagioni era molto brava a difendersi con la palla, ora questo aspetto sta venendo meno in quanto manca un calciatore che gestisca con lucidità i palloni che scottano, fungendo da porto sicuro per i compagni nei momenti più difficili.

Pur più performante di Lopez in duelli e interventi difensivi, i numeri di Boloca in regia sono distanti da quelli del francese (dati Opta, fonte Squawka).

Nelle ultime settimane prima dell'esonero, Dionisi aveva provato a irrobustire il centrocampo inserendo il classe 2005 Luca Lipani, vicecampione del mondo Under 20, il centrocampista più difensivo tra quelli a disposizione del tecnico. Un esperimento durato appena tre partite, dato che Lipani da solo non può risolvere i problemi in costruzione sopra evidenziati, sia per caratteristiche sia perché sarebbe utopico pretendere la luna da un ragazzo 18 anni alle prime presenze coi professionisti, per di più in una squadra disfunzionale come questo Sassuolo. Nemmeno lo sporadico passaggio alla mediana a 3 ha dato i suoi frutti; in questo senso, avrebbe fatto molto comodo Harroui, più completo e intenso degli attuali centrocampisti neroverdi, tanto che i 2,5 milioni scuciti dal Frosinone per assicurarselo in estate appaiono oggi un'inezia se rapportati al rendimento del calciatore marocchino.

L'elefante nella stanza per quanto riguarda la fase realizzativa è ovviamente Domenico Berardi, fuori per infortunio da fine gennaio; il Sassuolo non ha mai vinto senza il suo numero 10 in campo, e in ogni vittoria dei neroverdi, fatta eccezione per l'1-0 contro la Fiorentina, Berardi è andato in gol una o più volte. 9 gol e 3 assist in 16 partite sono numeri importanti ma non sufficientemente eloquenti, tanto grande è l'impatto del capitano neroverde sulle sorti dei suoi; trasformatosi in regista offensivo sublime sotto la guida di De Zerbi, la centralità di Berardi non è mai stata messa in dubbio da Dionisi, al contrario la squadra ha sviluppato una dipendenza quasi irrisolvibile dal suo giocatore di maggior talento e spesso fatica nel trovare soluzioni alternative al suo sinistro fatato.

Dal loro canto, gli uomini offensivi del Sassuolo non sono riusciti ad aiutare il tecnico a ridurre l'impatto dell'assenza di Berardi: Laurienté, sfortunato e poco lucido, si sta progressivamente ingrigendo dopo un'ottima stagione d'esordio in A, Bajrami continua a vivere di poche luci e tante ombre, Volpato e Mulattieri si sono visti pochissimo, Pinamonti ha segnato 9 gol ma non sembra più l'attaccante autosufficiente ed esplosivo intravisto ad Empoli, alternando periodi prolifici ad altri di scarsa lucidità. L'unica a cosa a funzionare a dovere sono gli inserimenti a fari spenti dei centrocampisti centrali: Thorstvedt e Matheus Henrique hanno segnato complessivamente 6 reti, tutte da dentro l'area e 3 dentro l'area piccola, rappresentando la vera variabile di una squadra che comunque ha segnato quanto la Lazio e va al tiro su azione con la stessa frequenza della Juventus.

Thorstvedt, nominalmente uno dei due mediani, attacca la porta insieme a Defrel, che però si allarga e non aggredisce l'area frontalmente; la palla arriva al francese, che di testa la indirizza verso il centrocampista norvegese il quale termina la sua corsa quasi dentro la porta e mette la palla in rete indisturbato.

Adesso per il Sassuolo si apre un campionato completamente nuovo: la squadra della Mapei non lotta concretamente per la salvezza da quasi 10 anni, e la fatica che sin qui ha mostrato nell'uscire indenne dalle partite più sporche e tese è un pessimo segnale a riguardo, dato che Verona e Cagliari sembrano decisamente più avvezze a tirar fuori il massimo dal poco che costruiscono, l'esatto opposto degli emiliani. Il nuovo tecnico Ballardini dovrà essere bravo a risollevare il morale di una squadra che sembra finita in un tunnel di negatività senza via d'uscita, restituendo certezze sul campo in tempi brevissimi dato che, oltre alle prestazioni, al Sassuolo servono subito dei punti per evitare un epilogo che sarebbe molto triste per una delle novità più interessanti dell'ultimo decennio di Serie A.

  • Alex Campanelli, made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Ha scritto il libro “Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora”.

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