Logo Sportellate
Copertina Walter Sabatini Salernitana
, 27 Febbraio 2024

Ha ancora senso credere in Walter Sabatini?


Nonostante condizioni di salute sempre più precarie, la Salernitana si è messa di nuovo nelle sue mani.

Giovedì 15 febbraio, lungomare di Salerno. Alcuni tifosi appendono uno striscione su un punto panoramico della cosiddetta zona orientale della città. C’è scritto “Walter Sabatini: il tuo respiro... la nostra salvezza” e il logo della Salernitana come firma. Non si sa chi l’abbia fatto, non è nemmeno così importante. Descrive un moto di fiducia e affetto profondi verso l’attuale direttore generale granata, che ha ringraziato tramite il proprio profilo Instagram, gestito da suo figlio Santiago. Fin qui tutto normale.

Andando un pochino più in profondità, quello striscione mette in luce uno dei mali che affligge la Salernitana, un male che va oltre la difficile posizione di classifica. Per capirlo bisogna fare un passo indietro a due giorni prima, a un’altra storia Instagram di Walter Sabatini, quella pubblicata poco prima di San Valentino.

La parte interessante è certamente la seconda, nella quale Sabatini rivendica che gli bastano testa e cuore per operare a Salerno, che può vivere senza “polmoni, vertebre e gambe”. Da un lato non si può non rimanere commossi dal suo spirito, dalla sua voglia di vivere con ogni briciolo di forza a disposizione. Dall’altro, però, questa storia - e quindi lo stato di salute di Sabatini - pone seri dubbi sull’operato della società e sulle prospettive che la Salernitana ha in mente. Lo sguardo è a brevissimo termine, alla ricerca disperata di una salvezza senza la quale si aprirebbe il baratro senza ragionare sul dopo. Come se esistesse solo un eterno presente.

Storia di Walter Sabatini

La retrocessione sarebbe un danno, economico e progettuale, importante, certo, ma comunque recuperabile in una prospettiva di medio termine. Invece la Salernitana di oggi ha perso ogni lucidità, rinunciandovi alla prima difficoltà, e si è affidata a Sabatini confidando nel secondo miracolo, dimenticando che, due anni fa, proprio l'avere contezza che la retrocessione era possibile e andava vissuta serenamente ha costituito uno dei cardini dell’impresa. Due anni dopo, la società Salernitana, prima ancora del pubblico, si è affidata messianicamente a Sabatini perché non vede altra prospettiva possibile.

Sabatini, fin dal suo secondo arrivo a Salerno, ha fatto i conti con una serie di problemi di salute seri che l’hanno limitato, impedendogli di operare al meglio. La Salernitana, per trovare quello slancio verso la salvezza, molto difficile ma non impossibile, avrebbe bisogno di figure a tempo pieno che possano lavorare ogni giorno sui problemi del club. Ciò che Sabatini riuscì a fare due anni fa e oggi manca.

Insieme a Sabatini, a Salerno è tornato anche Pietro Bergamini, che due anni fa lo assisteva e oggi si trova con un mandato diverso da sostenere: più in prima persona, in parte nebuloso e in un vuoto di figure attorno. Iervolino è distante e si vocifera di una cessione senza riscontri reali. L’amministratore delegato, Maurizio Milan, per quanto molto presente, non ha quel tipo di polso che la situazione richiede; negli ultimi tempi si è visto di più Gianni Petrucci, vice-presidente del club, che non è deputato a intervenire sulla squadra e nel frattempo sta mantenendo l’incarico di presidente della FIP. Un quadro dove chi allena e chi gioca si sente, anche comprensibilmente, in balia del destino.

Problemi reali, contingenti, che individuano responsabilità a tutti i livelli ma cozzano con la narrazione e la possibilità di un dibattito critico. Basta vedere il confronto a distanza tra Sabatini e Inzaghi, all’indomani dell’esonero di quest’ultimo. Il DG, nella conferenza di presentazione di Liverani, ha chiesto scusa a Inzaghi per avergli fornito la squadra solo negli ultimissimi giorni di mercato: "Mi devo scusare con Inzaghi", ha detto Sabatini, "non l'ho aiutato abbastanza. Una serie di episodi mi hanno condizionato a gennaio, per questo ho portato avanti il mercato un po' a rilento. Non sono riuscito a regalargli i rinforzi già nei primissimi giorni di gennaio, per questo mi scuso con lui augurandogli tutta la fortuna di questo mondo."

Sabatini, infatti, al netto dei casi Boateng e Weissmann, ha operato con l’obbligo di vendere per sbloccare l’indice di liquidità e fare mercato in entrata, in quanto Iervolino non era disposto a versare 25 milioni per sbloccarlo. Aggiungiamo la salute precaria.

"A poco servono le frasi consolatorie del direttore Sabatini, anche perché non vedo il senso di chiedere scusa su un proprio errore e tagliare la testa a un altro," ha poi risposto Inzaghi su Instagram. Le parole dell'ex attaccante del Milan palesano un dubbio legittimo: se dichiari di aver sbagliato, di non aver messo il tecnico nelle condizioni di lavorare al meglio, perché lo mandi via? Quesito che, naturalmente, non cancella le sue responsabilità, Inzaghi ha sbagliato molte cose. Resta quel nucleo di verità e un interrogativo sul perché Sabatini si sia scusato.

La tentazione di vederla come una “excutatio non petita” è forte e sarebbe un errore. La sensazione, piuttosto è che Salerno voglia a tutti i costi dei colpevoli da mandare alla gogna. Su tutti il presidente Danilo Iervolino, reo fin dall’origine per aver cacciato Sabatini, sostituendolo con Morgan De Sanctis. Il ragionamento da fare, però, è quello inverso: non esistono colpevoli ma responsabilità diffuse a tutti i livelli.

Se valesse questo ragionamento non avremmo bisogno di scuse a priori: servirebbe un’analisi seria degli errori commessi, delle circostanze e del ruolo avuto da ogni operatore in campo. Compreso Sabatini. La salute precaria del DG si scontra dialetticamente con quella dei giocatori: uomini sanissimi che non si impegnano, che non sputano sangue per la maglia e si comportano da traditori. Su tutti Boulaye Dia e Lassana Coulibaly, autori di gesti plateali nei confronti di Liverani contro l’Inter. Senza provare a capire cosa li genera e come mai circolino voci incontrollate da mesi sullo spogliatoio.

Questo contrasto rende Sabatini quasi intoccabile: un eroe che sacrifica la sua salute per Salerno con un atteggiamento paternalistico. Al contrario, se volessimo davvero rispettare la sua volontà di vita dovremmo soppesare il suo lavoro. Parliamo di una vulgata dominante, proposta a piene mani da una parte della stampa salernitana e poi rilanciata sui social: mancano forze per un dibattito serio. Non si ragiona a fondo sul perché Iervolino, comprensibilmente, abbia adottato una politica di riduzione dei costi; d'altronde, un club dove il proprietario ricapitalizza ogni anno con grosse cifre non lavora bene. Si ironizza quindi sull’idea corretta di cercare giocatori meno quotati, sfruttando anche gli strumenti dell’analisi dati, per fare player trading. Un progetto che può sempre riprendere.

Si fa pesare maggiormente l’infelice frase di Iervolino dell’algoritmo sull'acquisto di Trivante Stewart, infelice perché spiegava male una normale metodologia di lavoro. Il giamaicano è stato un freak in mezzo a un mercato di cui non sappiamo davvero il potenziale perché è stato stroncato prima, in una serie di conflitti interni al club che sono alla base della realtà attuale. Nel mezzo si colloca Sabatini, nella parte del salvatore della patria e dell’autore di due frasi come “il calcio è semplice, sono gli uomini a renderlo difficile” e “la strada e il quartiere […] lì si impara molto di più che a Coverciano”. La verità necessaria, citando proprio Sabatini, è che sono frasi populiste e inutili.

La Salernitana, a prescindere da come finirà la stagione, ha bisogno di una struttura forte, di navigare nella complessità del calcio e non di affidarsi a un solo uomo, per quanto bravo. Il calcio non è eterno presente, è sempre in divenire, ma Salerno e la Salernitana sembra averlo dimenticato.

  • Mille cose e contemporaneamente nessuna. Tra le altre collabora con Radio Onda d'Urto e SalernitanaLive

Ti potrebbe interessare

Premier League 2023/24, la squadra della stagione

Una squadra abbastanza fluida per un campionato abbastanza fluido.

Tutino è diventato un totem

L'attaccante del Cosenza ha brillato in questa stagione.

7 cose che ci mancheranno del Sassuolo

La retrocessione del Sassuolo in Serie B è ormai matematica. Quali elementi hanno reso i neroverdi una squadra peculiare e (forse) irripetibile?

Cole Palmer non sente la pressione

L'esterno del Chelsea è stato votato miglior giovane della Premier League.

Dallo stesso autore

Ha ancora senso credere in Walter Sabatini?

Nonostante condizioni di salute sempre più precarie, la Salernitana si è messa di nuovo nelle sue mani.

Il rugby continua a darmi tanto, anche se è finita: intervista a Tommaso Castello

Abbiamo fatto due chiacchiere con l'ex nazionale di rugby e capitano delle Zebre.

L'Italia del Rugby è ripartita dalle basi

Puntando sui giovani, il CT Crowley sta costruendo qualcosa di importante.
Newsletter
Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu