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Roma Torino
, 26 Febbraio 2024

Roma-Torino (3-2) - Considerazioni Sparse


La tripletta di Paulo Dybala porta 3 punti alla Roma e una battuta d'arresto decisiva per il Torino di Juric.

Già prima che Roma-Torino dia eventi di campo di cui parlare, c'è una sostanziale novità nella formazione della Roma, con De Rossi che ripropone una difesa a tre che fino a una settimana fa sembrava solo un modo per sopravvivere agli assalti degli ultimi minuti. In realtà, la scelta di De Rossi sembra avere una base ben precisa, visto il ritorno da titolare, ormai dopo 5 mesi, di Chris Smalling. Senza voler scomodare le logiche di man-management di De Rossi – che comunque lascia fuori anche El Shaarawy e Lukaku, verosimilmente logori dopo la maratona di Roma-Feyenoord – la ratio sembra quella di voler subito mettere in crisi la ricerca di appoggi diretti su Zapata, forse memore della partita di sofferenza fatta su di lui da Llorente in Atalanta-Roma della scorsa stagione.

L'inizio di partita sembra convalidare perfettamente l'idea alla base delle scelte di De Rossi ma con una nota tattica interessante, dato che la Roma mantiene la linea a quattro in costruzione, mandando Mancini a prendere la fascia destra e Kristensen a muoversi sulla sua verticale. Sempre Mancini è l'uomo che, più di tutti, segna il percorso del primo tempo, seguendo Zapata a tutto campo e cercando anche qualche taglio interno che ricorda quelli delle squadre di Gasperini. Le note positive per la Roma, però, sono relative, perché il pressing a tutto campo del Torino forza spesso Svilar e i suoi compagni di difesa a cercare soluzioni difficili, portando la Roma a tenere il pallone in modo abbastanza incoerente, tanto che tutte le occasioni - eccetto il gol, paradossalmente - del Toro arrivano proprio da anticipi su Azmoun, più volte cercato come sfogo alla folle prima pressione dei giocatori granata. Al 40' un appoggio diretto sul centravanti iraniano, paradossalmente, provoca l'errore di Sazonov, che per tentare un anticipo difficile lo stende regalando il rigore. Il gol di Dybala dal dischetto, però, dura giusto il tempo di festeggiare perché proprio un mismatch difensivo tra Zapata e Mancini porta al gol del pari.

Il secondo tempo ha sostanzialmente un momento spartiacque, perché fino al meraviglioso gol del 2-1 di Dybala, la Roma, pur rischiando il giusto, aveva dato la sensazione di poter imbarcare qualche occasione, con una difficoltà cronica dei suoi giocatori nel rompere la linea in fase di non possesso che si traduce anche nell'occasione caduta sul destro di Valentino Lazaro a inizio secondo tempo. Dopo il secondo vantaggio, la Roma sembra divorare la fiducia del Torino e De Rossi decide di legittimarla con l'ingresso di Lukaku e Spinazzola proprio per Azmoun e per uno spento Angelino. Il gol del 3-1, con una bella protezione di Lukaku e un sinistro delizioso di Dybala è di fatto la chiusura di una partita laboriosa, difficile ma, ancora una volta, vinta dalla Roma di De Rossi.

Laboriosa, appunto: il primo tempo della Roma è interessante per le premesse ma poco convincente nel risultato. L'ibrido 3-4-2-1/4-3-3 è una mossa sicuramente coraggiosa e mossa da una lettura non banale di De Rossi ma che alla fine toglie capacità di pressione alla Roma, sicuramente più accorta nell'intasare i corridoi centrali in fase di difesa posizionale ma priva di riferimenti in tutti gli altri contesti, poco in grado di produrre con continuità in transizione e che non riesce ad avere appoggi efficaci sul suo centravanti, spesso costretto a scendere anche di 40 metri per ricevere ma senza adeguati movimenti a compensare. Il secondo tempo e la gemma di Dybala sono alla fine la svolta di una partita in cui la Roma ha sofferto sull'intensità ma non ha lasciato grandissime occasioni al Toro, limitato a un gol da piazzato, un angolo e una marea di tiri da fuori. Si può dire che la Roma abbia vinto in modo mourinhesco, guidata dal talento di Dybala in una brutta partita, ma il dato più positivo per i giallorossi è che queste vittorie stanno diventando l'eccezione e non la normalità.

Che il Torino non sia la squadra più creativa o più produttiva della Serie A è un dato di fatto ma a Juric va riconosciuto di aver preparato correttamente la partita, forse aiutato dallo studio del suo ex collaboratore fatto sui campi di Trigoria. Il 3-4-1-2 con cui il tecnico croato va a prendere i costruttori della Roma è un problema difficile da gestire per De Rossi che, di converso, non riesce a dare la stessa intensità ai suoi pressatori. Il problema del Torino, alla fine, è che tutte le sue partite sembrano Italia-Marocco di Tre uomini e una gamba, in cui la bella prestazione si scontra sempre con una squadra abulica in possesso che, senza i duelli vinti e qualche illuminazione dei suoi esterni o di Vlasic e Zapata, si mostra spesso sterile e rigida. Questo atteggiamento, probabilmente, basta per mettersi dietro tante squadre - la classifica del Toro lo dimostra - ma alla fine non fa altro che esaltare le giocate degli avversari più qualitativi.

  • Nasce a Roma nel 1999. Chimico e tifoso di Roma e Arsenal,
    dal 2015 scrive di calcio inglese e dal 2022 conduce il podcast Britannia. Apprezza i calzettoni bassi e il sinistro di Leo Messi.

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