Mondiali nuoto
, 25 Febbraio 2024

Come sono andati i Mondiali di nuoto dell'Italia?


Ai Mondiali di Doha 2024, l'Italia conferma il processo di crescita verso Parigi 2024 a suon di medaglie e di record.

Si sa, la carriera di uno sportivo è un’altalena, un percorso fatto di continui alti e bassi, un mare di possibilità sfumate e occasioni da sfruttare. In sport come il nuoto (o anche l’atletica), l’anno olimpico può avere un duplice significato: da un lato può rappresentare un banco di prova, l'ultimo step per tirare le somme e migliorare la preparazione in vista dell’appuntamento principale della stagione e un’occasione per togliersi grandi soddisfazioni e, magari, cogliere il risultato della vita. Per il Nuoto italiano, il Mondiale di Doha 2024 appena concluso ha rappresentato entrambe le facce della medaglia. Nel consueto bilancio post rassegna, il CT Cesare Butini lo ha ribadito con fermezza e oggettività:

“L’obiettivo principale era quello di qualificare quante più staffette possibili per Parigi 2024. Il bilancio delle 11 medaglie ci fa ben sperare per il proseguo della stagione ma dobbiamo contestualizzare il risultato: alle Olimpiadi sarà sicuramente più difficile andare a medaglia”.

Il Mondiale qatariota, viziato da molte polemiche e da grandi assenze, quindi, ha confermato il cammino positivo intrapreso dall'Italia ai Mondiali di Budapest a giugno 2022 (21 medaglie) e poi agli Europei di Roma (72 medaglie) disputati meno di due mesi dopo. Inoltre, sembra cancellare - almeno in parte - la piccola battuta d’arresto di Fukuoka 2023 con un piccolo ma importante asterisco: il campo partenti ai Giochi sarà tutt’altra roba.

Una rassegna iridata contrassegnata dalle assenze

Il flop di questi World Aquatics Championships era parso già scritto e lo spettacolo visto all’Aspire Dome, infatti, ha completamente rispettato le pessime attese offrendo un livello di prestazione molto sotto la media. Nulla di impronosticabile, appunto, vista la collocazione in calendario del mondiale e l’appuntamento così ravvicinato dei Giochi olimpici estivi.

A confermare del poco appeal della rassegna, solo sei degli iridati del 2023 hanno avuto la possibilità di confermarsi, ovvero Sarah Sjoestroem, Ahmed Hafnaoui, Ruta Meilutyte, Kate Douglass e Cameron McEvoy. Per il resto, la créme del nuoto mondiale ha preferito proseguire separatamente la preparazione a Parigi 2024 in separata sede. Colossi del nuoto come Stati Uniti e Australia si sono presentati a Doha a ranghi, più che ridotti, decimati: pezzi da novanta come Caleb Dressel, David Popovici e Kyle Chalmers - dominatori incontrastati dell'ultimo triennio, e non solo, rispettivamente nella velocità maschile, nel delfino e nei 100m stile libero - gli specialisti del mezzo fondo e delle lunghe distanze Samuel Short, Ariarne Titmus e Katie Ledecky, le nuove dominatrici del circuito femminile Kaylee McKeown e Summer McIntosh e il miglior nuotatore del 2023 secondo World Aquatics Leon Marchand.

Le ultime vasche del record mondiale di Marchand nei 400 misti

Per quanto riguarda la nazionale italiana, le assenze sono state poche ma molto impattanti, lasciando un enorme vuoto nella specialità del dorso. Dopo l’infortunio alla mano sinistra rimediato dopo l'europeo di corta del dicembre scorso a Otopeni, Thomas Ceccon ha deciso di prolungare il ritiro a Verona con l'allenatore Alberto Berlina per recuperare da uno stop che a sua detta è risultato essere più grave del previsto. Altra assenza pesante è stata quella di Margherita Panziera, campionessa europea nei 100 e 200 metri dorso a Roma 2022, che per scelta tecnica ha deciso di focalizzare la sua preparazione sugli Assoluti di marzo a Riccione e sul Sette Colli della prossima estate per andare a caccia del pass olimpico.

L’Italia, quindi, si presentava in Qatar con il contingente più numeroso (34 atleti) e il più alto numero di esordienti in campo mondiale (9). Il bottino finale rimane di quelli da ricordare, con l’Italnuoto a podio nella vasca dell’Aspire Dome 6 giorni su 7 di gare, vincendo 2 ori, 5 argenti e 5 bronzi e qualificando altri 7 atleti e 5 staffette alla manifestazione a cinque cerchi.

L’analisi dell’ItalNuoto tra storici alti e inaspettati bassi

Bilancio positivo, obiettivi raggiunti a pieni voti. Cesare Butini può sorridere con serenità, al netto di qualche leggero passo falso che potrebbe far accendere delle spie agli addetti ai lavori. Le sensazioni con cui, però, l'Italia può riparte da Doha sono sicuramente quelle di un movimento in piena salute e ad ampio raggio. Forse - per lo meno a mia memoria personale - la migliore nazionale in un biennio pre-olimpico per numero di finali individuali raggiunti, per poliedricità tra gli stili (soprattutto al maschile) e per quantità e qualità degli interpreti a livello top mondiale.

Doha 4x100 femminile

La conferma principale del nostro stato di salute viene soprattutto dalle staffette: il poker di veloci completato con il pass olimpico ottenuto da 4x100 femminile e 4x200 maschile e femminile rappresenta l’indicatore più attendibile per misurare la temperatura alla “veloce azzurra”. Ci sarà anche la staffetta veloce femminile, che torna dopo l’epopea Pellegrini e l’assenza a Tokyo. Le frecce principali al nostro arco rimangono la mista e la 4x100 maschile, che si confermano a medaglia (argento per la 4x100, bronzo per la mista) nonostante l’assenza di Ceccon e, soprattutto, con una profondità di elementi di livello mondiale invidiabile, ai livelli di USA e Australia. Per la prima volta avremo tutte le staffette presenti alle Olimpiadi, con margini di miglioramento evidenti per le 4x200 stile libero che saranno oggetto di un vistoso ricambio generazionale nei prossimi anni soprattutto al maschile con l’esordiente Alessandro Ragaini (2007) e, chissà, con il recupero di Lorenzo Galossi (2006) anche in ottica velocità oltre che mezzo fondo.

Le nostre punte di diamante, poi, non hanno sicuramente tradito le aspettative. La stella di Simona Quadarella ha ripreso a brillare, guadagnandosi a mani basse la copertina del Mondiale azzurro. La nuotatrice romana classe 1998 conquista una storica doppietta 800-1500m stile libero, eguagliando Federica Pellegrini quale unica donna della storia del nuoto aggiungere a vincere due titoli mondiali nella stessa rassegna iridata (la Divina ci riuscì due volte – Roma 2009, Shanghai 2011 – nei suoi 200 e 400 stile libero). Soprattutto, però, dimostra di saper vincere di testa e di cuore, in due modi completamente diversi, due gare in cui è sempre stata presente e viva in acqua: nei 1500m imponendo il suo solito ritmo alto alla bracciata e tracciando un solco netto sul resto della vasca a suon di passaggio sotto i 31” nella singola vasca, negli 800 metri, recuperando dopo il forcing nella prima parte di gara delle giovani rampanti Gose e Fairweather e vincendo al tocco, d’esperienza. Ottimi segnali in vista di Parigi, dove Simona può essere il riferimento tra le “umane” alle spalle della Ledecky, attaccando anche entrambi i record nazionali da lei detenuti nelle sue gare.

Chi non ci ha fatto mancare spettacolo e divertimento è stato Gregorio Paltrinieri. Partendo dal suo cammino in acque libere tra 5km e staffetta fino alle gare in piscina, il mondiale del capitano azzurro è stato uno mondiale a tutto gas. Nel Porto Vecchio di Doha, facendo gara di testa e dettando il ritmo praticamente per tutti i chilometri percorsi, con esiti totalmente diversi. Nella 5km, per l'appunto, non p riuscito a trovare, anche con un po' di sfortuna, il giusto spazio nello sprint finale e ha chiuso al quinto posto. Al contrario, nella sua frazione della staffetta 4x1,5km, ha recuperato sul gruppo di testa, per poi frantumarlo e permettendo all’Italia di transitare in solitaria al penultimo giro. In vasca, Greg, ha invece giocato con il fuoco e ha pagato i cali di tensione mancando l'accesso alla finale dei 1500: evento che costituisce un unicum nella sua carriera e che sicuramente rappresenta la sorpresa più negativa del nostro mondiale. La finale degli 800m, invece, è stata un concentrato di puro Paltrinieri: partenza a razzo dalla corsia 1 tenendo ritmi di record mondiale; poi, un leggero rallentamento nello sprint finale che, anche in questo caso non gli sorride e consegna un meritato argento all’australiano Winnington, di due centesimi più veloce.

Non ancora un mostro sacro, ma una bella novità che si sta costruendo la consacrazione tra i Grandi con un grande finale di 2023 e un ancor migliore inizio del 2024: Alberto Razzetti, a parer nostro il vero uomo copertina del Mondiale azzurro. Il Razzo sembra aver trovato la sua dimensione in acqua, confermando le grandi prestazioni di Riccione e Otopeni della prima parte d’inverno e concedendo il bis di medaglie tra i 200 misti (bronzo) e 200 delfino (argento), aggiungendoci anche una finale nei 400m. Ottima la sua prestazione nella finale dei 200 delfino dove, a poco più di mezz’ora dalla semifinale dei 200 misti, stampa di prepotenza il nuovo record personale in 1:54.65 togliendo altri 2 decimi e entrando in una dimensione da outsider olimpico nella distanza. Con una gara sempre all’attacco ed in spinta, mettendo in seria difficoltà il giapponese Hondo, vero favorito della distanza e già medagliato mondiale a Fukuoka un anno fa. La sensazione che più rasserena è la presa del suo dorso nei misti: Razzetti sembra aver sostanzialmente limitato i danni con la seconda frazione, progresso che gli ha permesso una rimonta vincente concretizzata con una pregevole chiusura rana-stile libero nella gara più breve e che, pro futuro, potrebbe prospettare al nuotatore ligure scenari interessanti a Parigi in particolar modo in questa distanza.

In prospettiva parigina possono sorridere anche Alessandro Miressi e Nicolò Martinenghi. Quest’ultimo si conferma ancora a podio a livello mondiale nei 100 rana, calando un altro argento dopo Fukuoka e confermando di essere il ranista più costante dell’ultimo triennio (essendo stato campione del mondo a Budapest nel 2022), e concedendo la doppietta nei 50 dietro solo ad un sorprendente Sam Williamson. A livello cronometrico, le sensazioni offerte in vasca dal lombardo sono ultra positive considerando il momento della stagione e la consistenza che Martinenghi ha dimostrato soprattutto nelle frazioni di staffetta nuotate a Doha, tra mista mista e mista uomini. L’unico rimpianto, considerando il Martinenghi visto in acqua, è il mancato acuto nelle sue prove vista la forma espressa durante tutto il Mondiale. Per Mirex, il bilancio è leggermente diverso: l’argento nella prova individuale rappresenta la sua prima medaglia mondiale ed ha peso specifico fondamentale per le sue prospettive. Innanzitutto perché ritroviamo un italiano a podio nella gara regina del nuoto dopo Filippo Magnini, ma soprattutto perché Miressi sembra aver conquistato una dimensione di rilievo sotto il 48”, sempre più tendente verso il 47.5”. Solo l’improvviso progresso di Zhanle Pan ha diviso Miressi dal trionfo iridato. Un ritorno verso standard internazionali del torinese che per Olimpiadi potrebbe anche pensare di forzare il passaggio ai 50m per sognare, nonostante un’impostazione di gara abbastanza normalizzata che vede Miressi salire di frequenza nella vasca di ritorno e soprattutto nelle ultime bracciate.

A completare il quadro delle medaglie azzurre, gli acuti di bronzo di Benedetta Pilato e Sara Franceschi colti nell’ultima giornata di diversa caratura. Completamente lontana dalla forma migliore post operazione alla spalla subita nel 2023, la mistista azzurra strappa un pass olimpico con un’eroica prestazione nei 400 misti dopo essere stata con più di un piede fuori dalla finale (entrata con l’8° tempo, ultimo utile per la finale) affrontando senza remore una finale in cui a metà gara comandava la vasca dopo una bellissima frazione a dorso. Per la Pilato, campionessa mondiale a soli 17 anni nei 50 rana, un terzo posto che salva in parte una manifestazione al di sotto delle aspettative in cui la tarantina è arrivata sicuramente scarica e molto provata fisicamente (come ricordato a bordo vasca più volte) mancando addirittura la finale dei 100 rana con un tempo da 1:06.70, lontanissimo dai suoi standard e dal 1:05.80 stampato agli scorsi Assoluti invernali di Riccione con cui Benny ha ottenuto il pass olimpico.

Mondiali Nuoto Benedetta Pilato

Ancora positive le prestazioni di Michele Lamberti e dei velocisti Lorenzo Zazzeri e Leonardo Deplano, con il primo che coglie il pass olimpico andando sotto il limite dei 21.80 e il secondo che lo sfiora di un centesimo, entrambi primi esclusi dall’atto finale dei 50 sl. Si conferma tra i top mondiale Simone Cerasuolo, sesto nei 50 rana, mentre Luca de Tullio (classe 2007) entra in finale negli 800 sl e dimostra di essere il giovane più in forma del mezzofondo italiano. Tra le donne, buone indicazioni da Chiara Tarantino che si ferma alla semifinale dei 100 sl ma è il riferimento principale della veloce femminile per Parigi. Tra i principali campanelli di allarme per l'ItalNuoto, le controprestazioni di Federico Burdisso, medagliato a sorpresa a Tokyo nei 100 delfino ma oramai lontano da quelle prestazioni cronometriche; di Francesca Fangio nei 200 rana (a sorpresa fuori dalla finale dei 200 rana con tempi molto abbordabili); soprattutto, il vuoto” che permea al maschile e al femminile nei 200-400m stile libero dove Marco de Tullio sembra fuori dalla dimensione mondiale riflessa a Budapest e facciamo fatica a riempire il vuoto lasciato da Gabriele Detti e, soprattutto da Federica Pellegrini in termini sia di prestazioni che di riferimento per le staffette.

Nuovi pretendenti pronti per la bagarre olimpica

Il record del mondo dei 100 sl in 46.80 del cinese Pan, firmato nella prima frazione della 4x100 stile libero maschile che ha lanciato la Cina ad un oro a suo modo rivoluzionario, salva una rassegna iridata avarissima di risultato prestativi di riferimento. In termini assoluti, fa sussultare il risultato della veloce cinese, autori di una doppietta a suo modo storica per il movimento asiatico tra 4x100 e 4x200 sl maschile.

Nonostante il ritorno, dopo uno stop di circa 2 anni, di Adam Peaty, assoluto dominatore della rana degli ultimi 10 anni ma lontanissimo dall’essere esplosivo e devastante che ha lanciato la rana verso orizzonti mai visti nella storia del nuoto, la scena se la prendono l’irlandese Daniel Wiffen, assoluto dominatore degli 800 e 1500 sl, e il portoghese Diogo Matos Ribeiro, autore di una doppietta d’oro 50-100 delfino che lo lancia di diritto tra i papabili favoriti per una medaglia a Parigi a soli 19 anni.

Tra le donne, la statunitense Claire Curzan, classe 2004, coglie una meritatissima tripla corona 50-100-200 nel dorso ed è da tenere d’occhio nella specialità per i Giochi Olimpici. Altra sorpresa in chiave olimpica la cinese Qianting Tang, anche lei classe 2004, che migliora nettamente i suoi personali nei 50-100 rana, conquistando meritatamente il titolo nei 100 rana e siglando il nuovo record asiatico nella distanza più corta. Altra avversaria da tenere d’occhio per la Pilato alla Paris La Defense Arena tra pochi mesi.

Permettetemi di chiudere con un’ode a Sarah Sjoestroem che a Doha firma un record ineguagliabile: il sesto titolo iridato consecutivo sui 50 stile libero. Per la regina della velocità mondiale fanno 14 ori mondiali (con l’oro nei 50 possibili); 50 titoli tra Europei, Mondiali e Olimpiadi per lei che non scende dal podio mondiale da 11 anni. A chiosa di una carriera straordinaria, la svedese andrà a caccia dell’ultima ma strameritata affermazione da conquistare a Parigi per archiviare un palmares pazzesco: il titolo nei 50 stile libero con, chi lo sa, un altro ritocco al suo record del mondo.


  • Nato ufficialmente nel 1996 ma sportivamente nel 2002 grazie alle cassette di Gol Parade, sono cresciuto a pane e calcio, con il ciclismo a fare da contorno di lusso. Poi, nel 2009, YouTube e le repliche su Sportitalia mi aprono le porte di un affascinante mondo: quello del basket e, soprattutto, della NBA. Studio Marketing a Bari, ma ormai da qualche anno risiedo su WordPress. Affascinato dalle statistiche, sogno un mondo in cui i programmi radio siano un podcast di Bill Simmons.

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