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Milan Atalanta
, 25 Febbraio 2024

Milan-Atalanta (1-1) - Considerazioni Sparse


Al Milan non bastano una prestazione e un Leao "prime": l'Atalanta si porta via da San Siro un punto preziosissimo.

L’Atalanta va alla scala del calcio per cullare legittime ambizioni Champions, il Milan la ospita per ritrovarsi dopo una settimana infuocata: ci si attende un match ricco di  duelli a tutto campo, vocazione offensiva, intensità, e per gran parte della gara è effettivamente così, ma solo per le tinte rossonere. La squadra di Pioli mette in difficoltà la Dea proprio sul suo terreno, quello del ritmo, della pressione alta e della creazione di spazi in cui imbucarsi, offrendo una delle migliori prestazioni stagionali: meriterebbe probabilmente i tre punti, ma non li conquista per via di un rigore di calcio moderno concesso da Orsato e di un eccellente Carnesecchi, che si laurea migliore tra i suoi. Per riassumere, è giusto dire che l’Atalanta riesce a portare via, con le unghie e con i denti, un punto da San Siro: se la Dea ha un merito, è quello di aver capito che non era serata per ambire ad altre velleità, e di trarne le legittime conseguenze, chiudendosi da squadra matura e raccogliendo un pareggio che permette di coltivare ulteriormente i suoi sogni di gloria.

Il Milan arrivava in un momento pesante: non tanto per una classifica che oramai è cristallizzata sulla corsa Champions, quanto per la duplice sconfitta con Monza e Rennes, dove ha incassato ben 7 gol. Pioli sorprende con una mediana poco atletica in una partita che fisica si preannuncia, ma la coppia Adli-Bennacer è una delle chiavi dell’ottima performance rossonera grazie al filtro e alle idee in manovra: il Milan riesce a mandare in apnea un avversario che di solito riserva agli altri questo trattamento per mezzo di una prestazione totale, impreziosita da perle di talento di Leao e Loftus-Cheek su tutti. Se i rossoneri non vincono è perché sotto porta sbagliano alcune scelte, son poco cinici e non trovano in Giroud il solito fustigatore: il francese stasera è il peggiore tra i suoi, e verrà ricordato solo per il rigore causato, con tutti i se ed i ma che la concessione di un rigore simile si porta appresso. Ogni tanto, anche il buon Olivier deve dimostrare di essere umano.

L’Atalanta di oggi è irriconoscibile rispetto a quella che ha centrato 5 vittorie consecutive: ha un baricentro decisamente più basso del solito, con gli esterni che non riescono a proiettarsi e i centrocampisti ad inserirsi, tranne in pochissimi casi. Proprio Holm e Ruggeri sembrano quelli più in difficoltà, oltre ai medici bergamaschi che non riescono a fissare una fasciatura per il povero Kolasinac. La Dea nei primi 45’ sembra un pugile suonato, ma ha il grandissimo merito di non crollare in K.O. ed andare a riposo addirittura col pareggio in tasca. Nel secondo tempo Gasp rinuncia alla fantasia di CDK e Miranchuk per provare ad alzar quel baricentro tramite la presenza fisica di Lookman e Scamacca: quest’ultimo a questo livello, in questo momento, semplicemente non è presentabile. Quando non si può vincere, talvolta è importante non perdere, ed è ciò che ha fatto l'Atalanta stasera: qualcosa di molto lontano dall’ideologia gasperiniana, ma anche le filosofie più affermate hanno vissuto, prima o dopo, un momento pensiero debole, che si è rivelato poi necessario nelle loro evoluzioni. Chiamiamola maturazione, ed in chiave Champions potrebbe risultare un elemento necessario.

Si pensava che il tema della gara fosse “come attacca l’Atalanta vs come difende il Milan”, vedendo in quelle fasi rispettivamente il punto forte e quello debole delle due squadre. Per evitare quel mismatch, Pioli adopera l’adagio secondo cui “la miglior difesa è l’attacco”, piano che sembra anche riuscire: a cercare l'ago nel pagliaio, non bisogna tuttavia dimenticare che l’unico episodio pericoloso degli ospiti, il corner da cui nasce il rigore, è frutto di uno dei celebri buchi della difesa rossonera in cui Koopmeiners si inserisce. Il futuro di queste due squadre passa esattamente da quanto miglioreranno in questo: il Milan nel quadrare le due fasi anche con squadre dissimili per caratteristiche dalla Dea, l’Atalanta nel trovare una soluzione quando, anziché azzannare, trova qualcuno ad azzannarla. Questo pareggio in fin dei conti funziona per entrambe: se abbiamo già detto dell’Atalanta, vale molto anche per il Milan, nonostante il rammarico emotivo, perché gli permette di mantenere le distanze dalla zona bagarre per la qualificazione Champions.

De Ketelaere e Leao erano gli osservati speciali, per diversi motivi: il belga, grande ex, vive un primo tempo a dannarsi perché di rifornimenti ne arrivano pochini, ed anche se in quei pochi riesce a rendersi utile resta negli spogliatoi, sorprendentemente e mestamente, al 45’. Rafa, secondo le statistiche, ad oggi era il giocatore più associativo del Milan, cioè quello che allacciava più soventemente le situazioni offensive vincenti, e questo lo portava ad allontanarsi dalla porta ed essere meno decisivo: oggi rimette in mostra la sua versione prime del suo talento, tornando al gol con una prodezza da cineteca, accelerando come sa fare lui, saltando avversari come birilli e diffondendo tocchi deliziosi. I due stanno vivendo stagioni diverse: di rinascita quella dell’atalantino, di metamorfosi quella del rossonero, ma è fuor di dubbio che gran parte delle ambizioni delle due squadre passino dal compimento dei loro percorsi personali e interni alle logiche di squadra.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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