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Torino Lazio
, 22 Febbraio 2024

Torino-Lazio (0-2) - Considerazioni Sparse


Il Torino fa la partita, la Lazio la vince: prova di forza biancoceleste nello scontro diretto con vista Europa.

In un giorno di Coppe Europee va in scena uno scontro diretto per conquistare l’Europa futura: se la Lazio era una candidata credibile già dall’inizio, il Torino ci arriva guadagnandosi il sogno con una stagione in crescendo e con l’atteggiamento gagliardo di chi ci crede. All’Olimpico torinese la partita va a folate: i granata nella prima frazione avrebbero le occasioni per girarla subito dalla loro parte, ma non le sfruttano per questioni di centimetri e vengono puniti da una Lazio che fa valere tutta la sua qualità offensiva. A prendersi i tre punti pesantissimi perché conducono per direttissima al settimo posto (potrebbero esser 8 quelli utili all’Europa) sono i biancocelesti, che di fatto portano in scena una prova di forza sul campo di una rivale con una performance speculativa ma tremendamente efficace. Il classico Torino che fallisce l’occasione di far qualcosa in più? Stavolta no: la Lazio, nella lotta per l’Europa, è semplicemente più attrezzata, e questa sera il campo ha offerto un verdetto chiaro, crudele ed ineccepibile.

I granata arrivavano a questa sfida da imbattuti nel 2024: oltre a loro, ad iniziare l’anno senza sconfitte erano riusciti solo Inter e Atalanta, e questo la dice lunga sul loro recente ruolino di marcia. L’atmosfera è bollente, e il Torino mostra di essere in fiducia, ben consapevole che c’è un treno europeo che fischia sui binari e che per saltarci sopra bisogna essere sfrontati. Questa arroganza si traduce in un inizio vigoroso, ma dalla sensazione di poter vincere si passa in un baleno ad esser sotto di due gol, e quell'imbattibilità cade mestamente. Difficile dire cosa sia mancato al Torino: può esser nulla e tutto, nel senso che sarebbe bastato fare ciò che conta nel calcio, ossia segnare il gol che avrebbe sbloccato la gara o quello che l’avrebbe riaperta, sfruttando almeno una delle tante occasioni prodotte nella parte iniziale e finale della gara, tra imprecisioni, pali e mala sorte, mettendo in rete uno dei 24 tiri prodotti (contro i 7 laziali). I granata vengono sconfitti ma non possono colpevolizzarsi più di tanto: ci hanno provato fino al 95’, e questa doccia, per quanto fredda, non li fa uscir ridimensionati, semplicemente perché la loro dimensione è questa, con quei limiti che questa sera, a differenza di altre volte, hanno provato a superare in ogni modo.

La Lazio, dopo l’altalena Bayern/Bologna, centra una vittoria “furba” e speculativa, ma non per questo immeritata:  inizialmente l’atteggiamento è attendista, e non si capisce quanto sia una scelta e quanto dipenda dall’aggressività dei granata, ma di fatto soffre senza cadere. Il grande merito dei biancocelesti è saper restare in partita, resistendo all’assalto dei primi 45’, e poi infilare prontamente un uno-due letale, con due reti di altissima qualità di Guendouzi e Cataldi. La fotografia perfetta di ciò che ha fatto la Lazio è la prestazione di Luis Alberto: sonnacchioso nel primo tempo e poi decisivo con la sua abilità tecnica, mettendo la firma su entrambe le marcature. Sulla fase difensiva, vale la sospensione del giudizio: perché se da una parte è vero che regge, dall’altra non si può dire se sia sempre per merito del reparto arretrato o della poca accuratezza di quello offensivo granata, che non centra lo specchio manco dopo l’espulsione di Gila. La stagione dei biancocelesti vive uno slancio verso l'alto in quell’altalena che la sta caratterizzando: per l’Europa minore potrebbe bastare, per sognare la Champions serve una continuità che finora è mancata.

Ci sono due giocatori che confermano uno stato di forma eccellente tra Torino e Lazio: Bellanova da una parte e Guendouzi dall’altro sono diventati pian piano necessari per le rispettive squadre. Il laterale granata sta vivendo il momento migliore della sua carriera, e allo strapotere fisico sta affiancando un’accuratezza maggiore nel tocco di palla e nei cross, mentre il centrocampista centrale conferma il suo ruolo totale e box to box nello scacchiere biancoceleste, con un vizio del gol che questa sera, come altre volte, si è rivelato decisivo. Ciò che accomuna la loro crescita è la centralità data dai loro tecnici nei rispettivi progetti: nel caso del granata dopo un inizio stentato, nel caso del laziale preferendolo da subito, anche sfidando le perplessità generali, ad altre soluzioni in mezzo al campo. In entrambi i casi, una dimostrazione del fatto che la fiducia è un ingrediente decisivo nella crescita degli atleti, a qualunque livello. Un altro ruolo è stato determinante però in questa partita, e sta in porta: Provedel è decisivo nel primo tempo con parate regolari ed un mezzo miracolo, Vanja Milinkovic Savic si è mostrato ancora una volta incerto, ed anche qui, tra i pali, che sta una delle  differenze tra una squadra che verosimilmente centrerà l’Europa ed una a cui mancano dei pezzi per riuscirci.

Juric e Sarri sono due allenatori estremamente identitari: Torino e Lazio devono necessariamente assimilare e portar sul campo la loro idea di calcio, con tutti i vantaggi ed i limiti che una visione così marcata comporta. Dal lato granata del campo stasera questa tendenza è confermata, cosa che non avviene da quello laziale: masterclass del “saltar addosso” del tecnico croato, mentre tra gli ospiti più che il Sarri ball si vede un Sarri wall, che attende e riparte sfruttando la qualità con i fraseggi dalla cintola in su. Nei due scontri di questa stagione, proprio Maurizio Sarri per due volte su due ha avuto la meglio sul collega nella stessa maniera, di fatto rinunciando a un pezzo del suo credo per giocare un tipo di partita funzionale all’avversario, con un’attitudine camaleontica che raramente aveva mostrato in passato, e che non può che esser visto come un segnale di crescita. A Juric vanno dati grandissimi meriti, perché il suo Toro è quadrato, lotta come un leone e ha ritrovato entusiasmo: ma questa versatilità è qualcosa che, per il momento, non gli appartiene, ed invece tornerebbe utile per realizzare le proprie ambizioni.

  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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