Musetti
, 22 Febbraio 2024

Lorenzo Musetti ha smarrito la via


Il classe 2002 sta attraversando un momento difficile.

Dopo un servizio esterno da sinistra, Musetti prova il contropiede con un dritto lungolinea che però esce corto. Zhang risponde con un rovescio tagliente che passa poco sopra il nastro. Un colpo facilmente attaccabile da fondocampo e più difficile da gestire se si è a rete, ma Musetti non è in nessuna delle due zone.

Dopo il primo attacco infatti è rimasto fermo, per poi dirigersi verso la rete in ritardo. Il risultato è che si ritrova a metà campo, nella terra di nessuno, a tentare di tirare su il colpo di Zhang con una demi-volée complicatissima. Questa ovviamente non gli riesce; la palla si impenna e sbatte goffamente sulla sua faccia. In quel momento è sotto 6-2 5-0 nel primo turno dell'ATP 250 di Doha.

La goffa demi-volée di Musetti.

Qualche numero

Quella contro Zhang è la 6° sconfitta in appena 10 partite nel 2024. Un trend negativo che risale alla scorsa stagione e che si è acuito gravemente negli ultimi mesi dell'anno. La statistica forse più agghiacciante e rappresentativa del periodo buio di Musetti è quella relativa alla continuità di rendimento. Il classe 2002 infatti non vince due partite consecutive dall'ATP 250 di Chengdu, a settembre 2023. In quel torneo aveva battuto Sekulic in tre set e Rinderknech in due, perdendo in semifinale con il russo Roman Safiullin.

A dire il vero, l'inizio della stagione 2023 era stato positivo, soprattutto nella parentesi su terra. A Montecarlo ha raggiunto i quarti di finale con un'impresa ai danni di Djokovic, mentre la settimana dopo a Barcellona si è spinto fino alle semifinali, per poi perdere al terzo set contro un ancora ispirato Stefanos Tsitsipas.

Il suo nome non è mai stato sinonimo di costanza, ma dallo US Open in poi le sconfitte si sono fatte sempre più frequenti e assurde. Considerando l'ultimo anno e l'inizio della stagione attuale, Musetti ha giocato 47 partite contro tennisti più in basso di lui in classifica vincendo solo 27 volte, per una percentuale preoccupante del 57 per cento. Un dato che ci racconta di come oggi per lui non esistano partite tranquille. A confermare tutto ciò ci pensa un'altra inquietante statistica: la scorsa stagione Musetti ha perso otto partite (su 24 totali) contro giocatori fuori dalla Top 100.

Un rendimento che lo ha portato dalla 15esima posizione alla 25esima, e che ha bruscamente ridimensionato tutte le aspettative che nutrivamo su di lui. Musetti sarà mai un giocatore da Top 10? Riuscirà a fare il definitivo salto di qualità? Domande a cui, con il passare del tempo, siamo sempre più portati a rispondere negativamente.

Un problema di testa

Al di là di alcuni spunti prettamente tattici che vedremo più tardi, il difetto più grande di Musetti sembra essere lo squilibrio psicologico all'interno delle partite. Basta pochissimo per fargli perdere la testa, e se questa non funziona anche il resto del corpo smette di rispondere. Musetti esce totalmente dal campo senza più rientrarci, finendo per regalare match ad avversari non alla sua altezza.

Mentre gioca il suo dissidio interiore è perfettamente visibile; Musetti parla da solo, bestemmia, rifà i movimenti del dritto e del rovescio, allarga le braccia. Un linguaggio del corpo che danneggia la sua prestazione e dà speranze all'avversario, motivato nel vedere dall'altra parte della rete un giocatore tormentato. E forse è anche questo uno dei motivi dietro al cattivo rendimento contro tennisti sulla carta inferiori. Chi gioca contro Musetti sa che avrà sempre una chance di vittoria.

L'esempio forse più lampante è il match di secondo turno contro il francese Van Assche all'Australian Open. In quella partita Musetti parte male, perdendo il primo set con un netto 6-3. Nel secondo il suo servizio torna a funzionare e, complice anche un calo del suo avversario, riesce a rimontare lo svantaggio portandosi sul 2-1. Nella seconda metà del quarto game il momento chiave, quello dove l'interruttore si spegne definitivamente. Dopo qualche punto vinto con l'aiuto del nastro, Van Assche sale in cattedra a discapito di un Musetti arrabbiato e piantato a terra. Dal 3-3 del quarto set, l'azzurro perde 10 game di fila, finendo per cedere gli ultimi due parziali (e la partita) con il punteggio di 6-3 6-0.

Qualcuno di voi penserà che Musetti dia in escandescenze solo in partite ufficiali perché vittima della tensione del momento, e sarebbe un ragionamento ineccepibile. Il problema però è più serio: la sua ira si manifesta anche in partite amichevoli, di allenamento, dove l'esito conta ma sono più importanti le sensazioni sul campo.

Sulla pagina Instagram backstage_tennis potete trovare un'interessantissima serie di video della sessione di allenamento tra Musetti e Cameron Norrie, con tanto di microfoni per sentire i dialoghi dei componenti del suo staff. Anche qui, dopo una palla dubbia chiamata dallo stesso Norrie, Musetti perde la concentrazione e rimette in scena il solito copione a cui ormai siamo abituati. "Ha smesso di giocare" dice l'ex n.7 Corrado Barazzutti, entrato da poco nel team proprio per aiutare Musetti a fare il salto di qualità.

In quella frase "Cazzo, ma vuoi diventare un giocatore?" c'è tutto Musetti: il potenziale per arrivare in alto ma anche la mediocrità alla quale lui stesso si abbassa. Barazzutti come il padre di un figlio che è bravo ma non si applica, o meglio, non riesce ad applicarsi. "L'importante è che reagisci, non farti portare via dalla parte debole dentro di te" e poi, rivolgendosi a un collaboratore: "Questo deve imparare, questo".

Insicurezza

L'atteggiamento autolesionista di Musetti, oltre a essere una componente caratteriale, è figlio dell'insicurezza. Non è un caso infatti che l'aumento della frequenza sia coinciso con la stagione del potenziale salto di qualità. La sua classifica cresceva e con essa le aspettative su di lui e la qualità degli avversari.

Inoltre, al contrario di quanto siamo portati a pensare, la mancanza di certezze risiede anche nel suo stesso gioco. Nelle ultime uscite è apparso lampante come Musetti non abbia davvero qualcosa a cui appigliarsi nei momenti di difficoltà. Il rendimento altalenante al servizio lo mette in situazioni di pressione costante, e il rovescio monomane, per quanto esteticamente pregevole, lo svantaggia negli scambi più lunghi e intensi. Nella sconfitta contro Zhang, Musetti non riusciva a trovare costanza proprio di rovescio, con il quale ha commesso tanti errori diversi; a volte a rete, altre in larghezza o in lunghezza.

L'altro problema è di natura più tattica. Musetti sembra non avere idee chiare su come valorizzare al meglio le tante armi a sua disposizione. Questa mancanza di concretezza lo accomuna per certi versi a Dennis Shapovalov, tennista dal ricco bagaglio tecnico che fino ad ora non è mai riuscito ad affermarsi tra i migliori. Un anno fa l'allenatore di Musetti, Simone Tartarini, parlò proprio di questo parallelismo con il canadese: "Il paragone ci sta ed è proprio quello che vorrei evitare che accada". Al momento però, le parabole dei due si assomigliano spaventosamente.

Tornando al campo, specie nei punti decisivi, Musetti tende a rimanere abbondantemente dietro linea di fondo per cercare il palleggio, subendo alla fine la maggiore pesantezza di palla dei suoi avversari. Lo scambio qui sotto contro Zhang è un esempio: Musetti riesce a mettere i piedi in campo dopo un servizio ben piazzato, ma subito dopo viene ricacciato indietro. L'azzurro gioca con i piedi sulla scritta "Qatar" e induce Zhang a giocare una palla corta che risulta inevitabilmente fatale. Un assetto tattico che in parte motiva i suoi ottimi risultati sulla terra rossa, ma che in superfici più veloci dovrebbe diventare più propositivo, soprattutto perché i mezzi per un gioco verticale lui li ha eccome.

La posizione attendista di Musetti

La ricerca della maturità

L'inizio della stagione su terra potrebbe rappresentare un momento di svolta, per ritrovare feeling con la vittoria e fiducia nei propri mezzi su una superficie che gli ha sempre sorriso. L'inserimento nel team di una figura come Barazzutti significa che la necessità di cambiare è stata percepita, senza doversi necessariamente separare dallo storico coach Simone Tartarini. La cosa importante era accorgersi delle difficoltà, come fece Sinner interrompendo la collaborazione con Riccardo Piatti.

Non dobbiamo dimenticare che Musetti farà 22 anni tra circa due settimane. Il tempo è sicuramente dalla sua parte, e nonostante la giovane età ha già vinto due titoli ATP di cui il 500 di Amburgo e la Coppa Davis con l'Italia, pur senza un grosso contributo. I suoi record di precocità ci dicono che il talento è di quelli pregiati, ma deve ancora raggiungere la maturità umana e professionale necessaria a fare lo step successivo; passare da ragazzo a uomo, come ha dichiarato in una recente intervista. Il salto quantico di Jannik Sinner nell'ultimo periodo non deve trarci in inganno: sarà un percorso lungo, che sta iniziando ora e non sapremo quando finirà.

Il 2024 per lui sarà un anno fantastico a prescindere dai risultati. A breve infatti diventerà padre per la prima volta, ed è ovvio e giusto che le sue energie confluiscano in quella direzione. In fondo lo ha detto lui stesso ad Adelaide dopo la vittoria contro Thompson: "Voglio tornare nella Top 20, dove sono stato tutto l'anno scorso, ma il più grande obiettivo è essere un bravo papà".

Magari non vedremo risultati immediati, ma la ricerca della maturità di Musetti è appena iniziata. E chissà che un allargamento della famiglia, che per molti rappresenta l'ingresso nell'età adulta, non possa definitivamente convincerlo a diventare quel giocatore che tutti aspettiamo.


  • Classe 2003. Ama i talenti inespressi e i giocatori ipertecnici. Ora studia Comunicazione e Società.

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