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Napoli Barcellona
, 21 Febbraio 2024

Napoli-Barcellona (1-1) - Considerazioni Sparse


Il Napoli di Calzona non sfigura davanti al Barcellona. Buon atteggiamento, la qualificazione è ancora in piedi.

L’avventura di Francesco Calzona sulla panchina del Napoli comincia con un pareggio europeo, nell'andata degli ottavi di Champions League col Barcellona. Il primo approccio sembra molto chiaro: il Napoli vorrebbe fortemente tornare a giocare a pallone. L’atteggiamento iniziale, però, è quello del podista amatoriale che fa la prima corsetta dopo un fastidioso acciacco. La volontà di fare gli allunghi di qualche mese prima c’è sempre, a mancare è la gamba. Ecco, il Napoli dei primi minuti è sembrato voglioso di provare a fare qualcosa di già visto lo scorso anno ma i mesi sotto la guida garcio-mazzarriana hanno evidentemente tolto tutte le granitiche certezze su cui si basava il vecchio sistema di gioco azzurro. Provare ad eludere il pressing catalano con la palla immediata a Lobotka era sicuramente il piano tattico principale messo in campo da Calzona ma la presenza a uomo di Gündoğan non ha certo aiutato il compito dello slovacco. La costruzione, alla fine, è stata affidata agli uomini di fascia, Di Lorenzo su tutti, abili a dare ampiezza al gioco, fornendo meno riferimenti agli avversari.

Il 4-3-3 schierato dal neo tecnico napoletano è sembrato la versione Wish di quello di Spalletti, sia per atteggiamento, che per proposta, che per uomini in campo. Calzona, non avendo a disposizione il capitale umano che aveva a disposizione il CT della Nazionale (Zielinski e Kim non ci sono più, a conti fatti) ha fatto il possibile nel pochissimo tempo a disposizione. Il compito principale del tecnico partenopeo sarà quello di recuperare innanzitutto Khvicha Kvaratskhelia: nonostante sia tornato a pestare la linea laterale, non ha quasi mai acceso la luce ed è un giocatore assolutamente da ritrovare. Addirittura Lindstrøm, a lui subentrato a metà secondo tempo, è parso più brillante del georgiano. L’unico giocatore sempre e assolutamente sul pezzo, nonostante i cambi di allenatori e filosofie, è Giovanni Di Lorenzo, autentico leader e uomo squadra. Oggi, il 22 azzurro, è sembrato davvero essere l’unico azzurro in grado di prendere parte ad una fase ad eliminazione diretta di Champions senza mai sfigurare.

L’atteggiamento azzurro, comunque, è sembrato diverso rispetto alle ultime uscite sotto la guida di Mazzarri. Oltre alla voglia di creare un calcio più propositivo, da parte degli uomini di Calzona c’è stata sempre la voglia di rimanere in partita, nonostante il dominio territoriale del Barcellona. La reazione al gol dell’eterno Lewandowski è stata veemente, anche se a lunghi tratti confusionaria e disordinata nei modi. Anche il pressing, seppur volenteroso, è sembrato poco ordinato ma l’atteggiamento dei calciatori è stato finalmente apprezzato da un pubblico che, dopo tante delusioni, meritava una serata del genere. Il Napoli si è finalmente dimostrato all’altezza di una grande avversaria europea.

Xavi ha avuto la lucidità di confermare Christensen, sulla linea mediana, così come fatto da un mese a questa parte. A pesare sono stati sicuramente i 51 gol subiti in 35 partite stagionali, urgeva correre ai ripari. Il danese, schierato accanto a De Jong e Gündoğan, ha offerto un’adeguata copertura per disinnescare gli attacchi sporadici del Napoli durante la prima ora di gioco. Il tridente formato da Lewandowski e i super giovani Pedri e Yamal (giocatore più giovane a disputare un turno a eliminazione diretta della Champions League con i suoi 16 anni e 233 giorni) non graffia particolarmente, ben contenuto dalla gabbia Anguissa-Rrahmani-Juan Jesus. Si sono visti sprazzi del vecchio Cancelo, più in ombra il francese Koundé.

La qualificazione, adesso, pende leggermente dalla parte del Barcellona. Da parte del Napoli, comunque, i segnali sono stati positivi. Resistere all’inevitabile partenza di fuoco dei catalani sarà la chiave per provare a portare a casa un’insperata qualificazione. Gli azzurri hanno una stagione europea in più sulle spalle per provare a sopperire a tanta pressione. Non è un Barcellona invincibile, neanche per un Napoli convalescente.


  • 34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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