
Morten Frendrup ovunque proteggi
Il tuttocampista del Genoa è il giocatore preferito del vostro giocatore preferito.
Terzino destro di un 4-2-3-1, terzino sinistro nello stesso schieramento. Mediano di un centrocampo a 3, con compiti di copertura orizzontale alle spalle di due elementi in aggressione verticale e di bilanciamento se i difensori seguono il taglio diagonale in profondità. Centrocampista centrale di una mediana a 2 o a 3, con funzione di scorta e custodia, a seconda del compagno di reparto. Quinto sia destro che sinistro, sfruttato per alzare il baricentro in fase di non possesso e generare transizioni contro una difesa non ancora schierata. Vertice alto di un triangolo di centrocampo con alla base due interdittori, in una conformazione estremamente verticale e diretta. Esterno di un centrocampo a 4 o addirittura di una trequarti a 3, chiaramente su ambo le fasce. Infinite sfumature e funzioni differenti, ad assecondare l’istinto naturale a coprire campo sia in avanti che all’indietro.
Questo è Morten Frendrup da poco meno di due anni, per il Genoa e per il calcio italiano: materiale duttile per eccellenza, capace di sopportare le deformazioni plastiche di qualsiasi modulo e di qualsiasi allenatore.
“Un giorno lo vedremo anche in porta”. “È un box to box , ha fatto una crescita incredibile, ma me l’aspettavo: è intelligente e dall’anno scorso gioca con due elementi super come Badelj e Strootman.” Le parole di Andrés Blazquez, CEO del Genoa, alla Gazzetta e di mister Gilardino a TMW fungono solo da corredo a quelle di Morten stesso, che sin dal vivaio del Brøndby e dalle selezioni giovanili della nazionale danese ha detto che l'unica cosa che preferisce al giocare a centrocampo solo l’entrare in campo e basta, se si esclude la passione tipicamente genovese per le trofie al pesto sorta nell'ultimo biennio.
Che Frendrup potesse fare sostanzialmente tutto e in qualsiasi zona del campo è stato chiaro sin dagli inizi: debuttante più giovane nella storia del Brøndby (16 anni, 10 mesi e 4 giorni, battendo il record di Magnus Warming), il numero 32 ha contribuito da titolare fisso alla SuperLigaen 2020/21, tornata in bacheca dopo 16 stagioni di latitanza, e come miglior giocatore in fase di gegenpressing dell’edizione successiva, l’ultima prima di approdare al Genoa. Che potesse farlo così bene, invece, era tutt’altro che scontato. Ciò che appare di più sulla tela della partita, i gol e gli assist, è ciò che gli appartiene di meno, certo, ma è anche vero che i colori e le pennellate della versione definitiva non esisterebbero senza un disegno preparatorio sotto.
Nell’attuale Serie A gestisce pochi palloni: 46.68 per partita, 1.1 in meno di quelli che gestiva Drăgușin prima di passare al Tottenham, 5.9 in meno di McKennie e quasi gli stessi di Rafa Leao. È nel 23° percentile tra i centrocampisti per tocchi di media ogni 90’, nella trequarti difensiva è impiegato meno di Barella e McKennie, nell’area avversaria ci arriva come Guendouzi ed Éderson ma con una presenza molto meno palpabile. Se i dati in fase di rifinitura sono dimenticabili – anche a causa di un contesto reattivo, nel quale la creazione è affidata quasi esclusivamente a Guðmundsson per scelta più che per necessità –, la finalizzazione è un aspetto del suo gioco ancor più marginale, ma che comunque lascia socchiusa la finestra di uno sviluppo futuro.
I 3 gol in SuperLigaen su 93 presenze totali arrivano da inserimenti a rimorchio su cutback, conclusi sempre di prima e col piatto di entrambi i piedi; l’unico con la Danimarca U21, per bocca dello stesso Frendrup, è una traiettoria strana dai 25 metri a scavalcare Kotarski che ognuno di noi ha trovato almeno una volta nella vita, al campetto o all’oratorio, senza spiegarsi bene perché. Le due marcature della passata Serie B sono un sinistro al volo in diagonale contro il Parma, dopo uno stop di petto ad accomodarsi la sfera, tenuto basso con l’inarcamento della schiena per scaricare a terra l’inerzia del movimento e – primo e unico da quando Alberto Gilardino ha sostituito Alexander Blessin sulla panchina genoana – un colpo di testa su un attacco al secondo palo da quinto a quinto, in cui sfrutta l’errata lettura della difesa del Perugia sul cross e prende il tempo allo stacco di Yeferson Paz.
A rendere Frendrup un profilo tra i più osservati dalla Premier League e a distanza di un attacco influenzale dalla convocazione in Nazionale danese in novembre è ben altro. Le capacità aerobiche, per esempio: nelle prime 26 gare di Serie A è il 4° per chilometri percorsi (11.711, via Serie A) ma 27° per distanza media coperta in corsa (6.705 km) e 67° in scatto (0.899 km); insomma, una velocità di crociera di elevatissima medietà che gli permette, senza palla, di compensare una sensibilità tecnica nella norma.
Per indole e caratteristiche in un centrocampo di alto livello, Frendrup può essere un utile primo appoggio ma non un primo creatore o un generatore di vantaggio posizionale. Non ha la balistica di Malinovskyi e Bohinen, né la visione di Strootman e Badelj né ha una specifica qualità in cui eccelle così tanto come potrebbe essere il colpo di testa di Thorsby – anche se, va detto, Frendrup esce vincitore dal 56.8% dei duelli aerei, che per un giocatore alto 1.78 non è male – ma possiede tutto il resto, e a un livello tale da coinvolgerlo in un volume di azioni sostenibile da pochi altri in Italia.
Come altro descrivere un giocatore che comprende in sé gli stessi falli commessi da Lautaro Martinez (14° in Serie A) e 4 palloni recuperati in più di Mkhitaryan (142, 7° in campionato)? Un tuttocampista con troppa quantità per non essere schierato ovunque ce ne sia bisogno, fatto dal sarto per lasciare liberi i compagni di maggiore talento di esprimersi in ogni brano senza reprimersi con corse all’indietro o coperture preventive per non concedere ritmo agli avversari. Così come Milan Djuric ha portato il colpo di testa a un livello tutto suo e soltanto suo per versatilità e volume d’impiego, altrettanto ha fatto il miglior centrocampista difensivo dell’ultima B per i campi di Serie A con l'uso dei contrasti.
Frendrup è primo in A per contrasti, col secondo (De Roon) che ne ha tentati i 2/3. Quarto per contrasti portati nel terzo di campo difensivo; primo insieme a Felipe Anderson e De Ketelaere per duelli vinti nel terzo finale e fuori scala nel terzo centrale, dove il primo degli umani – un mammasantissima come Éderson – ne ha tentati il 41% in meno. La specializzazione di Frendrup non è unicamente nelle situazioni di pressione alta, nella quale spesso la ricezione è spalle alla porta e ben si addice coi perfetti tempi di aggressione in avanti del danese: il classe 2001 è sì 27° per percentuale di contrasti vincenti contro un dribblatore ma lo è su un volume imparagonabile al resto di difensori e centrocampisti d’Italia. Éderson, Posch, Calabria e De Roon, per dirne alcuni, ne tentano il 25% in meno circa, e dovrebbero definirsi “i più vicini” in graduatoria.

Un confronto tra tre giocatori che ognuno vorrebbe al proprio fianco o alle proprie spalle.
Non di solo contrasti si nutre la presenza di Frendrup sul terreno di gioco. Il lavoro di riconoscimento dello spazio intorno a sé e delle conseguenze del proprio movimento colloca il danese ai piani altissimi nelle graduatorie di possessi avversari interrotti. La lettura anticipata delle linee di passaggio in uscita rende il genoano il migliore della A se si sommano contrasti e intercetti: per 90’, solo un difensore centrale di un terzetto basato sull’anticipo a ogni altezza del campo come Alessandro Buongiorno si avvicina alla portata della distruzione del ventiduenne cresciuto nell’Holbæk.
Dietro ai 5.5 del numero 32 rossoblù e ai 5.13 del capitano del Torino, Giorgio Scalvini e Lucas Martinez Quarta – altri difendenti impattanti proprio perché portati a massimizzare questa caratteristica del proprio gioco per risultare sostenibili nei rispettivi sistemi – condividono il gradino più basso del podio con 4.4/90’, esponenti di un torneo che si gioca a un livello di almeno il 20% inferiore rispetto a chi rimane fuori categoria.
Un compendio della frenetica calma che contraddistingue il gioco del danese è l’assist per il momentaneo 0-1 di Guðmundsson a Udine. Lui e Malinovskyi sono accoppiati a Pereyra e Walace sulla costruzione dal basso di Silvestri. Senza scarichi liberi tra i 4 uomini più vicini e con la traccia diagonale verso Nehuén Pérez ostruita da Retegui, il portiere decide di rinviare lungo. Frendrup se ne accorge e si posiziona col busto per iniziare la corsa all’indietro e accorciare le distanze sulla seconda palla. Il rinvio di Silvestri è sbagliato non per direzione ma per altezza, con la sfera che non scavalca Frendrup ma rimane bassa, battendo sul terreno a un paio di metri da lui.
Frendrup ha la freddezza di, nell’ordine: interrompere l’inerzia della corsa, aumentando la frequenza di passo e ruotando di 45° in senso antiorario; allargare leggermente il compasso della gamba destra per stoppare di piatto senza perdere l’appoggio della gamba sinistra; filtrare di prima, senza ulteriori tocchi che avrebbero riavvicinato Walace e lo avrebbero costretto quantomeno a un dribbling, verso Guðmundsson. Due tocchi, una miriade di piccoli aggiustamenti e variabili controllate.
Nel biennio sinora vissuto a Genova, Frendrup ha vissuto in prima persona: un cambio di guida tecnica, una retrocessione e un’immediata promozione, due partenze, con entrambi gli staff, con un’ultima linea difensiva e un successivo passaggio a una retroguardia nominalmente a 3 ma nei fatti a 5 – nel caso dell’esperienza di Gilardino addirittura duplice, in occasione di Benevento-Genoa 1-2 del 21 gennaio 2023 e, dopo i 4 punti nelle prime 5 uscite di questa stagione, di Genoa-Roma 4-1 del 28 settembre 2023. Assicurare questo tipo di impatto a prescindere dai moduli e dal differente peso delle pressioni e delle esigenze a seconda del torneo nel quale si compete non è cosa banale, a maggior ragione se si è alla prima esperienza all’estero.
"Ovunque” è una delle parole più frequentemente ricercate nelle barre dei motori online contenenti “Morten Frendrup”: significa che non solo i compagni, gli allenatori e i tifosi di Frendrup hanno contezza di quanta disponibilità del danese a spendere tutto sé stesso sui 110x68 colorati di verde. Perché Morten Frendrup e e sarà non solo il giocatore preferito del vostro giocatore preferito, ma forse anche il vostro.
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